La collaborazione tra Università e imprese è il motore dell’innovazione del Paese

La collaborazione tra il mondo delle università e quello delle imprese è di importanza strategica per l’innovazione e lo sviluppo del Paese. Lo scambio di conoscenze tra atenei e aziende e l’attuazione di progetti comuni sono fondamentali per l’attrattività delle università, la competitività delle aziende, l’occupabilità dei laureati, e la crescita economica e sociale dei territori.

Le aziende conoscono il valore di assumere risorse giovani e qualificate, in possesso di specifiche skill in linea con l’evoluzione del business aziendale, con grande potenziale e solide basi accademiche, in grado di favorire innovazione e cambiamenti migliorativi. Allo stesso tempo, un contatto e un dialogo costanti contribuiscono a definire piani formativi specifici per i vari percorsi degli studenti.

Ed è anche importante, ma in molti casi appare secondario, il vantaggio per le aziende che deriva dagli sgravi fiscali, contributivi, retributivi e dai bonus per le assunzioni adottati a livello nazionale e regionale che rendono di fatto più economico il contratto di apprendistato. D’altra parte, restano alcuni ostacoli e resistenze di vario tipo (pregiudizi, difficoltà attuative e scarsa informazione), e l’apprendistato continua a essere uno strumento contrattuale poco valorizzato rispetto alle sue potenzialità.

Una nuova spinta arriva dal nuovo gruppo di lavoro Università per l’Industria o U4I, nato a metà dicembre 2022 all’interno della Rete delle Università per lo Sviluppo Sostenibile che conta circa 88 atenei e promossa da CRUI, la Conferenza dei Rettori delle Università italiane e dal Politecnico di Bari.

La costituzione del nuovo gruppo di lavoro U4I è stata sostenuta dall’adesione di 50 atenei e sono attese nuove iscrizioni nelle prossime settimane. Il coordinamento è stato affidato al prof. Michele Dassisti del Poliba, delegato di ateneo per lo Sviluppo Sostenibile, componente del comitato di coordinamento della RUS che ha detto: “L’obiettivo del neo gruppo di lavoro Università per l’Industria U4I sarà quello di stimolare le Università Italiane ad avviare un percorso di riflessione interna sul proprio ruolo nella società, ed in particolare sul modo di mettere a servizio le proprie conoscenze scientifiche a supporto delle attività produttive. La natura trasversale del gruppo di lavoro si gioverà della miscelazione delle differenti caratteristiche dei territori italiani, del loro grado di specializzazione, delle infrastrutture, anche mediante un processo di ascolto delle necessità economiche territoriali, fungendo da ponte di raccordo tra realtà locali e nazionali“.

Università e industria: una collaborazione sempre più necessaria

Nel Rapporto 2018 dell’Osservatorio Università-Imprese della Fondazione Crui (Conferenza dei rettori delle università italiane) fu evidenziato che il dialogo tra università e imprese rappresenta l’approccio necessario per assicurare al Paese la capacità di competere nella Ricerca sui mercati internazionali. Ma anche che per dare piena concretezza agli sforzi in atto occorre una maggiore istituzionalizzazione e un rafforzamento del rapporto Università-Impresa, e anche la collaborazione e la consapevolezza del Governo e della politica. Con l’apporto sempre più ampio di Confindustria, decisivo nell’attuazione del dialogo tra università e imprese.

L’Apprendistato di Alta formazione e Ricerca

Più in particolare, dall’analisi del settore emerge una chiara percezione da parte delle aziende della necessità di usare l’Apprendistato di Alta Formazione e Ricerca per acquisire profili altamente qualificati e presidiare così i nuovi paradigmi produttivi, anche in relazione ai processi di digitalizzazione in corso.

Anche nelle pratiche, l’apprendistato si conferma come uno strumento efficiente per un più rapido ed efficace inserimento lavorativo per gli studenti. Ma bisogna definire modalità di intervento nel promuovere lo strumento dell’Apprendistato di Alta Formazione e Ricerca attraverso un Feedback diretto da parte delle aziende, raccontando e condividendo le esperienze.

Occorre poi arricchire e promuovere il Network dell’Apprendistato di Alta Formazione e Ricerca utile a creare una Community online che mette a sistema esperienze e buone pratiche, anche rafforzando la collaborazione con Anpal Servizi.

Da dottorato industriale a dottorato per l’impresa

Dall’analisi dell’Osservatorio Università-Imprese si rileva che la strategia migliore per portare a un sostanziale incremento della diffusione delle iniziative di Dottorato Industriale passa attraverso una promozione incentrata sulle buone prassi esistenti a livello nazionale, oltreché sull’analisi dei risultati ottenuti tramite strumenti di finanziamento specifici.

Purtroppo però non tutti i corsi di dottorato sono idonei a essere riconosciuti nella categoria Dottorati Industriali, poiché, l’Ateneo deve soddisfare almeno una delle due condizioni:

  • è necessaria una convenzione con un’impresa che svolge attività di ricerca e sviluppo (art. 11 comma 1 del DM 45/2013) con la possibilità di riservare un numero di posti ai dipendenti di una o più aziende (art.11 comma 2 del DM 45/2013);
  • è necessario che i corsi di dottorato ordinario abbiano curricula realizzati in collaborazione con le imprese.

