Confindustria: “Nel PNRR serve una visione industriale strategica”

Il quadro macroeconomico proposto dal Documento di Economia e Finanza (DEF), le misure più urgenti per le imprese e il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR): questi i temi al centro dell’incontro tra il Presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, e il Presidente del Consiglio, Mario Draghi.

Un incontro giunto a seguito di un anno molto difficile, durante il quale Confindustria ha sottolineato più volte l’esigenza di coinvolgere tutte le forze economiche e sociali per convogliare l’ingente mole di risorse europee su finalità credibili e condivise. Un appello che, sottolinea Confindustria, non è stato accolto ed è proprio in luce di ciò che il Presidente Bonomi ha posto l’accento sui temi che considera cruciali per il futuro del Paese.

DEF, c’è bisogno di un piano B credibile e solido

Il primo è proprio il DEF. Il documento prevede una discesa del deficit pubblico superiore a 8 punti di PIL in 36 mesi (tra il 2022 e il 2021), partendo dall’11,8% sul PIL di quest’anno. Un obbiettivo che Confindustria ritiene raggiungibile solo con interventi per innalzare la crescita e renderla solida e duratura.

Il documento si fonda sull’ipotesi che i 4 pilastri della risposta europea al Covid (sospensione del Patto di Stabilità, acquisti senza limiti della BCE, sospensione del divieto di aiuti di Stato e Next Generation EU considerato solo come l’inizio di una progressiva espansione del debito europeo) restino in vigore per molti anni. Un’ipotesi, sottolinea Bonomi, che al momento è priva di certezza.

Quello che auspica Confindustria, alla luce delle previsioni sul debito pubblico italiano (che si stima rimarrà superiore al 150% del PIL per anni), è che il Governo proponga all’Europa un piano B, solido e credibile, di rientro del debito.

In questo modo, peraltro, famiglie e imprese sarebbero più propense a orientare la massa di risparmio cresciuta con la crisi (di circa 110 miliardi) verso investimenti produttivi, poiché sarebbe scongiurato il rischio di stangate fiscali volte a ridurre l’eccesso di debito.

Le misure necessarie per le imprese e i lavoratori

Il secondo tema riguarda le necessità più urgenti per le imprese: liquidità, patrimonializzazione, ristori, lavoro. Le misure emergenziali varate nel 2020 hanno alleviato i colpi della crisi, ma hanno altresì determinato un forte aumento del debito delle imprese. Imprese su cui grava, inoltre, la sensibile crescita dei prezzi delle materie prime che riducono ulteriormente i cash flow.

Per rispondere a questa situazione, Confindustria sottolinea la necessità di adottare alcune misure prioritarie, a partire da un più rapido recupero dell’IVA versata sui corrispettivi non incassati, dalla compensazione tra crediti e debiti fiscali e contributivi, dall’allungamento dei tempi di restituzione da 6 a non meno di 15 anni dei debiti emergenziali contratti (proposta che il Presidente Bonomi aveva annunciato durante la presentazione dell’ultimo rapporto del Centro Studi di Confindustria)

Misure che vanno ben oltre la proroga della moratoria, accolta con favore da Confindustria che però precisa “da sola non è sufficiente”. Vanno, inoltre, scongiurati interventi di aumento dell’imposizione fiscale – a partire dall’introduzione di nuove imposte come plastic e sugar tax – e andrebbe consentita l’immediata deducibilità dalla base imponibile IRAP degli oneri finanziari, in attesa di una riforma fiscale organica. Misure che andrebbero accompagnate da interventi volti al rafforzamento patrimoniale delle imprese, come un vigoroso incentivo a favore degli aumenti di capitale.

Inoltre, per evitare un’ondata di fallimenti fuori controllo, Confindustria sostiene la necessità di rinviare di un anno l’entrata in vigore del Codice della crisi d’impresa o, quantomeno, delle procedure di allerta e composizione assistita della crisi.

Sul capitolo ristori, l’annuncio di voler superare la logica dei contributi calcolati solo sulle perdite di fatturato, inserendo anche i costi fissi nella valutazione dei sostegni da erogare segna una discontinuità rispetto al passato.

Per quanto riguarda il lavoro, i numeri delineano un’emergenza assoluta: tra febbraio 2020 e febbraio 2021, si sono persi 945 mila occupati, soprattutto giovani, donne, occupati a tempo e autonomi, nonostante il blocco dei licenziamenti assunto solo in Italia.

