Confindustria chiede all’Unione Europea la sospensione temporanea del Sistema di Scambio delle Emissioni (ETS) per il settore manifatturiero, la produzione termoelettrica a gas, il trasporto marittimo, gli edifici e la mobilità. La richiesta arriva alla vigilia del ritiro informale dei leader europei sulla competitività, previsto per il 12 febbraio 2026, e in vista della revisione del sistema programmata per il terzo trimestre dell’anno.
“In qualità di seconda potenza industriale ed esportatrice d’Europa, chiediamo all’Unione Europea di sospendere temporaneamente il Sistema di Scambio delle Emissioni per il settore manifatturiero, la produzione termoelettrica a gas, il trasporto marittimo, gli edifici e la mobilità”, ha dichiarato Emanuele Orsini, presidente di Confindustria.
La richiesta di Confindustria include lo stop all’ETS2 prima della sua entrata in vigore e la sospensione dell’ETS marittimo. L’organizzazione denuncia un divario crescente tra gli obblighi previsti dal meccanismo europeo e le effettive condizioni per sostenere la decarbonizzazione, soprattutto nei settori hard-to-abate.
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Da strumento di decarbonizzazione a veicolo di speculazione
Secondo Orsini l’ETS, nella sua attuale configurazione, ha mostrato tutti i suoi limiti. “In un contesto geopolitico profondamente cambiato, l’ETS si è trasformato da strumento di decarbonizzazione a veicolo di speculazione finanziaria”, ha affermato il presidente di Confindustria.
I numeri confermano questa tesi. Dal 1990 le emissioni globali sono aumentate del 70%, spinte principalmente dalla Cina, le cui emissioni cumulative superano ormai quelle dell’intera Unione Europea. Tuttavia solo circa il 25% delle emissioni globali è coperto da sistemi di tipo ETS, e il sistema europeo rimane di gran lunga il più costoso.
“Settori strategici come l’acciaio, la chimica e la ceramica, che in Italia sono già tra i più decarbonizzati a livello globale, rischiano di essere espulsi dai mercati internazionali senza un rapido intervento dell’UE”, ha aggiunto Orsini.
L’impatto sul costo dell’energia
La domanda di energia è destinata a crescere a ritmi sostenuti nei prossimi anni. Questo determinerà uno stress nelle forniture e un aumento dei prezzi. “È urgente bloccare l’ETS per evitare di aggravare ancor più il peso del costo dell’energia su imprese e famiglie”, ha sottolineato il presidente di Confindustria.
Orsini ha evidenziato un ulteriore elemento distorsivo del meccanismo: “Questo sistema fa pagare tanto non solo l’energia a gas ma anche le fonti rinnovabili e l’idroelettrico. Chi consuma energia buona o cattiva la paga nello stesso modo, non incentivando comportamenti virtuosi”.
La somma di tutti questi costi, secondo Confindustria, sta mettendo in ginocchio l’industria e la sicurezza non solo economica del Paese.
La proposta: sospendere e ripensare
“Serve una strategia industriale credibile e complessiva. La riduzione delle emissioni di CO2 deve procedere di pari passo con le condizioni necessarie per competere a livello globale, soprattutto l’accesso a energia a prezzi accessibili e completamente decarbonizzata”, ha concluso Orsini.
La richiesta di Confindustria è chiara: occorre sospendere l’ETS e ripensare la politica energetica e di decarbonizzazione all’interno di un quadro olistico per la difesa e la promozione dell’industria europea.


















