Il Consiglio dei Ministri ha approvato oggi il cosiddetto Decreto Bollette (o Decreto Energia), che introduce misure urgenti per ridurre i costi energetici di imprese e famiglie.
Molte conferme e qualche novità di rilievo nel testo definitivo rispetto alla bozza circolata la scorsa settimana. La più significativa per le imprese riguarda il meccanismo scelto per finanziare il taglio agli oneri di sistema sulle bollette elettriche delle imprese: il decreto introduce un aumento di due punti percentuali dell’aliquota IRAP per le società del comparto energetico – produzione e distribuzione di energia elettrica e gas, raffinerie, attività estrattive di supporto agli idrocarburi – per i periodi d’imposta 2026 e 2027. Le maggiori entrate stimate sono di 431,5 milioni di euro nel 2026 e 501,1 milioni nel 2027 e andranno a finanziare direttamente la riduzione della componente ASOS applicata alle bollette delle imprese non energivore in bassa e media tensione.
Sul fronte delle famiglie il contributo straordinario per chi ha il bonus sociale sale a 115 euro, dai 90 euro della bozza. Il ministro Urso sintetizza così: “Benefici concreti a oltre 4 milioni di imprese e 2 milioni e 700 mila famiglie”.
Indice degli argomenti
Le misure per le imprese: gas, contratti rinnovabili e sblocco delle reti
Il decreto conferma e articola in modo dettagliato l’impianto di misure per la competitività del sistema produttivo.
Taglio tariffario sul gas per le imprese medio-grandi. Le aziende con consumi superiori a 80.000 standard metri cubi all’anno – ovvero buona parte delle imprese manifatturiere di medie e grandi dimensioni – vedranno ridotte le tariffe di trasporto e distribuzione del gas naturale per il periodo compreso tra il 1° aprile e il 31 dicembre 2026. La misura viene finanziata con le risorse ottenute dalla vendita del gas stoccato dal GSE. Il beneficio non si applica ai produttori termoelettrici né alle utenze civili e ai condomìni.
Rimborso dei costi del gas alle centrali elettriche. Dal 1° gennaio 2027 le centrali termoelettriche che acquistano gas per produrre energia elettrica immessa in rete otterranno il rimborso delle componenti tariffarie di trasporto che oggi gravano sul costo del gas. Il meccanismo prevede che i costi rimborsati vengano recuperati attraverso una componente distribuita su tutte le bollette elettriche: l’atteso è che la riduzione del prezzo dell’elettricità all’ingrosso superi ampiamente il nuovo onere in bolletta. L’ARERA verificherà che i rimborsi si trasferiscano effettivamente nelle offerte di vendita; in caso contrario i produttori saranno tenuti a restituire i rimborsi ricevuti, con eventuali sanzioni.
Contratti di lungo termine per l’energia rinnovabile (PPA). Il decreto potenzia la bacheca per i Power Purchase Agreement prevista dalla normativa sulle rinnovabili, introducendo sezioni dedicate per contratti di durata non inferiore a tre anni. Le imprese — incluse le PMI — potranno aggregarsi per stipulare questi accordi in funzione della localizzazione, del profilo di consumo o del settore merceologico. Il GSE potrà assumere il ruolo di garante di ultima istanza, con un massimale di 250 milioni di euro di garanzie SACE attivabili nel 2026. I Consorzi per le Aree di Sviluppo Industriale (ASI) potranno individuare superfici per impianti fotovoltaici da destinare alla fornitura di energia alle imprese consorziate tramite contratti pluriennali, con supporto tecnico del GSE per censire le aree disponibili e stimare i potenziali di autoconsumo.
Sblocco delle reti elettriche sature. Il decreto affronta un problema che oggi blocca migliaia di progetti di autoproduzione e accumulo: la saturazione virtuale delle reti elettriche. Terna e i gestori delle reti di distribuzione vengono autorizzati a rilasciare soluzioni di connessione anche oltre la capacità teorica massima, attraverso procedure competitive trasparenti. La capacità viene assegnata definitivamente solo a chi ha già ottenuto i titoli abilitativi. Le soluzioni di connessione già rilasciate ma non validate per impianti non ancora autorizzati perdono efficacia alla pubblicazione dei nuovi provvedimenti ARERA.
Mercato del gas all’ingrosso. Per ridurre il divario di prezzo tra il mercato italiano e quello europeo l’ARERA istituirà un servizio di liquidità nel mercato a pronti del gas, selezionando operatori obbligati a vendere quantitativi predefiniti di gas con prezzi ancorati al TTF olandese. La misura è finanziata con un massimale di 200 milioni di euro e punta a impedire distorsioni di prezzo che penalizzano le imprese che si approvvigionano all’ingrosso.
