Infrastrutture, fisco e incentivi per gli investimenti privati: ecco le riforme previste dal PNR

Il Governo ha completato il lavoro di elaborazione del PNR, il Programma Nazionale di Riforma che formalmente fa parte del DEF (Documento di Economia e Finanza 2020), ma che quest’anno viene presentato qualche mese dopo a causa dell’emergenza sanitaria. Una presentazione tardiva che diventa però l’occasione per leggere le linee guida degli interventi che il Governo ha intenzione di mettere in campo nei prossimi mesi per rispondere alla crisi economica: il PNR è infatti il primo passo verso la definizione operativa del Recovery Plan dell’Italia nel quadro della complessiva strategia di riforma del Paese.

Poiché le sigle e i termini che sono girati in queste settimane sono tanti, nel prossimo paragrafo vi presentiamo una piccola “guida” per comprendere bene di che cosa stiamo parlando. Poi vedremo quali sono le linee guida dell’azione del Governo e infine le riforme che operativamente saranno messe in campo.

PNR, Piano di Rilancio e Recovery Plan

Il Programma Nazionale di Riforma (PNR), come spiega il ministro dell’Economia e delle Finanze Roberto Gualtieri, “illustra le politiche che il Governo intende adottare per il rilancio della crescita, l’innovazione, la sostenibilità, l’inclusione sociale e la coesione territoriale nel nuovo scenario determinato dal Coronavirus”.

Ma il PNR traccia anche “le linee essenziali del Programma di Ripresa e Resilienza (Recovery Plan) che il Governo metterà a punto alla luce della Comunicazione della Commissione Europea del 27 maggio per la creazione di un nuovo Strumento Europeo per la Ripresa (Next Generation EU), che sarà auspicabilmente quanto prima approvato dal Consiglio Europeo”.

Tanto per fare un po’ di chiarezza sui termini, il PNR anticipa il Piano di Rilancio che sarà in buona parte composto dal Recovery Plan. Le direttrici alla base del Piano di Rilancio sono state presentate qualche settimana fa in occasione degli Stati Generali di Roma, con un documento del Governo intitolato “Progettiamo il Rilancio“.

Che cosa c’è nel PNR

Il Piano di Rilancio e, al suo interno, il Recovery Plan, “si baseranno sul rilancio degli investimenti, su un incremento della spesa per ricerca e istruzione e su riforme mirate ad incrementare la competitività, l’equità e la sostenibilità sociale ed ambientale del Paese. Si elaboreranno, inoltre, degli interventi per il rilancio di importanti filiere e settori produttivi, quali la sanità, il turismo e i trasporti, le costruzioni, la produzione di energia, la siderurgia, l’auto e la componentistica”.

Modernizzazione, transizione green e inclusione

Alla base del lavoro c’è un’articolazione su tre direttrici e nove linee di azione che il presidente del consiglio Giuseppe Conte aveva già anticipato in occasione degli Stati Generali.

Le tre linee strategiche:

  • Modernizzazione del Paese;
  • Transizione ecologica;
  • Inclusione sociale e territoriale, parità di genere.

Modernizzare il Paese significa, anzitutto, disporre di una Pubblica Amministrazione efficiente, digitalizzata, ben organizzata e sburocratizzata, veramente al servizio del cittadino. Modernizzare il Paese significa, inoltre, creare un ambiente favorevole all’innovazione, promuovere la ricerca e utilizzare al meglio le tecnologie disponibili per incrementare la produttività dell’economia e la qualità della vita quotidiana. Modernizzare seguendo tale percorso è inoltre premessa ed al tempo stesso accompagnamento di quello che consideriamo il secondo pilastro del piano, vale a dire:

La transizione ecologica dovrà essere la base del nuovo modello di sviluppo su scala globale. Per avviarla sarà necessario in primo luogo ridurre drasticamente le emissioni di gas clima-alteranti in linea con gli obiettivi del Green Deal europeo, in secondo luogo migliorare l’efficienza energetica dell’economia e la qualità dell’aria nei centri urbani e ripulire le acque interne e marine. Si dovrà inoltre investire nella ‘bellezza’ del Paese, a cominciare da un aumento delle aree verdi urbane e dalla riforestazione. La riconversione ecologica può e deve rappresentare anche un terreno di nuova competitività per molta parte del nostro sistema produttivo, permettendo di conseguire una maggiore armonia con la natura, pur nel contesto di una società a forte vocazione industriale.

