PNRR, giallo risolto: il piano Transizione 4.0 non è stato depotenziato, ecco numeri e tabelle

Se il finanziamento del piano transizione 4.0 nel PNRR, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, fosse un giallo di Agatha Christie, potremmo dire di essere arrivati al momento in cui il grande Hercule Poirot scopre chi è l’assassino. Ma non prima di aver assistito ad ulteriori colpi di scena.

A prima vista la lettura dell’ultima versione del PNRR trasmessa dal Governo a Bruxelles aggiunge ulteriore perplessità allo sconforto delle scorse settimane: le risorse europee richieste per l’investimento Transizione 4.0, già più volte ridimensionate nelle varie bozze del PNRR, vengono infatti ulteriormente ridotte, passando dai 13,97 della versione presentata il 25 aprile in Parlamento ai 13,38 miliardi della versione inviata il 30 aprile alla Commissione.

Tuttavia, le 269 pagine “ufficiali” del PNRR, che trovate pubblicamente disponibili sul sito del Governo, non dicono tutto. Lo scorso 5 maggio, infatti, il presidente del consiglio Mario Draghi ha inviato al presidente della Camera Roberto Fico un “plico” composto da quasi 2.500 pagine nel quale, oltre al piano pubblico, ci sono anche tutti gli allegati tecnici di dettaglio, ivi compresi i testi in Inglese di tutte le schede di progetto.

E lì, nell’allegato relativo alla seconda componente della prima missione, l’ormai nota M1C2 dedicata a Digitalizzazione, Innovazione e Competitività nel sistema produttivo, emergono tutti i dettagli sul perché il piano Transizione 4.0 sia stato depotenziato sul piano delle risorse comunitarie, ma ripotenziato recuperando i fondi rimossi (oltre 5 miliardi) dal Fondo Complementare da 30,6 miliardi che l’Italia ha deciso di affiancare alle risorse europee. Non solo: finalmente si riesce anche a capire perché le risorse complessivamente appostate – 18,46 miliardi – corrispondono effettivamente a quelle previste dalle leggi di bilancio.

I numeri del piano Transizione 4.0 nel PNRR

Ma andiamo con ordine e ricostruiamo i numeri del piano Transizione 4.0, partendo proprio dalla legge di Bilancio 2021, la quale aveva dedicato al rilancio del piano ben 23,8 miliardi. Un piano grande e ambizioso che potenziava credito d’imposta per i beni strumentali materiali (4.0 e non), per i beni immateriali (quelli 4.0 e – per la prima volta, anche i software semplici), per le attività di ricerca, sviluppo, innovazione e design e, infine, per la formazione 4.0.

A fine dicembre, quando ormai era tardi per intervenire sul testo della legge di bilancio, ormai incanalata sul sentiero dell’approvazione senza modifiche nel secondo ramo del Parlamento, si era poi scoperto che Bruxelles aveva segnalato come una delle partite più ricche, cioè gli 8,4 miliardi previsti per il finanziamento del credito d’imposta per l’acquisto dei beni strumentali materiali semplici (l’ex superammortamento), non erano in linea con gli obiettivi del piano Next Generation Europe e con le risorse della Recovery & Resilience Facility.

A questo problema lo Stato italiano ha finalmente risposto con l’articolo 3 del Decreto Legge 6 maggio 2021, n. 59 che assegna le risorse del “Fondo Complementare”, ma che si occupa anche di coprire questi 8,4 miliardi con l’indebitamento dello Stato, provvedendo, per la quota relativa all’anno 2021 (3,2 miliardi circa), con parte dei 40 miliardi di extra-deficit autorizzati dal Parlamento.

Ma non è di questo che vogliamo raccontarvi oggi. Il punto sono i restanti 15,4 miliardi previsti in legge di bilancio per gli incentivi compatibili con il Recovery. A fine marzo, la somma stanziata dal PNRR per il piano Transizione 4.0 (al netto dell’ex superammortamento) risultava pari a 18,8 miliardi: si trattava di una somma superiore a quella richiesta, che – questa era l’idea prevalente – sarebbe servita a incrementare ulteriormente aliquote e tetti. Nelle ultime convulse bozze circolate ad aprile, invece, la cifra è cambiata, scendendo prima a 18,46 miliardi e poi addirittura a 13,98 miliardi, poi a 13,97 miliardi e ora a 13,38 miliardi.

