Un momento della gara di Roma dello scorso 13 aprile

L’odore della benzina, il rombo dei motori, la puzza dei gas di scarico fanno già parte del passato degli sport motoristici? Si direbbe proprio di sì, visto il crescente successo della ABB Formula E: un campionato riservato a monoposto completamente elettriche, dalle prestazioni elevatissime.

Le macchine attualmente usate, dette Gen2 in quanto appartengono alla seconda generazione, pesano 900 kg, (385 dei quali dovuti alla batteria), arrivano a 280 km/h, e vanno da 0 a 100 in 2,8 secondi, grazie a una potenza massima di 250 kW (335 cavalli). Ma la caratteristica che maggiormente differenzia le nuove macchine dalle vecchie Gen1 è che la batteria, maggiorata di 65 kg, consente loro di effettuare un’intera gara senza dover cambiare veicolo a metà gran premio, come succedeva in precedenza.

Ma la Formula E Holdings, che con la FIA organizza il campionato di Formula E, ha in serbo parecchie altre novità e miglioramenti da introdurre nelle prossime stagioni. Per conoscere il futuro della Formula E abbiamo parlato con Yanni Andreopoulos, direttore commerciale Formula E Holding. Ecco cosa ci ha svelato.

Le auto di terza generazione

Le macchine Gen1 della prima stagione erano estremamente simili fra loro, in quanto alle scuderie veniva fornita di fatto la macchina completa dal produttore, la Spark Racing Technologies.

Ma già dalla seconda annata le differenze aumentarono, perché le parti comuni si ridussero a monoscocca (Dallara), pneumatici (Michelin) e batteria (Williams Advanced Engineering), mentre le scuderie poterono sviluppare i propri powertrain.


Anche nelle Gen2, solo la monoscocca, le gomme e la batteria sono comuni, e le scuderie sviluppano i propri sistemi di trazione. Questo stato di cose proseguirà anche con la futura terza generazione, il cui debutto avverrà nella nona stagione del campionato (attualmente è in corso la quinta). Originalmente, gli organizzatori pensavano di far correre le Gen2 solo per 3 anni (le Gen1 hanno corso nelle prime 4 edizioni del campionato, e solo quest’anno hanno lasciato il posto ai nuovi modelli); tuttavia, le scuderie hanno chiesto di poter usare anche le Gen2 per 4 anni, per meglio ammortizzare gli investimenti effettuati per lo sviluppo dei bolidi. Di qui il ripensamento e l’allungamento della vita utile della Gen2 a 4 anni.

Cosa cambierà dalla Gen2 alla Gen3?

Cosa cambierà dalla Gen2 alla Gen3? Secondo Andreopulos, la holding continuerà a fornire le stesse tre componenti che offre oggi alle scuderie. Ma ognuna di esse avrà un’evoluzione tecnologica.

Gli pneumatici, per esempio, evolveranno utilizzando nuovi materiali non solo per offrire maggiori prestazioni e sicurezza, ma anche per facilitare lo smaltimento dopo il loro utilizzo. Ci sarà, insomma, una ancora maggiore attenzione alla sostenibilità ambientale della corsa.


Le nuove batterie, poi, avranno capacità nettamente superiori, e sarà dato modo ai team di ottimizzare ulteriormente il processo di trasformazione dell’energia in potenza, rendendolo il più efficiente possibile. Questo è molto importante perché la Formula E funziona come “vetrina” dell’auto elettrica, e così come il passaggio dalle Gen1 alle Gen2 ha mostrato al pubblico che un’elettrica può avere un’autonomia sufficiente per l’intera gara, il passaggio alla Gen3 dovrebbe far passare anche ai più titubanti l’ansia da “low battery” che ancora assilla la maggior parte di noi, quando ci mettiamo al volante di un veicolo elettrico.

Tornano i pit stop?

Il fatto che le Gen2 possano completare la gara senza cambi ha portato un grande beneficio in termini di immagine dell’auto elettrica, ma ha anche tolto alle gare un elemento di spettacolo, ovvero il pit-stop a metà gara. E chi per esempio segue la Formula 1 sa quanto siano utili i pit-stop per animare una gara: velocità dei meccanici, strategie delle gomme, undercut e via discorrendo consentono spesso di muovere la classifica, rendendo interessanti anche gare noiose.

