Robot collaborativi a gonfie vele, Universal Robots fa +72% e apre la sede italiana

Parte da Torino, la capitale della prima e ivoluzione industriale italiana, la nuova sfida, quella dell’industria “5.0”, che vedrà aumentare l’integrazione tra uomo e macchina, grazie a piccoli robot collaborativi che prenderanno, via via, il posto dell’uomo in tutte quelle operazioni che possono essere rischiose, faticose, o troppo ripetitive, ma che possono essere svolte molto agevolmente da una macchina intelligente anche se resta forte il valore dell’elemento umano in ogni operazione.

Proprio all’ombra della mole, infatti, ha aperto i battenti la sede italiana di Universal Robots, multinazionale danese specializzata nella realizzazione di “Cobot” un neologismo che indica, appunto, i robot collaborativi per i quali la ricerca, negli ultimi anni, ha fatto passi da gigante con il contributo, sopratutto, di quest’azienda danese, leader nel mercato mondiale, che dal 2008 ha messo sul mercato macchine in grado di adattarsi a moltissime applicazioni, grazie a una forte flessibilità e a una piattaforma aperta gli sviluppatori.


Non aspettatevi, però, l’umanoide, al quale ci hanno abituato i vecchi film di fantascienza, qui parliamo di “semplici” braccia meccaniche, che possono terminare con una pinza, o con altri utensili, a seconda delle necessità, e che possono svolgere funzioni elementari, come quella di avvitare, saldare, spostare pesi dai 3 ai 10 kg, o altro, e che possono essere programmate in maniera molto semplice e personalizzata per svolgere qualsiasi tipo di operazione. Ma, soprattutto, che possono lavorare fianco a fianco con l’uomo.

I numeri del mercato dei Cobot

“Nel 2021 ci aspettiamo un mercato per i cobot attorno ai 2 miliardi di dollari” ha spiegato nel corso della conferenza stampa Jürgenvon Hollen, Presidente di Universal Robots che ha mostrato come la crescita sia stata consistente sia in valori economici che di personale. L’aumento della domanda di robot collaborativi a livello mondiale ha, infatti, spinto Universal Robots ad un fatturato di 151 milioni di euro nel 2017, con un aumento del 72% rispetto ai già lusinghieri dati 2016. Lo straordinario risultato dell’azienda, che ha superato l’obiettivo di fatturato  di un miliardo di Corone danesi stabilito nel 2013, è dovuto in misura rilevante agli impressionanti rendimenti del quarto trimestre, che ha raggiunto i 46 milioni di euro.Un dato che fa segnare, inoltre, un +61% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente con una crescita dell’utile operativo passata dal 9% del 2016 al 19% del 2017.

“Riteniamo che questo dato di crescita di fatturato senza precedenti – ha spiegato Jürgen von Hollen, Presidente di Universal Robots – si debba sia ad una sempre più diffusa consapevolezza dei vantaggi che i nostri robot collaborativi sono in grado di apportare alle imprese, sia all’impegno costante di dipendenti e partner di Universal Robots per essere e rimanere i punti di riferimento del settore. Guardando al 2018 prevediamo un’ulteriore crescita dei ricavi di almeno il 50%. La mia aspettativa è continuare a sfruttare la posizione di leader di mercato e crescere allo stesso tasso dei robot collaborativi previsto per il 2018. Questo, tuttavia, può essere fatto solo concentrandosi sui nostri obiettivi: rimanere un passo avanti a livello tecnologico, espandere la nostra piattaforma Universal Robots+ e globalizzare ulteriormente vendite, presenza sui territori e portata dei nostri servizi”.


Il quadro europeo e quello italiano

A fare il punto sulla situazione dell’area mediterranea è stato Jacob Pascual Pape, General Manager dell’area South Europe che ha ricordato come, nonostante la quota di mercato maggiore, attorno al 70% della produzione, sia assorbita da 5 nazioni, Cina, Corea, Giappone, Stati Uniti e Germania, il sud Europa sia comunque un mercato strategico per Universal Robot. Un’area dove la presenza dell’azienda si è iniziata a consolidare, prima in Francia, e poi in Italia e Spagna, tra il 2011 e il 2012.

“Il mercato italiano ha sicuramente andamenti positivi di forte crescita – spiega Alessio Cocchi, Sales Development Manager per l’Italia – c’è tanto interesse sul tema robot collaborativo e stiamo andando forte. Credo che questo trend sia quasi inarrestabile in quanto i benefici per l’industria che si dota di queste tecnologie sono indiscutibili”.

