Questo articolo è stato aggiornato sulla base delle varie bozze susseguitesi, fino al testo inviato dal Governo in Parlamento. A fine articolo sono stati inseriti anche alcuni elementi della relazione tecnica sulle stime di spesa pubblica e la presentazione in PDF realizzata dal Ministero dello Sviluppo Economico.

E’ finalmente disponibile il testo del disegno di legge di bilancio 2021 all’interno della quale possiamo leggere nero su bianco il dispositivo normativo che sancirà proroga e rafforzamento del Piano Transizione 4.0.

La misura è inserita all’interno del Titolo XV completamente dedicato all’attuazione del Piano nazionale di Ripresa e Resilienza (quello per il quale riceveremo le risorse del Recovery Fund). Si prevede infatti l’istituzione di un Fondo con una dotazione di 34.775 milioni di euro per l’anno 2021, 41.305 milioni di euro per l’anno 2022 e 44.573 milioni di euro per l’anno 2023. Questi soldi serviranno in (buona) parte a finanziare il nuovo piano Transizione 4.0.

L’articolo 185 che commenteremo qui è relativo a tutto il piano Transizione 4.0 nelle sue tre componenti: quella che prevede il credito d’imposta per l’acquisto di beni strumentali, quella che prevede il credito d’imposta per gli investimenti in ricerca, sviluppo e innovazione, anch’esse oggetto di un significativo miglioramento, e quella relativa alla Formazione 4.0.

Passiamo qui in rassegna l’articolato del testo dell’articolo 185, intitolato “Transizione 4.0 Credito d’imposta per beni strumentali nuovi”, commentandolo comma per comma.

Transizione 4.0 al via il 16 novembre

Il primo comma stabilisce i confini temporali del piano Transizione 4.0 che, come avevamo anticipato, troverà attuazione anticipata già a novembre 2020, precisamente dal 16 novembre, e durerà due anni pieni, il 2021 e il 2022, per avere poi una coda di sei mesi fino al 30/06/2023 in caso di ordini confermati entro fine 2022.

1. A tutte le imprese residenti nel territorio dello Stato, incluse le stabili organizzazioni di soggetti non residenti, indipendentemente dalla forma giuridica, dal settore economico di appartenenza, dalla dimensione e dal regime fiscale di determinazione del reddito, che effettuano investimenti in beni strumentali nuovi destinati a strutture produttive ubicate nel territorio dello Stato, a decorrere dal 16 novembre 2020 e fino al 31 dicembre 2022, ovvero entro il 30 giugno 2023, a condizione che entro la data del 31 dicembre 2022 il relativo ordine risulti accettato dal venditore e sia avvenuto il pagamento di acconti in misura almeno pari al 20 per cento del costo di acquisizione, è riconosciuto un credito d’imposta alle condizioni e nelle misure stabilite dai commi seguenti, in relazione alle diverse tipologie di beni agevolabili. 

Soggetti destinatari dell’agevolazione

Il secondo comma delimita l’ambito soggettivo, stabilendo tutte le categorie di imprese escluse dalla fruizione dei benefici previsti dal piano Transizione 4.0

2. Il credito di imposta non spetta alle imprese in stato di liquidazione volontaria, fallimento, liquidazione coatta amministrativa, concordato preventivo senza continuità aziendale, altra procedura concorsuale prevista dal regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, dal codice di cui al decreto legislativo 12 gennaio 2019, n. 14, o da altre leggi speciali o che abbiano in corso un procedimento per la dichiarazione di una di tali situazioni. Sono, inoltre, escluse le imprese destinatarie di sanzioni interdittive ai sensi dell’articolo 9, comma 2, del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231. Per le imprese ammesse al credito d’imposta, la fruizione del beneficio spettante è comunque subordinata alla condizione del rispetto delle normative sulla sicurezza nei luoghi di lavoro applicabili in ciascun settore e al corretto adempimento degli obblighi di versamento dei contributi previdenziali e assistenziali a favore dei lavoratori. 

