Le imprese manifatturiere italiane che guardano alle opportunità offerte dall’aerospazio e dalla difesa possiedono spesso già gli strumenti tecnologici necessari: progettazione e simulazione digitale, sistemi gestionali e tecnologie per la raccolta dei dati di produzione. Quello che manca, piuttosto, è la capacità di trasformare queste competenze in un’opportunità concreta di ingresso nella filiera: conoscere i requisiti richiesti, dimostrare di saperli rispettare e, soprattutto, riuscire a entrare in contatto con i grandi committenti.
È il risultato più significativo della survey realizzata da MADE – Competence Center Industria 4.0 e presentata il 28 ottobre a Milano durante l’evento “MADE 4 Aerospace & Defence: sfide, requisiti e opportunità”.
L’indagine ha coinvolto 202 imprese, di cui 94 già operative nell’Aerospace & Defence, 88 interessate a entrarvi e 20 che non hanno manifestato interesse. Quasi la metà del campione (49,5%) è costituita da piccole imprese, mentre le medie rappresentano il 26,7% e le grandi il 23,8%. Le elaborazioni di dettaglio presentate da MADE si concentrano su 86 aspiranti entranti e 92 aziende già attive.
Il quadro che emerge è quello di due gruppi con caratteristiche tecnologiche relativamente simili, ma esigenze industriali e commerciali differenti. Chi vuole entrare deve innanzitutto comprendere come funziona la filiera e come qualificarsi. Chi è già presente deve invece consolidare le relazioni con i clienti, aumentare la capacità produttiva e migliorare l’efficienza.
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Difesa e aeronautica attirano le imprese, ma l’accesso al mercato resta difficile
L’interesse delle imprese per l’Aerospace & Defence è alimentato dalle prospettive di crescita di un comparto che offre opportunità di diversificazione produttiva, soprattutto per le aziende della meccanica, dell’automazione e della componentistica.
Secondo la mappatura realizzata dal Cluster Tecnologico Nazionale Aerospazio e da Confindustria, la filiera aerospaziale italiana ha generato nel 2024 un fatturato di 21,4 miliardi di euro, occupando 54.300 addetti. Un sistema industriale composto per l’80% da piccole e medie imprese.
Tra le 86 aziende interessate a entrare nel settore analizzate nel dettaglio dalla survey MADE, il 73,3% guarda alla difesa e il 66,3% all’aeronautica. Seguono i droni (34,9%) e lo spazio (25,6%). L’interesse è spesso trasversale: il 52,3% delle imprese considera contemporaneamente le opportunità offerte dalla difesa e dall’aeronautica.
Ma tra l’interesse e la possibilità di entrare effettivamente nella filiera c’è ancora una distanza significativa.
Il 68,6% delle aziende interessate non ha mai ricevuto richieste commerciali da clienti dell’Aerospace & Defence. Tra quelle che hanno avuto almeno un contatto, due su tre sono riuscite a soddisfare le richieste ricevute. Le altre indicano difficoltà legate alla preparazione dell’offerta, alla mancanza di certificazioni, alla scarsa conoscenza del mercato o all’assenza di un’attività commerciale dedicata.
Un risultato che suggerisce come, per molte aziende, il problema non sia necessariamente la capacità di realizzare prodotti e lavorazioni compatibili con le esigenze del settore, quanto piuttosto la possibilità di far conoscere e qualificare questa capacità presso i potenziali clienti.
E non tutte devono necessariamente diventare produttrici di componenti aeronautici o spaziali.
Come ha evidenziato Bianca Maria Colosimo, professoressa del Dipartimento di Ingegneria Meccanica del Politecnico di Milano, nella sua presentazione all’evento, le opportunità industriali dell’Aerospace & Defence si estendono anche alle tecnologie e ai servizi che rendono possibile la produzione: macchinari, automazione, metrologia, software, materiali e processi avanzati.
L’ingresso nella filiera può quindi avvenire anche valorizzando competenze già sviluppate in altri comparti industriali, purché siano in grado di rispondere alle esigenze di qualità, ripetibilità e tracciabilità richieste dai nuovi clienti.
Le tecnologie digitali ci sono già. Il divario maggiore riguarda l’analisi dei dati
Uno dei risultati più interessanti dell’indagine riguarda proprio la maturità digitale delle imprese.