Inclusione sociale vuol dire ridurre le disuguaglianze e la povertà, migliorare l’istruzione e la conoscenza degli strumenti digitali, ottenere una migliore qualità della vita nei centri urbani e nelle periferie, ridurre il gap infrastrutturale fra Nord e Sud. Migliorare l’inclusione richiede anche di rafforzare il sistema sanitario, duramente colpito dalla pandemia, per tutelare la salute di tutti.

Le nove linee di azione

Le tre linee strategiche verranno attuate attraverso nove direttrici di intervento:

  1. Un Paese completamente digitale
  2. Un Paese con infrastrutture sicure ed efficienti
  3. Un Paese più verde e sostenibile
  4. Un tessuto economico più competitivo e resiliente
  5. Un piano integrato di sostegno alle filiere produttive
  6. Una Pubblica Amministrazione al servizio dei cittadini e delle imprese
  7. Maggiori investimenti in ricerca e formazione
  8. Un’Italia più equa e inclusiva
  9. Un ordinamento giuridico più moderno ed efficiente.

Il primo passo per attuare il Piano di Rilancio consisterà nella semplificazione delle procedure amministrative e della pianificazione e autorizzazione dei lavori pubblici. Su questo in settimana è atteso il Decreto Semplificazioni, di cui qui troverete alcune anticipazioni.

Come spenderemo i 172 miliardi

Gli investimenti pubblici: infrastrutture, istruzione, ricerca

Parallelamente alla semplificazione amministrativa e allo sblocco dei lavori pubblici, il Governo redigerà il Programma di Ripresa e Resilienza (Recovery Plan) da presentare alla Commissione Europea. Questo documento servirà ad assicurarsi i fondi del Next Generation EU, il programma che prevede 750 miliardi di fondi per la ripresa, di cui 500 a fondo perduto. L’Italia dovrebbe avere a disposizione 172,7 miliardi di euro, una parte dei quali a fondo perduto (82 miliardi) e il resto in prestito (91 miliardi).

L’obiettivo prioritario del Recovery Plan sarà di incrementare fortemente gli investimenti pubblici, che in quattro anni dovranno superare il 3% del Pil. Si sottolinea la “necessità di politiche che consentano di ampliare gli incentivi e le risorse al fine di ripristinare un livello adeguato di investimenti e di infrastrutture”, attraverso una “strategia che consenta una corretta programmazione ed attuazione per investimenti sia pubblici sia privati” e che “contempla diversi aspetti: buone pratiche tecniche ed amministrative, utilizzo delle migliori tecnologie attualmente disponibili, impiego di materiali eco-sostenibili, quadro di pianificazione integrata a tutti i livelli (da quadri d’ambito ampio sino ad interventi ‘puntuali’), implementazione di processi sinergici tra settore economico, produttivo ed imprenditoriale”.

Un primo ambito di rafforzamento degli investimenti pubblici riguarderà le infrastrutture di comunicazione. Relativamente alle telecomunicazioni, in attuazione del Piano Banda Ultralarga, si intende accelerare lo sviluppo dei cantieri nelle cd. aree bianche. Il Governo intende, inoltre, rafforzare le politiche di sostegno al rapido sviluppo della rete 5G. In particolare, si vogliono rimuovere “gli ostacoli all’installazione di impianti di telecomunicazione mobile e broadband wireless access presenti nelle normative locali (comunali e provinciali) e regionali”, che “fissano limiti e divieti ingiustificati o non proporzionati all’installazione di impianti di telecomunicazione o stabiliscono procedure amministrative di autorizzazione difformi rispetto a quanto previsto dal quadro normativo statale”. L’obiettivo è quindi “uniformare l’iter autorizzativo da seguire in caso di realizzazione di impianti di telecomunicazione, definendo chiaramente le procedure e i moduli da utilizzare e chiarendo le disposizioni che possono dar luogo a dubbi interpretativi e applicativi idonei a rallentare gli investimenti”.

