Il Quarto Stato

Se nelle multinazionali o nelle nuove aziende del digitale il lavoro è regolato dagli algoritmi, i sindacati devono prepararsi a contrattare con una funzione matematica? La domanda che si è posta la Cgil di Milano, durante il ritiro dei massimi funzionari a Darfo Boario Terme, coglie una delle evoluzioni del lavoro contemporaneo. Lo dimostrano le società di consegne di cibo a domicilio, come Deliveroo o Foodora, che adoperano degli algoritmi per smistare i fattorini e assicurare che i piatti arrivino a destinazione nel più breve tempo possibile. “Tutta la gig economy è basata su algoritmi che entrano nella gestione dell’impresa”, che ottimizzano i lavori, spiega Tatiana Mazali, sociologa del Politecnico di Torino.

Tuttavia gli algoritmi stanno prendendo piede anche in altri settori e diventano sempre più determinanti nella gestione dei lavoratori. Di conseguenza, diventano un nuovo attore con cui i sindacati devono confrontarsi ai tavoli delle trattative con le aziende, visto che l’obiettivo con cui sono adottati è rendere i processi più efficienti.

Patti chiari

“Il tema è come rendere gli algoritmi trasparenti, negoziabili e pubblici”, spiega Michele Mezza, giornalista e docente di Culture digitali dell‘università Federico II di Napoli. “L’algoritmo deve diventare uno spazio pubblico. Come la fabbrica nel secolo scorso, l’algoritmo deve essere oggetto di negoziati sociali”, aggiunge il docente, relatore all’incontro della Cgil. Secondo Mezza, le comunità chiamate in causa nella trattativa con i proprietari degli algoritmi comprendono “le città, che sono i luoghi in cui sono validati; le università, che li utilizzano e li creano; categorie professionali, come i giornalisti o i medici”.

Mezza rivede nelle battaglie sugli algoritmi gli scontri tra lavoratori e industriali del secolo scorso. “Si stanno modificando i livelli di potere. Nella fabbrica del ventesimo secolo si è fatto lo stesso”, chiosa. “Il livello di potere che esercita chi possiede l’algoritmo deborda ogni rapporto di cittadinanza”, aggiunge. Tanto che la stessa cancelliera tedesca, Angela Merkel, li ha rilevati come una questione di sicurezza nazionale.

Tatiana Mazali

Creatività

La ricerca della massima efficienza in qualche modo distorce l’individuazione di soluzioni creative o alternative. “L’algoritmo presuppone per ogni problema una e una sola soluzione, ma non è vero. Deve diventare parziale, discrezionale e volubile”, aggiunge Mezza. “In quanto automatici, estromettono il fattore umano, non tanto dal processo ma dall’intelligenza”, avverte Mazali. E secondo la docente questo fenomeno rischia di compromettere la creatività. “La semplificazione tende a non dare modo di usare al meglio gli strumenti e può avere effetti sull’impoverimento delle capacità creative delle persone”, osserva la sociologa.

Occhi aperti

Massimo Bonini

“Bisogna capire quando l’algoritmo c’è e come viene usato. A quel punto si può interloquire con l’azienda per capire che parametri inserisce”, spiega Massimo Bonini, segretario della Camera del lavoro di Milano. La Cgil del capoluogo lombardo ha avviato da un anno un percorso per aggiornare gli strumenti sindacali alle nuove condizioni di lavoro legate all’innovazione. E la gestione dell’impresa attraverso gli algoritmi rientra tra questi.

“Per capire se ci sono algoritmi, bisogna parlare con i lavoratori. Stiamo osservando che si stanno espandendo alle aziende tradizionali”, precisa il sindacalista. E aggiunge: “Il problema non è l’automatismo nell’innovazione, che c’è sempre stata, ma quello che spaventa è l’automazione nel lavoro intellettuale”.

Luca Zorloni

Cronaca ed economia mi sono sembrate per anni mondi distanti dal mio futuro. E poi mi sono ritrovato cronista economico. Prima i fatti, poi le opinioni. Collaboro con Il Giorno e Wired e, da qualche mese, con Innovation Post.

Un pensiero riguardo “Nel mondo del lavoro 4.0 si contratterà con gli algoritmi?

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