Prometeia vede nero: Pil italiano in calo del 6,5% nel 2020 e ripresa lenta

È necessario un piano congiunto europeo per fronteggiare l’emergenza Covid19 e programmare da subito il rilancio dell’economia, altrimenti l’Europa rischia il proprio futuro. L’Italia, in particolare, dopo la crisi del 2008-2009 lascerà sul terreno un altro importante pezzo di crescita: il prodotto interno lordo registrerà nel 2020 un calo del 6,5%. Il rapporto debito/Pil salirà al 150%, e nei prossimi anni il belpaese dovrà convivere con questo livello di debito ancora più alto dell’attuale. Questa è, in sintesi, la previsione degli analisti di Prometeia, che ha reso nota la sua analisi macroeconomica relativa al triennio 2020-2022.

Nel 2020 il Pil mondiale è previsto in calo dell’1,6%, mentre per il commercio internazionale di merci si stima un vero e proprio collasso (-9,4%). Ma la ripresa arriverà nel prossimo biennio: nel 2021 e 2022 la crescita globale sarà, rispettivamente, del 4,6% e del 3,3%.

In Italia, invece, ipotizzando una lenta e graduale rimozione dei blocchi produttivi a partire da inizio maggio, il 2020 vedrà una contrazione del Pil (a fine anno del -6,5%), con un rimbalzo graduale verso l’autunno che porterà il Pil a recupero e nuova crescita nei prossimi anni, quando arriverà al +3,3% nel 2021 e al +1,2% nel 2022.

Ma per mantenere la stabilità macroeconomica nell’Eurozona (Pil 2020 -5,1%; Pil 2021 +3,4%), e non solo in Italia, servirà una risposta forte e coordinata a livello di Unione europea: ad esempio, attraverso il finanziamento delle maggiori spese con emissioni di titoli europei.

“Nel quadro della recessione globale più profonda dal secondo dopoguerra, l’Italia, con un settore servizi e turismo caratterizzato da piccole e medie imprese, e un settore pubblico con un debito già elevato, rischia di essere tra gli Stati più fragili”, indicano gli economisti di Prometeia.

Nessun Paese uscirà dalla crisi da solo

Nessun Paese potrà uscire da solo dalla crisi. Occorre un forte e tempestivo piano a livello europeo, per fronteggiare l’emergenza e rilanciare l’attività economica: non solo sotto il profilo finanziario, ma anche della crescita reale.

Dopo la crisi finanziaria del 2008, in cui l’Italia ha lasciato sul terreno, per non recuperarlo mai del tutto, un pezzo importante della propria crescita, anche in questa crisi il nostro Paese lascerà indietro una parte rilevante di sviluppo; negli anni a venire, infatti, recupererà solo in parte quanto perso nel 2020.

Le politiche monetarie della Banca centrale europea allenteranno le tensioni sui titoli di Stato italiani nel breve periodo, ma l’intervento fiscale del governo non potrà che essere limitato nel sostenere la domanda; a fine 2020 il deficit/Pil avrà raggiunto il 6,6%, e il debito/Pil il 150%. Nel medio periodo l’Italia dovrà convivere con un elevato livello di disavanzo pubblico, di nuovo sotto il 3% solo nel 2022.

Necessario uno shock economico europeo

Per l’Italia Prometeia stima nei primi due trimestri dell’anno una riduzione del Pil superiore al 10% rispetto alla situazione pre-crisi, con differenze settoriali molto ampie: dal -10% della manifattura al -27% dei servizi legati al turismo, fino al -16% dei servizi di trasporto.

Nonostante le misure fiscali già annunciate (oltre due punti percentuali di Pil in totale quest’anno) – cospicue ma limitate dall’elevato debito pubblico – la profondità della recessione e la lentezza della ripresa non potranno che indebolire ulteriormente la capacità produttiva e le finanze pubbliche del Paese. Nello scenario base di Prometeia, l’Italia si ritroverebbe nel 2022 con un livello del Pil ancora al di sotto del livello 2019 di oltre 2 punti percentuali, con un debito sovrano inchiodato al 150%.

In questo contesto, “la stabilità macroeconomica verrà garantita solo in un quadro di maggiore condivisione a livello europeo degli oneri della crisi sanitaria e dei suoi effetti”, rimarca l’analisi 2020-2022: “finanziare queste spese con emissioni di titoli europei permetterebbe di ridurne l’onere sui bilanci nazionali e di fare anche un passo in avanti verso la creazione di quel Safe asset continentale che potrebbe favorire la diversificazione del rischio dei sistemi finanziari”. Non procedere su questa strada rischierebbe di indebolire il progetto europeo, mettendone a rischio il futuro.

Misure e strategie contro una recessione globale

Mentre dieci anni fa lo scoppio della crisi originò dalla finanza, oggi la natura dello shock è di tipo reale (i blocchi alle attività e le quarantene). In questa prima fase sta colpendo in particolare i servizi, la fetta più importante del valore aggiunto nei Paesi avanzati, con più occupati rispetto alla manifattura e dove le vendite perse difficilmente possono essere recuperate.

Pur con tutte le incertezze legate alla durata e all’intensità delle chiusure – e alla successiva reattività con cui i diversi Paesi proveranno a riprendersi – Prometeia stima per il 2020 una recessione dell’economia mondiale (-1,6%), diffusa ai Paesi industrializzati e non, dove solo la Cina evita una flessione grazie al rimbalzo positivo già nella seconda parte dell’anno.

Il traino può venire proprio da Pechino

Per fare un confronto, nella Grande Recessione del 2009, la caduta globale dell’attività era stata dello 0,4%. Il traino di Pechino e l’ipotesi di ritorno alla “quasi normalità” entro la fine dell’anno per tutti i Paesi industrializzati, è comunque alla base della previsione di una caduta del commercio mondiale “solo” del 9,4%. Nel 2021 il rimbalzo dell’economia globale dovrebbe attestarsi al 4,6%.

Negli Stati Uniti dove è in corso di approvazione un pacchetto di misure senza precedenti da 2.000 miliardi di dollari (il 9,3% del reddito nazionale, più del livello del Pil italiano) in aiuto a imprese e famiglie, il Pil nel 2020 cadrà del 2,5%, per poi riprendersi del 3,6% l’anno successivo. In Cina è stimata una riduzione tendenziale del Pil nel primo trimestre del 6,7%, ma poi un incremento medio annuo del 3,2%, per effetto della ripresa nella seconda metà del 2020.

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Stefano Casini

Giornalista specializzato nei settori dell'Economia, delle imprese, delle tecnologie e dell'innovazione. Dopo il master all'IFG, l'Istituto per la Formazione al Giornalismo di Milano, in oltre 20 anni di attività, nell'ambito del giornalismo e della Comunicazione, ha lavorato per Panorama Economy, Il Mondo, Italia Oggi, TgCom24, Gruppo Mediolanum, Università Iulm. Attualmente collabora con Innovation Post, Corriere Innovazione, Libero, Giornale di Brescia, La Provincia di Como, casa editrice Tecniche Nuove. Contatti: stefano.stefanocasini@gmail.com

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