Viaggio nel futuro prossimo tra soft robotics e 5G: parla Rezia Molfino

PoseiDrone, il robot flessibile dell'Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa

Una robotica sempre più pervasiva, che supera le pareti della fabbrica e si apre a settori non convenzionali, come il clima. Macchine nuove, robot morbidi, vivi, che possono interagire con l’ambiente e mandare segnali, ma anche apparecchi robotizzati che possono essere d’aiuto in settori nuovi, come l’assistenza agli anziani o l’agricoltura. È un viaggio molto affascinante quello che Rezia Molfino, past president di Siri, l’associazione italiana di robotica e automazione, ha tracciato nella sua relazione al convegno “I robot digitali da sempre per le aziende del futuro” nell’ambito di A&T, la fiera dedicata a innovazione, tecnologie e competenze 4.0, che si è tenuta al Lingotto di Torino.

“Per parlare delle nuove frontiere della robotica bisogna parlare anche delle frontiere delle nuove tecnologie, perché la robotica usa molte di queste tecnologie che si stanno sviluppando, e dobbiamo stare attenti perché lo sviluppo di queste tecnologie è accelerato, rapidissimo e i tempi per adattarci sono stretti. Io nasco ricercatrice, però sono molto legata all’industria al trasferimento tecnologico, e vedo che l’entusiasmo per le nuove tecnologie non sempre corrisponde poi ad applicazioni. Per me è importante che le nuove tecnologie possano avere un impatto sulla società e per questo devono essere elaborate e rivissute”.

La robotica soft per migliorare il clima e il lavoro

Per Molfino, quindi, bisogna superare una fase di ricerca pura per arrivare ad applicazioni che possano dare risposte ai bisogni concreti della nostra società, riuscire a soddisfare alcune delle esigenze attuali. “Pensiamo al clima e a quanto la robotica, applicando le nuove tecnologie, può fare. La Commissione Europea sta puntando molto su questo perché bisogna assolutamente mettere in atto delle misure”.

Gli esempi sono molti in questo comparto. “La robotica può intervenire per la raccolta della plastica in mare o per la previsione“, spiega Molfino. “Ad esempio si possono preparare nuovi strumenti per intervenire nelle problematiche legate ai ghiacciai. In questo caso si possono studiare delle strutture vive che riescano, da un lato a mandarci dei segnali di quello che sta succedendo ma dall’altro anche a fare materialmente delle operazioni: transennare al posto dell’uomo, per esempio, senza metterlo in pericolo, attraverso comandi a distanza. Il 5G permette un grande salto in avanti in questo caso. Anche se bisogna stare attenti, naturalmente, a tutta la questione della sicurezza e della salute”.

Dal punto di vista del lavoro, poi, le applicazioni possono essere molteplici, dalla robotica collaborativa agli strumenti di aiuto e sostegno nei lavori più faticosi. “Uno dei comparti che ne potrà trarre beneficio è quello dell’agricoltura”, sottolinea. “Stiamo lavorando per mettere a punto degli esoscheletri, anche passivi, che possano aiutare le persone che raccolgono le olive o le persone che lavorano in ambienti ostili. In Liguria siamo sfortunati perché abbiamo un territorio piuttosto difficile, però le macchine ci possono aiutare a collaborare col nostro territorio in maniera più semplice e più sicura per la persona”.


La sfida della formazione, l’esempio della Cina

Il messaggio più importante, però, deve andare alle nuove generazioni che si devono formare per affrontare le nuove sfide legate all’alta tecnologia. “Quello che dobbiamo fare è un lavoro di education per preparare i nostri giovani. Io partecipo tutti gli anni, in Cina, al World Robotics Forum. Intanto dobbiamo dire che questo evento è organizzato dall’accademia delle scienze cinese insieme al ministero dello sviluppo, e questo dice moltissimo. Partecipano i ragazzi che presentano il loro robot e fanno dei challenge, delle sfide, e io sono impressionata di anno in anno nel vedere il livello tecnologico che questi ragazzi raggiungono”.

“Sono un’entusiasta, affamata di queste cose – conclude Molfino – e lavoro per riversarle sulla società, anche perché le tecnologie, se non arrivano nel mondo reale, sono inutili. Invece ci devono aiutare e, sono sicura, ci aiuteranno. Poi, come tutte le cose, possono essere prese anche per il verso cattivo: pensiamo anche solo alla possibilità di poter comandare eserciti di robot da lontano. Per questo è importante lavorare anche sull’etica della robotica“.

 

Fabrizio Cerignale

Giornalista professionista, con in tasca un vecchio diploma da perito elettronico. Free lance e mobile journalist per vocazione, collabora da oltre trent’anni con agenzie di stampa e quotidiani, televisioni e siti web, realizzando, articoli, video, reportage fotografici. Giornalista generalista ma con una grande passione per la tecnologia a 360 gradi, da quella quotidiana, che aiuta a vivere meglio, alla robotica all’automazione.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.