Macchine da imballaggio da record, il mercato supera gli 8,2 miliardi e continua a crescere

Il comparto delle macchine per il confezionamento e l’imballaggio ha messo a segno un record assoluto registrando nel 2021 un fatturato totale che, con i suoi 8,24 miliardi, supera il record del 2019. Quanto all’anno in corso, il primo trimestre 2022 ha segnato un calo del 4,4% rispetto al 2021 ma gli ordinativi (+ 8%) e i 6,7 mesi di produzione garantita fanno ben sperare, nonostante l’incremento dei costi delle materie prime e dei trasporti e la crisi in Ucraina

Pubblicato il 30 Giu 2022

Packaging
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“Un risultato straordinario, anche se sul 2022 pesano le incognite dei vari shortage”: sintetizza così il neopresidente di Ucima Riccardo Cavanna i numeri del settore delle macchine automatiche per il confezionamento e l’imballaggio. E in effetti il comparto nel 2021 ha messo a segno un record assoluto, registrando un fatturato totale che, con i suoi 8,24 miliardi, ha superato non solo i7,8 miliardi del 2020, ma anche il precedente record di 8,04 miliardi dell’anno 2019.

Essere riusciti a superare il valore dell’ultimo anno ‘normale’, quindi senza pandemia, rincari dei prezzi e shortage globale di materie prime e componentistica di fine 2021, è un risultato “straordinario, viste le difficoltà nel lavoro quotidiano, l’assenza di eventi espositivi e le difficoltà della supply chain. Il merito va al grande lavoro di innovazione, ricerca di soluzioni smart e promozione del made in Italy fatto dalle aziende”, dice Cavanna.

Quanto all’anno in corso, il primo trimestre 2022 ha segnato un calo del 4,4% rispetto al 2021 ma gli ordinativi (+ 8%) e i 6,7 mesi di produzione garantita “fanno ben sperare”.

Il 2022 evidenzia criticità, dai costi delle materie prime e dei trasporti in aumento alle difficoltà di approvvigionamento di certi componenti. “A questi temi di fondo si è aggiunto il conflitto in Ucraina e le sanzioni alla Russia, ma rimaniamo fiduciosi anche per gli ottimi riscontri della nostra fiera Ipack-Ima, che ha evidenziato dinamismo del mercato, voglia di ripartire e interessanti prospettive tecnologiche, sempre più digitali e integrate con una servitization ancora più efficiente”.

Riccardo Cavanna

Spiccata attitudine globale

La spiccata vocazione all’export dei produttori italiani di tecnologie e soluzioni per il packaging si è confermata anche nel 2021: il fatturato estero è il 78,4% del totale e vale 6,46 miliardi. Il calo del 4% registrato l’anno precedente è stato recuperato grazie alla crescita del 6,2% registrata nel 2021.

L’Unione Europea si conferma la principale area di destinazione per questi prodotti, generando 2,15 miliardi di ricavi pari al 40,8% dell’intero export (+3,4% rispetto al 2020). L’Asia, seppur in calo del 4,4%, resta comunque la seconda area più importante per l’export, con 942 milioni di giro d’affari che valgono il 17,8% del totale.

Sul podio per il Nord America, che è cresciuto di un bel 13% rispetto al 2020 e del 6% rispetto al 2019: Stati Uniti e Canada hanno fatturato 828 milioni di euro. Seguono, con il 9% del fatturato totale, Africa e Oceania che superano l’Europa extra-UE mentre poco rilevante è l’area Centro e Sud America.

Disaggregando i dati per singolo Paese si evidenzia il primo posto degli Stati Uniti in crescita del +13,1% rispetto al 2020, seguiti da Francia e Germania, tornate a crescere dopo il calo dell’anno pandemico. La Cina resta al quarto posto, davanti al Regno Unito, che ha superato la Spagna nel 2021. Cresce anche il mercato italiano, i cui 1,77 miliardi equivalgono a una crescita del 3,2% rispetto al 2020 e a una quota del 21,6% sul fatturato totale

Food & Beverage in evidenza

La segmentazione per macroaree di destinazione industriale vede food & beverage e non food rispettivamente al 57,1% e al 42,9%.

Nell’ambito del F&B, scorporando il dato si nota un incremento del food rispetto al 2020 pari all’8,8%, mentre il beverage ha registrato un calo del 3,4%, valori che danno un risultato combinato del +3,4% con un fatturato di 4,7 miliardi.

I settori non food registrano il primo posto per le macchine destinate ai settori tissue, tabacco e altro: gli 1,5 miliardi hanno permesso di superare il pharma e rappresentano il 18,2% del totale, per una crescita sul 2020 del 16,8%. Il settore farmaceutico è a 1,4 miliardi, seguito dal settore cosmetico a 341 milioni e dal Chemicals & Home Care con 286 milioni.

Un’altra suddivisione è quella per il tipo di produzione, che ha visto le macchine per il packaging primario al 52,2% del fatturato totale (4,29 miliardi). I prodotti per il packaging secondario sono al 20,7%, quelli per il fine linea al 13% e le tecnologie di labelling valgono il 6,2% del fatturato totale.

Il censimento dell’Ucima riporta 633 aziende con 36.351 addetti, cresciuti del 2% rispetto al 2020. Queste aziende si concentrano principalmente lungo la via Emilia ma esistono importanti distretti produttivi anche in Lombardia, Piemonte, Veneto e Toscana. La provincia con più aziende è Bologna, (73 imprese), seguita da Parma (55) e Milano (54). Si tratta di un tessuto produttivo composto in gran parte da aziende piccole (quelle con fatturato fino a 10 milioni sono l’81% delle imprese ma ‘pesano’ solo per il 16% sul fatturato totale) mentre le realtà più strutturate, che fatturano più di 25 milioni, sono solo 55 – è l’8,6% del totale – ma hanno fatturato il 72% del totale.

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Nicodemo Angì

Metà etrusco e metà magno-greco, interessato alle onde (sonore, elettriche, luminose e… del mare) e di ingranaggi, motori e circuiti. Da sempre appassionato di auto e moto, nasco con i veicoli “analogici” a carburatore e mi interesso delle automobili connesse, elettriche e digitali.
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