Come cambiano cultura e spazi di lavoro secondo l’Idc Future of Work

Lavorare sulla customer experience, cambiare i modelli organizzativi, ridisegnare lo spazio, considerare una politica as a service, capire le persone, i generi, culture e generazioni e nella collaborazione uomo macchina tenere un approccio umano centrico. Roberta Bigliani, executive lead di Idc Future of Work Practice, sintetizza così alla fine del suo intervento le indicazioni che arrivano dall’analisi di Idc sul futuro del lavoro, un’indagine che considera tre elementi tra loro correlati: cultura, spazio e dimensione della forza lavoro per disegnare il lavoro del futuro.

L’attenzione verso l’employee experience

La cultura per le aziende italiane è una priorità. Significa che il 54% del campione intende rivedere i modelli organizzativi e soprattutto concentrarsi sull’empolyee experience.

“E’ la dimensione su cui c’è più attenzione nel panorama delle aziende italiane – spiega Bigliani -. Una sue due si interroga, tanto che in futuro si passerà ad avere un focus sull’employee experience perché le aziende hanno capito che è un elemento fondamentale per differenziarsi su un mercato sempre più competitivo”.

Questo significa che il 48% delle aziende italiane è concentrato sulla fornitura degli strumenti e soluzioni adatti per fare svolgere al meglio il lavoro, il 41% ha un forte coinvolgimento in iniziative di Csr (Corporate social responsability), mentre un altro 41% lavora sul training per il reskilling e il 31% si concentra sulla flessibilità di tempo e luoghi dai quali lavorare.

“Circa il 30% delle aziende ha una nuova figura professionale, il responsabile della employee experience. E logiche agile stanno pervadendo sempre di più le strutture organizzative, le aziende sono più fluide”. Si fa largo anche l’utilizzo di politiche as-a-service per reclutare quando occorrono le professionalità. Un dato che si collega al maggiore utilizzo di marketplace per offrire i propri servizi.


In questo contesto cambiano anche le metriche di valutazione con l’attenzione che si sposterà dai tradizionali Kpi all’introduzione di Kbi, Key behavioral indicator che misurano la collaborazione, comunicazione, capacità di risolvere i problemi, in sintesi i soft skill.

Le aziende mature ottimiste sul lavoro

Per quanto riguarda lo spazio si va verso un nuovo spazio fisico che consenta di focalizzarsi sapendo ciò che si deve fare, avendo la possibilità di connettersi con le persone dentro e fuori l’azienda.

“Il 60% delle principali aziende mondiali – è la prediction di Idc – entro il 2021 adotterà un future workspace model flessibile, intelligente, collaborativo per migliorare l’esperienza dei collaboratori”.


Dalla logica di Place si passerà a quella di Space, spiega Idc, per una dimensione della forza lavoro rispetto alla quale prevalgono gli ottimisti soprattutto fra le aziende che hanno già raggiunto una certa maturità nel Future of work. Sarà una forza lavoro che sarà alleviata del 50% dei task ripetitivi che saranno automatizzati, mentre circa il 20% avrà un collega digitale.

“Già oggi – aggiunge Bigliani – Unilever utilizza una soluzione che tramite videointervista analizza l’espressione e il modo in cui la persona si esprime se possiede quei tratti personali che stanno cercando”. In questo modo i candidati vengono esaminati con maggiore celerità.

A livello italiano, con un dato che appare sovrastimato, il 41% delle aziende ha dichiarato di utilizzare un chatbot e il 35% pensa di utilizzarlo, il 37% possiede digital assistant per i servizi interni e il 22% utilizza robot o droni con il 48% che in programma di utilizzarli.

Luigi Ferro

Giornalista, 54 anni. Da tempo segue le vicende dell’Ict e dell’innovazione nel mondo delle imprese. Ha collaborato con le principali riviste del settore tecnologico con quotidiani e periodici

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