Considerando le otto tecnologie analizzate dalla survey, le aziende già attive nell’Aerospace & Defence ne utilizzano mediamente 3,92, contro le 3,53 adottate dalle imprese interessate a entrare.
La differenza è dunque relativamente contenuta. E su alcune tecnologie gli aspiranti entranti mostrano addirittura livelli di adozione superiori a quelli delle aziende già presenti nel settore.
È il caso dei sistemi CAD/CAE e di simulazione, utilizzati dal 76,7% degli aspiranti entranti contro il 66,3% delle aziende attive. Anche l’Industrial IoT è leggermente più diffuso tra le prime (64% contro 58,7%).
Le imprese già inserite nella filiera sono invece avanti nell’utilizzo dei sistemi ERP (72,8% contro 64%), nella tracciabilità avanzata (57,6% contro 47,7%) e nell’intelligenza artificiale (25% contro 18,6%).
Ma il divario più marcato emerge nell’analisi dei dati e nella Business Intelligence: queste tecnologie sono presenti nel 48,9% delle aziende già attive e soltanto nel 24,4% di quelle che vorrebbero entrarvi.
È un aspetto particolarmente significativo per un settore nel quale non basta essere in grado di realizzare un componente conforme alle specifiche. Occorre anche documentare i processi, garantirne la ripetibilità, ricostruire la storia produttiva e dimostrare in modo verificabile la qualità delle lavorazioni.
Il passaggio richiesto alle imprese non consiste quindi necessariamente nell’acquistare nuove tecnologie, quanto nell’utilizzare meglio quelle già disponibili, soprattutto per valorizzare i dati di produzione e trasformarli in strumenti di controllo, tracciabilità e miglioramento continuo.
Certificazioni e requisiti: ostacoli soprattutto per le piccole imprese
Un altro elemento cruciale per l’ingresso nella filiera è rappresentato dalla capacità di soddisfare i requisiti di qualificazione richiesti dai committenti.
La survey mostra che le aziende interessate al settore non partono tutte da zero. Il 29,1% degli aspiranti entranti dichiara già di possedere la certificazione EN 9100, uno dei principali riferimenti per i sistemi di gestione della qualità nell’industria aerospaziale. Tra le aziende già attive la percentuale sale al 52,2%.
Il 33,7% delle imprese interessate a entrare non possiede invece nessuna delle certificazioni considerate nell’indagine, contro il 13% di quelle già operative.
Le difficoltà nell’affrontare un percorso di certificazione cambiano però sensibilmente in funzione della dimensione aziendale.
Tra le piccole imprese, il 46% segnala difficoltà nell’individuare l’interlocutore giusto, il 44% indica i requisiti documentali e il 42% i costi di implementazione. Per le medie imprese assumono particolare rilevanza i tempi di implementazione e gli obblighi documentali, entrambi citati dal 50% delle rispondenti.
Il tema, dunque, non riguarda soltanto il costo della certificazione, ma anche la conoscenza delle procedure e la capacità di organizzare processi e documentazione secondo le aspettative dei clienti.
“Il gap è di altra natura e riguarda l’accesso: conoscere con precisione i requisiti, saperli dimostrare attraverso documentazione e dati affidabili, individuare gli interlocutori giusti in una filiera selettiva e costruita sulla fiducia”, commenta Miriam Merenda, direttrice generale di MADE.
Secondo Merenda, si tratta di aspetti sui quali le imprese, soprattutto quelle di dimensioni più contenute, hanno bisogno di essere accompagnate, valorizzando le competenze già presenti e individuando le aree sulle quali intervenire.
Per chi è già nella filiera la sfida è aumentare i volumi senza perdere efficienza
La survey offre indicazioni interessanti anche sulle difficoltà delle imprese che già operano nell’Aerospace & Defence.
Una delle principali riguarda la capacità di rispondere all’aumento della domanda mantenendo sotto controllo l’efficienza produttiva.
Il 58,7% delle aziende già attive dichiara di incontrare difficoltà, almeno parziali, nella gestione dell’aumento dei volumi o nell’efficienza operativa. In particolare, 47 imprese su 92 segnalano colli di bottiglia o cali di efficienza, mentre altre sette dichiarano difficoltà più marcate.
È un problema che richiama direttamente la necessità di investire in automazione, controllo dei processi, simulazione e gestione dei dati.