Per rispondere a quest’emergenza, Confindustria ritiene che si debba agire lungo due direttrici: la prima è scaricare meglio a terra gli strumenti già esistenti, riducendo la soglia d’accesso al contratto di espansione, portandola a 50 dipendenti dagli attuali 250, collegando questa misura ai bonus per l’assunzione di giovani e donne, e rimuovendo contestualmente le causali previste nel DL Dignità sui contratti a tempo determinato.

La seconda riguarda le riforme strutturali, la riforma degli ammortizzatori sociali e delle politiche attive del lavoro. Già a luglio 2020, Confindustria aveva presentato proposte tecniche, senza ricevere alcun riscontro, come quella di un ammortizzatore universale basato su formazione e rioccupabilità, e analoghe politiche attive del lavoro aperte anche alle APL private, e non più solo basate sui centri per l’impiego pubblici.

PNRR, occorre utilizzare al meglio i fondi europei

Il terzo tema riguarda il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza su cui, non conoscendo ancora i dettagli, Confindustria ribadisce alcuni auspici di ordine generale, già formulati al Governo precedente:

  • Un sistematico coinvolgimento delle parti sociali nell’attuazione del Piano, in linea con le indicazioni europee. Una vera e propria “rete” nazionale, composta da soggetti pubblici e privati, per monitorare ed elaborare costantemente i dati e le informazioni necessari ad accompagnare l’esecuzione dei progetti;
  • una governance del Piano snella, la cui cabina centrale, presso il MEF, si occupi non solo della gestione dei flussi finanziari e rendicontazione dei progetti, ma dia supporto operativo alla gestione del PNRR ed elabori, in caso di ritardi, azioni correttive;
  • una visione industriale strategica. Nel precedente PNRR non mancavano solo cronoprogrammi, costi e impatti (come invece richiedono le guidelines europee), ma non era presente alcun approfondimento per le filiere centrali della manifattura, automotive, siderurgia, componentistica, automazione industriale, chimica, farmaceutica, tessile-moda e alimentare, così come era del tutto assente l’obiettivo di aumento della concorrenza e della produttività. Sempre nell’ottica di questa strategia per il futuro, Confindustria auspica che il Governo Draghi accolga e traduca in interventi concreti le proposte dell’Antitrust: dalla energica diminuzione dei servizi in house delle controllate locali, all’abbattimento delle deroghe di durata delle concessioni pubbliche.

Nella versione precedente del PNRR, prevaleva inoltre la scelta di fondo di puntare solo sugli investimenti pubblici sia nel campo dell’energia e dell’ambiente, che in quello del mercato del lavoro. Tuttavia, precisa Confindustria, mancavano completamentemisure concrete di partenariato pubblico-privato, chieste invece dalla Ue.

A questo proposito, Confindustria ha presentato al Governo tre progetti coerenti alla nostra visione sinergica, il primo relativo al capitale umano, il secondo sull’economia circolare e il terzo riferito all’economia del mare.

“La pregiudicata sostenibilità sociale del nostro Paese merita risposte ispirate allo stesso senso di emergenza che ci vede impegnati contro la pandemia – si legge nel comunicato diffuso dopo l’incontro – Sono le fratture sociali in continua crescita a richiedere una revisione generale dell’intervento dello Stato in alcuni pilastri fondamentali del nostro vivere come comunità”.

Revisione che, sostiene Confindustria, deve partire dalla modifica dell’offerta formativa pubblica, dalla revisione generale della sanità, dal riequilibrio della previdenza, da una riforma organica del fisco e delle procedure pubbliche e dall’abbandono di criteri elettoralistici e assistenziali.

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Michelle Crisantemi

Giornalista bilingue laureata presso la Kingston University di Londra. Da sempre appassionata di politica internazionale, ho vissuto, lavorato e studiato in Spagna, Regno Unito e Belgio, dove ho avuto diverse esperienze nella gestione di redazioni multimediali e nella correzione di contenuti per il Web. Nel 2018 ho lavorato come addetta stampa presso il Parlamento europeo, occupandomi di diritti umani e affari esteri. Rientrata in Italia nel 2019, ora scrivo prevalentemente di tecnologia e innovazione.

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