Gli investimenti agevolabili con i nuovi credito d’imposta Transizione 4.0

Il comma 3) definisce gli investimenti agevolabili con il credito d’imposta previsto dal piano Transizione 4.0. Resta l’esclusione degli autoveicoli e di tutti i beni con coefficiente di ammortamento inferiore al 6,5%

3. Sono agevolabili gli investimenti in beni materiali e immateriali nuovi strumentali all’esercizio d’impresa, ad eccezione dei beni indicati all’articolo 164, comma 1, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, dei beni per i quali il decreto del Ministro delle finanze 31 dicembre 1988, pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 27 del 2 febbraio 1989, recante la tabella dei coefficienti di ammortamento ai fini fiscali, stabilisce aliquote inferiori al 6,5 per cento, dei fabbricati e delle costruzioni, dei beni di cui all’allegato 3 annesso alla legge 28 dicembre 2015, n. 208, nonché dei beni gratuitamente devolvibili delle imprese operanti in concessione e a tariffa nei settori dell’energia, dell’acqua, dei trasporti, delle infrastrutture, delle poste, delle telecomunicazioni, della raccolta e depurazione delle acque di scarico e della raccolta e smaltimento dei rifiuti. 

I beni strumentali semplici (materiali e immateriali)

L’ex superammortamento, diventato quest’anno credito d’imposta al 6%, si allarga. Innanzitutto per i beni materiali l’aliquota passa dal 6% al 10%, sempre con il massimale di 2 milioni di euro già esistente oggi. Inoltre, per il solo primo anno, il credito d’imposta è elevato al 15% per gli investimenti in strumenti e dispositivi tecnologici destinati dall’impresa alla realizzazione di forme di lavoro agile.

Questo “boost” dura solo per il 2021 e per gli ordini 2021 consegnati entro giugno 2022. Nel 2022 e fino al giugno 2023 l’aliquota torna al 6%.

Viene poi introdotta l’agevolazione anche per i beni immateriali “normali” (non 4.0) per cui a oggi non esisteva agevolazione, anche qui al 10% con un massimale di 1 milione. Anche in questo caso l’aliquota al 10% vale solo da novembre 2020 a dicembre 2021, per poi scendere al 6%.

4. Alle imprese che effettuano investimenti in beni strumentali materiali aventi a oggetto beni diversi da quelli indicati nell’allegato A annesso alla legge 11 dicembre 2016, n. 232, nel limite massimo di costi ammissibili pari a 2 milioni di euro, nonché investimenti in beni strumentali immateriali diversi da quelli indicati nell’allegato B annesso alla medesima legge 11 dicembre 2016, n. 232, nel limite massimo di costi ammissibili pari a 1 milione di euro, a decorrere dal 16 novembre 2020 e fino al 31 dicembre 2021, ovvero entro il 30 giugno 2022, a condizione che entro la data del 31 dicembre 2021 il relativo ordine risulti accettato dal venditore e sia avvenuto il pagamento di acconti in misura almeno pari al 20 per cento del costo di acquisizione, il credito d’imposta è riconosciuto nella misura del 10 per cento del costo determinato ai sensi dell’articolo 110, comma 1, lettera b), del citato testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 917 del 1986. Per gli investimenti effettuati mediante contratti di locazione finanziaria, si assume il costo sostenuto dal locatore per l’acquisto dei beni. La misura del credito d’imposta è elevata al 15 per cento per gli investimenti in strumenti e dispositivi tecnologici destinati dall’impresa alla realizzazione di forme di lavoro agile ai sensi dell’articolo 18 della legge 22 maggio 2017, n. 81.
5. Alle imprese che effettuano investimenti in beni strumentali materiali aventi a oggetto beni diversi da quelli indicati nell’allegato A annesso alla legge 11 dicembre 2016, n. 232, nel limite massimo di costi ammissibili pari a 2 milioni di euro, nonché investimenti in beni strumentali immateriali diversi da quelli indicati nell’allegato B annesso alla medesima legge 11 dicembre 2016, n. 232, nel limite massimo di costi ammissibili pari a 1 milione di euro, a decorrere dal 1° gennaio 2022 e fino al 31 dicembre 2022, ovvero entro il 30 giugno 2023, a condizione che entro la data del 31 dicembre 2022 il relativo ordine risulti accettato dal venditore e sia avvenuto il pagamento di acconti in misura almeno pari al 20 per cento del costo di acquisizione, il credito d’imposta è riconosciuto nella misura del 6 per cento. 

I beni materiali 4.0

Per quanto riguarda i beni materiali 4.0, prima si era parlato di un’aliquota al 50% e un massimale per il primo scaglione al 50%; poi il ministro ha detto che l’aliquota era il 40% e che il massimale era però di 4 milioni. L’attuale testo dice una cosa ancora diversa: il primo scaglione resta a 2,5 milioni e l’aliquota passa, sempre solo per il primo anno, al 50%. L’aliquota del secondo scaglione, tra 2,5 e 10 m,ilioni, sale dall’attuale 20% al 30%. Infine si introduce un terzo scaglione per investimenti compresi tra 10 e 20 milioni con un’aliquota al 10%.

