Industria metalmeccanica, effetto Covid: -19,8% della produzione, male anche l’export

Il lockdown si fa sentire: la produzione metalmeccanica ha perso il 19,8% nei primi otto mesi del 2020 rispetto ai primi otto mesi del 2019. Non si salva l’export che segna un -16,7% nei primi sette mesi di quest’anno rispetto allo scorso. Sono alcuni dei dati estratti dall’indagine congiunturale di Federmeccanica sull’industria metalmeccanica, giunta alla sua centocinquantacinquesima edizione.

I numeri

L’attività produttiva italiana nel suo complesso risulta diminuita del 15,4% nel confronto con l’analogo periodo dell’anno precedente mentre, le aziende metalmeccaniche che hanno subito in misura maggiore il lockdown nello stesso arco temporale (gennaio-agosto 2020) hanno registrato una contrazione della loro attività mediamente pari al 19,8%.

Nell’ambito dell’aggregato metalmeccanico i cali sono risultati diffusi a quasi tutte le attività con perdite del 20,4% per i Prodotti in metallo, del 19,1% per le Macchine ed apparecchi meccanici e del 34,7% per gli Autoveicoli e rimorchi.

Il forte calo dell’attività metalmeccanica, infatti, è stato determinato oltre che dalla caduta della domanda interna anche da una contrazione della componente estera. Il settore, nei primi sette mesi dell’anno in corso, ha registrato una riduzione media dei valori del fatturato esportato pari al 16,7%  mentre le importazioni sono diminuite del 19,3%. La flessione osservata risulta diffusa a tutti i principali Paesi di destinazione del nostro export, in particolare, preoccupa il crollo  dei flussi di prodotti metalmeccanici diretti verso i nostri principali partner europei quali la Germania (-15,8%), la Francia (-21,0%), ma anche il Regno Unito (-21,2%) e la Spagna (-26,6%).

I risultati dell’indagine congiunturale Federmeccanica, pur mostrando parziali segnali di recupero rispetto alla precedente rilevazione svolta in piena pandemia, evidenziano che:

  • Il 39% delle imprese considera negativo il portafoglio ordini;
  • Il 27% prevede una contrazione dei volumi di produzione;
  • il 19% un ridimensionamento dei livelli occupazionali;
  • Il 14% dichiara una situazione di liquidità cattiva o pessima.

L’analisi della situazione

“La pandemia da coronavirus si è abbattuta sull’economia mondiale e sulle catene globali del valore con un’intensità senza precedenti – commenta Fabio Astori, Vice Presidente Federmeccanica – colpendo, anche se in misura diversa, tutte le principali economie sia dei paesi industrializzati che di quelli emergenti. Nel nostro Paese il prodotto interno lordo nel 2020 dovrebbe registrare una contrazione media pari a circa il 10% ma con un’evoluzione nell’ultima parte dell’anno strettamente legata all’entità dell’aggravamento della pandemia in corso”.

“Siamo dentro una crisi senza precedenti – prosegue Fabio Astori – I pochi segnali positivi degli ultimi mesi non riusciranno a compensare i tanti segni meno del 2020 che hanno interessato tutti gli indicatori economici più importanti, dal PIL alla produzione industriale. Neanche nelle più gravi crisi del passato la produzione metalmeccanica ha chiuso un anno con una perdita a doppia cifra. È ormai certo che accadrà quest’anno. La recessione è globale, e questo è un grande male per chi come le aziende metalmeccaniche ha una vocazione fortemente esportatrice”.

“La sospensione dell’attività produttiva nel periodo di lockdown – commenta Stefano Franchi, Direttore Generale di Federmeccanica – ha interessato circa il 90% delle nostre aziende. Si può dire che tutte le imprese metalmeccaniche subiranno una perdita nel 2020. L’impegno di tutti deve quindi essere quello di minimizzare i danni. Questa è la realtà con cui oggi tutti si devono confrontare e nella quale tutto deve essere calato, compreso il CCNL. Il nostro proposito è preservare e far evolvere un modello che ha dato garanzie fondamentali anche in momenti di crisi e prodotto benefici crescenti nel tempo aventi un grande valore sociale ed economico per le persone, si pensi ad esempio all’assistenza sanitaria integrativa gratuita e ai flexible benefits”. Inoltre, “le trattative sul rinnovo si sono interrotte nostro malgrado a seguito della dichiarazione da parte del sindacato dello stato di agitazione per il disaccordo sul salario, prima di aver concluso un approfondimento di tutti i temi. Il Contratto non è composto da una sola parte ma da un insieme di elementi tutti importanti e strettamente collegati tra loro. Noi siamo disposti in ogni momento a riaprire il confronto – prosegue Franchi – , in un clima che sia positivo e costruttivo, se il sindacato abbandonerà il conflitto per riprendere il dialogo. Occorre proseguire sulla strada del Rinnovamento con un Contratto che sia sostenibile e calato nella realtà”.

Nicoletta Pisanu

Giornalista, collabora da anni con testate nazionali e locali. Laureata in Linguaggi dei Media e in Scienze sociali applicate all'Università Cattolica di Milano, è specializzata in cronaca.

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