Formazione e mercato del lavoro, Del Conte (ANPAL): “La riforma dei centri per l’impiego non sarà una passeggiata”

La curiosità delle persone, il coraggio delle imprese per investire, ma anche un maggiore sostegno da parte dello stato perché “siamo nell’era del fare e bisogna iniziare ad agire”. Sono state queste, in sintesi, le conclusioni a cui sono arrivati gli ospiti di Italia 4.0, la trasmissione condotta da Andrea Cabrini, che andrà in onda questa sera, mercoledì 5 dicembre, alle 21 su Class CNBC, canale 507 di Sky e in streaming su http://video.milanofinanza.it.

A confrontarsi sui temi della formazione 4.0, tra novità normative, nuove figure professionali, case history e petizioni on line, sono stati Luca Giovannini, Head of Innovation Europe di ManPower Group; Alessio Radice, responsabile delle risorse umane di ABB Italia; Mariano Corso del Politecnico di Milano; Maurizio Del Conte, presidente dell’ANPAL, l’agenzia nazionale politiche attive lavoro e, in collegamento, Stefano Franchi, direttore generale di Federmeccanica. 

Un momento della puntata di Italia 4.0

L’esperienza ABB: le pillole formative

Alessio Radice, ABB

In un quadro di questo tipo, quindi, ci sono aziende che decidono di mettere in campo misure autonome, per portare avanti processi formativi innovativi e che possono accompagnare tutti i livelli lavorativi verso la digitalizzazione. Tra le esperienze più interessanti quella delle “pillole formative”, raccontata da Alessio Radice, responsabile delle risorse umane di ABB Italia. “Per noi il capitale umano è al centro – spiega – e quindi da tempo facciamo formazione interna e creazione di competenze all’esterno che poi ci portiamo in azienda. Lavoriamo per fare una cultura sul digitale, la formazione e la creazione di nuove competenze”


“Stiamo puntando sulla responsabilizzazione dei dipendenti sulla propria formazione – prosegue Radice – e chi fruisce della formazione deve essere protagonista. Se vogliamo costruire delle fabbriche di eccellenza e mantenere una presenza importante in Italia  occorre investire sul capitale umano e avere in un sito produttivo persone che, a tutti i livelli, abbiano competenze digitali di base. Per questo abbiamo lanciato un’iniziativa diretta a tutte le 6.000 risorse di ABB Italia che, con delle pillole formative mirate da 20 minuti l’una (100) fruibili in modo digitale, l’operaio e il dirigente possono creare una competenza di cui trarranno beneficio tutti: la persona e l’azienda. Il coinvolgimento dei lavoratori e una mappatura ben fatta può far scoprire cose molto interessanti”.

La nuova sfida, costruire il candidato su misura

Luca Giovannini, ManPower

Un percorso che, giocoforza, deve coinvolgere chi si occupa di risorse umane attraverso iniziative innovative, che possano aiutare le imprese nella ricerca di personale adeguato alle nuove sfide industriali. “Siamo passati dal trovare il candidato al “costruirlo” sulla base delle esigenze del cliente – spiega Giovannini di ManPower Group – facendo reskilling. Abbiamo creato per questo l’Experis Academy che crea percorsi veloci di upskilling e reskilling. Abbiamo formato 1500 persone di cui l’80% ha trovato lavoro nel primo anno e il resto dopo. Il nostro motto è Human 4.0”

Un’esperienza che ha trovato la forte collaborazione di ABB che, con Experis Academy, ha lanciato da marzo 6 corsi al Kilometrorosso di Bergamo. “Abb ha offerto docenze, laboratori e parte esperienziale – ha ricordato Radice – 1.500 ore per 70 corsisti. Abbiamo già anche assunto delle persone. L’Academy, inoltre, sarà aperta anche a chi è già in azienda e vuole aggiornarsi”. Un’esperienza che, nel corso della trasmissione, è stata raccontata anche da Roberto, uno studente che ha concluso con successo il suo percorso formativo in Academy.

Nuove figure professionali, ma alle aziende serve una visione di lungo periodo

La spinta verso una sempre maggiore digitalizzazione delle aziende, quindi, deve spingere il mercato della formazione a creare nuove figure professionali che oggi ancora non esistono.

“Le professionalità più richieste e difficili da trovare sono data scientist e analyst – sottolinea Corso – e in generale chi si occupa di data governance; c’è la sicurezza, la robotica. Poi professioni digitali in tantissimi campi, anche nel marketing: dal Social Media Manager agli architetti dei sistemi cloud. Ma tutte le professionalità devono accrescere le loro competenze con light o soft skills che, creando un DNA digitale, permetteranno a chi le possiede di essere attraente nel nuovo panorama lavorativo”.

Skill che, a volte, sono già presenti, magari a livello di hobby o interesse personale, come ha spiegato Radice. “Noi abbiamo lanciato una survey per capire il livello di readiness digitale e Abbiamo scoperto competenze nascoste: chi fa prototyping a casa con stampanti 3D, chi sa usare i droni… queste sono persone che vanno coinvolte nei progetti da subito nei progetti di digital transformation per creare il traino anche negli altri”.