L’impresa che intende avviare un corso di Dottorato industriale deve soddisfare almeno una delle tre condizioni:

  • deve aver partecipato con esito positivo a progetti di ricerca nazionali e internazionali;
  • deve aver depositato brevetti nell’ultimo quinquennio;
  • deve disporre di almeno una sezione aziendale dedicata alla ricerca e sviluppo.

La stessa Commissione di studio per il Dottorato (istituita con il D.M. 596) nella Relazione finale, al capitolo conclusioni ha rilevato che:
Le attuali regole limitano fortemente la concreta realizzabilità del dottorato industriale, in ragione del rilevante impegno economico richiesto alle imprese (anche alla luce delle 15 annualità ora proposte) che dovrebbero essere coinvolte, e ritiene che tale tipologia di dottorato, ad oggi, sembra realizzabile soltanto ove vi siano anche significativi contributi regionali. Si auspica, pertanto, la previsione di una normativa di favore, avente carattere transitorio, per consentire che i dottorati industriali possano essere realmente istituiti, ferma restando l’applicazione della normativa proposta per l’attivazione dei dottori in convenzione o in consorzio una volta che i cicli di dottorato siano entrati a regime“.

Per questo Aspen Institute nel suo più recente documento La valorizzazione del Dottorato industriale in Italia suggerisce l’istituzione di un Dottorato per l’impresa che coinvolgerebbe talenti provenienti da lauree sia STEM sia umanistiche che non siano interessate a carriere puramente accademiche.

Infatti, l’accesso a questa nuova forma di Dottorato aziendale non richiederebbe la laurea magistrale e si propone di considerare una possibile riduzione a due anni nel caso sia seguita da un incarico aziendale coerente con lo scopo del progetto di dottorato. Se per i dottorandi è evidente il vantaggio di entrare a far parte subito di una realtà aziendale, per l’impresa, il vantaggio consiste nell’occasione di avere a bordo una risorsa ad alto potenziale con garanzie di continuità più elevate rispetto ad un contratto a tempo determinato.

7.500 borse di studio per i dottorati 2022/2023

Entro il 31 dicembre 2022 si completerà l’avvio delle 7.500 borse di studio finanziate dal PNRR, di cui circa il 60% per gli atenei del Centro Nord e il 40% per gli atenei Sud, per l’anno accademico 2022/2023 che sono state così ripartite:

  • 5.000 borse per dottorati innovativi cofinanziati dalle aziende, relative ai fabbisogni delle imprese e con la possibilità di assunzione dei ricercatori da parte delle imprese;
  • 1.200 borse per dottorati di ricerca rientranti negli ambiti di interesse del PNRR;
  • 1.000 borse per dottorati per la Pubblica Amministrazione;
  • 200 borse per dottorati per il patrimonio culturale;
  • 100 borse per dottorati in programmi dedicati alle transizioni digitali e ambientali.

Nuovi percorsi professionalizzanti accademici

Con l’avvio dei corsi di laurea sperimentali a orientamento professionale, e la loro armonizzazione con l’offerta didattica degli Its, “il nostro Paese si è dotato finalmente di un proprio modello di formazione terziaria professionalizzante a livello accademico“. Il Cun Consiglio universitario nazionale per l’anno accademico 2022/2023 ha approvato ben 15 corsi professionalizzanti accademici che dunque includono un terzo anno da svolgersi in azienda e che sono:

  1. Gestione del territorio: l’Università di Napoli Vanvitelli
  2. Gestione del territorio: il Politecnico di Bari
  3. Trasformazioni avanzate per il settore legno, arredo ed edilizia: Università di Firenze
  4. Tecniche e gestione dell’edilizia e del territorio: Università di Padova
  5. Tecnico della costruzione e gestione del territorio: Università Politecnica delle Marche
  6. Tecniche dell’edilizia e dell’ambiente: Università di Udine
  7. Agribusiness: Università di Siena
  8. Energie, ingegneria dell’Informazione e modelli matematici: Università di Palermo
  9. Gestione energetica e sicurezza: Università di Sassari
  10. Conduzione del mezzo navale: Università di Napoli Parthenope
  11. Ingegneria Meccatronica: Università di Bologna e Università di Napoli Federico II
  12. Ingegneria per l’industria intelligente: Università di Modena
  13. Ingegnerie delle tecnologie industriali ad orientamento professionale: Università del Salento
  14. Ingegneria del Legno: Università di Bolzano

Laureati che trovano lavoro: il dialogo che viene dal basso

È un dialogo che viene dal basso, da tanti territori del Nord come del Sud. Promuovere questo dialogo significa promuovere l’occupabilità del nostro sistema universitario: in oltre il 30% dei casi tante imprese non trovano i laureati giusti (specie i laureati Stem delle materie tecniche e scientifiche), e tanti laureati non trovano lavoro, anche perché spesso tanti studenti conoscono la realtà dell’impresa solo alla fine del loro percorso di formazione.

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Stefano Casini

Giornalista specializzato nei settori dell'Economia, delle imprese, delle tecnologie e dell'innovazione. Dopo il master all'IFG, l'Istituto per la Formazione al Giornalismo di Milano, in oltre 20 anni di attività, nell'ambito del giornalismo e della Comunicazione, ha lavorato per Panorama Economy, Il Mondo, Italia Oggi, TgCom24, Gruppo Mediolanum, Università Iulm. Attualmente collabora con Innovation Post, Corriere Innovazione, Libero, Giornale di Brescia, La Provincia di Como, casa editrice Tecniche Nuove. Contatti: stefano.stefanocasini@gmail.com

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