Il settore della meccanica strumentale italiana registra un segnale di forte controtendenza nel comparto dell’estrusione. Tecom, azienda specializzata nella progettazione di impianti per film in bolla e parte del gruppo Mechitronic, ha confermato un piano di espansione industriale che porterà al raddoppio della superficie produttiva attuale. L’operazione risponde a un portafoglio ordini che si mantiene solido nonostante le turbolenze geopolitiche globali, trainato dalla domanda di imballaggi flessibili per il settore alimentare, agricolo e per la grande distribuzione organizzata.
Fondata nel 1963 come realtà dedicata alle costruzioni meccaniche tessili, l’azienda ha saputo evolversi verso le materie plastiche già negli anni Settanta. Oggi la società opera all’interno di una struttura di gruppo complessa, essendo entrata nel 2019 in Union e successivamente nel 2023 nella holding Mechitronic con un fatturato generato per l’80% sul mercato interno e il restante 20% all’estero. L’esperienza di Tecom rappresenta un osservatorio privilegiato per comprendere lo stato di salute delle piccole e medie imprese italiane che investono in tecnologia.
Indice degli argomenti
Il raddoppio dello stabilimento e la stabilità del mercato
La necessità di nuovi spazi nasce da un vincolo logistico che attualmente limita la produzione a circa due o tre linee complete al mese. La saturazione del sito produttivo ha spinto il management verso una scelta dimensionale netta. “Gli spazi li stiamo valutando e li creeremo nel breve termine attraverso un ampliamento importante che porterà a raddoppiare la superficie produttiva di Tecom” spiega Andrea Colombo, amministratore delegato dell’azienda. La scelta riflette una fiducia nel mercato dell’imballaggio flessibile, dai sacchetti per la spesa alle coperture per serre, comparti che seguono le dinamiche dei consumi di massa e mostrano una resilienza maggiore rispetto ad altri settori industriali.
Nonostante il quadro internazionale instabile, l’azienda non registra rallentamenti significativi nelle commesse. Tale continuità è garantita anche dalla dimensione dell’impresa che, pur essendo inserita in un contesto industriale ampio, mantiene una flessibilità operativa che le permette di coprire il proprio fatturato annuale con un numero mirato di commesse di alto valore tecnico. La ricerca e sviluppo rimane un pilastro quotidiano, necessaria per competere in un mercato dove l’efficienza energetica e la qualità del film prodotto sono i parametri discriminanti per l’acquisto.
Il ruolo degli incentivi a supporto della domanda
Per chi opera nel settore dei beni strumentali, come Tecom, incentivi come Transizione 4.0 e Transizione 5.0 rappresentano un forte punto di attenzione perché molto utilizzati dalla clientela.
“Oltre il 50% dei nostri clienti ha utilizzato incentivi 4.0 o 5.0. Per Tecom, con oltre l’80% del fatturato in Italia, leasing e finanziamenti sono stati determinanti, soprattutto nel Mezzogiorno” sottolinea Colombo.
Un elemento distintivo dell’ultimo biennio è stata la capacità di Tecom di assorbire l’incertezza legislativa legata alla Transizione 5.0 senza subire conseguenze. Mentre molte realtà hanno sofferto il blocco degli ordini generati dall’attesa dei decreti attuativi e poi dai cambiamenti della normativa che hanno portato prima incertezza e poi al blocco della misura, Tecom ha beneficiato di cicli di consegna lunghi, mediamente intorno ai dieci mesi. Questa tempistica ha agito da cuscinetto, proteggendo la produzione dalle fluttuazioni normative repentine di fine 2025.
L’annuncio governativo sulla rimodulazione dei fondi ha generato inizialmente una fase di stallo che ha rallentato i processi decisionali. Sebbene la situazione sia parzialmente migliorata con il rilascio dei primi fondi per il Sud, permane un’attesa vigile per i prossimi mesi”.
L’attività di Tecom non ha subito comunque particolari ripercussioni perché, come ricorda Colombo, la maggior parte dei progetti era già in corso o pianificata con largo anticipo. “Tuttavia l’incertezza ha pesato sulla fase negoziale di alcuni nuovi contratti”, spiega Colombo.
La sfida del 2026 e il nuovo iperammortamento
Nel 2026 il credito d’imposta è stato sostituito da un’agevolazione basata sulla maggiorazione degli ammortamenti, il cosiddetto iperammortamento.
“Il punto centrale della questione riguarda la sostenibilità finanziaria dell’investimento”, rileva Colombo. “Il passaggio dalla logica di finanziamento diretto a meccanismi di ammortamento impatta direttamente sulla liquidità aziendale. L’ammortamento è una voce di conto economico e non copre il fabbisogno finanziario immediato dell’acquisto. Inoltre, le medio-piccole imprese e gli artigiani potrebbero risentirne maggiormente poiché necessitano di liquidità immediata per affrontare l’esborso iniziale degli investimenti in macchinari”.
Trasparenza e burocrazia come ostacoli all’innovazione
Un altro tema sollevato da Colombo riguarda la complessità dell’accesso alle misure. La mancanza di chiarezza normativa costringe spesso le aziende a dipendere eccessivamente da consulenti esterni, i quali a loro volta attendono interpretazioni ufficiali prima di procedere.
“È necessario fornire linee guida dettagliate per le PMI su regole e benefici” afferma Colombo. La scarsa chiarezza allunga i tempi di analisi, frena l’avvio dei progetti e genera le classiche corse finali quando le regole diventano finalmente comprensibili, spesso in prossimità delle scadenze dei termini. Per un’azienda che progetta impianti su misura con tempi di realizzazione di quasi un anno, questa frammentazione temporale rappresenta un rischio operativo che la politica industriale dovrebbe mirare a eliminare.