Un’Italia connessa, sicura e sostenibile vuol dire dotare il Paese di un sistema integrato e resiliente di infrastrutture e servizi di trasporto, dall’infrastruttura ferroviaria, con l’Alta Velocità di Rete, alle infrastrutture per l’acqua e l’energia. Ci saranno poi gli investimenti per la digitalizzazione della Pubblica Amministrazione e dell’istruzione. Le tre direttrici di intervento per realizzare gli obiettivi dell’Agenda digitale sono:

  • l’inclusione digitale per i cittadini, le imprese e la PA
  • la costituzione di un ecosistema culturale, regolamentare ed economico capace di supportare lo sviluppo di imprenditoria innovativa
  • l’attrazione degli imprenditori stranieri e la contaminazione tra le attività imprenditoriali, di ricerca e sperimentazione

Oltre agli investimenti pubblici, è intenzione del Governo utilizzare le risorse del fondo Next Generation EU per aumentare le spese per l’istruzione, la ricerca e lo sviluppo (R&S): “Si punterà ad incrementare la spesa pubblica per la ricerca e per l’istruzione, in special modo terziaria, in misura pari complessivamente a 0,4 punti percentuali di PIL nei prossimi tre anni. Parte della maggiore spesa sarà destinata al finanziamento di progetti di ricerca che perseguano obiettivi di sostenibilità ambientale e digitalizzazione e che contestualmente abbiano un rilevante effetto sull’incremento della produttività”.

Sul tema del mercato del lavoro l’obiettivo è la sua modernizzazione, attraverso il piano straordinario di potenziamento dei centri per l’impiego e delle politiche attive del lavoro (CPI), un progetto di rafforzamento della contrattazione collettiva nazionale (con “la proposta di istituzione di un salario minimo”), la riforma della rappresentanza sindacale, estensione triennale dello sgravio contributivo per l’occupazione femminile e suo potenziamento in alcune aree. Per i lavoratori e le famiglie, oltre all’emanazione del “Family Act” (che istituirà l’assegno universale, con un “supporto economico protratto fino a quando il giovane acquisirà l’indipendenza economica dalla famiglia d’origine”), si prevede il “potenziamento, riordino, armonizzazione e rafforzamento della disciplina inerente i congedi parentali, gli incentivi al lavoro femminile, le misure di sostegno alle famiglie per la formazione delle figlie e dei figli e per il conseguimento dell’autonomia finanziaria”: estensione del congedo di paternità almeno a 10 giorni, agevolazioni fiscali per la cura e la formazione dei figli e introduzione di incentivi fiscali alle aziende perché, dopo la maternità, sia favorito il rientro della donna al proprio lavoro. Il Governo intende poi “avviare una ricognizione degli ammortizzatori sociali per definire, compatibilmente con gli obiettivi di finanza pubblica, un intervento organico nel settore”: su questo si utilizzeranno le risorse UE del Sure.

Gli investimenti privati: Industria 4.0 e consolidamento patrimoniale

Le rimanenti risorse del Next Generation EU saranno utilizzate per stimolare gli investimenti del settore privato, facendo leva su componenti dello ‘strumento’ quali InvestEU, il Solvency Support Instrument e il Just Transition Fund.

“Gli incentivi per Industria 4.0, ancora in vigore in forma di credito d’imposta (piano Transizione 4.0, ndr), saranno potenziati e ulteriormente estesi”, si spiega nel PNR. Poi l’analisi che per la prima volta da qualche anno a questa parte non dicono più che gli incentivi hanno smesso di funzionare, ma ne esaltano i risultati raggiunti. “Alcune analisi sugli effetti dell’iperammortamento mostrano che negli scorsi anni l’incentivo è stato efficace nel sostenere la trasformazione tecnologica delle imprese e che le aziende beneficiarie hanno incrementato gli occupati in misura sensibilmente maggiore rispetto alle altre”, si legge.

“L’adozione di tecnologie 4.0 e la digitalizzazione del sistema produttivo costituiscono evoluzioni imprescindibili per ravvivarne la proiezione competitiva e rafforzarne le ‘difese digitali’ in molti settori e filiere. Il Governo intende rafforzare in particolare le agevolazioni legate al programma Transizione 4.0, stabilizzandole, anche in chiave di attrazione internazionale di investimenti, per un periodo almeno triennale e incrementando le aliquote agevolative sul credito d’imposta in una logica di forte attivazione di risorse private soprattutto sugli impieghi a maggior contenuto di innovazione e rischio”.

