L’additive manufacturing non è una promessa ma una solida realtà. E non lo è, come si potrebbe pensare, soltanto per le classiche applicazioni di prototipazione in materiali plastici: con le nuove tecnologie lanciate in questi ultimi anni la manifattura additiva si candida a protagonista anche per la realizzazione di oggetti in leghe di metallo e per la produzione in serie.

Le ultime novità del settore sono state esposte questa settimana a Francoforte al Formnext, il principale evento fieristico europeo dedicato all’additive manufacturing. Una fiera che quest’anno, alla sua quarta edizione, ha stupito sia per la qualità dell’offerta che per la quantità di novità presentate dalle aziende, di cui vi abbiamo dato conto nel corso di queste settimane.

Formnext è il punto di riferimento anche per tanti espositori e visitatori italiani. Durante la nostra visita in fiera abbiamo avuto l’opportunità di incontrarne alcune e non vi nascondiamo che siamo rimasti colpiti dalle loro storie.


Dalla casa organica all’additive

La storia più particolare è sicuramente quella della bolognese Wasp, che in inglese significa vespa. Il nome naturalmente non è casuale: l’azienda nasce infatti con uno scopo utopico che è realizzare delle abitazioni con una combinazione di mega stampanti Crane (gru), definite come “sistema di stampa 3d collaborativa”, in grado di coprire un’area esagonale, andando così a realizzare la costruzione come se fosse un alveare. Queste stampanti utilizzano materiali organici come terra a Km 0 arricchita con lolla e paglia di riso. Un sogno che è anche già una realtà visto che un primo modulo abitativo è stato già costruito nell’ambito del progetto Gaia a Massa Lombarda (RA).

Se le Crane non sono (ancora) in commercio, lo sono invece altre stampanti prodotte da Wasp in grado di lavorare con i materiali più disparati: dal nylon al carbonio, dall’Abs al pellet.

Ultimi arrivati sono il modello 2040 Turbo2 della gamma Industrial, che punta sulla versatilità dei materiali e sulla velocità di stampa e che è compatibile con incentivi per Industria 4.0, e la stampante 2040 della linea Clay che realizzano manufatti in argilla, porcellana, gres, terraglia pensata per il mondo degli artigiani della ceramica, ma con una spiccata propensione anche all’ambito industriale.

Dal reverse engineering allo scanner 3D

Interessante anche la storia di egsolutions, altra realtà bolognese nata nel 2002 come software house. Dallo sviluppo di soluzioni per il reverse engineering nel settore automotive, l’azienda si è estesa al settore dentale e gioielleria, andando a sviluppare una soluzione che al software CAD abbina anche uno scanner. Il prodotto, che è stato migliorato nel corso degli anni, è oggi disponibile anche in una versione multi-purpose per gioiellieri e piccola manifattura sia in una versione dedicata a dentisti e odontotecnici.

Il sistema è composto da due telecamere e un proiettore, oltre a un computer integrato e al pacchetto software. Inserendo un oggetto in macchina, in pochi secondi viene generata una nuvola di punti di acquisizione, da cui poi il sistema estrapola il modello mesh, cioè un file Cad 3D che può essere dato in pasto a una macchina utensile o a un sistema di stampa additiva.

Le applicazioni sono numerose: dal reverse engineering di parti uniche, come un dettaglio di una macchina d’epoca, alla replica di una parte del corpo per realizzare una protesi gemella. Ma anche il controllo di qualità della produzione: il file mesh ricavato dal pezzo prodotto può infatti essere confrontato con il file di CAD nativo per vedere le differenze tra il prodotto che ci si attendeva e quello effettivamente realizzato.

Dal gioiello in oro alle morsettiere

Molto conosciuta nel settore è Sisma, una realtà del Vicentino che opera al servizio del settore orafo dal 1960 e che dal 2001 ha abbracciato il credo dell’Additive. I modelli di punta dell’azienda sono in grado di realizzare gioielli in argento, oro e platino con una velocità e un livello di precisione e finiture impressionanti. Particolarità dei sistemi di stampa di Sisma è il letto a forma circolare con diametro da 100 mm o 300 mm, in grado di svilupparsi rispettivamente per 100 mm o 400 mm di altezza.

I prodotti Sisma non sono però dedicati unicamente al settore orafo. Le macchine della linea MySint sono in grado di lavorare anche diverse leghe metalliche a base titanio, bronzo, acciaio ecc. per applicazioni sia nel settore dentale che in quello industriale.

Attenta agli sviluppi di mercato, Sisma ha presentato quest’anno anche Everes, la nuova linea di macchine di stampa additiva che lavora delle particolari resine proprietarie. Anche in questo caso le applicazioni sono davvero tantissime. Ci ha però colpito particolarmente una composizione di parti di connettori che aspettavano solo di essere staccati dalla base e messi al lavoro. Su questo prodotto vi rimandiamo all’approfondimento che abbiamo pubblicato qui.

Resine made in Vicenza per stampi personalizzati

Anche DWS è un’azienda vicentina specializzata nella produzione di macchine per la stampa additiva di prodotti realizzati a partire da resine destinati al settore orafo, al dentale e all’industriale. La particolarità di questa realtà è che ben 16 diversi modelli di stampanti e 67 differenti materiali per la stampa additiva vengono sviluppati e prodotti, in quantità e varietà notevoli, all’interno dell’azienda.

In fiera era esposta una varietà incredibile di oggetti realizzati con stampanti e resine DWS. Quello che ci ha colpito di più è uno stampo per occhiali. In pratica si usa l’additive per realizzare in tempi rapidi e a basso costo stampi per prodotti personalizzati, come ad esempio montature di occhiali sagomate sul profilo del cliente oppure semplicemente diversi lotti di prodotti che differiscono per forma o dimensioni.

La novità di quest’anno è che DWS ha deciso di sviluppare anche delle resine da vendere tramite un portale e-commerce anche a chi usa stampanti di altri produttori. I prodotti commercializzati sono quattro: Rigid, Tough, Cast e Clear, destinati sia a stampanti che lavorano con la Stereolitografia (SLA) sia con sistemi DLP (Digital Light Processing).

Franco Canna

Giornalista professionista ed esperto in creazione e gestione di contenuti digitali e social media. Grande appassionato di tecnologia, collabora dal 2001 con diverse testate B2B nel settore industriale scrivendo di automazione, elettronica, strumentazione, meccanica, ma anche economia e food & beverage, oltre che con organizzatori di eventi, fiere e aziende. E’ segretario e membro del Consiglio Direttivo della sezione milanese di ANIPLA, l’Associazione Nazionale Italiana per l’Automazione.

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