“La natura del lavoro sta cambiando e lo sta facendo rapidamente. Non sappiamo per quali lavori concorreranno i bambini delle scuole elementari di oggi, perché molti di questi lavori non esistono ancora. La grande sfida è quella di fornire loro le competenze di cui avranno bisogno, indipendentemente dall’aspetto dei lavori futuri”. Chi parla è il presidente della Banca Mondiale Jim Yong Kim che commenta così il “World Development Report 2019: The Changing Nature of Work”.

Le macchine spaventano, ma la paura è infondata

Non c’è stato un tempo in cui l’umanità non ha avuto paura dello sviluppo della tecnologia. Da quando Karl Marx parlava delle macchine come “l’arma più potente per sopprimere gli scioperi” fino a John Maynard Keynes che nel 1930 metteva in guardia contro la disoccupazione diffusa derivante dalla tecnologia, le macchine hanno fatto paura.

Oggi il dibattito torna d’attualità ma la Banca Mondiale con il report è convinta che i timori riguardo l’avvento dei robot al posto degli esseri umani sono infondati.


Al contrario, la tecnologia offre opportunità, aprendo la strada alla creazione di nuovi posti di lavoro, all’aumento della produttività e al miglioramento dei servizi pubblici. Esiste però un problema di competenze perché la crescita delle tecnologia ne richiede di nuove. Oggi i lavoratori devono essere bravi nella risoluzione di problemi complessi, nel lavoro di squadra e nell’adattabilità.

I consigli ai governi

La tecnologia digitale stimola una rapida innovazione e crescita, interrompendo i vecchi modelli di produzione e confondendo i confini delle imprese. I nuovi modelli di business, come le piattaforme digitali, evolvono a velocità vertiginosa, passando da start-up locali a colossi globali, spesso con pochi beni materiali o dipendenti. Le nuove piattaforme di mercato stanno collegando le persone più velocemente che mai.


Questa “scala senza massa” offre opportunità economiche a milioni di persone, indipendentemente da dove vivono. Nuovi mercati e nuovi posti di lavoro sono alla base della domanda di dipendenti con capacità di lavoro di squadra, di comunicazione e di risoluzione dei problemi. I cambiamenti tecnologici stanno eliminando i posti di lavoro ripetitivi “codificabili”, ma sostituendoli con nuovi tipi di occupazione: solo in Europa, si stima che in questo secolo ci saranno 23 milioni di nuovi posti di lavoro.

Ma per tutto questo porti sviluppo c’è bisogno dell’azione dei governi ai quali il World Development Report 2019 suggerisce di investire nel capitale umano e soprattutto nei gruppi svantaggiati e nell’istruzione della prima infanzia per sviluppare le nuove competenze sempre più richieste dal mercato del lavoro, come le competenze cognitive e socio-comportamentali di alto livello.

A sorpresa la Banca Mondiale insiste nel suggerire ai governi di migliorare la protezione sociale parlando di un minimo sociale garantito e un’assicurazione sociale rafforzata. Secondo l’ente guidato da Jim Jong Kim ci deve essere un deciso intervento da parte degli Stati con tasse sulla proprietà nelle grandi città, accise sullo zucchero o sul tabacco e carbon tax per aumentare le entrate. Dall’altra parte bisogna lavorare sull’eliminazione delle tecniche di elusione fiscale che molte aziende utilizzano per aumentare i loro profitti. Interbventi che hanno il fine di migliorare il capitale umano intervenendo su alfabetizzazione e capacità di calcolo, è necessario per la sopravvivenza economica.

Il ruolo del capitale umano, prosegue il report, è rafforzato dalla crescente domanda di competenze socio-comportamentali. I lavori che si basano sull’interazione interpersonale non saranno prontamente sostituiti da macchine. Tuttavia, per avere successo in questi lavori, le competenze socio-comportamentali – acquisite nei primi anni di vita e modellate nel corso della vita – devono essere forti.

Per questo la Banca Mondiale sfida i governi a prendersi cura dei propri cittadini, chiedendo un livello minimo universale garantito di protezione sociale. La piena inclusione sociale sarà costosa, ma può essere raggiunta con riforme della regolamentazione del mercato del lavoro in alcuni paesi e, a livello globale, con una revisione della politica fiscale da tempo attesa.

L’Indice del Capitale Umano: Italia diciannovesima

Il Rapporto contiene anche un capitolo con l’Indice del Capitale Umano. L’indice è misurato in termini di produttività della prossima generazione di lavoratori rispetto al parametro di riferimento dell’istruzione completa e della piena salute. Un’economia in cui il lavoratore medio raggiunge sia la piena salute che il pieno potenziale educativo avrà un valore di 1 sull’indice.

Al primo posto c’è Singapore con 0,88 seguito da Corea e Giappone con 0,84. In questa classifica l’Italia si trova al 19° posto con 0,77 subito dietro al Portogallo ma davanti a Francia e Israele che seguono con 0,76.

Luigi Ferro

Giornalista, 54 anni. Da tempo segue le vicende dell’Ict e dell’innovazione nel mondo delle imprese. Ha collaborato con le principali riviste del settore tecnologico con quotidiani e periodici

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