Un Cloud più sicuro, veloce e sostenibile: Google apre la Cloud Region di Milano

Offrire ai clienti strumenti di analisi più intelligenti, servizi di rete, elaborazione, gestione e archiviazione dati e big data e una piattaforma aperta e sicura, collegata alla rete privata di Google, per avere accesso globale a tutti i servizi di Google Cloud Platform: questi sono i vantaggi che Google, in collaborazione con Tim, punta ad offrire ad utenti e imprese italiane con le due nuove Google Cloud Region di Milano e Torino.

Un progetto unico nel suo genere per l’Italia – che diventa così il primo Paese della regione Emea (Europa, Medio Oriente e Africa) ad ospitare due Google Cloud Region – e che rafforza l’impegno di Google in Europa, dopo l’apertura di simili Cloud Region a Londra, Zurigo, Francoforte, in Belgio, nei Paesi Bassi e in Finlandia.

Un progetto che rientra nella più ampia strategia dell’azienda per stimolare la digitalizzazione del Paese, che vede Google impegnata in un progetto dal valore complessivo di 900 milioni di euro tra l’investimento in infrastrutture e in programmi di formazione, per aiutare l’Italia a recuperare il gap digitale con il resto d’Europa.

Le due Cloud Region Italiane (quella di Torino diventerà operativa per fine anno) si uniscono al network globale dell’azienda, composto da 34 region e 103 zone, attraverso cui Google Cloud fornisce servizi agli utenti di oltre 200 Paesi e territori nel mondo.

Google Cloud Region, i vantaggi per le aziende

“Abbiamo lavorato due anni con il nostro partner Tim per raggiungere il nostro obiettivo: portare a tutti gli utenti e le imprese italiane la nostra migliore tecnologia, le migliori applicazioni e strumenti”, spiega Thomas Kurian, Ceo di Google Cloud. 

Ciascuna region può contare su 3 data center indipendenti tra loro, con meccanismi di fall over garantiti per la massima affidabilità. Infatti, come tutte le region Google Cloud, la region di Milano è connessa all’infrastruttura sicura di Google, che comprende un sistema globale di cavi in fibra ottica, sottomarini e sotterranei, ad alta capacità.

Inoltre, la presenza di più region nello stesso paese garantirà ai clienti di Google Cloud un sito locale secondario per assicurare una disaster recovery migliore o un’alta disponibilità geografica, permettendo loro di soddisfare le esigenze di continuità del business. Grazie alla nuova Cloud Region, dunque, Google Cloud sarà in grado di offrire alle imprese:

  • bassa latenza, vista la prossimità all’infrastruttura
  • maggiore capacità computazionale, che permette alle aziende di affrontare picchi che non possono prevedere
  • maggiore disponibilità, che aumenterà ulteriormente quando la Cloud Region di Torino sarà operativa
  • sostenibilità, grazie all’impegno di Google di diventare carbon free entro il 2030 (è carbon neutral dal 2007). Inoltre, Google Cloud compensa il 100% dell’elettricità consumata dai workload dei clienti su Google Cloud acquistando energia rinnovabile (l’energia consumata da questo tipo di data center è equiparabile a quella di una cittadina di circa 120 mila abitanti) e mette a disposizione una suite di prodotti Carbon Sense che dà alle aziende la possibilità di misurare, documentare e ridurre la loro impronta di carbonio generata dall’utilizzo del cloud
  • sicurezza, grazie a un’architettura Zero Trust per proteggere i dati, le applicazioni e l’infrastruttura, che si basa su un modello di responsabilità condivisa in cui Google gioca un ruolo attivo a livello di risultati di sicurezza dei nostri clienti

La nuova Cloud Region di Milano, così come farà quella torinese una volta attiva, offrirà ai clienti Google tutti i servizi standard dell’azienda, tra cui Compute Engine, Google Kubernetes Engine, Cloud Storage, Persistent Disk, CloudSQL e Cloud Identity.

Inoltre, i clienti potranno beneficiare di funzionalità fondamentali come i controlli sulla residenza dei dati, la crittografia predefinita, criteri organizzativi e Controlli di Servizio VPC.