6. Alle imprese che effettuano investimenti in beni strumentali nuovi indicati nell’allegato A annesso alla legge 11 dicembre 2016, n. 232, a decorrere dal 16 novembre 2020 e fino al 31 dicembre 2021, ovvero entro il 30 giugno 2022, a condizione che entro la data del 31 dicembre 2021 il relativo ordine risulti accettato dal venditore e sia avvenuto il pagamento di acconti in misura almeno pari al 20 per cento del costo di acquisizione, il credito d’imposta è riconosciuto nella misura del 50 per cento del costo, per la quota di investimenti fino a 2,5 milioni di euro, nella misura del 30 per cento del costo, per la quota di investimenti superiori a 2,5 milioni e fino a 10 milioni di euro e nella misura del 10 per cento del costo, per la quota di investimenti superiori a 10 milioni e fino al limite massimo di costi complessivamente ammissibili pari a 20 milioni di euro. 

L’anno successivo invece le prime due aliquote tornano al livello attuale (40% e 20%), mentre la terza per gli investimenti tra 10 e 20 milioni resta invariata.

7. Alle imprese che effettuano investimenti in beni strumentali nuovi indicati nell’allegato A annesso alla legge 11 dicembre 2016, n. 232, a decorrere dal 1° gennaio 2022 e fino al 31 dicembre 2022, ovvero entro il 30 giugno 2023, a condizione che entro la data del 31 dicembre 2022 il relativo ordine risulti accettato dal venditore e sia avvenuto il pagamento di acconti in misura almeno pari al 20 per cento del costo di acquisizione, il credito d’imposta è riconosciuto nella misura del 40 per cento del costo, per la quota di investimenti fino a 2,5 milioni di euro, nella misura del 20 per cento del costo, per la quota di investimenti superiori a 2,5 milioni e fino a 10 milioni di euro e nella misura del 10 per cento del costo, per la quota di investimenti superiori a 10 milioni e fino al limite massimo di costi complessivamente ammissibili pari a 20 milioni di euro.  

I software 4.0

L’attuale credito al 15% per i beni immateriali 4.0 passa al 20% con un massimale che sale da 700 mila euro a 1 milione di euro. Questa nuova aliquota durerà per tutto il biennio di proroga del piano (senza quindi il décalage visto per gli altri crediti d’imposta).

8. Alle imprese che effettuano investimenti aventi ad oggetto beni ricompresi nell’allegato B annesso alla legge 11 dicembre 2016, n. 232, come integrato dall’articolo 1, comma 32, della legge 27 dicembre 2017, n. 205, a decorrere dal 16 novembre 2020 e fino al 31 dicembre 2022, ovvero entro il 30 giugno 2023 a condizione che entro la data del 31 dicembre 2022 il relativo ordine risulti accettato dal venditore e sia avvenuto il pagamento di acconti in misura almeno pari al 20 per cento del costo di acquisizione, il credito d’imposta è riconosciuto nella misura del 20 per cento del costo, nel limite massimo di costi ammissibili pari a 1 milione di euro. Si considerano agevolabili anche le spese per servizi sostenute in relazione all’utilizzo dei beni di cui al predetto allegato B mediante soluzioni di cloud computing, per la quota imputabile per competenza. 

Transizione 4.0, più breve il periodo di compensazione

La compensazione per tutti i tipi di credito d’imposta visti finora sarà di 3 anni (attualmente erano 5 anni per i beni materiali e 3 per i beni immateriali). Inoltre, per le aziende con fatturato inferiore a 5 milioni di euro, il credito d’imposta per i beni strumentali semplici (sia materiali che immateriali non 4.0) si riduce ulteriormente a un anno.

La fruizione potrà avvenire già dall’anno in cui si effettua l’investimento o, nel caso dei beni 4.0, dell’avvenuta interconnessione.

Resta inoltre l’obbligo di effettuare la comunicazione al Ministero dello sviluppo economico (ma non a pena di decadenza del beneficio).

Al momento non è prevista la possibilità di cedere il credito d’imposta sul modello di quello che accade con il superbonus.

