Il settore industriale può contare sull’ingegneria

Dall’inizio dell’emergenza sanitaria, tutti si stanno chiedendo come cambierà il mondo a ogni livello, sociale, ambientale, economico e politico. Come cambierà invece l’industria, quale la sua ripresa e nuovo sviluppo? Dal nostro punto di vista internazionale, abbiamo una prospettiva unica sull’impatto che la crisi avrà sul mondo dell’industria e siamo convinti che sarà l’ingegneria a poter fornire contributi strategici e operativi alla fine della crisi, che finalmente appare all’orizzonte.

Domani, subito

Se da un lato questo “nuovo mondo” non sarà fondamentalmente così diverso dal vecchio, dall’altro alcuni cambiamenti sono apparsi molto prima del previsto: la crisi ha cristallizzato le evoluzioni in corso, amplificato i punti deboli, e forse accelererà alcune transizioni già avviate. Naturalmente, l’entità di questi sviluppi dipenderà dagli effetti sistemici specifici di ogni settore industriale e mercato nelle rispettive aree geografiche. Ci sono però alcune leve chiave comuni che possono essere utilizzate. Ecco quali.

In primo luogo, il comportamento dei clienti, dal pubblico di massa, alle istituzioni (Stato, enti locali, amministrazione), attraverso il B2B: più affezionati alla produzione locale, più virtuosi (economia della condivisione, boom degli affitti…), probabilmente meno ricchi, ma forse più pazienti.

In secondo luogo, il rafforzamento dei vincoli e delle aspirazioni ambientali, con aiuti già subordinati a scelte di investimento o di gestione e probabilmente a normative o decisioni temporanee che potrebbero durare fino a diventare permanenti. Questo è senza dubbio il caso delle norme sanitarie, che potrebbero, ad esempio, spingere tutti i trasporti pubblici ad adottare sistemi di filtrazione dell’aria simili a quelli utilizzati nell’aviazione commerciale, o impianti di trattamento delle acque reflue per mantenere l’igienizzazione dei fanghi di depurazione prima dell’utilizzo.

Infine, la crisi economica, che molti analisti prevedevano già prima di quella sanitaria, e che sta mostrando già i suoi effetti. Si manifesta in particolare per mancanza di investimenti e strumenti e per la difficoltà di fare proiezioni in un mondo incerto. I produttori dovranno quindi dare la priorità a cicli brevi, all’adattamento delle risorse esistenti, all’interfunzionalità tecnologica, all’innovazione, alla mutualizzazione, etc.

Ottimizzazione e flessibilità

Come possiamo evolverci serenamente in un ambiente diventato imprevedibile, dove la valutazione di Tesla supera quella di Volkswagen (senza che sia in utile!), dove il prezzo del petrolio ha un andamento altalenante e in cui l’attività globale potrebbe essere costretta a fermarsi da un giorno all’altro? Affidandosi all’agilità, alla flessibilità e ad investimenti sensati, con l’aiuto operativo delle società di ingegneria.

In questo momento l’industria sta cercando di recuperare il ritardo dovuto al confinamento. La posta in gioco è essenzialmente legata alla capacità produttiva, che deve essere ottimizzata rapidamente per produrre di più, ma anche resa più flessibile per creare prodotti variegati, al fine di soddisfare gli ordini. Questi sviluppi si basano su competenze specialistiche del settore ingegneristico, capace di rivedere prodotti e processi secondo nuovi vincoli con l’aiuto delle più recenti tecnologie all’avanguardia. Questa “spinta” richiede non solo l’utilizzo di metodi e strumenti di lavoro più efficienti (progettazione digitale, prototipazione rapida, etc.), ma anche risorse umane adeguate, nonostante l’assenza fisica di molti dipendenti. Uno degli elementi positivi emersi dalla crisi è stata la fiducia nel lavoro remoto. I team distribuiti hanno avuto l’opportunità di dimostrare la loro efficienza a distanza, a volte anche meglio di quando operano in ufficio. L’abbiamo provato noi stessi, con il passaggio in remoto di 2.000 dipendenti in soli 3 giorni, poi di 5.000 nelle tre settimane successive, senza alcun impatto sulle attività e sulla loro qualità. È più che probabile che questo modo di lavorare continui anche dopo la crisi, tanto più che facilita la creazione di team dedicati, senza limiti geografici.

Poi rapidamente verrà il momento del profondo adattamento dell’industria a questo “nuovo mondo”. Anche in questo caso, ottimizzazione e flessibilità saranno le parole chiave: ottimizzazione delle flotte di trasporto, riprogettazione dei prodotti per una maggiore versatilità, flessibilità delle linee di produzione (velocità, tecnologie, natura della produzione…). Argomenti che non sono solo comuni alle società di ingegneria, ma anche profondamente radicati nei nostri geni. All’ottimizzazione tecnica, aggiungiamo quella degli investimenti, campo in cui il settore è molto esperto: nel settore automobilistico con carry-over (massimo riutilizzo delle risorse esistenti), nel design-to-cost e, più in generale, nei trasporti o nelle infrastrutture con ottimizzazione degli asset.

Metodo ed esperienza

Per supportare al meglio l’industria in questa fase complessa, gli ingegneri stanno sfruttando i fondamenti della loro professione. La nostra missione è trovare soluzioni tecniche, implementarle e risolvere i problemi affidandoci a metodi di lavoro collaudati, a competenze intersettoriali e internazionali e a capacità costantemente aggiornate. La nostra innovazione pragmatica e operativa, che è il fondamento delle nostre attività, assume oggi il suo pieno significato, perché più che mai l’industria ha bisogno di soluzioni affidabili e immediatamente utilizzabili. Lo abbiamo recentemente testimoniato adattando in poche settimane la maschera EasyBreath di Decathlon per l’ossigenazione dei pazienti e la protezione del personale sanitario, in collaborazione con Safran.

Ottimizzazione, flessibilità, metodo, competenza intersettoriale, innovazione… Crisi o meno, nel mondo di oggi come in quello “nuovo”, l’ingegneria è e rimane a supporto dell’industria con queste leve indispensabili per un suo corretto funzionamento.

Damien Convert

Direttore Vendite e Marketing, Segula Technologies

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