Un’ecosistema di servizi che permetterà alle aziende di trarre maggior valore dai dati, strutturati o grezzi che siano, per risolvere le principali sfide, prendere decisioni data-driven, e raggiungere risultati di business migliori. In aggiunta, la prossimità dell’infrastruttura permetterà anche di potenziare gli strumenti di collaborazione da remoto, per permettere alle realtà imprenditoriali italiane di essere più connesse e aperte.

“Vogliamo che tutto ciò di cui si ha bisogno per lavorare a distanza ma insieme sia un PC o uno smartphone”, commenta Kurian.

Tuttavia, poiché per accelerare il processo di digitalizzazione non occorrono solamente le tecnologie, ma anche le competenze giuste – e in questo l’Italia è tra gli ultimi Paesi in Europa, come ha ricordato l’ultimo rapporto Desi (lo strumento con cui la Commissione europea misura i progressi nel digitale negli Stati membri) –, le risorse che Google ha investito nel nostro Paese finanziano anche programmi di formazione.

Tra questi rientrano il progetto Google Cloud Pro, un programma di formazione gratuita su Google Cloud (sempre in collaborazione con il partner Tim) aperto all’intero ecosistema degli sviluppatori italiani e il programma Opening Future (in collaborazione con Tim, Noovle e Intesa Sanpaolo) dedicato a promuovere competenze digitali per start-up, studenti e piccole imprese.

L’impatto sull’economia e l’occupazione del territorio

Oltre a vantaggi derivanti da un aumento di produttività per le aziende, il progetto delle Cloud Region avrà riscontri anche economici e occupazionali sulle due regioni di riferimento. A dimostrarlo è uno studio dell’Università di Torino che, attraverso un modello input-output e i dati forniti da Google, ha stimato gli impatti diretti (quindi relativi alla spesa legata all’investimento), indiretti (valore aggiunto lungo la supply chain) e gli impatti indotti del progetto (sull’occupazione) nei prossimi 5 anni.

Nella fase di istallazione si stima che il progetto genererà un valore economico sul territorio compreso tra 600 e 800 milioni di euro. Circa il 30% di tutte le tecnologie usate saranno infatti acquistate da fornitori regionali e solamente questa spesa si stima che genererà un impatto di circa 700 milioni di euro.

La fase di run, che comprende quindi le spese di gestione e manutenzione dei data center, genererà invece un valore compreso tra gli 89 e i 94 milioni di euro. Complessivamente, l’impatto stimato del progetto sul territorio lombardo e piemontese è di 3,3 miliardi di euro.

Per quanto riguarda l’impatto sull’occupazione, l’Università di Torino ha stimato che la Cloud Region genererà in Lombardia un totale di 65.000 nuovi posti di lavoro, di cui 18.000-21.000 strutturali.

“A questi dati va poi aggiunto l’impatto sulla produttività delle imprese”, spiega Aldo Geuna, Professore all’Università di Torino. “Dai dati sulle imprese piemontesi emerge che per il 25% la distanza dal data center è un’ostacolo al processo di digitalizzazione. Le due Cloud Region aiuteranno a soddisfare l’esigenza di prossimità” , aggiunge.

Sull’importanza di chiudere il gap digitale con il resto d’Europa ha insistito anche Alessandra Todde, Viceministra al Mise, che ha ricordato le grandi opportunità di investimento che derivano dai fondi del PNRR per la modernizzazione delle infrastrutture, dei servizi e del mercato italiano e che permetteranno, entro il 2024, di avere un mercato del digitale italiano molto più florido.

“L’appello che faccio, quindi, è quello di investire sulle competenze, sulla digitalizzazione delle imprese, sullo sviluppo del Paese e sui giovani, siamo un Paese che ha delle potenzialità enormi che vanno sfruttate. Non c’è più tempo da perdere”, conclude.

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Michelle Crisantemi

Giornalista bilingue laureata presso la Kingston University di Londra. Da sempre appassionata di politica internazionale, ho vissuto, lavorato e studiato in Spagna, Regno Unito e Belgio, dove ho avuto diverse esperienze nella gestione di redazioni multimediali e nella correzione di contenuti per il Web. Nel 2018 ho lavorato come addetta stampa presso il Parlamento europeo, occupandomi di diritti umani e affari esteri. Rientrata in Italia nel 2019, ora scrivo prevalentemente di tecnologia e innovazione.

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