9. Il credito d’imposta è utilizzabile esclusivamente in compensazione, ai sensi dell’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, in tre quote annuali di pari importo, a decorrere dall’anno di entrata in funzione dei beni per gli investimenti di cui ai commi 4 e 5, ovvero a decorrere dall’anno di avvenuta interconnessione dei beni ai sensi del comma 12 per gli investimenti di cui ai commi 6, 7 e 8. Per gli investimenti in beni strumentali effettuati a decorrere dal 16 novembre 2020 e fino al 31 dicembre 2021, il credito d’imposta spettante ai sensi del comma 4 ai soggetti con un volume di ricavi o compensi inferiori a 5 milioni di euro è utilizzabile in compensazione in un’unica quota annuale. Nel caso in cui l’interconnessione dei beni di cui al comma 12 avvenga in un periodo d’imposta successivo a quello della loro entrata in funzione è comunque possibile iniziare a fruire del credito d’imposta per la parte spettante ai sensi dei commi 4 e 5. Non si applicano i limiti di cui all’articolo 1, comma 53, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, di cui all’articolo 34 della legge 23 dicembre 2000, n. 388, e di cui all’articolo 31 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122. Al solo fine di consentire al Ministero dello sviluppo economico di acquisire le informazioni necessarie per valutare l’andamento, la diffusione e l’efficacia delle misure agevolative introdotte dai commi 6, 7 e 8, le imprese che si avvalgono di tali misure effettuano una comunicazione al Ministero dello sviluppo economico. Con apposito decreto direttoriale del Ministero dello sviluppo economico sono stabiliti il modello, il contenuto, le modalità e i termini di invio della comunicazione in relazione a ciascun periodo d’imposta agevolabile. Il credito d’imposta non concorre alla formazione del reddito nonché della base imponibile dell’imposta regionale sulle attività produttive e non rileva ai fini del rapporto di cui agli articoli 61 e 109, comma 5, del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917. Il credito d’imposta è cumulabile con altre agevolazioni che abbiano ad oggetto i medesimi costi, a condizione che tale cumulo, tenuto conto anche della non concorrenza alla formazione del reddito e della base imponibile dell’imposta regionale sulle attività produttive di cui al periodo precedente, non porti al superamento del costo sostenuto. 

Cessione del bene e recupero del credito

Se il bene viene rivenduto o destinato a struttura produttiva all’estero si perde il beneficio e occorre restituire quello già fruito.

10. Se, entro il 31 dicembre del secondo anno successivo a quello di entrata in funzione ovvero a quello di avvenuta interconnessione di cui al comma 12, i beni agevolati sono ceduti a titolo oneroso o sono destinati a strutture produttive ubicate all’estero, anche se appartenenti allo stesso soggetto, il credito d’imposta è corrispondentemente ridotto escludendo dall’originaria base di calcolo il relativo costo. Il maggior credito d’imposta eventualmente già utilizzato in compensazione deve essere direttamente riversato dal soggetto entro il termine per il versamento a saldo dell’imposta sui redditi dovuta per il periodo d’imposta in cui si verifichino le suddette ipotesi, senza applicazione di sanzioni e interessi. Si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni contenute nell’articolo 1, commi 35 e 36, della legge 27 dicembre 2017, n. 205, in materia di investimenti sostitutivi. 

Transizione 4.0 anche per i professionisti

Il credito d’imposta per beni strumentali materiali e immateriali semplici spetta anche ai professionisti.

11. Il credito d’imposta di cui ai commi 4 e 5 si applica alle stesse condizioni e negli stessi limiti anche agli investimenti effettuati dagli esercenti arti e professioni.

Oneri documentali

Prosegue l’ostinazione del Governo a richiedere l’indicazione nella fattura di acquisto dei riferimenti alla legge che introduce questa agevolazione, anche se come abbiamo già spiegato, eventuali errori od omissioni in tal senso possono essere sanati.

Per i beni materiali e immateriali 4.0 nel nuovo piano Transizione 4.0 resta l’obbligo della perizia asseverata o dell’attestato di conformità rilasciato da un ente di certificazione per i beni il cui costo di acquisizione supera i 300 mila euro. Per gli investimenti di importo inferiore basterà, come oggi, una dichiarazione del legale rappresentante.

