Gurría (Ocse): “Innovazione e tecnologie fondamentali per ripartire”

Per ripartire in modo efficace e rilanciare l’economia e il Paese oltre la crisi provocata dal Covid 19 “occorre riattivare tutto il settore delle tecnologie, che è essenziale per tornare a creare sviluppo e che oggi è chiuso per almeno il 20% del totale”.

È una delle ricette da applicare in fretta per guarire il sistema dal coronavirus, come rimarca Ángel Gurría, Segretario generale dell’Ocse, intervenendo alla diretta Tv e online organizzata oggi da Class Cnbc, dal titolo ‘RipartItalia, 100 idee per la ripresa’, che ha chiamato a raccolta e a partecipare decine di manager, imprenditori, leader di aziende e istituzioni.

La Commissione Ue stima per l’anno in corso un crollo del Pil italiano pari al -9,5%, e un’analoga media all’interno dell’Unione europea attorno al -8%. Sempre secondo le previsioni Ue, il debito pubblico in Italia a fine 2020 dovrebbe arrivare al 158% del Pil (partendo da un livello di circa il 140% nel periodo pre-crisi).

“Serve un calendario chiaro e preciso per ripartire”, rileva Gurría, “ed è fondamentale in Italia il sostegno alle Pmi, che sono una componente essenziale dell’economia italiana”.

Una delle soluzioni da mettere in campo deve essere quella di fornire liquidità alle imprese e al sistema produttivo, “ma attenzione al debito pubblico”, sottolinea il Segretario generale dell’Ocse, ricorrendo anche ad altre soluzioni per finanziare e capitalizzare le imprese anche senza aumentare il debito.

Anche se, ammette Gurría, così come già rimarcato dall’ex presidente della Bce Mario Draghi, “oggi non è il momento di pensare al debito pubblico”. E poi: “ci vuole più solidarietà nell’Unione europea”, “servono ancora più soldi da mettere sul piatto del sostegno all’economia e alle imprese”, e “bisogna evitare altre tensioni commerciali e guerre doganali”.

Gli strumenti digitali sono ancora di più fattore di sviluppo

Ma, se il 52% degli aiuti dell’Unione europea alle imprese vanno alla Germania, e se la Corte Suprema federale tedesca – con la sua nuova sentenza – rimarca le gerarchie nel sostegno dato dalla Banca centrale europea ai vari Paesi, “significa che cambiano i valori e i pesi in gioco all’interno dell’Ue”, fa notare Romano Prodi, presidente della Fondazione per la Collaborazione tra i Popoli ed ex presidente della Commissione Europea. Che osserva: “Italia, Francia e Spagna devono puntare a un ri-equilibrio di questa situazione e di questa tendenza”.

Ma, in questo quadro, e con queste prospettive, gli strumenti digitali sono oggi ancora di più un fattore di sviluppo, vedono e portano un aumento di produttività. “Il settore tecnologico è al momento stabile”, rimarca Massimo Antonelli, Regional managing partner dell’area mediterannea e Ceo di EY in Italia: “i Digital enabler, gli abilitatori digitali che hanno e sviluppano competenze e soluzioni, ad esempio, di intelligenza artificiale, Cyber-security, eCommerce, giocheranno un ruolo importante nella trasformazione digitale e nello sviluppo tecnologico, e sono sotto l’attenzione degli investitori”. E su un punto è certo: “la Trasformazione digitale sarà uno dei principali driver di sviluppo, insieme all’innovazione della Supply chain”.

Favorire la crescita dimensionale delle imprese

Prima della crisi da Coronavirus, la situazione dello scenario economico generale era di grande liquidità e pochi investimenti, e Giovanni Tria, economista e docente all’Università di Tor Vergata ed ex ministro dell’Economia, rileva che ora sarà fondamentale “rilanciare gli investimenti sull’economia reale, c’è un’enorme esigenza di investimenti”, e sarà necessario “riconvertire le filiere produttive, che in molti casi risultano troppo lunghe”.

Come contributo e supporto all’emergenza Covid 19, la Banca europea degli investimenti ha (finora) messo sul piatto 200 miliardi di garanzie per i prestiti alle imprese, e secondo Dario Scannapieco, vicepresidente Bei, “ci vuole coordinamento tra istituzioni europee e nazionali”, e per sostenere e rilanciare le imprese “occorre favorire Private equity e Venture capital“.

Ma Prodi ribatte: “il Venture capital quando un’impresa crolla non interviene, il suo contributo in una situazione di crisi è molto marginale. È necessario un intervento temporaneo ma diretto dello Stato a sostegno delle imprese e delle grandi imprese. Dobbiamo dare il denaro non per il sussidio ma per il cambiamento. Questa crisi cambia tutto, non vale più il principio del ‘piccolo è bello’ per le aziende Made in Italy. Servono incentivi e sostegno alla crescita dimensionale e anche alla fusione delle imprese, perché le aziende troppo piccole non sono più competitive per dimensioni con i concorrenti a livello internazionale”.

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Stefano Casini

Giornalista specializzato nei settori dell'Economia, delle imprese, delle tecnologie e dell'innovazione. Dopo il master all'IFG, l'Istituto per la Formazione al Giornalismo di Milano, in oltre 20 anni di attività, nell'ambito del giornalismo e della Comunicazione, ha lavorato per Panorama Economy, Il Mondo, Italia Oggi, TgCom24, Gruppo Mediolanum, Università Iulm. Attualmente collabora con Innovation Post, Corriere Innovazione, Libero, Giornale di Brescia, La Provincia di Como, casa editrice Tecniche Nuove. Contatti: stefano.stefanocasini@gmail.com

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