Macchine utensili, il fatturato 2020 torna ai livelli del 2014, ma c’è aria di ripresa

Foto: Ruggiero Scardigno

Secondo i dati di preconsuntivo resi noti dal centro studi di Ucimu – Sistemi per Produrre, il valore della produzione 2020 del settore macchine utensili, robot e automazione si attesterà a quota 4.970 euro, registrando un calo del 23,7% rispetto ai 6,5 miliardi del 2019. Per la prima volta dal 2014 dunque il fatturato complessivo dei costruttori italiani di macchine utensili torna sotto i 5 miliardi di euro, un numero fortemente negativo, evidentemente, che però è migliore rispetto alle stime dello scorso ottobre, quando si prevedeva un calo decisamente superiore.

A far registrare una forte battuta d’arresto, oltre alla produzione dei costruttori italiani di macchine utensili, è anche il consumo interno, cioè la domanda nazionale di macchine utensili (valore dato dalla somma tra le consegne dei costruttori italiani sul mercato interno e le importazioni), che si attesterà a 3.385 milioni di euro, in calo di oltre il 30% sul dato 2019.

Per quanto riguarda invece le consegne sui mercati esteri, il 2020 si dovrebbe chiudere con un fatturato di poco inferiore ai 3 miliardi (2.880 milioni), in calo del 20% rispetto al 2019. Complessivamente l’export rappresenta quest’anno il 57,9% della produzione. Nei primi 9 mesi dell’anno gli Stati Uniti sono stati il primo paese di destinazione del made in Italy di settore, avanti a Germania, Cina, Francia e Polonia.

“Per quanto fortemente negativi – commenta la presidente di Ucimu – Sistemi per Produrre, Barbara Colombo – questi dati mostrano che nell’ultima parte dell’anno il settore si è ripreso e questo lascia ben sperare per una forte ripresa nel 2021″.

Colombo si dice fiduciosa che “la disponibilità e la diffusione graduale dei vaccini contribuiranno in modo determinante alla ripresa dell’attività anche oltreconfine, facilitando il ritorno alla normalità della mobilità delle persone, indispensabile per il business delle nostre imprese da sempre impegnate sui mercati esteri”.

E infatti le previsioni per il 2021 parlano di una crescita del 16,6% per la produzione, dell’11,8% per l’export, del 23,3% per il consumo interno e del 23,2% per le consegne dei costruttori sul mercato interno (+23,2%).

Per quanto riguarda il consumo nazionale, il rimbalzo sarà trainato dal nuovo piano Transizione 4.0 che prevede incentivi con aliquote ulteriormente maggiorate per tutti gli investimenti in beni strumentali (50% per i beni 4.0, 20% per i software 4.0, 10% per i beni tradizionali, 10% per i software tradizionali, 15% per beni hardware e software utili allo smart working).

Piano Transizione 4.0, Colombo: “Bene il rafforzamento, ma serve più tempo”

In un’intervista esclusiva per Innovation Post – che trovate in fondo all’articolo –, la presidente di Ucimu fa anche il punto sui provvedimenti in materia 4.0 contenuti nella prossima Legge di Bilancio 2021.

Le misure di sostegno all’innovazione – prima (dal 2016) denominate Piano Industria 4.0, poi Impresa 4.0, e ora Transizione 4.0 – “sono il primo, vero piano di politica industriale di cui il Paese si è dotato dal dopoguerra, e gli effetti positivi si sono già visti”, rileva la presidente. Il giudizio sul pacchetto di incentivi previsti attualmente nella prossima Legge di Bilancio è nel complesso positivo, “perché va nella direzione giusta, anche se perfettibile”, dato che “continua a incentivare gli investimenti in nuove tecnologie di produzione, sia tradizionali, sia interconnesse”.

La revisione prevista quest’anno in manovra “è importante, innanzitutto per le risorse messe in campo, pari a 25 miliardi di euro“, rimarca la presidente di Ucimu, “un volume di risorse che riteniamo sufficienti. Inoltre il piano è stato di recente potenziato con l’innalzamento delle aliquote agevolate, portate al 50% per gli investimenti in beni strumentali interconnessi”.

Un punto critico è invece la durata degli incentivi: “Due anni di validità degli incentivi è un periodo per noi troppo breve”, ribadisce Colombo. “Per riattivare un ciclo virtuoso di investimenti sarebbe opportuno che le nuove misure avessero una durata di 5 anni, con i primi 2 anni di aliquote maggiorate, anziché uno solo”. Mentre anche i coefficienti di ammortamento sugli investimenti in beni strumentali, ancora fermi al 1988, oltre 30 anni fa, “restano una lacuna aperta e urgente da colmare”.

