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Iperammortamento 2026, Anitec-Assinform: “Il vuoto normativo sul cloud mette a rischio gli investimenti digitali delle imprese”



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Anitec-Assinform lancia l’allarme sul decreto attuativo per l’Iperammortamento 2026-2028: senza un richiamo esplicito alla deducibilità dei canoni cloud l’80% degli investimenti in software rischia di restare escluso dagli incentivi.

Pubblicato il 19 gen 2026



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Anitec-Assinform ha presentato una formale richiesta di chiarimento al Governo in merito alla bozza del decreto attuativo per il nuovo iperammortamento per i beni 4.0 che copre il periodo compreso tra gennaio 2026 e settembre 2028.

L’associazione che rappresenta le imprese dell’informatica e delle telecomunicazioni in Italia è preoccupata da una lacuna tecnica che potrebbe escludere dai benefici fiscali le soluzioni tecnologiche erogate in modalità as-a-service: la mancanza di un riferimento esplicito alla fruizione tramite canoni di abbonamento, che rischia di rendere inapplicabile l’incentivo alla quota maggioritaria degli investimenti digitali attuali.

L’80% dei software viene fruito in cloud

Nel 2024 il comparto cloud ha registrato una crescita del 16,7% raggiungendo un valore complessivo di 8,13 miliardi di euro. Attualmente i sistemi as-a-service rappresentano l’80% del mercato del software e dei servizi digitali. Una predominanza che deriva dalla necessità delle imprese, in particolare delle realtà di piccola e media dimensione, di abbattere le barriere d’ingresso rappresentate da elevati investimenti in conto capitale. L’accesso a tecnologie avanzate tramite sottoscrizione permette infatti di evitare l’esborso iniziale massiccio garantendo al contempo aggiornamenti costanti e scalabilità delle risorse computazionali.

Il precedente del 2019

Il problema normativo risiede nella struttura stessa dell’iperammortamento, uno strumento storicamente legato alla proprietà dei beni e ai tempi di ammortamento civilistico. Le soluzioni in cloud, essendo contabilizzate come costi operativi legati a un servizio, non rientrano automaticamente nelle procedure di ammortamento tradizionale se non attraverso una specifica previsione legislativa.

La soluzione tecnica è però già presente nel bagaglio normativo italiano. La Legge di Bilancio 2019 aveva risolto l’impasse introducendo il principio di agevolabilità per i costi sostenuti a titolo di canone d’accesso al cloud computing. Reintrodurre tale specifica nel nuovo decreto – sottolinea l’associazione – garantirebbe una coerenza di sistema necessaria a non penalizzare le aziende che scelgono modelli di acquisto moderni.

Massimo Dal Checco, Presidente di Anitec-Assinform, sottolinea la necessità di un allineamento tra le politiche pubbliche e le prassi di mercato. “Il cloud non è più una tecnologia emergente, ma una modalità ormai consolidata di adozione delle soluzioni digitali”, afferma Dal Checco evidenziando come l’assenza di chiarezza possa vanificare l’efficacia del provvedimento. “Se nell’iperammortamento non si chiarisce l’agevolabilità delle soluzioni as-a-service, il rischio è che uno strumento pensato per sostenere la trasformazione digitale finisca per non produrre effetti concreti, perché non allineato alle modalità con cui oggi le imprese investono in tecnologia”.

I software ammissibili all’iperammortamento

L’applicazione pratica di queste tecnologie riguarda l’integrazione di software gestionali avanzati, piattaforme di analisi dati in tempo reale e sistemi di monitoraggio per le linee di produzione. Elenco dei software che è stato tra l’altro significativamente aggiornato.

Senza la possibilità di includere queste spese nel calcolo dell’iperammortamento molte aziende potrebbero trovarsi di fronte alla scelta tra una tecnologia obsoleta, ma incentivata tramite acquisto diretto, e una tecnologia d’avanguardia in cloud priva di sostegno fiscale.

Ribadire esplicitamente i criteri stabiliti nel 2019 permetterebbe invece di mantenere la continuità operativa senza introdurre oneri aggiuntivi per le casse dello Stato, garantendo semplicemente che l’incentivo segua l’evoluzione tecnica del settore ICT.

“È fondamentale garantire coerenza e certezza normativa”, conclude Dal Checco, rimarcando che l’obiettivo dell’associazione è permettere alle imprese di utilizzare pienamente ogni strumento disponibile per accompagnare l’innovazione del sistema paese.

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