Si ricorda poi che verrà definito il “Green and Innovation Deal“, che “ricomprende anche i fondi per l’innovazione e comporta un aumento rilevante di fondi da dedicare agli interventi per la sostenibilità ambientale e sociale, usufruendo anche delle risorse del Fondo per gli investimenti delle Amministrazioni centrali, delle misure introdotte per aumentare gli investimenti sostenibili degli enti territoriali, nonché delle risorse del Fondo rotativo per il sostegno alle imprese e gli investimenti in ricerca”. Al fondo si affiancheranno “altri programmi di investimento e progetti a carattere innovativo e ad elevata sostenibilità ambientale, che tengano conto altresì degli impatti sociali delle misure adottate, aventi ad oggetto anche la rigenerazione e valorizzazione dei beni demaniali e pubblici”.

Ci saranno poi interventi “volti a modernizzare la finanza d’impresa e a migliorare allocazione e produttività del capitale investito. Gli ambiti su cui agire con misure tanto di natura regolatoria quanto di incentivazione fiscale sono molteplici. Si dovrà promuovere ulteriormente il consolidamento patrimoniale delle aziende italiane e aumentare il coinvolgimento degli investitori istituzionali nel sostegno all’economia reale del Paese, nonché ampliare le possibilità di investimento tramite strumenti come gli ELTIF e i FIA, dando più competitività al nostro assetto regolatorio su fondi e SGR. Occorrono infine interventi specifici per favorire le operazioni straordinarie di fusione, acquisizione e aggregazione fra imprese migliorandone gli assetti dimensionali, e per incentivare il trasferimento o la riorganizzazione in Italia di attività svolte all’estero anche in logica di reshoring, di attrazione di investimenti esteri, di riorganizzazione delle catene del valore e di rafforzamento dei rapporti di filiera”.

L’intero sistema di incentivi agli investimenti, all’innovazione e alla capitalizzazione delle imprese “sarà rivisto in modo tale da fornire un quadro prevedibile ed attrattivo“.

Un cenno anche al sistema del trasferimento tecnologico e ai Competence Center: “Si intende potenziare ulteriormente questi centri e rendere più efficiente il network del trasferimento tecnologico costituito anche da altri centri di trasferimento tecnologico qualificati e dai Digital Innovation Hub delle associazioni datoriali e dai PID (Punti Impresa Digitale) del sistema camerale. L’ambizione deve essere quella di farne la sponda italiana della rete dei Digital Innovation Hub europei sostenuti dal Programma Digital Europe”.

Politiche settoriali: auto, acciaio, edilizia…

Oltre a questi interventi orizzontali, saranno messi sotto i riflettori alcuni settori strategici particolarmente colpiti dall’emergenza o da crisi strutturali: settori e filiere di particolare rilevanza in termini di valore aggiunto e occupazione, nonché prospettive di crescita ed importanza per la sicurezza economica e strategica del Paese e il benessere dei cittadini.

Si tratta di sanità, dove si interverrà anche per “rafforzare tutta la filiera della salute, dall’industria farmaceutica ai dispositivi medici”, turismo, edilizia e poi l’auto, la componentistica, la meccanica strumentale, la siderurgia e la produzione di energia, “accelerandone la necessaria trasformazione”.

Per quanto riguarda l’automotive, “saranno mantenuti gli incentivi esistenti per i veicoli a basse e a zero emissioni nonché per la rottamazione del parco automobilistico più vecchio e inquinante. Si rafforzerà il sostegno alla ricerca e alla prima industrializzazione nei campi dei sistemi alternativi di propulsione, delle batterie ed altri componenti per veicoli a bassa emissione ed elettrici”.

Per quanto riguarda la siderurgia, “la Commissione Europea nel Rapporto Paese sull’Italia di quest’anno ha individuato nell’ILVA di Taranto il principale candidato a livello nazionale per utilizzare il Just Transition Mechanism previsto dal Green Deal e ora incrementato in termini di risorse dallo Strumento per la Ripresa. Partendo da una visione sistemica della sicurezza economica nazionale, risulta evidente che il futuro produttivo dello stabilimento di Taranto e la sua capacità di offerta di acciai piani hanno un valore strategico nel soddisfare la domanda di industrie quali l’auto, gli elettrodomestici e la cantieristica, garantendo ad un Paese trasformatore come l’Italia i necessari approvvigionamenti. Ridimensionare la capacità produttiva nazionale di acciaio, e di quelli speciali in modo particolare, avrebbe, inoltre, pesanti ricadute sul PIL e sull’occupazione regionale e nazionale. Di conseguenza, il rilancio produttivo e la riconversione in chiave più sostenibile e decarbonizzata del complesso siderurgico di Taranto, anche attraverso l’utilizzo di fonti rinnovabili e sistemi produttivi meno inquinanti, è uno dei progetti chiave su cui il Governo lavorerà in coordinamento con le imprese coinvolte”.