Gas nazionale e procedimento unico. Per le nuove concessioni di coltivazione di gas naturale in Italia e per le proroghe di quelle esistenti viene introdotto un procedimento unico semplificato che si conclude entro sei mesi dalla presentazione dell’istanza, con valutazione di impatto ambientale integrata. L’obiettivo è accelerare lo sviluppo della produzione interna per ridurre l’esposizione ai prezzi internazionali.
Cattura e stoccaggio della CO₂: arrivano i primi criteri regolatori. L’articolo 11, comma 4 prevede che entro 120 giorni dall’entrata in vigore l’ARERA definisca un quadro preliminare di principi e criteri per l’accesso alle reti di trasporto e ai siti di stoccaggio del biossido di carbonio (CO₂), nonché per la contabilizzazione delle emissioni catturate e conferite alla rete. Si tratta di un primo passo verso una disciplina organica della filiera CCUS (Carbon Capture, Utilisation and Storage) che in Italia è ancora tutta da costruire.
Data center. Il decreto introduce un procedimento unico per l’autorizzazione dei centri di elaborazione dati con un termine massimo di dieci mesi, non prorogabile se non per circostanze eccezionali e comunque per un massimo di tre mesi aggiuntivi.
Urso: “Benefici concreti a oltre 4 milioni di imprese”
“Con il Decreto Energia benefici concreti a oltre 4 milioni di imprese e 2 milioni e 700 mila famiglie. Ora battaglia in Europa per mercato unico dell’energia, revisione di CBAM ed ETS e misure di salvaguardia per le imprese”, ha dichiarato il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso a margine del Consiglio dei Ministri, inquadrando il provvedimento come un primo passo di una strategia più ampia da proseguire anche in sede europea.
Orsini: “Si inizia a delineare una visione strutturale di politica industriale”
Il presidente di Confindustria Emanuele Orsini ha accolto il provvedimento con favore sottolineandone il valore di indirizzo: “È positivo che si intervenga con misure concrete a sostegno di famiglie e imprese, ma soprattutto che si inizi a delineare una visione più ampia e strutturale di politica industriale per il nostro Paese”. Orsini ha richiamato l’urgenza del tema ETS: “Riteniamo fondamentale continuare a lavorare insieme al Governo, anche in sede europea, affinché si affronti con determinazione il tema dei costi legati al sistema ETS, che hanno un impatto significativo sul prezzo finale dell’energia”. Il presidente di Confindustria ha tuttavia aggiunto una nota di cautela: “Contestualmente dobbiamo monitorare che queste misure non incidano sullo sviluppo del settore energetico italiano”.
Conto energia e famiglie: le conferme e il nuovo meccanismo per il fotovoltaico
Sul fronte degli incentivi fotovoltaici il decreto si fa più articolato rispetto alla bozza. Viene confermato lo schema volontario di riduzione dell’incentivo già previsto: i titolari di impianti con potenza superiore a 20 kW che ricevono incentivi del Conto Energia con scadenza dal 2029 in poi possono scegliere di ridurre la tariffa all’85% del valore spettante tra il secondo semestre 2026 e il 31 dicembre 2027 in cambio di tre mesi aggiuntivi di incentivazione, oppure al 70% in cambio di sei mesi. Le adesioni vanno comunicate al GSE entro il 31 maggio 2026.
La vera novità rispetto alla bozza è però il meccanismo di fuoriuscita anticipata dai meccanismi di incentivazione (articolo 2, comma 4). I titolari di impianti fotovoltaici con potenza superiore a 20 kW possono optare, entro il 30 settembre 2026, per uscire dal Conto Energia a partire dal 1° gennaio 2028, ricevendo un corrispettivo pari al 90% del valore attualizzato degli incentivi residui calcolato sulla base della produzione storica media degli ultimi cinque anni, erogato in rate costanti nell’arco di dieci anni a un tasso non superiore al 6%. La potenza complessiva degli impianti che possono uscire è contingentata a 10 GW: hanno priorità gli impianti che hanno già aderito allo schema di riduzione volontaria dell’incentivo, mentre per la potenza residua del contingente si procederà con una gara competitiva gestita dal GSE entro il 30 giugno 2027. Il beneficio è però condizionato a un impegno preciso: l’impianto deve essere integralmente rifatto entro il 31 dicembre 2030, con un incremento della producibilità pari ad almeno il doppio di quella attesa negli anni di incentivazione residua (o almeno il 40% per impianti a terra in area agricola e per impianti non a terra).
Per le famiglie con ISEE fino a 25.000 euro che non hanno il bonus sociale rimane la misura su base volontaria: i venditori di energia elettrica potranno scegliere di riconoscere uno sconto pari alla componente PE della bolletta calcolato sui consumi del primo bimestre, per clienti con consumi bimestrali non superiori a 0,5 MWh e annui inferiori a 3 MWh. I venditori che aderiscono otterranno un’attestazione spendibile anche a fini commerciali.

















