Le difficoltà delle PMI nell’abbracciare la trasformazione 4.0 si concretizzano in problemi pratici: come accedere agli incentivi, quali sono le misure a supporto delle imprese e simili. Concorrono ai problemi anche atteggiamenti di reticenza e diffidenza verso l’innovazione e il cambiamento. Figure come gli innovation manager e i consulenti esperti di digitalizzazione possono aiutare le aziende, ma è necessario fare divulgazione sulle possibilità che il Governo e il mercato offre in questo ambito.

Sul tema, Atlas Advanced Technologies ha organizzato l’incontro “Fare impresa nel 2020”: un’occasione per riflettere sullo scenario di innovazione del tessuto economico nazionale.

Transizione 4.0, le difficoltà per le PMI

Nel corso del convegno sono intervenuti Valerio Grassi, amministratore delegato di Atlas Advanced Technologies e innovation manager inserito negli elenchi del Ministero dello sviluppo economico. Sono intervenuti anche Luciano Bettinelli, amministratore delegato di Electronic Center, Angelo D’Alessandro, Territory manager di Ruckus, Carlo Colombro di Multitasking Solutions, Marco Bortoli di GFinance e Alessandra Grassi, che si occupa di psicologia ad alto potenziale.


Il nuovo piano Transizione 4.0 rispetto ai precedenti “sicuramente presenta comunque delle complessità per le imprese più piccole, che avranno ancora necessità di essere guidate. Il gap è presente e non viene cancellato. Tuttavia, con l’ampliamento della platea di realtà che possono accedere agli incentivi si dà la possibilità anche alle PMI di attuare davvero la loro trasformazione digitale”, ha commentato Grassi. Un elemento “indispensabile per essere competitivi. Non si può pensare di restare sul mercato senza applicare il paradigma 4.0, la competizione è forte”.

Formazione, il vero motore della trasformazione digitale

Per puntualizzare il quadro delle misure a disposizione delle aziende, Carlo Colombo ha presentato i particolari delle agevolazioni previste dal piano (per i dettagli su caratteristiche, beni compensabili coi crediti d’imposta e aliquote, si rimanda a questo articolo).

Tra le misure previste dal nuovo percorso, di particolare interesse per Grassi è “il credito di imposta per la formazione. Purtroppo ancora oggi nelle PMI si tende spesso a considerare questo aspetto come secondario, non investendo in questo ambito. Invece non va trascurata: grazie agli incentivi statali, le aziende piccole e medie saranno più propense a comprenderne l’importanza”.

Oltretutto la possibilità di compensare i costi per la formazione si inserisce in un contesto più ampio volto a combattere lo skills gap creando nuove competenze e consentendo l’accesso al mercato del lavoro anche ai più inesperti. Il lavoro nelle fabbriche smart “ha a che fare con macchine evolute e costosissime, per cui serve un’alta specializzazione. Un impiego che ha appeal per i giovani”.

L’evoluzione dell’IoT per le fabbriche

Dal punto di vista delle tecnologie, IoT e reti wireless si imporranno sul mercato come top trend per le fabbriche nel triennio 2020-2022. Angelo D’Alessandro, Territory manager di Ruckus ha presentato una proiezione sui trend relativi all’Iot. Un mondo “in estrema evoluzione”, ha spiegato.

“Nel 2022 l’aumento del machine to machine, la comunicazione con dispositivi che fino poco tempo fa erano inanimati, raggiungerà il 51% più della metà del traffico wifi”. Destinato a dominare la connettività tra tutte le tecnologie è il wi-fi. Secondo le previsioni di Ruckus, “se nel 2018 c’erano venti miliardi di dispositivi wi-fi sul mercato, si pensa di arrivare a 35 miliardi entro il 2022. Anno in cui le reti wi-fi potrebbero rappresentare il 53% della copertura del traffico internet”.

La necessità di un cambiamento culturale

Alessandra Grassi, psicologa della comunicazione per la società Psicologia ad Alto Potenziale, ha presentato un dato rilevante emerso da una ricerca del Politecnico di Milano e Assochange: “Più del 60% dei progetti per la digitalizzazione aziendale sono falliti. Le cause sono riconducibili allo scarso coinvolgimento dei collaboratori e il persistere di una cultura poco aperta al cambiamento”.

Il cambiamento può essere affrontato dalle imprese seguendo un modello transteorico proposto da James Prochaska, direttore del Cancer Prevention Research Center dell’Università del Rhode Island: “Consiste in cinque fasi, più la sesta relativa alla ricaduta. L’idea alla base del suo utilizzo è spingere gli imprenditori a comprendere in quale fase si trovino, per sapere cosa aspettarsi e come muoversi”, spiega Grassi.

In questo ambito si delineano anche fattori funzionali alla correzione della strategia imprenditoriale, per avere successo nel proprio percorso di trasformazione digitale:

  • Leader motivanti
  • Investire in talenti e skill
  • Promuovere innovazione a partire dalla dirigenza
  • Attenzione al monitoraggio e al feedback
  • Sostenere la buona comunicazione

Nicoletta Pisanu

Giornalista, collabora da anni con testate nazionali e locali. Laureata in Linguaggi dei Media e in Scienze sociali applicate all'Università Cattolica di Milano, è specializzata in cronaca.

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