Il Governo vara il DEF: 40 miliardi per il nuovo decreto sostegni e aumento del Recovery Plan a 237 miliardi

Con il varo del DEF il Governo ha approvato anche la richiesta di scostamento da 40 miliardi che, una volta autorizzata dal Parlamento, consentirà di mettere a punto in tempi brevi un nuovo decreto sostegni.

Non solo: nel Documento di Economia e Finanza il Governo ha anche aggiornato i numeri del PNRR, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, che passerà complessivamente dai 208 miliardi previsti dalla legge di bilancio a 237 miliardi.

Vediamo in dettaglio numeri e obiettivi messi nero su bianco dal Governo nel quadro macroeconomico e di finanza pubblica programmatico.

Dove andranno i 40 miliardi del Decreto sostegni bis

Nonostante il recente rallentamento della curva pandemica e il programma di progressive riaperture, la lotta agli effetti economici della pandemia non è purtroppo conclusa. Il Governo non esclude nemmeno possibili recrudescenze delle infezioni con possibili nuove restrizioni alle attività. Ulteriore fonte di incertezza è rappresentata dalla velocità e dall’efficacia della campagna vaccinale, al punto che il Governo ha disegnato due distinti scenari per il PIL di quest’anno: lo scenario positivo, in cui il PIL recupererà il 4,1%, e quello meno roseo in cui la ripresa sarà solo del 2,7%.

Fatta questa premessa, il Governo si pone due obiettivi. Il primo, di breve termine, è alleviare l’impatto degli effetti diretti e indiretti delle chiusure “allo scopo di limitare le conseguenze sul benessere delle persone, sulle dinamiche sociali e sulla sopravvivenza delle imprese più colpite”. Il secondo è integrare “il forte stimolo al rilancio dell’economia fornito dal PNRR” con “ulteriori interventi che rafforzino la capacità di risposta dell’economia nella fase di ripresa”.

Inoltre vie è il rischio che, una volta esaurito il rimbalzo atteso nel momento in cui si rimuoveranno le restrizioni, l’andamento dell’economia perda slancio e fatichi a recuperare i livelli di prodotto precedenti la crisi. Per questo “è necessario fornire alle imprese ulteriori sostegni in termini di accesso alla liquidità e capitalizzazione” mentre “sul fronte dell’occupazione, sarà necessario assicurare che il mercato del lavoro funzioni più efficientemente e sostenere il ricollocamento dei lavoratori”.

Din qui l’importante richiesta, dopo i 32 miliardi impiegati nel primo decreto sostegni, di un ulteriore scostamento di circa 40 miliardi di euro.

Ma come saranno impiegati? Il DEF spiega che “i sostegni ai titolari di partite IVA e alle imprese impattate dalla crisi da Covid-19 rappresentano più di metà degli impegni previsti sul 2021. Saranno inoltre adottate misure per aiutare le imprese a coprire parte dei costi fissi, sia con sgravi di imposta che con la copertura della quota fissa delle bollette e di parte dei canoni di locazione tramite crediti di imposta”.

Un’altra parte andrà a sostenere l’erogazione del credito alle piccole e medie imprese (PMI) con una proroga della scadenza del regime di garanzia dello Stato sui prestiti a fine anno. Anche la moratoria sui crediti alle PMI sarà estesa nel tempo.

Sul piano fiscale saranno inoltre “reintrodotti rinvii ed esenzioni di imposta già attuati con precedenti provvedimenti nel corso del 2020. Sarà altresì innalzato il limite alle compensazioni di imposta”.

Per l’occupazione “il Decreto-legge prorogherà le indennità a favore dei lavoratori stagionali e introdurrà nuove misure a favore dei giovani, ad esempio uno sgravio fiscale sull’accensione di nuovi mutui per l’acquisto della prima casa. Risorse aggiuntive saranno destinate agli enti territoriali affinché possano continuare le politiche di sostegno alle fasce più deboli, sostenere i trasporti locali e mantenere sgravi fiscali quali la sospensione dell’imposta di soggiorno”.

Sebbene non ci sia una esplicita menzione nel DEF, una parte di questi 40 miliardi (una cifra compresa tra 4 e 7 miliardi) andrà a finanziare anche la parte “non 4.0” e “non digitale” del piano Transizione 4.0, cioè il credito di imposta per l’acquisto di beni strumentali semplici, che quest’anno è pari al 10% del prezzo di acquisto.

Il PNRR a quota 237 miliardi, ecco come

Una seconda misura, che tecnicamente sarà sempre contenuta nel decreto sostegni bis, è l’aumento delle risorse per finanziare quei progetti del PNRR che non saranno coperti da prestiti e sussidi del RRF. Una misura che, dal punto di vista finanziario, nel 2021 sarà compresa nei 40 miliardi previsti e, per gli anni successivi, avrà un impatto compreso tra 4 e 6,5 miliardi l’anno. Questo avverrà “con la creazione di un Fondo di investimento complementare al PNRR, che avrà una durata decennale”. Inoltre, verranno coperte le somme del Fondo di Sviluppo e Coesione (FSC) trasferite ai programmi del PNRR.

E allora vediamo come cambieranno le risorse a disposizione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

Iniziamo dal “PNRR in senso stretto”, che farà affidamento su 191,5 miliardi di sovvenzioni e prestiti dalla Recovery and Resilience Facility (RRF) di cui 68,9 miliardi a fondo perduto e 122,6 miliardi di prestiti. Sono cifre leggermente diverse da quelle previste nella Nota di aggiornamento del DEF di fine 2020, che prevedeva 193 miliardi complessivi, ma più prestiti e meno risorse a fondo perduto.

I prestiti RRF (112,6 miliardi) verranno destinati per 68,6 miliardi a progetti di investimento e altre spese già programmate per l’ambiente, la ricerca, la formazione, l’inclusione sociale e la salute. I rimanenti fondi, circa 54 miliardi, saranno invece destinati a iniziative totalmente nuove. Tutte le risorse a fondo perduto (68,9 miliardi) andranno a nuovi progetti. Complessivamente quindi, dei 191,5 miliardi del RRF ben 122,9 miliardi andranno a nuove iniziative.

A queste somme vanno poi aggiunte quelle disponibili tramite il React-EU, quelle del Fondo Sociale di Coesione e quelle a valere sul nuovo Fondo complementare, cioè le risorse che saranno a carico del Bilancio nazionale (circa 30 miliardi) per finanziare progetti non rientranti nel RRF.

Sommando tutte le risorse in campo si passa dai 208 miliardi indicati nella Legge di Bilancio a circa 237 miliardi indicati nel DEF.

Il testo del DEF

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© RIPRODUZIONE RISERVATA

Franco Canna

Giornalista professionista ed esperto in creazione e gestione di contenuti digitali e social media. Grande appassionato di tecnologia, collabora dal 2001 con diverse testate B2B nel settore industriale scrivendo di automazione, elettronica, strumentazione, meccanica, ma anche economia e food & beverage, oltre che con organizzatori di eventi, fiere e aziende. E’ segretario e membro del Consiglio Direttivo di ANIPLA, l’Associazione Nazionale Italiana per l’Automazione.

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