In Formula E, si è dato un maggiore brio con l’introduzione dell’Attack Mode (il pilota può disporre della massima erogazione teorica della batteria per periodi di pochi minuti, sorpassando più facilmente) e del Fanboost, ma con l’arrivo della Gen3 potremmo rivedere i pit-stop. Non per il cambio macchina però: l’ipotesi (al momento è ancora allo studio) è che le nuove batterie potrebbero accettare sistemi di ricarica ad altissima velocità, e che quindi potrebbe essere possibile fermarsi per fare “rifornimento” (calma, Evans, modera l’entusiasmo, abbiamo detto che è solo un’ipotesi). Tutto dipenderà, comunque, da come evolverà la tecnologia sviluppata dai fornitori e dalle scuderie stesse.

Una questione di soldi

Le gare automobilistiche hanno una storia secolare, ma le gare di veicoli elettrici sono una novità per il pubblico. Così, molti si sono chiesti come sta andando il Campionato dal punto di vista del business.

La holding che gestisce la Formula E è sul listino della Borsa di Hong Kong (anche se le azioni non sono scambiate pubblicamente) e quindi annualmente pubblica i suoi risultati. Secondo Andreopoulos, il bilancio della Formula E si sta avvicinando al pareggio ogni anno di più, e il traguardo della profittabilità non è lontano.

Due sono i punti su cui si sta lavorando per migliorare gli incassi: il primo sono i fan, che oggi sono soprattutto “locali”, ovvero vanno a vedere il gran premio di casa. L’obiettivo è far sì che i fan vadano a vedere più corse, come fanno i tifosi della Premiere League o della Formula 1. Il messaggio che si vuol far passare è che la Formula E offre spettacolo e sorprese. Quest’anno, per esempio, le prime 7 gare hanno visto 7 diversi vincitori e 7 diversi piloti in Pole position.

L’altro punto su cui si lavora è aumentare gli altri possibili flussi di ricavi, per esempio la diffusione degli eventi sui media, anche digitali, e il merchandising. Senza dimenticare, infine, le sponsorizzazioni, che già adesso contribuiscono in larga parte al bilancio economico del campionato.

Il progetto Extreme E

Da tempo, si vocifera di un innovativo progetto che riguarda la Formula E: il progetto Extreme E. Andreopulos ha confermato che non si tratta solo di un’ipotesi, ma di un progetto concreto.

L’idea è di utilizzare una nave per spostare l’intero circo della Formula E nelle città dove si deve correre. La nave, oltre che fungere da mero mezzo di trasporto, dovrebbe diventare il nuovo “paddock” della Formula E, facendo da centro logistico di tutte le attività legate alle gare, e conterrà quindi spazi dedicati per le scuderie, cabine per il personale e per i piloti, uffici, e stive per le auto, i ricambi, i generatori per la ricarica e via discorrendo.

Allo scopo è stata acquistata dalla holding lo scorso ottobre la RMS St Helena, ultima nave postale britannica che ha cessato nel 2018 il servizio di collegamento (svolto per quasi 30 anni) fra il Sud Africa e l’isola di Sant’Elena.

La St Helena, ex RMS (cargo postale), sarà la base operativa di 5 gare del campionato di Formula E nella stagione 2021

La nave, lunga 105 metri e capace di portare 155 passeggeri e 1800 tonnellate di carico, ha un equipaggio di 56 uomini e si trova ora in cantiere per essere riallestita per la nuova destinazione d’uso. Rinominata St Helena (senza RMS), potrebbe essere operativa già per la stagione 2021.

Nel frattempo, procedono i contatti e le trattative con i vari partner e le scuderie che dovrebbero “salire a bordo”, e procede anche la fase organizzativa: Andreopulos ha parlato di 5 gare da disputare nella stagione 2021 in località raggiunte via mare, e che al momento c’è una lista di 25 location “papabili” fra le quali scegliere le 5 definitive.

Le parole di Yanni Andreopoulos, Commercial Director, Formula E Holding

 

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