Non sorprende quindi che il 42,4% delle imprese attive manifesti interesse verso nuove tecnologie, come digital twin e simulazione, e una quota identica guardi all’automazione avanzata. Il 39,1% considera inoltre interessante la possibilità di introdurre innovazioni attraverso la contaminazione con aziende provenienti da altri settori.
Questo elemento apre una prospettiva ulteriore: l’ingresso di nuovi fornitori potrebbe rappresentare un’opportunità non soltanto per le aziende che cercano nuovi mercati, ma anche per quelle già presenti nell’Aerospace & Defence, che potrebbero beneficiare di tecnologie e competenze sviluppate in altri ambiti manifatturieri.
Il tema è particolarmente rilevante per la crescita della capacità produttiva, che nella visione presentata da Colosimo richiede di combinare maggiore produttività, solidità della supply chain e qualità su scala industriale.
Ma anche per le imprese già operative l’accesso commerciale resta una criticità. Il 43,5% indica infatti tra le principali difficoltà la possibilità di sviluppare relazioni con i grandi costruttori (OEM) e i fornitori di primo livello (Tier 1).
L’ingresso nella filiera, insomma, non risolve automaticamente il problema della relazione con i clienti: questa deve essere consolidata e ampliata nel tempo.
Competenze e formazione: il problema è trovare tempo e organizzazione
Accanto agli ostacoli commerciali e industriali, la ricerca individua alcune criticità trasversali legate alle competenze.
Per le aziende che vorrebbero entrare nella filiera, una delle esigenze principali è capire se le competenze disponibili siano effettivamente adeguate ai requisiti del settore. Il bisogno di individuare eventuali gap di know-how è segnalato dal 73% delle imprese che lavorano conto terzi e dal 59,2% di quelle con un prodotto proprio.
Quando si passa alla formazione, tuttavia, il primo ostacolo è il tempo.
La difficoltà di liberare le persone dalle attività produttive viene segnalata dal 41,9% degli aspiranti entranti e dal 35,9% delle aziende già attive.
A questo si aggiungono le carenze organizzative: circa tre imprese su dieci, in entrambi i gruppi, segnalano l’assenza di figure dedicate e di una governance strutturata della formazione.
Le aziende interessate a entrare nell’Aerospace & Defence manifestano inoltre una maggiore necessità di supporto metodologico per organizzare i percorsi formativi.
La questione non sembra quindi essere soltanto quali competenze acquisire, ma come costruire percorsi formativi compatibili con le esigenze produttive e integrati nella strategia aziendale.
Il ruolo del MADE: accompagnare l’ingresso e favorire le relazioni nella filiera
Le indicazioni più nette della survey emergono dalle risposte relative ai servizi di supporto richiesti dalle aziende.
Il dato più significativo riguarda il networking con i grandi operatori del settore: è indicato dal 47,7% delle imprese interessate a entrare e dal 47,8% di quelle già attive.
È una convergenza particolarmente interessante perché emerge tra due gruppi che, per il resto, esprimono esigenze differenti.
Gli aspiranti entranti chiedono soprattutto orientamento, supporto per la qualificazione e strumenti per verificare la compatibilità delle proprie competenze con le richieste del settore. Il 43% sarebbe interessato a progetti pilota, il 38,4% a un supporto per l’accesso ai bandi, il 36% alla formazione e il 32,6% ad attività di assessment sulla certificazione EN 9100.
Le aziende già operative esprimono invece un bisogno più direttamente collegato allo sviluppo commerciale e al miglioramento dei processi.
È su queste due direttrici che MADE intende costruire la propria azione: da un lato aiutare le imprese a comprendere i requisiti della filiera e prepararsi per l’ingresso, dall’altro accompagnare le aziende già attive nello sviluppo tecnologico, organizzativo e commerciale.
Il Competence Center può mettere a disposizione le proprie competenze nell’assessment tecnologico, nella formazione e nella sperimentazione, ma soprattutto sfruttare il network di imprese, grandi operatori, università e centri di ricerca per favorire l’incontro tra domanda e offerta.
“L’obiettivo è rendere il percorso di accesso alla filiera più chiaro e strutturato, favorendo l’incontro tra imprese e la nascita di nuove opportunità di collaborazione”, sottolinea Merenda.






