C’è qualche ambito, nella vita e nel lavoro, in cui farsi dare del pazzo è un complimento. Quello dell’imprenditoria, della ricerca, dell’innovazione. Quasi tutti gli imprenditori di successo e di rottura rispetto al passato, prima o poi, sono stati accusati di essere fuori di testa. Una critica piuttosto facile, per chi pensa fuori dagli schemi.

E invece, il mondo ha bisogno di qualcuno che abbia sogni impossibili. Bisogna essere un po’ pazzi per immaginare quello che gli altri non vedono, pensare un’idea insolita e portarla avanti. L’unico modo per fare la differenza è una sana combinazione di follia e razionalità. Chi ha rotto gli schemi e ce l’ha fatta dimostra che tutti ci possono provare.

Quando al quarantaquattrenne americano Sam Walton, nel 1962, venne l’idea di creare un Discount, suo fratello, che era anche suo socio in diversi negozi tradizionali, la bollò come “un’altra delle sue idee folli”. E tutti quelli con cui ne parlava la pensavano allo stesso modo.


Lui tirò dritto per la sua strada, e divenne il fondatore del colosso dei supermercati Walmart.

Dall’idea al successo

Quattro dipendenti di Microsoft, nel 1999, pensarono di inventare una Console per videogiochi in grado di sfidare la PlayStation della Sony. La chiamarono Xbox, mentre i colleghi scettici e anche i loro partner alla Intel li prendevano in giro. “Ridevamo all’idea che avrebbero buttato al vento qualche miliardo di dollari”, disse un dirigente.

Ma quel ristretto club di innovatori continuò a fare i suoi progetti e ad arruolare alleati, finché non riuscì a convincere il più forte di tutti, Bill Gates. La Xbox divenne poi la più grande “Startup interna” della Microsoft.

Quando Raymond Damadian, un semisconosciuto professore newyorkese, pensò per la prima volta di poter individuare il cancro all’interno del corpo umano utilizzando la risonanza magnetica nucleare, i colleghi accademici gli diedero dello svitato, del ciarlatano, del pazzo furioso. Senza lasciarsi scoraggiare, Damadian depositò i brevetti e raccolse la cifra sufficiente per costruire un nuovo macchinario. Nel 1977 eseguì la prima scansione completa del corpo umano, il primo esempio di risonanza magnetica. E gli esempi, di innovazione visionaria e “dirompente”, potrebbero continuare all’infinito, in ogni epoca e a ogni latitudine.

“Siate affamati. Siate folli”

Del resto, anche il fondatore della Apple, Steve Jobs, esortò gli studenti dell’Università di Stanford con una frase diventata celebre: “abbiate il coraggio di seguire quello che avete nel cuore, lasciatevi guidare dall’intuito. Siate affamati. Siate folli”. Un forte invito a non perdere mai la curiosità e l’ambizione di cambiare il mondo con un pizzico di follia.

Ma perché tanti imprenditori, e innovatori, in tanti settori diversi, vengono presi per matti? Risposta: vedere le cose in maniera non convenzionale spaventa. Spaventa coloro che traggono benefici dallo Status quo. E spaventa altrettanto quanti avrebbero potuto arrivare alla stessa idea o fare quegli stessi passi, se solo ci avessero creduto di più, e fossero stati più determinati nel portare avanti l’innovazione.

“Introdurre nuovi ordini”

Niccolò Machiavelli ha colto nel segno, nel Capitolo 6 del suo “Principe”: “Non è cosa più difficile a trattare, né più dubbia a riuscire, né più pericolosa a maneggiare, che farsi capo ad introdurre nuovi ordini”. Questa la spiegazione del filosofo e politico rinascimentale fiorentino: i riformatori e gli innovatori hanno acerrimi nemici in tutti coloro che traggono profitto dal vecchio ordine, e solo tiepidi sostenitori fra coloro che trarrebbero profitto da quello nuovo.

“Insomma, dando per assodato che verrete criticati a causa della vostra idea folle, come dovreste reagire?”, chiede Linda Rottenberg nel suo “Crazy is a compliment”, pubblicato in Italia da Il Saggiatore, che racconta come “Avere successo andando controcorrente”, indica il sottotitolo. E dà questa soluzione: “incassate, perseverate, fatevi coraggio, credeteci”, perché quando si dà il via a qualcosa di nuovo “non essere capiti fa parte del processo. D’altro canto, se pensare controcorrente è il primo passo per diventare imprenditori, non potete aspettarvi che gli altri, soprattutto quando seguono schemi più tradizionali, facciano propria la vostra visione così al volo”. Ma “si incomincia a fare imprenditoria facendosi coraggio, non paura”.

Il “Giorno Uno” di ogni innovazione

Jeff Bezos, fondatore di Amazon partendo dall’idea di vendere libri online, descrive con parole efficaci quello stato mentale più intenso caratteristico dell’essere imprenditori: chiama il Mix di aspettative, eccitazione e incertezza da cui è costituito “Giorno Uno”. Nel neologismo di Bezos, “Giorno Uno” non è una data di inizio sul calendario, ma è l’impegno a vedere ogni giorno come un’altra opportunità di creare qualcosa di nuovo. A sedici anni dall’esordio di Amazon, nel 2010 Bezos concluse una lettera agli azionisti affermando che il suo atteggiamento restava immutato: “siamo ancora al Giorno Uno”.

E la Rottenberg rileva: “arrivare al Giorno Uno significa abbracciare finalmente ciò che dovresti essere”.

Stefano Casini

Giornalista specializzato nei settori dell'Economia, delle imprese, delle tecnologie e dell'innovazione. Dopo il master all'IFG, l'Istituto per la Formazione al Giornalismo di Milano, in oltre 20 anni di attività, nell'ambito del giornalismo e della Comunicazione, ha lavorato per Panorama Economy, Il Mondo, Italia Oggi, TgCom24, Gruppo Mediolanum, Università Iulm. Attualmente collabora con Innovation Post, Corriere Innovazione, Libero, Giornale di Brescia, La Provincia di Como, casa editrice Tecniche Nuove. Contatti: stefano.stefanocasini@gmail.com

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