Il ministro Carlo Calenda al G7 di Torino

Bisogna evitare l’effetto “globalizzazione”, che, chiosa il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, dal palco del G7 dell’industria a Venaria Reale, “è un fenomeno positivo ma ha lasciato molte persone nel circuito della povertà”. “Con l’innovazione è uguale – aggiunge -. Questi due fenomeni hanno cambiamenti repentini, a ritmo sostenuto e noi sappiamo che non possiamo permetterci che ci siano perdenti”. È un messaggio rivolto in primis ai sette colleghi che gli siedono di fronte. I sei ministri dell’economia delle altre potenze del G7 – Stati Uniti, Francia, Germania, Canada, Giappone e Regno Unito – più il vicepresidente della Commissione europea con delega al Digital single market, Andrus Ansip. Come a dire: dobbiamo trovare quelle regole comuni per governare la rivoluzione digitale. Quelle stesse regole comuni che tutti, a turno, dicono di voler individuare.

Le regole del gioco

“Dobbiamo evitare di dire alle persone che questa trasformazione sarà facile, sempre positiva e mai controversa – puntualizza Calenda -. Quando l’abbiamo fatto con la globalizzazione abbiamo ottenuti una reazione negativa. Dobbiamo governare l’innovazione”. Parole rivolte ai compagni di viaggio ma anche alle seconde file della grande sala della Citroniera, dove siedono i rappresentanti delle aziende del digitale.

“Dobbiamo edificare una fiducia nelle istituzioni. E lavorare sull’inclusione e sulla collaborazione”, suggerisce il ministro canadese all’Innovazione Navdeep Bains, che si prepara a raccogliere il testimone della presidenza del G7. Per Matthias Machnig, segretario di Stato del ministero tedesco agli Affari economic è fondamentale aprire il dossier delle competenze sul lavoro. “Dobbiamo capire come rendere le persone partecipi del gioco ed essere onesti sull’educazione e sulle competenze che servono per essere protagonisti”, aggiunge il segretario tedesco.


Il confronto

Il risultato è tutt’altro che scontato e non è detto che in poche ore gli Stati addivengano a posizioni armoniche sulle tre questioni sul tavolo: intelligenza artificiale e governi; accesso standard ai big data; futuro del lavoro. Il gruppo degli innovatori ha lavorato un’intera giornata per avvicinare le posizioni. “Abbiamo riconosciuto un forte impatto sull’educazione. Serve capacità di problem solving, conoscenze di informatica e nozioni di coding per affrontare questa trasformazione. Queste sono indicazioni per la formazione delle nuove generazioni”, osserva Diego Piacentini, commissario per la Trasformazione digitale a Palazzo Chigi e portavoce dell’I-7. “Abbiamo riconosciuto che bisogna monitorare e misurare i nuovi lavori, quali sono nati con la gig economy”, aggiunge.

Offensiva ai monopoli

Che sia l’ora di prendere il timone della trasformazione digitale è lampante ai governi, tuttavia la partita si gioca sulle strategie da adottare. Machnig incalza per frenare in tempo “i nuovi monopoli dei big data, che hanno cambiato la nostra economia ma anche la concorrenza, prima che ci dettino dove andremo”. “Siamo alla ricerca di parametri e regole comuni”, aggiunge.


“Dobbiamo passare da un internet basato sulla super libertà a un internet basato su valori liberali, dove l’esigenza di proteggere la libertà è compensata dalla mitigazione di eventuali e potenziali danni. Dobbiamo proteggerci contro il terrorismo, tutelare la proprietà intellettuale”, osserva Daisaku Hiraki, vicepresidente parlamentare del ministero giapponese dell’Economia.

Luca Zorloni

Cronaca ed economia mi sono sembrate per anni mondi distanti dal mio futuro. E poi mi sono ritrovato cronista economico. Prima i fatti, poi le opinioni. Collaboro con Il Giorno e Wired e, da qualche mese, con Innovation Post.

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