Lombardia verso la chiusura totale, ma le imprese manifatturiere potranno restare aperte

Le attività produttive in Lombardia potranno rimanere aperte anche se il Governo approvasse la proposta di chiusura totale arrivata dal Governatore Attilio Fontana. Per poter continuare a operare però le imprese dovranno attenersi alle regole scritte nel codice di autoregolamentazione che Confindustria Lombardia ha redatto in collaborazione con le associazioni territoriali.

Le regole da seguire

Per garantire la continuità aziendale e non perdere quote di mercato fondamentali, le imprese lombarde dovranno attuare misure di prevenzione in linea con le indicazioni dell’Istituto Superiore di Sanità. Chi non riuscisse a soddisfare i requisiti di sicurezza, infatti, dovrà autoimporsi una sospensione delle attività produttive.

Ecco i punti di intervento del codice di autoregolamentazione:

  • Sul luogo di lavoro e in tutte le attività connesse, andranno applicati criteri stringenti di sicurezza sanitaria (già oggi adottati) ma che potrebbero essere ulteriormente implementati
  • Limitazione massima degli spostamenti all’interno dei siti e accesso contingentato agli spazi comuni
  • Smart working per tutte quelle attività che possono essere svolte al proprio domicilio o in modalità a distanza
  • Incentivo per i propri dipendenti a godere di ferie e congedi retribuiti
  • Chiusura dei reparti aziendali non indispensabili per la produzione

Confindustria aveva da subito espresso preoccupazione per la richiesta della Regione Lombardia di fermare trasporti e fabbriche, ricordando come queste ultime siano oggi tra i posti più protetti dalla diffusione del virus, perché hanno adottato da subito misure di prevenzione per la tutela della salute come la temperatura misurata con telecamere termiche, i controlli sulle distanze minime obbligatorie e l’accesso contingentato agli spazi comuni.

La decisione di permettere alle aziende di continuare la produzione a determinate condizioni è arrivata al termine di un colloquio tra Fontana e il Presidente di Confindustria Lombardia, Marco Bonometti, in cui sono state decise le modalità che dovranno adottare le imprese per continuare la produzione. “Andranno rispettate scrupolosamente le indicazioni dell’Istituto Superiore di Sanità e della Regione Lombardia”, ha spiegato il governatore. “A partire dalla soppressione di tutti i servizi mensa, dal rispetto delle distanze e dalla fornitura di tutte le dotazioni necessarie alla protezione personale dei lavoratori come guanti e mascherine, così come richiesto anche dai sindacati”.

I sindacati: “Chiuda chi non rispetta le prescrizioni”

Proprio su questo ultimo punto si era espresso in una nota il Segretario Generale della Federazione Italiana Metalmeccanici Marco Bentivogli, segnalando la mancanza, in tantissime aziende, di “dpi (mascherine, igienizzanti, ecc.), sanificazione dei locali e il non rispetto della distanza di almeno 1 metro tra i lavoratori”.

La decisione di applicare regole chiare e stringenti nelle aziende che rimarranno aperte è in linea con la visione di Fim Cisl, che chiede di bloccare per un mese tutte le “aziende che si stanno dimostrando incapaci di rispettare le prescrizioni”.

Bentivogli, nella nota, ricorda l’importanza di “favorire ancora di più l’utilizzo dello smartworking, delle ferie pregresse e della Cassa Integrazione“, prendendo decisioni “con ponderazione e senso di responsabilità”.

Nella giornata odierna un’altra nota unitaria di Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm invita il Governo “ad adottare immediati provvedimenti straordinari, a partire dalle zone maggiormente colpite e a rischio collasso, come nel caso della Regione Lombardia”. I rappresentanti dei lavoratori osservano infine che “Si possono fermare temporaneamente le produzioni e mettere in sicurezza i lavoratori per poi ripartire, ma per le aziende che non rispettano le prescrizioni metteremo in campo tutte le iniziative necessarie per salvaguardare la salute dei lavoratori”.

La proposta di Fontana

Il documento inviato dal Governatore Fontana al Governo propone che rimangano aperte solo “le attività considerate essenziali per continuare la vita ordinaria, dalla catena alimentare all’energia ai rifiuti, e quelle attività imprenditoriali collegate a catene mondiali da cui non possono distaccarsi, altrimenti ne avrebbero danni eccessivi”.

Nella proposta, concordata coi sindaci lombardi, si chiede la chiusura delle attività ricettive (alberghi, agriturismi ecc.), “ad eccezione di quelle individuate come necessarie ai fini dell’espletamento delle attività di servizio pubblico”. Chiuse anche tutte le attività commerciali al dettaglio, escludendo solo quelle di pubblica utilità, quelle di vendita di beni di prima necessità e i servizi pubblici essenziali. Anche i centri commerciali e tutti i negozi presenti al loro interno andranno chiusi.

“Restano aperte le farmacie, le parafarmacie e i punti vendita di generi alimentari e di prima necessità”, si legge nel documento, che prescriverebbe anche la “chiusura di bar, pub, ristoranti di ogni genere, delle attività artigianali di servizio (es. parrucchieri, estetisti, ecc..) ad eccezione dei servizi emergenziali e di urgenza, di tutti i servizi terziari e professionali, ad eccezione di quelli legati alla pubblica utilità e al corretto funzionamento dei settori richiamati nei punti precedenti”.

Leggi qui l’aggiornamento

L’Italia (non) chiude: le attività produttive restano aperte

Francesco Bruno

Giornalista professionista, laureato in Lettere all'Università Cattolica di Milano, dove ha completato gli studi con un master in giornalismo. Appassionato di sport e tecnologia, compie i primi passi presso AdnKronos e Mediaset. Oggi collabora con Dazn e Innovation Post.

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