12. Ai fini dei successivi controlli, i soggetti che si avvalgono del credito d’imposta sono tenuti a conservare, pena la revoca del beneficio, la documentazione idonea a dimostrare l’effettivo sostenimento e la corretta determinazione dei costi agevolabili. A tal fine, le fatture e gli altri documenti relativi all’acquisizione dei beni agevolati devono contenere l’espresso riferimento alle disposizioni dei commi da 4 a 8. In relazione agli investimenti previsti dai commi 6, 7 e 8, le imprese sono inoltre tenute a produrre una perizia asseverata rilasciata da un ingegnere o da un perito industriale iscritti nei rispettivi albi professionali o un attestato di conformità rilasciato da un ente di certificazione accreditato, da cui risulti che i beni possiedono caratteristiche tecniche tali da includerli negli elenchi di cui ai richiamati allegati A e B annessi alla legge n. 232 del 2016 e sono interconnessi al sistema aziendale di gestione della produzione o alla rete di fornitura. Per i beni di costo unitario di acquisizione non superiore a 300.000 euro, l’onere documentale di cui al periodo precedente può essere adempiuto attraverso una dichiarazione resa dal legale rappresentante ai sensi del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445. Qualora nell’ambito delle verifiche e dei controlli riguardanti gli investimenti previsti dai commi da 6 a 8 si rendano necessarie valutazioni di ordine tecnico concernenti la qualificazione e la classificazione dei beni, l’Agenzia delle entrate può richiedere al Ministero dello sviluppo economico di esprimere il proprio parere. I termini e le modalità di svolgimento di tali attività collaborative sono fissati con apposita convenzione tra l’Agenzia delle entrate e il Ministero dello Sviluppo economico, nella quale potrà essere prevista un’analoga forma di collaborazione anche in relazione agli interpelli presentati all’Agenzia delle entrate ai sensi dell’articolo 11, comma 1, lettera a), della legge 27 luglio 2000, n. 212, aventi ad aggetto la corretta applicazione del credito d’imposta per i suddetti investimenti. Per l’espletamento delle attività di propria competenza, il Ministero dello Sviluppo economico potrà anche avvalersi di soggetti esterni con competenze tecniche specialistiche.
13. Il Ministero dell’economia e delle finanze effettua il monitoraggio delle fruizioni del credito d’imposta di cui ai commi da 4 a 8, ai fini di quanto previsto dall’articolo 17, comma 13, della legge 31 dicembre 2009, n. 196.

Il Credito d’imposta per ricerca, sviluppo e innovazione

Nella bozza uscita dal Consiglio dei Ministri sono presenti due ulteriori commi assenti nella primissima bozza. Il primo contiene la disciplina relativa al credito d’imposta per gli investimenti in attività di ricerca, sviluppo, innovazione e design. In particolare alla lettera f) si spiega come cambiano le aliquote secondo questo schema

  • Il credito d’imposta per investimenti in ricerca e sviluppo passa dal 12% al 20% con un aumento dell’ammontare massimo di beneficio spettante da 3 a 4 milioni di euro; 
  • il credito d’imposta per investimenti in innovazione tecnologica e in design e ideazione estetica passa dal 6% al 10% con un aumento dell’ammontare massimo del beneficio da 1,5 a 2 milioni di euro; 
  • il credito d’imposta per investimenti in innovazione tecnologica finalizzati alla realizzazione di prodotti o processi di produzione nuovi o sostanzialmente migliorati per il raggiungimento di un obiettivo di transizione ecologica o di innovazione digitale 4.0 passa dal 10% al 15% e il tetto da 1,5 a 2 milioni di euro.

Viene poi introdotto anche per questo credito l’obbligo di asseverare la relazione tecnica per assicurare maggiore certezza alle imprese sull’ammissibilità delle attività svolte e delle spese sostenute. 

Il Credito d’imposta per la formazione 4.0

Le lettere i) e l) del comma 14 estendono al 2022 il credito d’imposta formazione 4.0 e ampliano i costi ammissibili includendo: 

  • le spese di personale relative ai formatori per le ore di partecipazione alla formazione; 
  • i costi di esercizio relativi a formatori e partecipanti alla formazione direttamente connessi al progetto di formazione, quali le spese di viaggio, i materiali e le forniture con attinenza diretta al progetto, l’ammortamento degli strumenti e delle attrezzature per la quota da riferire al loro uso esclusivo per il progetto di formazione. Sono escluse le spese di alloggio, ad eccezione delle spese di alloggio minime necessarie per i partecipanti che sono lavoratori con disabilità; 
  • i costi dei servizi di consulenza connessi al progetto di formazione; 
  • le spese di personale relative ai partecipanti alla formazione e le spese generali indirette (spese amministrative, locazione, spese generali) per le ore durante le quali i partecipanti hanno seguito la formazione.

