Rilevatori di temperatura per aiutare imprese e negozi a riaprire in sicurezza

L’obiettivo è quello di riaprire, ma bisogna farlo in sicurezza. Puntando a questo scopo, la divisione Hi-Tech del Gruppo Dylog Italia Spa (a cui fa capo, tra le altre società, anche il Gruppo Buffetti) ha ideato, ingegnerizzato e realizzato interamente in Italia, a Torino, una propria gamma di prodotti per il controllo della temperatura per la “fase 2” Covid-19.

La soluzione tecnologica anticontagio di punta della linea Dysafe BTC (Body Temperature Control) è la versione Power. Composta da una torretta, alta all’incirca 1,20 m, è realizzata sia in acciaio Inox sia in Polipropilene. Posta all’ingresso di aziende, negozi, ristoranti, hotel, aeroporti, scuole, teatri, palestre ecc, è in grado, in pochi istanti e in automatico, di rilevare la temperatura corporea, presenza dei dipendenti e il conteggio del numero delle persone in contemporanea all’interno di un locale.

La gamma Dysafe BTC è anche dotata di un sistema di controllo accessi mediante lettore di badge con il riconoscimento facciale di ultima generazione. Tutte e tre le operazioni sono effettuate senza contatto alcuno e senza l’ausilio di un addetto. Progettata appositamente per la misurazione sul braccio, consente di colloquiare con la reception se qualcuno non supera il controllo, con una temperatura corporea al di sopra dei 37,5 °C.

All’interno della torretta, facilmente lavabile con disinfettanti anche aggressivi, vi è anche un dispenser in grado di contenere qualsiasi liquido igienizzante.

I dispositivi, utili alla protezione dei luoghi di lavoro e dagli ambienti di svago dal contagio del coronavirus, possono anche essere ammessi al credito d’imposta, così come previsto dall’art. 30 del DL Liquidità dell’8 aprile.

Soluzioni studiate per essere efficaci e semplici nel loro utilizzo, i sistemi di controllo della temperatura della linea Dysafe BTC, una volta installati e configurati, funzionano in autonomia e senza la necessità di ulteriori interventi di tecnici specializzati.

L’idea di fabbricare, in Italia, questo genere di strumenti che consentiranno a moltissime imprese di riaprire in sicurezza, nasce dall’analisi di prodotti analoghi che evidenziavano diversi falsi positivi e negativi. Riuscire a sviluppare sistemi altamente precisi e tecnologicamente avanzati, in un mix tra elettronica, software, capacità di calcolo ed elaborazione delle immagini, è stata la sfida che lo staff della Dylog ha raccolto ai primi di febbraio, quando l’epidemia del Covid-19 si stava trasformando in pandemia.

Uno strumento per prevenire il rischio di contagio

È grazie alla profonda conoscenza di telecamere e sensoristica complessa, quali alcuni sensori IR, che al Direttore Generale dell’azienda Torinese Marco Pipino venne in mente a febbraio, ai primi allarmi Covid-19 provenienti dalla Cina, di progettare una macchina in grado di misurare la temperatura in automatico, senza presenza di operatori, con lo scopo iniziale di fornire a tutte le aziende del Gruppo Dylog un valido strumento per prevenire il rischio di contagio.

“Allora, tutte le aziende cinesi stavano producendo telecamere termiche, estremamente costose e soprattutto non automatiche – spiega Pipino – fu così che mi concentrai, con tutti gli ingegneri del team di ricerca e sviluppo della nostra divisione, alla messa a punto di uno strumento che utilizzasse i migliori sensori Infra Red multi pixel per raggiungere una precisione ancora maggiore delle telecamere a costi molto contenuti”.

“I sensori termici posti all’interno dei nostri rilevatori della temperatura necessitano di un post processing software che grazie alla nostra tecnologia siamo in grado di gestire e di elaborare. È così che abbiamo realizzato uno strumento di altissima precisione (si arriva a 0,1 gradi con la straordinaria risoluzione di 0,01 gradi con un tempo di lettura di pochi millisecondi) che abbiamo poi inserito in macchine in grado di colloquiare con le reti Lan aziendali, gestire varchi automatici con tornelli o sbarre”.

“Con questi prodotti – conclude Pipino – ci auguriamo di dare un grosso contributo alla riapertura di molte aziende nella convinzione che ripartire in sicurezza non debba rimanere solo uno slogan, ma la chiave di volta per la ripartenza del tessuto produttivo e sociale del nostro Paese”.

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