Stabile il volume di scambi commerciali tra Italia e Germania nel 2019, le aziende tedesche temono l’effetto Coronavirus

Nel 2019 gli interscambi commerciali tra Italia e Germania si sono mantenuti sui livelli del 2018, con un volume di 127,7 miliardi di euro e un calo dello 0,5% rispetto all’anno precedente. Lo rende noto la Camera di Commercio Italo-Germanica, che ha diffuso anche i risultati dell’indagine globale “AHK World Business Outlook” sulle prospettive di business delle imprese tedesche in Italia. Da questo sondaggio emerge una diffusa preoccupazione per la congiuntura economica nel nostro Paese, soprattutto in virtù degli effetti dell’emergenza Covid-19, con l’83% delle aziende intervistate che valuta in maniera negativa le prospettive di sviluppo economico in Italia a medio termine, con un effetto negativo sul business del 63% delle aziende del campione.

“Dopo quattro anni consecutivi segnati ciascuno da un nuovo record della nostra partnership economica, registriamo ora un 2019 nel segno della stabilità”, ha dichiarato Jörg Buck, Consigliere Delegato della AHK Italien. “La tenuta dell’interscambio commerciale tra i nostri Paesi, anche a fronte del rallentamento della locomotiva tedesca e dell’economia globale nel suo complesso, è la riprova di un rapporto di collaborazione solido e radicato”.

I dati sul 2019

Come si è detto, il volume di interscambio commerciale tra Italia e Germania nel 2019 è stato di 127,7 miliardi di euro (-0,5% rispetto al 2018), di cui 58,1 miliardi sono la fetta di export italiano verso la Germania (-0,1% rispetto all’anno precedente), mentre i restanti 69,6 miliardi sono le importazioni del nostro Paese dalla Germania (-0,8%). Dopo una crescita continua (nel 2014 il volume era di 104,5 miliardi), per la prima volta negli ultimi sei anni il dato scende invece che aumentare.

La Germania rimane così il primo partner commerciale dell’Italia, distaccando ancora di più la Francia, al secondo posto con un volume di interscambio commerciale di 86,4 miliardi. Viceversa, l’Italia è ancora al quinto posto tra i partner commerciali della Germania, dopo Cina, Paesi Bassi, Stati Uniti e Francia. L’Italia rappresenta il 5,1% sul totale di import ed export tedesco, mentre la Germania rappresenta per noi il 12,2% sul totale dell’export e il 16,5% dell’import.

A trainare i rapporti commerciali bilaterali tra i due Paesi sono le regioni del Nord Italia (Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Piemonte, mentre segue il Lazio) e i Land tedeschi più industrializzati (Baviera, Baden-Württemberg e Renania Settentrionale-Vestfalia). Ad esempio, il valore degli scambi commerciali tra la Lombardia e la Germania (pari a 43,3 miliardi di euro) è superiore a quello dell’intera Corea del Sud. Di contro, in Italia importiamo beni dalla Baviera per un valore complessivo (24,5 miliardi di euro) superiore a quello dell’import dall’intera Polonia.

I principali settori dell’export italiano verso la Germania sono quello dei macchinari (14,5%), il chimico farmaceutico (14,4%), il siderurgico (12,6%) e l’Automotive (11,4%). In particolare, continua a crescere il volume dell’export di macchinari dal nostro Paese alla Germania: rispetto al 2018 è cresciuto di 200 milioni di euro, salendo a quota 8,3 miliardi (nel 2016 era di 7 miliardi). Un dato che ci avvicina leggermente al volume dell’import degli stessi prodotti dai tedeschi, sceso nel 2019 da 9,5 a 9,4 miliardi di euro. Dalla Germania, invece, importiamo principalmente merci dei settori chimico farmaceutico (18,6%), Automotive (16%), dei macchinari (13,8%) e di elettrotecnica ed elettronica (11%). Si nota quindi che gran parte dei settori principali di export elencati coincidono, a conferma di un legame di coproduzione e interconnessione tra i due Paesi.

Le aspettative delle imprese tedesche in Italia

La Camera di Commercio Italo-Germanica ha raccolto i dati sulle aspettative di business delle imprese tedesche in Italia, rilevando un clima di diffusa preoccupazione per la congiuntura economica del nostro Paese, soprattutto per gli effetti provocati dall’emergenza del Covid-19.

L’83% delle aziende intervistate infatti valuta in maniera negative le prospettive di sviluppo economico a medio termine dell’Italia, e il 63% teme che questa evoluzione negativa coinvolga il business della propria azienda. Nonostante questo, la tutela dell’occupazione è un obiettivo della maggior parte delle imprese tedesche in Italia: l’83% degli intervistati prevede un livello di manodopera costante o in crescita.

