La pandemia mondiale è stata un’ondata ‘disruptive’, dirompente, nel sistema economico e aziendale. Ora si tratta di ripartire e, d’ora in poi, con la spinta di Next generation Eu e Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), per imprese e digitale passa un treno da non perdere. Ma bisogna innanzitutto puntare sullo sviluppo delle conoscenze e competenze, dell’e-commerce, e della produttività, a livello di singola azienda e a livello di filiera.

Conoscenza e aggiornamento, nuovi modelli di business, nuova cultura digitale e – di conseguenza –nuova organizzazione aziendale: sono questi i termini e i concetti che ancora troppo spesso mancano nel vocabolario e nell’orizzonte visivo di molte PMI italiane, come evidenzia il nuovo Report dell’Osservatorio Innovazione Digitale nelle PMI del Politecnico di Milano.

Occorre cavalcare l’innovazione digitale attraverso un approccio imprenditoriale, e per fare questo bisogna ripensare profondamente il modo di fare impresa”, rimarca Andrea Rangone, responsabile scientifico degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano. La pandemia globale, in modo drammatico, ha provocato le condizioni per “arrivare finalmente a un elettro-shock culturale del Paese verso il digitale, e a una chiara priorità nell’agenda politica”, evidenzia Rangone, “da trent’anni in cui mi occupo di innovazione, non c’è mai stato un periodo più favorevole per rimbalzare, cambiare ritmo e cambiare velocità”.

A fronte di un totale di circa 4,4 milioni di imprese attive in Italia, le quasi 220 mila PMI (imprese con un numero di addetti compreso fra 10 e 249, con meno di 50 milioni di euro di fatturato) costituiscono un pilastro del tessuto imprenditoriale italiano, rappresentando il 41% del fatturato nazionale, il 38% del valore aggiunto e il 33% degli occupati.

Ciò che non si misura, non si migliora – sottolineano gli esperti di Data analysis –, e quindi vediamo alcuni ‘numeri’ tra i tanti raccolti ed elaborati dall’Osservatorio Innovazione Digitale nelle PMI.

La pandemia è stata una spinta obbligata per molte PMI verso le tecnologie digitali necessarie per garantire l’operatività aziendale e sostenere i fatturati: le PMI italiane che fanno e-commerce sono cresciute del 50% rispetto al periodo pre Covid, un trend che continuerà a essere in testa alle priorità di investimento anche per il 2021. E 9 piccole e medie imprese su 10 oggi gestiscono in maniera elettronica almeno una parte dei propri documenti aziendali, come documenti di trasporto o conferme d’ordine.

I servizi in Cloud hanno avuto una forte accelerazione e sono ora utilizzati dal 70% delle PMI nostrane, un impulso per la maggior parte dovuto a un maggiore utilizzo di servizi software di base. E il 36% del totale afferma di puntare di più sul digitale anche in risposta alla crisi da Covid-19.

Un nuovo slancio verso la trasformazione digitale si sta già muovendo, quindi, anche alla luce del fatto che il Piano nazionale di ripresa e resilienza mette a disposizione del Paese risorse per oltre 220 miliardi di euro, di cui oltre 50 miliardi (il 27% del totale) per lo sviluppo della trasformazione digitale.

Le PMI rappresentano il 40% del fatturato complessivo delle aziende italiane, e “le PMI innovative già da anni sono sostenute, con varie misure, dalle politiche pubbliche.

Far incontrare un Data scientist con un burocrate della PA

Ora si tratta di continuare con ancora più slancio di prima questo ‘filo rosso’ dei sostegni e dell’attenzione verso questa trasformazione”, sottolinea Anna Ascani, sottosegretaria del Ministero dello Sviluppo Economico. Che indica: “bisogna però investire di più e meglio nel Cloud, nella connettività, nei dati, e sulle competenze”. Bisogna “far incontrare un Data scientist con un burocrate della pubblica amministrazione, e dall’incontro deve venirne fuori qualcosa di propulsivo per il sistema produttivo e per ogni azienda”.

Gli investimenti previsti nel Pnrr, che includono quelli destinati al digitale e alle PMI, dovrebbero avere un impatto significativo sulle principali variabili macroeconomiche del Paese: nel 2026, anno di conclusione del Piano, il PIL sarà di 3,6 punti percentuali più alto rispetto all’andamento tendenziale, e l’occupazione sarà maggiore di quasi 3 punti percentuali, stando alle previsioni.

Al netto di questi segnali incoraggianti, però, la trasformazione digitale delle PMI “rimane spesso limitata a specifici servizi e strumenti operativi”, fa notare Luba Manolova, direttore della divisione Microsoft 365 e CyberSecurity di Microsoft, mentre per cogliere appieno tutte le opportunità “occorre un approccio corale, coinvolgendo anche le imprese più piccole”.