“Quello che manca alle aziende è una visione di medio-lungo periodo – ricorda Giovannini – ora stiamo offrendo alle aziende un servizio di mappatura delle competenze digitali in movimento con una visione a 12-18 mesi del mercato, per far capire alle aziende come devono muoversi ora in termini di sviluppo delle competenze per essere competitive tra 18 mesi. Il valore delle persone che hai in azienda oggi proietta il valore che la tua azienda avrà tra 12 mesi, quindi devi muoverti prima”.

Franchi: su istruzione e formazione non si taglia

A dare un segnale molto forte nel campo della formazione e dell’alternanza scuola-lavoro è stata Federmeccanica che ha lanciato una petizione on line per chiedere al governo di continuare a sostenere queste misure. “Nel contratto nazionale, che è stato un rinnovamento più che un rinnovo – ha sottolineato Stefano Franchi, direttore generale di Federmeccanica, intervenuto in collegamento – abbiamo introdotto il diritto soggettivo alla formazione. Portiamo avanti un rinnovamento che non è solo contrattuale, ma anche culturale. Se la formazione continua, l’istruzione deve iniziare. Sono due facce della stessa medaglia e un elemento strategico”. 

“Per questo bisogna fare di più quando si parla di istruzione e formazione ed è questo il senso della petizione che abbiamo lanciato su Change.org e che sta avendo già riscontri positivi. Si passerebbe a 150 ore nel triennio per gli istituti tecnici, poco più di una gita scolastica. Su queste cose a quantità è qualità: ci vuole tempo e costanza per capire che cos’è il mondo delle imprese. Nel Paese c’è ancora un’idea della fabbrica che richiama a quella dipinta nel film Tempi Moderni di Charlie Chaplin. Oggi non è più così e bisogna permettere ai ragazzi di toccare queste realtà con mano. I provvedimenti in discussione in Parlamento tolgono alla formazione e tagliano sull’alternanza scuola lavoro – conclude – noi, invece, pensiamo che su istruzione e formazione si deve migliorare e aggiungere”.

Anche ANPAL parla di segnali contrastanti. “Il taglio all’alternanza non mi è piaciuto – dice Del Conte – ci sono stati problemi di funzionamento, ma non è qualche cattiva esperienza che deve farci buttare a mare tutto il progetto. Come ANPAL abbiamo tutor e professionisti a disposizione delle scuole per fare dell’alternanza di qualità. Bisogna investire di più in questo, come nella formazione 4.0”.

Un nuovo ruolo per i centri per l’impiego, bisogna “formare i formatori”

Maurizio Del Conte, ANPAL

Tra le criticità del modello italiano anche quella dei centri per l’impiego che, secondo Del Conte, oggi funzionano poco. “Trova lavoro solo il 2,4% di chi si rivolge oggi ai centri per l’impiego. Il problema vero è che da noi la parte del leone la fa il network relazionale personale. Ci sono però delle fasce deboli, i lavoratori che hanno meno skills e sono meno occupabili, e che vanno aiutati”.

A venire in aiuto la manovra, che stanzia risorse per 4000 nuove assunzioni. “Ma bisogna ricostruire tutta la filiera formativa – prosegue Del Conte – dotare questi stessi operatori di competenze: formare i formatori è fondamentale, avere sistemi informativi per favorire l’incrocio trasparente tra domanda e offerta, dove l’impresa possa trovare le risorse che cerca. Il problema non è tanto l’infrastruttura informatica ma la condivisione dei dati: a partire dalle imprese che devono mettere le loro posizioni aperte sul portale”.

“Bisogna incentivare le imprese a pubblicare le posizioni e i lavoratori a pubblicare i curriculum, offrendo a entrambi – conclude – una piattaforma affidabile, veloce e che dia risultati. Sicuramente ci vorrà tempo ad andare a regime: in Germania ci hanno messo 5 anni prima di arrivare all’efficienza”.

Serve il “coraggio delle imprese” e la velocità nell’agire

Insomma, un tema complesso e sfaccettato, che vede il nostro paese ancora poco pronto a cogliere le opportunità. E se per Luca Giovannini “ci vuole curiosità delle persone e coraggio delle aziende”, per Maurizio Del Conte, presidente dell’agenzia nazionale politiche attive lavoro, servono: “più competenze, più coraggio delle imprese a investire, più aiuto dallo Stato per quelle imprese che vogliono investire”. Infine Alessio Radice, responsabile delle risorse umane di ABB Italia che ha ricordato che: “La velocità fondamentale per le aziende. Ma siamo nell’era del fare: iniziamo ad agire. E non smettere di innovare”.

Fabrizio Cerignale

Giornalista professionista, con in tasca un vecchio diploma da perito elettronico. Free lance e mobile journalist per vocazione, collabora da oltre trent’anni con agenzie di stampa e quotidiani, televisioni e siti web, realizzando, articoli, video, reportage fotografici. Giornalista generalista ma con una grande passione per la tecnologia a 360 gradi, da quella quotidiana, che aiuta a vivere meglio, alla robotica all’automazione.

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