Tra i fattori di rischio principali, l’81% delle aziende teme un forte calo della domanda, seguito dalle scelte di politica economica (50%) e dalla difficoltà di reperire finanziamenti (21%).

Gli effetti dell’emergenza Coronavirus

La AHK Italien ha poi sondato le sensazioni delle imprese tedesche in Italia riguardo agli effetti dell’emergenza epidemiologica in corso sul proprio business. Sono stati effettuati due sondaggi a distanza di un mese (il primo il 4 marzo 2020 e il secondo lo scorso 8 aprile), dai quali emerge che da inizio marzo ad oggi la percentuale delle aziende che segnalano un impatto della situazione sanitaria sulle proprie attività è passata dal 26,3% al 73,1%. Inoltre il 63,5% degli intervistati dichiara ad oggi di aver sospeso alcune attività a seguito delle misure di contenimento.

Gli effetti dell’emergenza Coronavirus colpiscono maggiormente la domanda di prodotti e servizi, in calo per il 75% delle imprese. Tra le principali ripercussioni seguono le restrizioni di viaggio (61,5%), la cancellazione di fiere ed eventi (55,8%) e la cancellazione di ordini (42,3%). Di conseguenza, oltre la metà di esse si aspetta un calo del fatturato 2020 tra il 10% e il 50%. Ad oggi il 48% delle aziende tedesche in Italia non si aspetta di tornare al normale regime di attività in meno di sei mesi.

“Questo momento di difficoltà ha una complessità tale da richiedere due diversi livelli di intervento”, ha dichiarato Gerhard Dambach, Presidente della AHK Italien. “Da un lato, le aziende chiedono un sostegno deciso e immediato per poter ripartire al più presto, facendo tesoro degli asset – come la digitalizzazione e lo smart working – che hanno permesso alle aziende di non fermarsi completamente. Dall’altro lato è necessaria una forte unione d’intenti e un grande sforzo a livello europeo per garantire le migliori misure per la tenuta dei sistemi economici di tutti i Paesi. Italia e Germania stanno collaborando attivamente e a supporto l’una dell’altra anche in questo momento. Siamo le due prime economie manifatturiere europee e mai come ora abbiamo il dovere di trainare le scelte economiche per dimostrare che uniti possiamo far tornare a prosperare la joint-production italo-tedesca, a vantaggio di tutti”.

Gli industriali tedeschi: “Ripartire dopo Pasqua”

Proprio in queste ore gli industriali tedeschi della BDI (la Confindustria della Germania) e le tre principali associazioni dell’industria meccanica (riunite nella VDMA) hanno inviato due lettere a Marcella Panucci (quella della BDI) e Vincenzo Boccia (quella della VDMA), rispettivamente Direttore Generale e Presidente di Confindustria, chiedendo di riprendere gradualmente e in maniera coordinata l’attività delle imprese, tutelando la salute dei lavoratori.

Gli industriali tedeschi della meccanica chiedono “una ripresa graduale che dovrà coinvolgere il maggior numero possibile di settori industriali contemporaneamente” per “garantire gli approvvigionamenti necessari alle persone”, ricordando che “i danni economici diventeranno incalcolabili se non si riuscirà a trovare rapidamente un buon equilibrio tra la tutela della salute e la ripresa dell’attività economica”.

Sia gli industriali della BDI che l’industria meccanica tedesca si aspettano che la ripresa graduale delle attività possa riprendere subito dopo Pasqua, anche perché nello stesso periodo riprenderanno a funzionare i grandi stabilimenti automobilistici tedeschi e, si legge nella lettera della VDMA, “l’intera filiera di fornitura dell’industria automobilistica europea sarà nuovamente chiamata a fornire i propri prodotti”. Di questa filiera sono indispensabili i fornitori italiani.

Come si legge nella lettera della BDI, “dal momento che le industrie italiana e tedesca sono fortemente interconnesse”, esse dipendono “reciprocamente dai fornitori e dai partner dei rispettivi Paesi”. Per questo motivo gli industriali tedeschi suggeriscono di “far ripartire la produzione in Italia in modo coordinato nelle prossime settimane, prestando attenzione a tutte le parti della catena del valore”.

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Francesco Bruno

Giornalista professionista, laureato in Lettere all'Università Cattolica di Milano, dove ha completato gli studi con un master in giornalismo. Appassionato di sport e tecnologia, compie i primi passi presso AdnKronos e Mediaset. Oggi collabora con Dazn e Innovation Post.

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