La prima ipotesi fatta dagli addetti ai lavori era a quel punto stata che i 5 miliardi persi dal piano Transizione 4.0 fossero stati “sacrificati” per favorire gli investimenti per la banda ultralarga, accresciutisi notevolemente nelle ultime bozze. In realtà, da alcune tabelle veniva nel frattempo fuori che ben 4,48 miliardi dei 30,64 previsti per il Fondo Complementare erano destinati proprio al piano Transizione 4.0. Ma perché “spostare” 4,5 miliardi dai fondi europei ai fondi nazionali? L’interrogativo era rimasto senza risposta. Ora però le tabelle presenti nella scheda di progetto aiutano a capire tutto.

Le tabelle

Per capire partiamo dalla fine, cioè da quante risorse ci sono negli allegati del PNRR per il Piano Transizione 4.0

Come si può vedere dalla tabella 4, ai 13,38 miliardi previsti a carico della RFF (Recovery & Resilience Facility, le risorse comunitarie) sono stati affiancati 5,08 miliardi (non più quindi 4,48 miliardi) del fondo complementare, per un totale di 18,46 miliardi, che alla fine è esattamente la cifra prevista per questo investimento nelle bozze di fine marzo. Come si può vedere, a essere suddivise tra risorse comunitarie e risorse italiane sono due incentivi: il credito d’imposta per gli acquisti di beni materiali 4.0 e il credito d’imposta per ricerca, sviluppo e innovazione.

Il rischio ambientale

Il motivo è spiegato nel documento, che dice che la quota di risorse imputabile a investimenti in alcuni settori ad elevato impatto ambientale (qui sotto la tabella), che presentano il rischio di non rispettare il principio DNSH previsto nel regolamento della RFF (“do no significant harm” significa non danneggiare in maniera significativa l’ambiente su sei ambiti: mitigazione dei cambiamenti climatici, adattamento cambiamenti climatici, uso sostenibile e protezione delle acque e delle risorse marine, economia circolare, prevenzione e riduzione dell’inquinamento, protezione e ripristino della biodiversità e degli ecosistemi, qui il documento di riferimento della commissione), è stata esclusa dalla RRF e attribuita al Fondo nazionale complementare. Basandosi sulle statistiche degli anni scorsi, la quota di settori a rischio di non conformità con il DNSH è stata calcolata pari al 20,8% per quanto riguarda la misura R&S&I (512 milioni) e al 34% per quanto riguarda la misura dei beni capitali tangibili 4.0 (4.568 milioni).

Settori NACE a rischio di non conformità rispetto al principio DNSH

Perché 18,46 miliardi

Chiarito il motivo per cui le risorse sono state divise, passiamo al confronto con le cifre previste nella legge di bilancio che, come avevamo visto, prevedeva costi per il Piano Transizione 4.0 per 23,8 miliardi a cui andavano sottratti circa 8,4 miliardi per l’ex superammortamento, che non rientra nel PNRR. Le risorse quindi da finanziare nel PNRR erano 15,4 miliardi circa: 10,89 miliardi per il credito d’imposta per l’acquisto dei beni materiali 4.0; 1,37 per il credito d’imposta per l’acquisto dei beni immateriali 4.0; 291 milioni per i software non 4.0, 2,5 miliardi per ricerca, sviluppo e innovazione e 300 milioni per la formazione 4.0.

L’Italia ha però deciso di finanziare con le risorse europee non soltanto questi 15,4 miliardi di nuove spese previste dalla legge di bilancio 2021, ma anche i circa 3,1 miliardi di spese relative ai beni 4.0 (materiali e immateriali) provenienti dalla legge di bilancio 2020 e ancora “da spendere”. La somma di queste partite fa esattamente i 18,46 miliardi che saranno coperte con i 13,38 miliardi di fondi europei della RFF e con i 5,08 miliardi del fondo complementare.

La scheda di progetto

Quella che vi proponiamo qui sotto in anteprima esclusiva è una traduzione in Italiano della scheda integrale dell’investimento Transizione 4.0 presente negli allegati della versione finale del PNRR trasmessa dal Governo Italiano a Bruxelles

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Franco Canna

Giornalista professionista ed esperto in creazione e gestione di contenuti digitali e social media. Grande appassionato di tecnologia, collabora dal 2001 con diverse testate B2B nel settore industriale scrivendo di automazione, elettronica, strumentazione, meccanica, ma anche economia e food & beverage, oltre che con organizzatori di eventi, fiere e aziende. E’ segretario e membro del Consiglio Direttivo della sezione milanese di ANIPLA, l’Associazione Nazionale Italiana per l’Automazione.