Il testo del comma 14

14. All’articolo 1 della legge 27 dicembre 2019, n. 160, sono apportate le seguenti modificazioni: 

  1. a) al comma 198, dopo le parole: “31 dicembre 2019” sono aggiunte le seguenti: “e fino a quello in corso al 31 dicembre 2022”; 
  2. b) al comma 199, primo periodo, le parole: “reddito d’impresa” sono sostituite dalle seguenti: “reddito dell’impresa”; 
  3. c) al comma 200: 

1) nella lettera c), ultimo periodo, dopo le parole: “Le spese previste dalla presente lettera” sono aggiunte le seguenti: “, nel caso di contratti stipulati con soggetti esteri,”; 

2) nella lettera d), secondo periodo, dopo le parole: “con soggetti terzi” sono aggiunte le seguenti: “residenti nel territorio dello Stato o”; 

3) nella lettera e), le parole: “delle maggiorazioni ivi previste” sono sostituite dalle seguenti “della maggiorazione ivi prevista”; 

  1. d) al comma 201: 

1) nella lettera c), ultimo periodo, dopo le parole: “Le spese previste dalla presente lettera” sono aggiunte le seguenti: “, nel caso di contratti stipulati con soggetti esteri,”; 

2) lettera d), dopo le parole: “delle spese di personale indicate alla lettera a)” sono aggiunte le seguenti: “ovvero delle spese ammissibili indicate alla lettera c)”; 

  1. e) al comma 202: 

1) nella lettera b), dopo le parole: “beni materiali mobili” sono aggiunte le seguenti “e ai software”; 2) nella lettera c), ultimo periodo, dopo le parole: “Le spese previste dalla presente lettera” sono aggiunte le seguenti: “, nel caso di contratti stipulati con soggetti esteri,”; 

3) nella lettera d), secondo periodo, le parole “sono ammissibili a condizione che i soggetti” sono sostituite dalle seguenti: “, nel caso di contratti stipulati con soggetti esteri, sono ammissibili a condizione che tali soggetti”; 

f) al comma 203: 

1) nel primo periodo, le parole: “12 per cento” sono sostituite dalle seguenti: “20 per cento” e le parole: “3 milioni di euro” sono sostitute dalle seguenti: “4 milioni di euro”; 

2) nel secondo periodo, le parole: “6 per cento” sono sostituite dalle seguenti: “10 per cento” e le parole: “1,5 milioni di euro” sono sostitute dalle seguenti: “2 milioni di euro”; 

3) nel terzo periodo le parole: “6 per cento” sono sostituite dalle seguenti: “10 per cento” e le parole: “1,5 milioni di euro” sono sostitute dalle seguenti: “2 milioni di euro”; 

4) nel quarto periodo, le parole: “10 per cento” sono sostituite dalle seguenti: “15 per cento” e le parole: “1,5 milioni di euro” sono sostituite dalle seguenti: “2 milioni di euro”; 

g) al comma 206, primo periodo, dopo le parole: “redigere e conservare una relazione tecnica”, è aggiunta la parola: “asseverata”; 

h) al comma 207, sono aggiunti i seguenti periodi: “I termini e le modalità di svolgimento di tali attività collaborative sono fissati con apposita convenzione tra l’Agenzia delle Entrate e il Ministero dello Sviluppo economico, nella quale potrà essere prevista un’analoga forma di collaborazione anche in relazione agli interpelli presentati all’Agenzia delle Entrate ai sensi dell’articolo 11, comma 1, lettera a), della legge 27 luglio 2000, n. 212, aventi ad aggetto la corretta applicazione del credito d’imposta per i suddetti investimenti. Per l’espletamento delle attività di propria competenza, il Ministero dello Sviluppo economico potrà anche avvalersi di soggetti esterni con competenze tecniche specialistiche”; i) al comma 210, primo periodo, sono aggiunte in fine le seguenti parole: “e fino a quello in corso al 31 dicembre 2022”; 

l) dopo il comma 210 è inserito il seguente: “210-bis. Per il periodo in corso al 31 dicembre 2020 e fino a quello in corso al 31 dicembre 2023, ai fini della disciplina introdotta dall’articolo 1, commi da 46 a 56, della legge 27 dicembre 2017, n. 205, sono ammissibili i costi previsti dall’articolo 31, comma 3, del Regolamento (UE) n. 651/2014 della Commissione del 17 giugno 2014”. 

Il comma 15 dispone che al finanziamento di queste misure “si provvede con le risorse del Fondo di cui all’articolo 184, secondo le modalità di cui al comma 4 del medesimo articolo”.

