L’industria metalmeccanica italiana corre e recupera i livelli pre-pandemia, ma ora incombono le incognite della guerra in Ucraina

L’industria metalmeccanica italiana corre e recupera i livelli pre-pandemia: nel 2021 la produzione è cresciuta del 15,9% rispetto all’anno precedente, nonostante la flessione registrata nell’ultimo trimestre.

Un risultato che ha consentito di recuperare completamente il crollo osservato nel corso della pandemia: i volumi di produzione del 2021 risultano leggermente superiori (+0,3%) rispetto al 2019, sebbene l’intero comparto industriale registri un calo contenuto dello 0,6%.

Ma, appena recuperati con fatica gli effetti nefasti della pandemia mondiale, ora incombono le incognite e le conseguenze della guerra in Ucraina: “Federmeccanica condanna fermamente l’aggressione da parte della Russia all’Ucraina, ed esprime la propria vicinanza alla popolazione colpita dalla guerra”, rimarca l’associazione industriale italiana.

Già nel quarto trimestre del 2021 i volumi di produzione sono risultati in calo dell’1,8% rispetto al trimestre precedente, e preoccupa in particolare il comparto Automotive, che sull’ultimo trimestre 2020 ha perso il -13%.

Ora le prospettive a breve – secondo quanto registrato dalla 161esima Indagine Congiunturale di Federmeccanica, condotta su un campione di circa 600 imprese associate – segnalano un nuovo miglioramento già a partire dai primi mesi del 2022. Nel dettaglio: il 49% delle imprese segnala un portafoglio ordini in miglioramento; il 40% prevede incrementi di produzione; il 31% ritiene di dover aumentare i livelli occupazionali nei prossimi sei mesi, mentre un più contenuto 6% prevede un loro ridimensionamento.

Tutto questo, però, secondo il ‘sentiment’ di inizio anno, ora su tutto lo scenario sono piombati il macigno e le incognite della guerra in Ucraina, che saranno meno preoccupanti quanto più il conflitto sarà breve: “le aspettative per il 2022 sono fortemente condizionate dalle conseguenze economiche del conflitto in Ucraina, che inasprisce gli aumenti dei prezzi energetici e delle materie prime”, sottolinea Federmeccanica.

L’Italia nel 2021 ha recuperato meglio di Francia e Germania

La performance dell’industria metalmeccanica italiana nell’ultimo anno è stata migliore di quella a cui abbiamo assistito nei principali Paesi Ue, dato che in Francia e Germania i volumi risultano ancora inferiori di circa 10 punti rispetto ai livelli pre-pandemici.

Il recupero osservato nel 2021 nel nostro Paese, oltre che da un miglioramento della domanda interna, è stato favorito da una marcata ripresa dell’export, cresciuto in media del 18,4% sul 2020. Una parte significativa di tale incremento è però imputabile a una forte crescita dei valori medi unitari che hanno contribuito in maniera sostanziale anche all’aumento delle importazioni (+24,9%).

Più nel dettaglio dell’evoluzione congiunturale, la produzione metalmeccanica, dopo il rallentamento osservato nel terzo trimestre 2021, nella parte finale dell’anno ha evidenziato risultati negativi: nel trimestre ottobre-dicembre, infatti, i volumi di produzione sono diminuiti dell’1,8% rispetto al periodo precedente, mentre su base tendenziale la variazione è passata dal +6,4% di luglio-settembre al + 1,2% del quarto trimestre.

Le difficoltà dell’Automotive

Il peggioramento risulta in parte dovuto a un diffuso rallentamento di tutte le attività metalmeccaniche, ma ha principalmente origine dai risultati fortemente negativi del comparto Automotive che ha segnato un calo di oltre 13 punti percentuali, rispetto all’analogo trimestre 2020, e da un decremento più contenuto del comparto degli Altri mezzi di trasporto (-2,4% su base tendenziale).

Nel quarto trimestre 2021, quasi tutte le aziende hanno registrato ulteriori rincari dei prezzi delle materie prime ed è salita la percentuale di chi ha dichiarato difficoltà di approvvigionamento. Dinamiche che si stanno ripercuotendo sui prezzi alla produzione dei prodotti industriali, dato che nel 2021 l’aumento medio per il settore metalmeccanico è stato di quasi l’8%. Incrementi di costo che impattano negativamente sulla competitività di molte imprese e che stanno ridimensionando molto i margini di profitto.

Una fase molto instabile e complicata

“Stiamo vivendo una fase molto instabile e terribilmente complicata”, rimarca Federico Visentin, presidente di Federmeccanica, “ogni giorno lo scenario può mutare, quanto sta accadendo in Europa a seguito dell’aggressione da parte della Russia all’Ucraina costituisce un fatto gravissimo dalle conseguenze non prevedibili. È difficile parlare di produzione quando c’è una guerra in corso ma dobbiamo farlo. Oggi commentiamo i risultati del settore metalmeccanico nel 2021 nel complesso positivi, ma che già evidenziavano una dinamica preoccupante come emerge dai dati relativi alla seconda metà dell’anno e, in particolare, del quarto trimestre”.

A questo si aggiunge, ora, “un ulteriore allarme proprio a causa dell’impatto che il quadro bellico può avere sull’economia globale e su quella del nostro Paese”, osserva Visentin, “tutto ciò proprio mentre le aziende italiane si trovano davanti a una transizione tecnologica ed ecologica epocale che richiede una forte capacità di cambiamento e innovazione. Dobbiamo ripensare la filiera e il sistema di formazione, sostenere la crescita dimensionale e migliorare la competitività e l’attrattività del Sistema-Paese verso i grandi player internazionali”.

Visentin: “È il momento dell’unità”

L’Automotive è un settore molto esposto come si può vedere già dal trend negativo della produzione che potrebbe subire conseguenze drammatiche dal punto di vista industriale e sociale.

Occorre agire subito”, rileva il presidente di Federmeccanica, “per questo, assieme ai sindacati, abbiamo presentato lo scorso 3 febbraio una prospettiva economica condivisa con l’obiettivo di realizzare interventi organici e di visione che non traguardino solo la gestione di questa fase emergenziale, ma che consentano di sviluppare modelli di business avanzati e sostenibili nell’interesse del Paese. Ora ci troveremo ad affrontare l’ulteriore emergenza che gli effetti della guerra produrrà. Ognuno può e deve dare il proprio contributo. È il momento dell’unità”.

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Stefano Casini

Giornalista specializzato nei settori dell'Economia, delle imprese, delle tecnologie e dell'innovazione. Dopo il master all'IFG, l'Istituto per la Formazione al Giornalismo di Milano, in oltre 20 anni di attività, nell'ambito del giornalismo e della Comunicazione, ha lavorato per Panorama Economy, Il Mondo, Italia Oggi, TgCom24, Gruppo Mediolanum, Università Iulm. Attualmente collabora con Innovation Post, Corriere Innovazione, Libero, Giornale di Brescia, La Provincia di Como, casa editrice Tecniche Nuove. Contatti: stefano.stefanocasini@gmail.com

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