Norma ISO 56002, che cos’è e quali sono i vantaggi del sistema di gestione dell’innovazione

L’innovazione è cruciale alla competitività delle imprese. Tuttavia, la mancanza di un approccio sistemico all’innovazione spesso impedisce alle aziende di arrivare ai risultati sperati: si stima, infatti, che in Italia, mediamente, il 60% dei progetti di innovazione è destinato a fallire.

Questo spesso accade perché non si è ancora compreso che non basta investire nelle tecnologie per fare innovazione, ma servono le giuste competenze, KPI per misurare i progressi e i risultati ottenuti e, soprattutto, il giusto approccio all’interno dell’azienda.

La norma ISO 56002:2019 – in Italia recepita come UNI ISO 56002:2019 – fornisce delle linee guida alle aziende per implementare un “sistema di gestione dell’innovazione”. Questo sistema permette di strutturare il processo di innovazione in modo efficace, integrando l’innovazione in tutti i livelli aziendali, al fine di creare e cogliere opportunità per lo sviluppo di nuovi prodotti, servizi, processi e metodi organizzativi in grado di generare valore per l’impresa.

“Uno standard di cui c’era bisogno per fornire alle aziende un quadro chiaro su cosa serve per fare innovazione”, spiega Matteo Iubatti, Amministratore Delegato di Archita Engineering, azienda che si occupa di fornire consulenza alle imprese in materia di certificazioni, sicurezza sul lavoro e innovazione, con particolare riferimento alla Transizione 4.0.

Punto di forza della norma, spiega Iubatti, è proprio quello di toccare alcuni aspetti fondamentali dell’innovazione, come il tema della conoscenza – quindi le competenze e il know presente in azienda – e della cultura. La norma ISO 56002, infatti, punta a promuovere all’interno delle organizzazioni che lo adottano aspetti fondamentali che aiutano le aziende a risolvere sfide comuni legate al processo di innovazione.

“Un aspetto molto importante è che introduce il concetto di misurazione, con del KPI per monitorare i risultati, perché non c’è innovazione senza misurazione e infatti ritroviamo questo tema anche nei manuali di Frascati e Oslo”, spiega Iubatti.

Altri elementi della cultura dell’innovazione sottolineati nello standard riguardano:

  • la necessità di avere una visione, che vuol dire partire dal perché si vuole innovare e non dal “come”
  • apertura, ovvero suggerisce alle imprese di coinvolgere nell’innovazione anche attori esterni all’azienda, creando così un ecosistema di innovazione
  • imprenditorialità, che si riferisce ai cambiamenti culturali che sono necessari all’innovazione
  • diversità, che si riferisce al mix di competenze che l’azienda deve avere per il successo del sistema di gestione dell’innovazione

La norma, inoltre, mette a disposizione delle aziende uno strumento di self assesment per capire le criticità di partenza. Uno strumento molto importante anche per comprendere da che punto si deve partire, perché il sistema di gestione dell’innovazione proposto non deve necessariamente essere adottato in toto.

Compito degli specialisti che offrono consulenza alle imprese in questa materia, come il team di Archita, è quello di guidare le imprese nel percorso che le porta ad adottare il sistema di gestione dell’innovazione.

“Il nostro percorso con le aziende inizia da un check up iniziale che ci porta a confrontarci con tutte le persone in azienda che ricoprono ruoli di gestione per capire come è strutturata l’organizzazione”, spiega Iubatti.

“Successivamente facciamo insieme a loro questa fase di assesment per capire quali sono le aree da migliorare e cosa effettivamente si può fare. È un percorso che facciamo in affiancamento all’azienda e che porta alla stesura di un manuale del sistema di innovazione che ripercorre capitoli della norma e richiama a procedure e buone prassi che devono essere scritte per diventare una ricchezza per l’organizzazione”, continua.

I vantaggi per le imprese sono numerosi, a partire dal vantaggio economico che viene dall’innovazione dei processi interni  quindi maggiore efficienza e meno costi e dalla riduzione del tempo necessario per lanciare sul mercato prodotti e servizi innovativi.

Ma non solo, perché i principi della norma ISO 56002 aiutano le aziende a gestire più efficientemente anche le risorse interne, ad avere un quadro chiaro sulle competenze a disposizione che aiuta, a sua volta, a valorizzare e quindi fidelizzare il personale.

Inoltre, l’azienda può richiedere l’attestazione dell’adozione del sistema di gestione dell’innovazione da parte di enti di certificazione indipendenti. Questa certificazione, volontaria, comunica un’immagine dell’azienda in grado di creare fiducia nei clienti, fornitori, istituti di credito e tutti gli stakeholder.

Quest’ultimo aspetto rende le grandi aziende molto sensibili al tema. Sono infatti loro, racconta Iubatti, gli attori che più spesso si approcciano ad Archita per servizi di consulenza in questa materia, sia per rendere l’organizzazione più attraente agli investitori, che per allinearsi agli standard internazionali di riferimento ed essere pronte in caso diventino obbligatori.

Sensibilità che, invece, ancora manca alle PMI, sia per una minore attenzione rispetto alle grandi aziende per la brand reputation, sia perché in alcuni casi si ha già un meccanismo oliato per cui si pensa di non aver bisogno di un sistema di gestione dell’innovazione.

“Ma serve per fare il salto. Nelle PMI, l’organizzazione dei flussi passa spesso in secondo piano, per le tante cose da fare, e si rischia così di perdersi per strada alcuni aspetti molto importanti. Anche l’aspetto di gestione del know-how spesso è solamente nella testa di poche persone, ma se queste poi vengono a mancare si sgretola tutto il sistema”, spiega Iubatti.

Al di là delle sensibilità differenti Archita, quello più comunemente manca, alle realtà che si avvicinano ad Archita, grandi o piccole, è proprio la cultura dell’innovazione. Quegli aspetti che, spiega Iubatti, si tende a sacrificare nei momenti di crisi e che invece sono proprio le leve per la competitività e la resilienza dell’azienda.

Aspetti che invece sono stati sempre al centro della strategia di crescita di Archita, che può contare su un team di professionisti accreditati come innovation manager secondo la norma UNI 11814:2021, che definisce le competenze professionali e le caratteristiche che deve avere un professionista in ambito di innovazione.

Un percorso in cui l’azienda ha avuto anche un ruolo attivo: Matteo Iubatti è infatti membro della Commissione Innovazioni UNI e di recente è diventato membro anche della Commissione di esame di Apave Italia (organismo di controllo e certificazione), che per primo ha introdotto un sistema per accreditare le figure professionali in campo di innovazione.

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Michelle Crisantemi

Giornalista bilingue laureata presso la Kingston University di Londra. Da sempre appassionata di politica internazionale, ho vissuto, lavorato e studiato in Spagna, Regno Unito e Belgio, dove ho avuto diverse esperienze nella gestione di redazioni multimediali e nella correzione di contenuti per il Web. Nel 2018 ho lavorato come addetta stampa presso il Parlamento europeo, occupandomi di diritti umani e affari esteri. Rientrata in Italia nel 2019, ora scrivo prevalentemente di tecnologia e innovazione.

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