Il ruolo di Enea come consulente tecnico

Il comma 16, infine, stanzia un milione di euro per ciascuno degli anni 2021 e 2022 in favore di Enea. Il compito dell’Agenzia sarà assicurare il supporto tecnico al Ministero dello sviluppo economico nell’emanazione dei pareri relativi alla riconducibilità degli investimenti alle disposizioni del Piano Nazionale Transizione 4.0.

“La corretta qualificazione degli investimenti, sia in fase preventiva a seguito di presentazione di istanze o richieste di parere da parte delle imprese che in sede di accertamento delle Amministrazioni finanziarie, richiede infatti competenze tecnico-ingegneristiche di elevata specializzazione non sempre rinvenibili nella Pubblica Amministrazione, a fronte della necessità, per garantire alle imprese la certezza del quadro agevolativo, di emettere pareri qualificati nel rispetto di tempi certi”, si legge nella relazione illustrativa. 

16. È stanziata una somma di euro 1.000.000 annui per ciascuno degli anni 2021 e 2022 da destinare all’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile per assicurare, previa convenzione da sottoscrivere entro 60 giorni dalla data di approvazione del provvedimento, il supporto tecnico al Ministero dello Sviluppo economico per le attività previste dai commi 195 e 207 dell’articolo 1 della legge 27 dicembre 2019, n. 160.

Quanto costa il piano Transizione 4.0

Il piano Transizione 4.0 costerà 23,8 miliardi. Il dato si desume da questa tabella contenuta nella relazione tecnica.

  2021 2022 2023 2024 2025 2026
Credito d’imposta
(ex Super)
-3.271,6 -2.214,1 -1.745,3 -1.092,9 -125,7 15,1
Credito d’imposta
(ex Iper – Allegato A)
-1.715,8 -3.392,4 -3.704,3 -1.897,5 -198,1 22,8
Credito d’imposta
(Software – Allegato B)
-185,5 -411,7 -456,6 -271,2 -45,0 0
Credito d’imposta
(immateriali non 4.0)
-105,7 -76,4 -62,5 -39,5 -6,7 0
Credito di imposta R&S 0 -420 -840 -840 -420 0
Credito d’imposta formazione 4.0 0 -150,0 -150,0 0 0 0
Totale -5.278,4 -6.664,6 -6.958,8 -4.141,1 -795,5 37,8
in milioni di euro

 

Il conteggio muove dalle seguenti previsioni di investimenti attivati:

  • Investimenti in beni strumentali ex super: 50,5 miliardi di euro per il 2021 e il 2022 (rispetto ai circa 54 miliardi di euro annui stimati sulla base dei dati dichiarativi per l’anno di imposta 2018)
  • Investimenti in beni strumentali ex iper: 16 miliardi di euro per il 2021 e il 2022 (rispetto ai circa 17,1 miliardi di euro annui stimati sulla base dei dati dichiarativi per l’anno di imposta 2018)
  • Software: 3,4 miliardi di euro per il 2021 e il 2022 (rispetto ai circa 3,6 miliardi di euro annui stimati sulla base dei dati dichiarativi per l’anno di imposta 2018).

In assenza di informazioni di dettaglio sui beni immateriali non 4.0, gli investimenti sono stati stimati pari al 50% dei beni immateriali 4.0 di cui all’allegato B.

Per il solo 2021, è stato ipotizzato che gli investimenti in beni strumentali nuovi destinati al lavoro agile possano essere valutati pari al 5% degli investimenti totali in beni strumentali nuovi.

La presentazione in PDF del Ministero dello Sviluppo Economico

Slide_PianoNazioneTransizione40

 

Il testo del DDL di bilancio

Qui di seguito il testo ufficiale del Disegno di Legge di Bilancio in PDF così come pubblicato sul sito della Camera dei deputati. L’articolo del Transizione 4.0 è il 185.

Si tratta di un documento di 5 MB, se fate fatica a visualizzarlo potete scaricarlo qui. A questo indirizzo potete invece scaricare la relazione tecnica e illustrativa (31 MB).

Ddl Bilancio 2021 CAMERA

 

 

Franco Canna

Giornalista professionista ed esperto in creazione e gestione di contenuti digitali e social media. Grande appassionato di tecnologia, collabora dal 2001 con diverse testate B2B nel settore industriale scrivendo di automazione, elettronica, strumentazione, meccanica, ma anche economia e food & beverage, oltre che con organizzatori di eventi, fiere e aziende. E’ segretario e membro del Consiglio Direttivo della sezione milanese di ANIPLA, l’Associazione Nazionale Italiana per l’Automazione.

