La collaborazione tra Università e imprese è il motore dell’innovazione del Paese

La collaborazione tra il mondo delle università e quello delle imprese è di importanza strategica per l’innovazione e lo sviluppo del Paese. Lo scambio di conoscenze tra atenei e aziende e l’attuazione di progetti comuni sono fondamentali per l’attrattività delle università, la competitività delle aziende, l’occupabilità degli studenti, e la crescita economica e sociale dei territori.

Le aziende conoscono il valore di assumere risorse giovani e qualificate, in possesso di specifiche skill in linea con l’evoluzione del business aziendale, con grande potenziale e solide basi accademiche, in grado di favorire innovazione e cambiamenti migliorativi. Allo stesso tempo, un contatto e un dialogo costanti contribuiscono a definire piani formativi specifici per i vari percorsi degli studenti.

Ed è anche importante, ma in molti casi appare secondario, il vantaggio per le aziende che deriva dagli sgravi fiscali, contributivi, retributivi e dai bonus per le assunzioni adottati a livello nazionale e regionale (ad esempio, il programma FixO), che rendono di fatto più economico il contratto di apprendistato. D’altra parte, restano alcuni ostacoli e resistenze di vario tipo (pregiudizi, difficoltà attuative e scarsa informazione), e l’apprendistato continua a essere uno strumento contrattuale poco valorizzato rispetto alle sue potenzialità.


Sono alcune delle principali evidenze che emergono dal Rapporto 2018 dell’Osservatorio Università-Imprese della Fondazione Crui (Conferenza dei rettori delle università italiane), presentato presso la sede milanese di Assolombarda. Ma per dare piena concretezza agli sforzi in atto occorre una maggiore istituzionalizzazione e un rafforzamento del rapporto Università-Impresa, e anche la collaborazione e la consapevolezza del Governo e della politica. Con l’apporto sempre più ampio di Confindustria, decisivo nell’attuazione del dialogo tra università e imprese.

“Nella nostra esperienza il partenariato didattico è un investimento strategico per università e imprese perché attiva una circolarità di saperi che fa bene a tutti gli attori in gioco”, rileva Pietro Guindani, vicepresidente di Assolombarda con delega Università, Innovazione e Capitale umano. Che sottolinea: “Il nostro territorio è già sede di consolidate collaborazioni tra università e imprese, ma occorre continuamente alimentare questo scambio di conoscenze e di esperienze, per tenere il passo con l’evoluzione delle competenze richieste dal mercato del lavoro e per portare alle imprese un contributo di innovazione. In questa logica, siamo sempre più impegnati per far dialogare la dimensione accademica con quella produttiva”.

Mettere in collegamento le Best practice

Nella fotografia scattata dal Quarto Rapporto Annuale dell’Osservatorio Università-Imprese della Fondazione Crui, emerge “un generale contesto positivo testimoniato da importanti iniziative e risultati, ottenuto grazie allo sforzo fatto negli anni per creare una sinergia efficace nei rapporti tra università, studenti, imprese, mondo del lavoro con ricadute positive sull’intero tessuto produttivo e sociale”, osserva Alberto De Toni, presidente della Fondazione Crui.

Che rimarca: “Monitorare i fenomeni, mettere in collegamento le Best practice, diffonderle e trasformarle in procedure consolidate: tutto questo, in sostanza l’esercizio pieno e sano dell’autonomia universitaria, rappresenta il metodo attraverso il quale l’università si mette a disposizione del Paese”.

L’Apprendistato di Alta formazione e Ricerca

Più in particolare, dall’analisi del settore emerge una chiara percezione da parte delle aziende della necessità di usare l’Apprendistato di Alta Formazione e Ricerca per acquisire profili altamente qualificati e presidiare così i nuovi paradigmi produttivi, anche in relazione ai processi di digitalizzazione in corso.