A Torino la nuova sede italiana di Universal Robots

“La scelta di Torino non è casuale, come non lo è la scelta dell’apertura di una sede italiana – continua Cocchi – in quanto abbiamo diverse competenze del territorio e dell’industria che ha fatto la storia, sia a livello di automazione industriale che di robotica”. Da qui la decisione della multinazionale di aprire la sede torinese in una strategia di forte espansione che ha visto anche l’apertura di una filiale in Turchia e, presto, di un ufficio in Messico e di una terza sede in Cina.

“Questa sede, che attualmente ha uno staff di quattro persone, destinato presto a raddoppiare, ha lo scopo di essere un punto di riferimento del coordinamento commerciale di Universal Robots in Italia. Qui abbiamo un’area training, dove possiamo fare formazione a clienti, e un’area uffici da cui coordiniamo il mercato locale che comunque è un modello di business indiretto. Grazie ai nostri distributori, che sono partner stretti con cui operiamo a livello locale, possiamo essere più vicini ai nostri clienti che spesso sono piccole medie imprese”.

Le PMI guidano la crescita dei Cobot

“Nessuna impresa troppo piccola, e nessuna è troppo grande per i cobot”. Uno slogan che spiega perché, a fare la parte del leone nel mercato dei robot collaborativi sono, sopratutto, le piccole e medie imprese che rappresentano la “spina dorsale” dell’economia del nostro paese. Un robot di questo tipo, infatti, non richiede un investimento troppo alto, i tempi per ammortizzare la spesa sono inferiori ai 200 giorni ma i benefici sono molto alti visto che è stato stimato un aumento della produttività grazie alla collaborazione uomo-macchina attorno all’85%.

“Il Cobot UR è molto facile da programmare e veramente flessibile – prosegue Cocchi – in quanto, anche grazie al peso ridotto, può essere facilmente riallocato, può lavorare in spazi molto compatti, e può essere utilizzato montando il robot in ogni posizione offrendo, così, un’ampia versatilità, sia in termini di installazione che di applicazione”.

A questo si aggiunge un sistema “aperto” che permette di sviluppare applicazioni adeguate per ogni tipo di esigenza in modo semplice, “plug & play”. Universal Robot, inoltre, continuerà a concentrarsi sulla crescita di Universal Robots Academy, la piattaforma di formazione gratuita online che ha già trovato l’interesse di oltre 20.000 utenti in tutto il mondo e che permette di muovere i primi passi sullo stesso software del cobot replicato sul proprio computer.

Il robot collaborativo ruberà lavoro all’uomo?

Tutto bene, quindi, anche se resta un ultimo problema, di tipo etico, che riguarda l’incidenza che queste nuove tecnologie possono avere sull’occupazione. A rassicurare è stato proprio il Presidente di Universal Robot, che ha spiegato con alcuni esempi pratici come l’ingresso dei robot collaborativi nelle aziende sia stato, in alcuni casi grazie all’apertura di nuovi mercati, incentivo per aumentare l’occupazione. La mano dell’uomo resta, infatti, fondamentale nel processo produttivo. “Empowering people”, emancipare le persone, come recita uno degli slogan di UR, ma anche diminuire l’incidenza degli infortuni e delle malattie professionali dovute a posture errate.

“Per noi il robot collaborativo deve agire come un tool flessibile, insieme all’operatore – spiega Cocchi – andando a sfruttare il meglio dell’uomo, la creatività e la capacità di prendere decisioni in tempo reale sul processo. Queste sono le attività di più alto valore aggiunto, mentre la macchina può manlevare l’operatore da tutte quelle attività a basso valore, ma anche logoranti per la sua salute fisica. Il nostro obiettivo è quello di creare posti di lavoro sempre più sicuri e sempre più flessibili – conclude – che sfruttino il meglio delle tecnologie attraverso l’integrazione tra robot collaborativo e persona”.

L’intervista in video

 

Fabrizio Cerignale

Giornalista professionista, con in tasca un vecchio diploma da perito elettronico. Free lance e mobile journalist per vocazione, collabora da oltre trent’anni con agenzie di stampa e quotidiani, televisioni e siti web, realizzando, articoli, video, reportage fotografici. Giornalista generalista ma con una grande passione per la tecnologia a 360 gradi, da quella quotidiana, che aiuta a vivere meglio, alla robotica all’automazione.

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