Fonte: Osservatorio Innovazione digitale nelle PMI

Buona parte delle PMI continua a mostrare delle resistenze

Secondo le analisi sul campo dell’Osservatorio del Politecnico milanese, solo il 21% delle PMI ritiene oggi di essere molto avanti o a buon punto del percorso di trasformazione digitale. Una buona parte di imprese (43%) continua a mostrare delle resistenze: legate ai costi troppo alti (15%) o all’idea che il digitale sia marginale per il proprio settore di attività (27%).

Con le difficoltà create dalla pandemia mondiale, le PMI “hanno dovuto trovare e sviluppare nuovi canali per vendere, in molti casi scoprendo l’opportunità dell’online”, evidenzia Martina Colandrea, B2C Vertical Director in eBay.

Che spiega: “i venditori su eBay sono aumentati del 98% rispetto al periodo pre-pandemia, 7 su 10 vendono anche all’estero, con un aumento dell’Export di circa il 15%, sempre rispetto ai numeri pre-Covid”. Ma “a nostro avviso, la principale barriera che rimane è quella culturale: ancora in molti casi, il mondo dell’online viene visto come un ‘nemico’, una minaccia al proprio business, e non invece come un facilitatore”. Occorre vincere la ‘paura’ dell’online, “che spesso è collegata alla sua velocità, alle esigenze di logistica e di sicurezza. La paura e le barriere si superano con la conoscenza e la formazione”.

I benefici dell’innovazione digitale

Secondo le analisi dell’Osservatorio Innovazione digitale nelle PMI, come benefici dell’innovazione digitale è stato calcolato che le PMI più mature digitalmente mostrano rispetto alle altre: un utile netto maggiore del 28%; un margine di profitto più alto del 18%; un valore aggiunto dell’11% migliore e un margine Ebitda più alto dell’11%.

Per quanto riguarda il livello di innovazione digitale nelle PMI, le criticità maggiori delle imprese italiane riguardano le competenze digitali, giudicate elevate da solo il 58% del totale. Il restante 42% ha competenze basse o comunque distribuite in maniera non omogenea tra il personale aziendale.

L’accessibilità dei dati e delle informazioni aziendali al di fuori degli edifici aziendali è raggiunta completamente da solo il 3% delle PMI: nella maggior parte dei casi, infatti, l’accesso è consentito esclusivamente (18%) o prevalentemente (53%) presso la sede aziendale. In termini di piattaforme software, poi, solo il 36% delle PMI è dotato di un Erp aziendale che integri le conoscenze derivanti dai diversi processi, mentre tuttora una PMI su 3 (33%) non conosce la tecnologia o non ne prevede l’introduzione.

Per quanto riguarda la sicurezza dei dati, non è diffuso un approccio consapevole: solo il 37% delle PMI utilizza soluzioni avanzate di security, e soltanto il 12% ha svolto progettualità che sfruttano i big data.

Conoscere e migliorare per superare le difficoltà

Rispetto allo stesso periodo del 2019, “nella seconda metà del 2020 il 68% delle PMI ha subìto una contrazione di fatturato e il 73% ha dovuto ricorrere a strumenti di finanziamento per far fronte all’improvviso fabbisogno di liquidità”, sottolinea Mauro Bussoni, segretario generale di Confesercenti, e per uscire dalle difficoltà “c’è anche bisogno di un cambio organizzativo all’interno delle imprese, secondo le nuove esigenze del digitale”, rileva Mussi Latiff, Innovative solutions marketing manager di Vodafone Business.

Fonte: Osservatorio Innovazione digitale nelle PMI

Il recente entusiasmo del mondo imprenditoriale per il digitale, così come le risorse del NextGenEU potrebbero non bastare: per tradurre le idee in azioni “serve intraprendere all’interno di ogni PMI un percorso serio e strutturato di digitalizzazione, per ridisegnare i processi e modelli di business, ripensare i prodotti in chiave digitale, e garantire che gli investimenti e le progettualità siano finalizzati ad una crescita sostenibile di lungo periodo”, indica Alvise Biffi, vice presidente di Piccola Industria Confindustria.

C’è anche da sottolineare che l’adozione di soluzioni digitali di per sé non ha un legame positivo significativo con le performance economiche e con la produttività aziendale: un percorso di trasformazione digitale include non tanto la digitalizzazione di singoli processi, bensì la revisione delle attività aziendali in ottica strategica, con un’attenzione alla componente di cultura e di vision.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Stefano Casini

Giornalista specializzato nei settori dell'Economia, delle imprese, delle tecnologie e dell'innovazione. Dopo il master all'IFG, l'Istituto per la Formazione al Giornalismo di Milano, in oltre 20 anni di attività, nell'ambito del giornalismo e della Comunicazione, ha lavorato per Panorama Economy, Il Mondo, Italia Oggi, TgCom24, Gruppo Mediolanum, Università Iulm. Attualmente collabora con Innovation Post, Corriere Innovazione, Libero, Giornale di Brescia, La Provincia di Como, casa editrice Tecniche Nuove. Contatti: stefano.stefanocasini@gmail.com

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.