A SPS Italia 2026 40Factory ha scelto di esporre la propria visione dell’innovazione in un palcoscenico collocato nel cuore della fiera e dell’automazione, nel Padiglione 5, con uno stand più grande e una serie di messaggi che parlano la lingua richiesta dal mercato. Come ha spiegato Camillo Ghelfi, CEO dell’azienda, ai nostri microfoni, “Il nostro percorso di crescita e di affermazione come provider di soluzioni digitali per l’industria manifatturiera continua. È un percorso che non finisce e che ci dà sempre più energia”.
Fondata nel 2018 con un focus sull’Industrial IoT, 40Factory ha sviluppato una piattaforma – MAT – pensata per acquisire dati da macchine e impianti, contestualizzarli e renderli disponibili per un insieme crescente di moduli applicativi. Su questa base si è poi innestata, con largo anticipo rispetto al mercato, la componente di intelligenza artificiale generativa per uso industriale.
Il risultato oggi è un’architettura che integra tre livelli distinti di AI – conversazionale, agentica e visiva – su un unico layer tecnologico condiviso.
Indice degli argomenti
Dalla macchina alla flotta: la control room di MAT
Il primo aggiornamento presentato in fiera riguarda MAT e la sua capacità di scala.
Il nuovo modulo Control room consente ai costruttori di macchine di monitorare in tempo reale l’intera flotta di dispositivi installata presso i clienti, in tutto il mondo, ricevendo notifiche di intervento prioritizzate per ciascun asset coperto da contratto di service e manutenzione.

“Questo strumento si abbina perfettamente all’intelligenza artificiale”, spiega Ghelfi. “Nel momento in cui si riceve una richiesta di intervento, l’AI fornirà supporto per poter agire prima, trovare le informazioni che servono su quella specifica macchina, sullo specifico componente che ha un problema o semplicemente sulla procedura da seguire”, dice Ghelfi.
È un approccio end-to-end integrato, in cui singole tecnologie diventano tasselli di un sistema orientato a un risultato concreto: ridurre i tempi di intervento e rendere più profittevoli le operazioni di assistenza. La control room si inserisce in questa logica come strumento abilitante per la servitizzazione – una trasformazione che, come osserva Ghelfi, il mercato sta finalmente cominciando ad prendere in seria considerazione.
“Per continuare ad essere competitivi i costruttori di macchine italiani devono entrare nel mercato della conoscenza. Un asset che in altre parti del mondo non hanno ancora acquisito, perché si limitano a essere ‘semplici’ fornitori di prodotti. Il costruttore italiano ha tanta conoscenza di processo e oggi ha l’opportunità di codificarla e sfruttarla”.
Wilson diventa agente: dalla risposta all’azione autonoma
Wilson, l’assistente AI lanciato circa tre anni fa come chatbot per la consultazione della documentazione tecnica associata ai macchinari, ha percorso molta strada. Oggi la sua evoluzione si chiama Wilson AI Agents e rappresenta, nelle parole di Ghelfi, “il passaggio più significativo verso un modello in cui il dato industriale non deve più essere letto e interpretato interamente dall’utente”.

La differenza rispetto alla versione conversazionale è che Wilson Agents non aspetta una domanda: monitora in modo continuativo i flussi informativi prodotti dalla macchina, correla eventi, identifica scostamenti rispetto al comportamento atteso, genera report in linguaggio naturale e formula suggerimenti di azione. “L’obiettivo è rendere azionabile il processo, semplificare la vita a chi deve implementare il miglioramento”, sintetizza Ghelfi.
Sul piano tecnico il sistema funziona attraverso connettori – “tools” nel gergo degli agenti AI – che forniscono all’intelligenza artificiale la semantica necessaria per comprendere il contesto operativo di uno specifico impianto.
La scelta dell’LLM sottostante non è vincolata: 40Factory ha scelto di lasciare all’utente la libertà di scegliere il modello preferito tra Gemini, ChatGPT e a breve anche Claude.
L’investimento in Fruitful AI: la video intelligence entra nella piattaforma
La novità più rilevante sul piano strategico riguarda però un’operazione di mercato recentemente annunciata dall’azienda lombarda, l’investimento nel capitale di Fruitful AI AG, startup con sede a Zurigo specializzata in AI Machine Vision per ambienti industriali. 40Factory ha sottoscritto la quota maggioritaria dell’operazione, mentre MFL Group partecipa come follow-up investor dopo il seed round del 2025. L’azienda è stata supportata dall’investment bank Cenciarini & Co e dal dipartimento legale di Gefran (a sua volta azionista di 40Factory) per le attività di due diligence.
L’operazione risponde a una logica di completamento dell’offerta. Come spiega Ghelfi: “Il senso è completare la visione di 40Factory, cioè unificare in un’unica piattaforma digitale tutte le tecnologie abilitanti per digitalizzare i processi del machinery. L’analisi di immagini, ma soprattutto di video industriali, è oggi una grandissima opportunità perché le telecamere possono vedere tutto quello che succede”.
Il punto di discontinuità rispetto alla computer vision tradizionale è che il focus non è sull’analisi della qualità del prodotto – applicazione ormai consolidata – ma sul monitoraggio del processo. Fruitful AI porta algoritmi supervisionati e non supervisionati applicabili ai flussi video in tempo reale, con la possibilità di addestrare i modelli tramite LLM in modo drasticamente più semplice rispetto all’approccio classico. “Fino ad oggi la visione richiedeva tanto lavoro dei tecnici, necessario per identificare gli oggetti. Oggi invece si può semplicemente chiedere a un modello, ad esempio, di trovare tutte le scatole bianche”, spiega Ghelfi.
La componente di video intelligence entra nella piattaforma attraverso Sentra, il modulo che tratta le telecamere industriali già integrate nell’architettura di MAT come sensori intelligenti. Ogni evento rilevato nel flusso video viene convertito in un segnale strutturato – notifica, alert o retroazione su PLC – e reso disponibile agli altri moduli della piattaforma, compreso Wilson Agents.
Ghelfi inquadra l’operazione anche sul piano del modello d’impresa: “Da un punto di vista imprenditoriale questo vuol dire crescere anche per linee esterne. Abbiamo investitori, ma siamo a nostra volta degli investitori. È un modo moderno di fare impresa: è molto difficile avere internamente tutte le competenze, quindi creiamo alleanze con chi come noi crede in una visione di un’industria diversa, di un’industria digitalizzata”. A seguito dell’investimento Ghelfi entrerà nel consiglio di amministrazione di Fruitful AI AG, contribuendo alla roadmap di integrazione tecnologica tra le due organizzazioni.








