Uno studio sulla meccanica di Leonardo Da Vinci. L'incontro con Ludovico Il Moro fu essenziale per le sue ricerche

Come nasce l’innovazione? Le principali e tradizionali teorie in materia sono due. La prima: il processo di innovazione, la lampadina che si accende, la scintilla che dà il ‘La’ a qualcosa di creativo e sconosciuto, parte dal genio, dall’intuizione e dall’iniziativa del visionario.

La seconda teoria: l’innovazione è un fenomeno non individuale, da ‘primo solista’, ma collettivo, d’insieme, nasce unendo idee, forze, competenze, iniziative. È il caso del lavoro ‘di squadra’, del Team, dei territori più dinamici e all’avanguardia, della mitica Silicon Valley, degli Hub tecnologici, dei distretti italiani. A seconda dei casi, le due teorie appaiono valide entrambe, e si spartiscono le origini e i protagonisti di tante invenzioni, scoperte, progetti straordinari e avveniristici.

Ma c’è una nuova, terza teoria. Una ‘terza via’ all’innovazione, secondo cui il ‘mattone’ fondamentale su cui si costruisce il nuovo e l’inedito è: la coppia, l’energia propulsiva duale, il binomio composto da genio e impresa.

A proporla è il Leadin’Lab, il laboratorio di Leadership nel design e nell’innovazione della School of Management del Politecnico di Milano, che l’ha illustrata nel corso della presentazione del progetto intitolato, non a caso, ‘Genio e Impresa’, promosso da Assolombarda (che ha ospitato l’evento), in collaborazione con Regione Lombardia e il Consiglio regionale della Lombardia.

Il tutto nasce dalle iniziative per celebrare il 500esimo anniversario dalla scomparsa di Leonardo Da Vinci, che a Milano, alla corte e con il sostegno finanziario di Ludovico il Moro, ha lasciato alcuni dei risultati più alti della sua ricerca e della sua innovazione: uno tra i tanti, il ‘Codice Atlantico’, la più grande raccolta di disegni e scritti leonardeschi, conservato alla Biblioteca Ambrosiana. Il progetto ‘Genio e Impresa’ si compone di diverse iniziative tra cui: una ‘Call‘ per l’innovazione tra le imprese del territorio avviata a febbraio, che ha portato a 130 candidature e 51 aziende selezionate; una mostra che ne illustra i casi più rappresentativi, che apre il 9 luglio a Palazzo Lombardia fino al 15 settembre; un Contest con la partecipazione di 20 aziende e rivolto agli studenti.


E proprio partendo dal binomio innovativo formato da Leonardo da Vinci e Ludovico il Moro, il Leadin’Lab, Leadership Design and Innovation Lab del Politecnico di Milano, ha sviluppato questa teoria sulla ‘terza via’ al cambiamento.

“Una ricerca, una nuova teoria, parte sempre da un’intuizione, un’ipotesi”, rimarca Emilio Bellini, docente del Politecnico e membro del Leadin’Lab. Che spiega: “l’intuizione che ha innescato questa nostra ricerca è che la coppia abbia un ruolo centrale nell’innovazione; che la collaborazione tra due persone, di cui una con competenze più tecniche – il genio –, e l’altra con competenze più manageriali – l’imprenditore e l’impresa –, offra un terreno fertile in cui l’innovazione nasce e fiorisce”.

I casi di ‘coppie innovative’, dal XIV Secolo di Leonardo da Vinci e Ludovico il Moro in poi, sono del resto numerosi e variegati. Per venire a tempi più recenti, e restando nel territorio milanese, si possono ad esempio ricordare Giulio Natta e Piero Giustiniani, con l’invenzione del polipropilene, che si aggiudicò anche il Premio Nobel, o Ernst Felder e Fulvio Bracco, con le ricerche sui mezzi di contrasto per la diagnostica.


Le coppie che fanno innovazione

Ma si trattava di casi isolati? Sembra proprio di no. E, al di là dei casi più celebri ed eclatanti, ci sono molte, moltissime storie di ‘coppie’ che fanno innovazione, che rimangono spesso sottotraccia.

La scoperta sul territorio di Milano e dintorni delle storie meno note è stata effettuata lanciando nel febbraio scorso una ‘Call’ aperta, pubblicata sui Social media e sulla stampa, a cui hanno risposto oltre 130 candidature di ‘coppie innovative’, e contemporanee. Ne sono state selezionate 51, in tutti i settori, dai nuovi materiali alla sanità, dall’elettronica ai servizi per le imprese, che forniscono un quadro ricco e variegato dell’innovatività del territorio.

Di questi, decine di casi sono illustrati nella mostra ‘Genio e Impresa. Da Leonardo e Ludovico alle grandi storie di innovazione dei nostri giorni’ (dal 9 luglio a Palazzo Lombardia), e 13 storie sono state approfondite ulteriormente, intervistando direttamente i due protagonisti.