Un fisco più equo ed efficiente

Per un’Italia che sia più competitiva è necessario intervenire anche su alcuni elementi strutturali come giustizia, istruzione e fisco.

La riforma fiscale, in particolare, sarà “un altro importante capitolo del programma di rilancio”.

Nel PNR si legge che “il cuneo fiscale sul lavoro è troppo elevato e nel tempo si sono accumulate disparità di trattamento delle diverse fonti di reddito. Inoltre, il sistema fiscale è eccessivamente complesso e rappresenta un significativo onere burocratico per i privati e le imprese. Si punterà ad una riforma tributaria che migliori l’equità e l’efficienza e sia coerente con il principio di progressività sancito dalla Costituzione, riducendo le aliquote effettive sui redditi da lavoro e aumentando al contempo la propensione delle imprese ad investire e a creare reddito e occupazione”.

Da ultimo, “la fiscalità dovrà anche essere coerente con gli obiettivi ambientali e sociali a livello nazionale e comunitario. Inoltre, l’Italia sosterrà con fermezza gli sforzi di armonizzazione fiscale, di contrasto a forme di concorrenza fiscale sleale e di equa imposizione sui profitti dei giganti del web. Verrà rafforzato il contrasto all’evasione fiscale, promuovendo l’uso dei pagamenti digitali e migliorando ulteriormente le risorse tecnologiche, organizzative e umane delle agenzie fiscali e delle autorità di controllo”.

In pratica si provvederà a una “riforma complessiva della tassazione diretta e indiretta, finalizzata a disegnare un fisco equo, semplice e trasparente per i cittadini, che riduca in particolare la pressione fiscale sui ceti medi e le famiglie con figli e acceleri la transizione del sistema economico verso una maggiore sostenibilità ambientale e sociale”.

Nell’ambito della riforma saranno anche “razionalizzate le spese fiscali e, in particolare, saranno rivisti i sussidi ambientalmente dannosi (SAD)”.

Infine “le scelte fiscali dovranno supportare la politica industriale nel processo di riconversione successivo alla crisi sanitaria e accompagnare il cambiamento, agevolando le produzioni in quei settori dove l’emergenza epidemiologica ha evidenziato una carenza produttiva a fronte di una evidente necessità per gli approvvigionamenti nazionali”.

La riforma del fisco sarà accompagnata da un’intensificazione del contrasto all’evasione per ridurre il tax gap, “un obiettivo prioritario del Governo”. Innanzitutto si monitoreranno le misure già avviate (Isa, fatturazione elettronica ecc.), mentre la strategia complessiva punterà a:

  • migliorare i controlli dell’Amministrazione finanziaria
  • rafforzare l’efficacia della riscossione (senza prevedere nuovi condoni
  • favorire la compliance volontaria, agevolando il dialogo collaborativo con i contribuenti

Per “aprire nuovi spazi finanziari per le nuove priorità emerse nel sostenere il rilancio economico”, il Governo intende “avviare una nuova fase della spending review”, con l’intento di “riallocare ed efficientare la spesa anche alla luce dei guadagni di produttività realizzabili attraverso la digitalizzazione e lo snellimento delle procedure burocratiche”.

Franco Canna

Giornalista professionista ed esperto in creazione e gestione di contenuti digitali e social media. Grande appassionato di tecnologia, collabora dal 2001 con diverse testate B2B nel settore industriale scrivendo di automazione, elettronica, strumentazione, meccanica, ma anche economia e food & beverage, oltre che con organizzatori di eventi, fiere e aziende. E’ segretario e membro del Consiglio Direttivo della sezione milanese di ANIPLA, l’Associazione Nazionale Italiana per l’Automazione.

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