16 thoughts on “Transizione 4.0, ecco il testo del nuovo piano: si parte il 16 novembre (aggiornato)

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  • Chiedo scusa ma nell’allegato in PDF a pagina 3 parla di Novembre 2021: è un refuso?
    Grazie.
    EN

    Risposta
  • Uno dei primi effetti delle modifiche ad Industria 4.0 ed in particolar modo sull’inserimento del cap (il limite a 10/20 milioni) sugli investimenti agevolabili è proprio il link che allego. L’investimento della STmicroelectronics che avevano previsto a Catania (parliamo di un nuovo stabilimento per un investimento non inferiore a 500 milioni di euro) sta saltando perchè il management sta studiando di spostarlo in altro paese dove vi sono agevolazioni. In Iatlia le grandi aziende sono state volutamente escluse dalle agevolazioni del governo da oramai un paio di anni. Sicuramente un grande piano se questi sono i risultati attesi. Chissà cosa faranno tutte le altre grandi aziende con respiro multinazionale. https://livesicilia.it/2020/11/20/stm-nuovo-sito-da-350-posti-di-lavoro-a-rischio-il-grido-dallarme-del-sindacato/

    Risposta
    • Mah Marcello, non sono d’accordo. Per gli investimenti l’Italia ha uno dei sistemi più premianti, soprattutto al Sud, e volendo ci sono anche gli accordi di sviluppo… In questi ultimi anni chi voleva investire in sistemi produttivi al Sud ha potuto farlo quasi gratis, non è questo il problema. Piuttosto esiste invece un problema di carattere comunitario sulla concorrenza che si fanno i Paesi all’interno dell’UE a colpi di aiuti di stato e regimi di vantaggio; e l’Italia è poco attrattiva per diverse ragioni, dal carico fiscale generale alla burocrazia alle inefficienze dei vari sistemi pubblici (giustizia ecc.).

      Risposta
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  • Salve, siamo uno studio di computer grafica, due soci con due partite iva distinte (io libero professionista e il socio artigiano). Lavorimo alla realizzazione di rendering 3d (cataloghi aziendali) e files 3d (modelli 3d per il settore del mobile).
    Abbiamo una renderfarm fatta dì supercomputer (10.000 euro cad.) interconnessi tra loro con i quali utilizziamo software di gestione modellazione 3d e render (3ds max).
    Ci chiedevamo se l’acquisto di nuovi computer potesse rientrare nel discorso industria 4.0 e quindi usufruire del credito d’imposta 40%.
    Ringraziandola per l’eventuale gentile risposta le auguriamo buona giornata.

    Marco Chessa

    Risposta
    • No Marco, sui computer il credito è del 6% (che dovrebbe però crescere al 10%)

      Risposta
  • Innanzitutto sinceri complimenti, e ringraziamenti, per la completezza e la chiarezza dell’articolo.
    Ho solo una domanda pratica.
    Come si accede alla compilazione della richiesta per il credito d’imposta 4.0?
    Non trovo niente sul sito del MiSE, niente sul sito dell’AdE (che pubblica solo l’applicazione CIM17 per il credito imposta Mezzogiorno), niente tra mille ricerche in Internet, nessuno sembra sapere alcunché; c’è chi dice che ancora non è stata pubblicato il modello di richiesta (?!?).
    La prego, può farmi sapere qualcosa in merito?
    Ringrazio in ogni caso sin d’ora.
    Cordialmente.

    Risposta
    • Non c’è nessuna domanda da fare per questo non trova i modelli. Si compra il bene, ci si fa fare la fattura con la giusta causale, si interconnette il bene, si fa fare la perizia (se dovuta) e si passano le carte al commercialista.

      Risposta
  • Buonasera, una sola domanda. Ma si passa già da novembre 2020 dal 40% al 50%?Grazie.

    Risposta
    • Buonasera Rinaldo, sì questa è la promessa del Governo: nuove aliquote già per gli acquisti effettuati dal 16 novembre 2020. Per correttezza va detto però che perché questa cosa sia effettivamente in vigore occorre aspettare l’approvazione della legge di bilancio (che in genere avviene intorno a Natale). La legge di bilancio sarà efficace dal 1 gennaio, ma – se il testo passa così com’è – saranno incentivati alle nuove aliquote anche gli acquisti di fine 2020

      Risposta

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