Collaborazione tra creatività e concretezza

“Queste storie permettono di capire cosa si nasconde di speciale nella collaborazione di coppia, cosa porta due persone a intraprendere un cammino nell’incertezza, cosa gli dà la forza di superare le difficoltà, e, infine, di vincere la sfida dell’innovazione”, osserva Paola Cordera, docente presso la School of Design del Politecnico milanese.

I risultati di questa ricerca sul campo, e tra aziende di successo, indicano che “mentre il numero magico in molti ambiti della cultura è il 3, quando si vuole fare innovazione il numero magico è il 2. La coppia offre all’innovazione ciò che né il singolo, né il gruppo possono offrire. L’ “altro” della coppia è il primo interlocutore oltre a sé stesso, con cui condividere la propria idea, dissolvendo la solitudine che tipicamente accompagna chi comincia a pensare diversamente”.

Combinazioni, l’innovazione nasce anche per caso

Un’altra evidenza che emerge da questo lavoro di approfondimento è che “le persone che producono insieme l’innovazione, e che lo fanno in modo radicale, sono combinazioni inattese: non si cercano, si riconoscono. Da cosa? Non dall’idea, che nascerà poi assieme. Ma dalla direzione”. Condividono, ad esempio, “un malessere, il mondo da cui vogliono allontanarsi, un certo modo tradizionale di risolvere i problemi nel loro settore. E condividono un’aspirazione, il mondo che vogliono creare, un’intuizione su cosa si potrebbe fare di diverso”.

Nel fare tutto questo, “non hanno un’idea precisa. Ma non importa. La troveranno assieme durante il percorso. E nell’altro riconoscono un compagno di viaggio. Prima di quell’incontro si sentivano soli. Ora non più”.

Allo stesso tempo la coppia offre lo spazio più intimo possibile in cui azzardare idee ‘blasfeme’, idee che non si avrebbe il coraggio di condividere di fronte all’arena di un Team più ampio. La coppia è il nucleo centrale, dove l’innovatore trova il coraggio di osare, di cominciare a sognare. E dove trova l’energia per superare le inevitabili difficoltà e fallimenti del percorso di innovazione. Quando uno dei due è vicino a cedere, lo Sparring partner fornisce l’incoraggiamento, esperto e competente, per non cedere. L’impegno reciproco porta a non demordere, ad arrivare fino in fondo.

Il binomio vincente, talento e imprenditorialità

“Dai tempi di Leonardo e Ludovico, il legame tra talento e imprenditorialità non ha mai smesso di nutrire la vocazione di Milano e della Lombardia per l’innovazione, che è un tratto distintivo della nostra storia imprenditoriale”, rileva Carlo Bonomi, presidente di Assolombarda.

Che sottolinea; “parliamo di un modello che oggi ritroviamo nel dialogo tra ricercatori, ingegneri, creativi, designer, donne e uomini d’impresa, e che rende la Lombardia unica a livello internazionale. Merito del suo tessuto produttivo diversificato e integrato, fatto di multinazionali estere, imprese grandi, medie, piccole, Startup, e di quel Mix di creatività, tradizione scientifica e umanistica che lo caratterizzano”.

Un ecosistema che investe in ricerca e sviluppo 4,8 miliardi di euro in un anno, pari al 21% del totale italiano. La Lombardia concentra il 32% dei brevetti e il 33% degli occupati nei settori avanzati del manifatturiero a livello nazionale, 13 università rinomate, il 27% della ricerca scientifica italiana maggiormente citata a livello globale, e oltre 15 mila nuove Startup ad alta intensità di conoscenza.

Da sinistra: Giuseppe Sala, sindaco di Milano; Carlo Bonomi, presidente di Assolombarda; Attilio Fontana, presidente della Regione Lombardia

In questo quadro, e secondo le prospettive dell’innovazione, “la politica cosa può fare?”, si chiede il sindaco di Milano, Giuseppe Sala. E risponde: “deve creare le condizioni affinché un territorio resti o diventi attrattivo per i giovani talenti di ogni settore, e deve creare ‘connessioni virtuose’ tra imprese, Università, Istituzioni, in modo da unire forze, progetti e iniziative”.

E sul binomio tra genio creativo e imprenditoria efficiente, Attilio Fontana, presidente di Regione Lombardia, rileva: “molte volte il genio si unisce all’imprenditore, molte altre volte coincide con l’imprenditore stesso, perché il genio è una delle qualità degli imprenditori di successo”. Ma qui forse si apre il capitolo di una quarta teoria, quella del ‘Self made man’, l’uomo solo al comando del cambiamento.

Stefano Casini

Giornalista specializzato nei settori dell'Economia, delle imprese, delle tecnologie e dell'innovazione. Dopo il master all'IFG, l'Istituto per la Formazione al Giornalismo di Milano, in oltre 20 anni di attività, nell'ambito del giornalismo e della Comunicazione, ha lavorato per Panorama Economy, Il Mondo, Italia Oggi, TgCom24, Gruppo Mediolanum, Università Iulm. Attualmente collabora con Innovation Post, Corriere Innovazione, Libero, Giornale di Brescia, La Provincia di Como, casa editrice Tecniche Nuove. Contatti: stefano.stefanocasini@gmail.com

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