Il credito d’imposta è ossigeno per le imprese

Giudizi positivi, invece, sulla scelta di proseguire con lo strumento del credito d’imposta.

“Il credito d’imposta è la misura in assoluto più semplice da utilizzare per le imprese perché si può applicare da subito, anche se un’azienda non ha utili, e permette di compensare in F24 sia i contributi previdenziali dei lavoratori, sia anche tutti i tributi, come Iva, Ires, Irap, Tari, Imu”, rileva la presidente di Ucimu. “È un meccanismo di compensazione finanziaria molto semplice da utilizzare per le imprese: le aziende nell’affrontare il 2021 avranno anche da gestire problemi di liquidità, quindi la possibilità di compensare le scadenze previdenziali e fiscali con il credito d’imposta rappresenta una boccata di ossigeno”.

Già presente negli emendamenti alla manovra 2021 che verranno discussi nelle prossime settimane, la possibilità di cedere il credito d’imposta a banche e creditori, sul modello già previsto per l’Ecobonus delle ristrutturazioni edilizie: “anche questa è una misura importante, sempre perché rappresenta un’iniezione di liquidità che serve alle aziende”.

Bene la revisione delle misure per la Formazione 4.0

C’è poi il credito d’imposta per le attività di ricerca e innovazione: un ottimo provvedimento perché sono state alzate le aliquote e i tetti di spesa, e sono stati allungati i tempi di applicazione, sottolinea Colombo.

Soddisfazione in Ucimu per quanto riguarda le misure di sostegno alle attività di formazione del personale: “siamo al momento soddisfatti perché in Manovra è previsto anche il credito d’imposta per la formazione 4.0, che, se passa quanto previsto, nel 2021 comprenderà non solo il costo orario del lavoratore impegnato nell’aggiornamento professionale, ma anche i costi dei formatori e dei servizi connessi alla formazione, che per le aziende, a maggior ragione per le Pmi, sono costi ingenti”.

Il quadro per ora è questo: si vedrà tra qualche settimana se tutti i buoni propositi saranno confermati nella votazione parlamentare.

Gli incentivi alla crescita dimensionale

Ma il piano Transizione 4.0, rileva Colombo, per essere un vero e proprio piano industriale dovrebbe considerare non soltanto gli aspetti relativi all’innovazione di prodotto e processo, ma anche il tema della crescita dimensionale delle imprese.

“In questo nuovo scenario competitivo internazionale il potenziamento delle aziende, anche tramite fusioni e/o incorporazioni, diviene una indifferibile necessità”, spiega. “La difficoltà di realizzare queste operazioni non è solo psicologica, come si diceva un tempo, ma, al contrario, è connessa al valore dell’importo che va versato per i plusvalori che si dovranno realizzare nel momento dell’aggregazione. Per incentivare queste operazioni, i risultati economici delle fusioni e/o incorporazioni, devono essere resi neutri rispetto alle imposte”.

L’intervista

Vi lasciamo qui sotto il video dell’intervista che la presidente di Ucimu – Sistemi per Produrre Barbara Colombo ha rilasciato a Innovation Post

 

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Franco Canna

Giornalista professionista ed esperto in creazione e gestione di contenuti digitali e social media. Grande appassionato di tecnologia, collabora dal 2001 con diverse testate B2B nel settore industriale scrivendo di automazione, elettronica, strumentazione, meccanica, ma anche economia e food & beverage, oltre che con organizzatori di eventi, fiere e aziende. E’ segretario e membro del Consiglio Direttivo di ANIPLA, l’Associazione Nazionale Italiana per l’Automazione.

Stefano Casini

Giornalista specializzato nei settori dell'Economia, delle imprese, delle tecnologie e dell'innovazione. Dopo il master all'IFG, l'Istituto per la Formazione al Giornalismo di Milano, in oltre 20 anni di attività, nell'ambito del giornalismo e della Comunicazione, ha lavorato per Panorama Economy, Il Mondo, Italia Oggi, TgCom24, Gruppo Mediolanum, Università Iulm. Attualmente collabora con Innovation Post, Corriere Innovazione, Libero, Giornale di Brescia, La Provincia di Como, casa editrice Tecniche Nuove. Contatti: stefano.stefanocasini@gmail.com

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