Anche nelle pratiche, l’apprendistato si conferma come uno strumento efficiente per un più rapido ed efficace inserimento lavorativo per gli studenti. Ma bisogna definire modalità di intervento nel promuovere lo strumento dell’Apprendistato di Alta Formazione e Ricerca attraverso un Feedback diretto da parte delle aziende, raccontando e condividendo le esperienze.

Occorre poi arricchire e promuovere il Network dell’Apprendistato di Alta Formazione e Ricerca utile a creare una Community online che mette a sistema esperienze e buone pratiche, anche rafforzando la collaborazione con Anpal Servizi.

La crescita dei Dottorati industriali

Dall’analisi dell’Osservatorio Università-Imprese si rileva che la strategia migliore per portare a un sostanziale incremento della diffusione delle iniziative di Dottorato Industriale passa attraverso una promozione incentrata sulle buone prassi esistenti a livello nazionale, oltreché sull’analisi dei risultati ottenuti tramite strumenti di finanziamento specifici.

Il bilancio dei primi 4 cicli di dottorato industriale, avviati dal 2014, mostra una diffusione in netta crescita, in particolar modo a partire da cicli più recenti che hanno introdotto importanti novità normative.

Secondo il rapporto, “esiste un insieme di imprese particolarmente coinvolte in attività di ricerca e innovazione potenzialmente ben disposte nei confronti dei Dottori di ricerca, ma ancora non adeguatamente informate rispetto alle più recenti novità normative in merito”. Mentre “occorre anche promuovere l’utilizzo del Modello di Convenzione Università-Imprese per l’attivazione di borse di Dottorato Executive”.

Nuovi percorsi professionalizzanti

Con l’avvio dei corsi di laurea sperimentali a orientamento professionale, e la loro armonizzazione con l’offerta degli Its, “il nostro Paese si è dotato finalmente di un proprio modello di formazione terziaria professionalizzante a livello accademico”, rileva l’analisi del settore: “un totale di 14 nuovi corsi di laurea sperimentali a orientamento professionale sono stati attivati nell’anno accademico 2018-2019, con l’obiettivo di creare figure altamente specializzate, che rispondano alle esigenze delle aziende e, in generale, alle richieste del mondo del lavoro e delle professioni”.

Ora serve continuare il monitoraggio dei corsi sperimentali a carattere professionalizzante già attivati nell’anno accademico in corso, e monitorare l’avvio dei nuovi corsi da attivare nell’anno accademico 2019-2020.

Un dialogo che viene dal basso

“Le rilevazioni dell’Osservatorio mostrano che casi di fruttuose collaborazioni tra imprese e università sono rilevabili in tutto il Paese”, rileva Angelo Riccaboni, coordinatore dell’Osservatorio Università e Imprese: “per rafforzare queste collaborazioni, l’Osservatorio fornisce visibilità alle buone pratiche e propone strumenti digitali, di networking e strumenti di lavoro che aiutano a valorizzare e rendere più semplici da attuare queste sinergie”.

È un dialogo che viene dal basso, da tanti territori del Nord come del Sud. Promuovere questo dialogo significa promuovere l’occupabilità del nostro sistema universitario: in oltre il 30% dei casi tante imprese non trovano i laureati giusti (specie i laureati Stem delle materie tecniche e scientifiche), e tanti laureati non trovano lavoro, anche perché spesso tanti studenti conoscono la realtà dell’impresa solo alla fine del loro percorso di formazione.

Stefano Casini

Giornalista specializzato nei settori dell'Economia, delle imprese, delle tecnologie e dell'innovazione. Dopo il master all'IFG, l'Istituto per la Formazione al Giornalismo di Milano, in oltre 20 anni di attività, nell'ambito del giornalismo e della Comunicazione, ha lavorato per Panorama Economy, Il Mondo, Italia Oggi, TgCom24, Gruppo Mediolanum, Università Iulm. Attualmente collabora con Innovation Post, Corriere Innovazione, Libero, Giornale di Brescia, La Provincia di Como, casa editrice Tecniche Nuove. Contatti: stefano.stefanocasini@gmail.com

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