Manifatturiero, anche a luglio continua la ripresa: l’indice PMI tocca il quarto valore più alto di sempre

Continua la ripresa del settore manifatturiero italiano, anche se a ritmi più contenuti rispetto a quelli registrati nei mesi scorsi. A frenare lo slancio sono le pressioni sulla capacità produttiva e i problemi delle forniture.

È la fotografia fornita dal Purchasing Managers’ Index (PMI) elaborato da IHS Markit, l’indice che fornisce un quadro degli sviluppi delle condizioni generali del settore manifatturiero attraverso l’analisi di nuovi ordini, produzione, livello d’impiego, tempi di consegna dei fornitori, giacenze degli acquisti e tempi di consegna.

Dopo il livello record registrato a maggio (62.3, un record assoluto dal 1997, anno in cui è stato creato l’indice PMI) e i valori di giugno (62.2), l’indice è infatti sceso a quota 60.3. Un dato che indica solo un rallentamento allo slancio. Ricordiamo che 50 è il valore neutrale della scala di questo indice, per cui 60.3 è un valore fortemente positivo, il quarto maggiore mai riportato.

Ancora in aumento produzione, ordini e occupazione

I forti tassi di crescita della produzione manifatturiera e dei nuovi ordini rimangono le ragioni principali della crescita generale di luglio. La produzione è risultata in crescita per il quattordicesimo mese consecutivo.

Secondo le aziende campione, l’allentamento delle misure anti Covid-19 e la riapertura di alcuni settori dell’economia hanno incoraggiato la domanda.

In aumento – per l’ottavo mese consecutivo e con ritmi tra i più veloci mai registrati dall’indagine – anche i nuovi ordini ricevuti. Anche gli ordini esteri hanno registrato una crescita sostenuta, ad un tasso che generalmente è stato elevato e invariato rispetto a giugno.

Secondo i dati raccolti, le forti vendite e le maggiori esigenze della produzione hanno costretto le aziende ad aumentare di nuovo a luglio i loro acquisti. Il tasso di aumento dell’attività di acquisto è risultato elevato, ma il più lento da febbraio.

Preoccupano i problemi della fornitura e l’inflazione

Il rallentamento dello slancio nella produzione è da attribuire alle interruzioni sulla catena di distribuzione. Per fronteggiare il problema,  alcune aziende campione hanno riportato di aver acquisito maggiore materiale, considerando che i tempi medi di consegna si sono allungati al terzo livello record d’indagine.

Le aziende che aderiscono all’indagine hanno attribuito i tempi più lunghi alla carenza di materiale, ai problemi di natura logistica e alla maggiore richiesta di materiale.

A luglio sono diminuite inoltre le giacenze dei prodotti finiti, con le aziende campione che hanno notato come le forti vendite hanno velocizzato lo smistamento immediato degli ordini non appena erano pronti.

Rimangono elevate a luglio le pressioni inflazionistiche. I prezzi di acquisto sono aumentati al secondo tasso più veloce di sempre per via della carenza di materie prime e aumenti di prezzi dai fornitori. Di conseguenza, le aziende hanno aumentato i loro prezzi medi di vendita al tasso più alto della storia dell’indagine.

Guardando avanti, le aziende del manifatturiero hanno espresso previsioni ottimistiche rispetto all’attività dell’anno prossimo. A preoccupare alcune aziende è il crescente numero dei casi di Covid-19 e le conseguenti possibili nuove misure restrittive.

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Michelle Crisantemi

Giornalista bilingue laureata presso la Kingston University di Londra. Da sempre appassionata di politica internazionale, ho vissuto, lavorato e studiato in Spagna, Regno Unito e Belgio, dove ho avuto diverse esperienze nella gestione di redazioni multimediali e nella correzione di contenuti per il Web. Nel 2018 ho lavorato come addetta stampa presso il Parlamento europeo, occupandomi di diritti umani e affari esteri. Rientrata in Italia nel 2019, ora scrivo prevalentemente di tecnologia e innovazione.

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