IBM, Kyndryl e gli altri: per Big Blue un futuro (di nuovo) tutto tech

IBM guarda al futuro e per farlo punta sulla tecnologia (tornando quindi al suo core business) e sui partner: è questo il messaggio che emerge dall’IBM Ecosystem Summit 2021, l’evento che ha chiamato a raccolta l’ecosistema dei partner IBM per discutere dei traguardi raggiunti e condividere la visione del futuro dell’azienda.

Una visione che IBM ha iniziato a delineare con l’annuncio ufficiale, nella giornata del 1 settembre 2021, della creazione di Kyndryl, la compagnia spinoff nata dalla separazione del business Managed Infrastructure Services di IBM. Una divisione che l’azienda ritiene necessaria per affrontare un mercato sempre più mutevole e per rispondere alle sfide (e cogliere le opportunità) create dalla pandemia.

In un tale contesto c’è bisogno di fare squadra, collaborare insieme ma ognuno nel suo ruolo, a seconda delle competenze specifiche. È questo il messaggio che giunge dal palco, attraverso gli interventi di Stefano Rebattoni, Amministratore delegato di IBM Italia, Alessandro Curioni (Vicepresidente IBM Europa e Direttore della Ricerca IBM), Francesco Casa, Vice Presidente IBM Technology e moltri altri speaker.

Un messaggio che l’azienda ha deciso di comunicare dai partner e per i partner, anche con l’aiuto dell’ex pallavolista Maurizia Cacciatori (che oggi opera come motivational speaker per le aziende), che ha concluso gli interventi del Summit con un discorso sul valore di fare squadra.

La visione di IBM per il futuro

Anche all’interno della squadra IBM, dunque, nel futuro i ruoli saranno più delineati: IBM tornerà a concentrarsi soltanto sulla tecnologia, puntando sulla piattaforma di Hybrid Cloud e Artificial Intelligence (AI), mentre Kyndryl si occuperà dei servizi  tecnologici infrastrutturali. Il ruolo di system integrator, in cambio, verrà affidato ai partner dell’ecosistema IBM.

“Questo per poter favorire specializzazione e focalizzazione di ognuno sulle aree di responsabilità – spiega Rebattoni –  Al cento dell’offerta di IBM ci sarà la nostra piattaforma di Hybrid Cloud e Artificial Intelligence, un ambito che rappresenta più della metà dei ricavi dell’azienda a livello mondiale”.

Un mercato, quello dell’Hybrid Cloud e dell’AI, del valore di un trilione di dollari per cui ad ogni dollaro speso sulla piattaforma di orchestrazione di questi ambienti multi cloud ci sono dai 3 ai 5 dollari di software applicativo e dai 6 agli 8 dollari dei servizi.

“È qui che vogliamo giocare, insieme ai nostri partner sul mercato, facendo squadra e cercando attraverso un percorso di evoluzione, investimento e competenze di offering. IBM fa anche una scelta di campo su come approccerà il mercato:  gestirà in maniera diretta un numero finito di clienti e sul resto del mercato sarà responsabilità e autonomia dei nostri partner portare avanti questa strategia e rappresentare IBM”, aggiunge Rebattoni.

Il ruolo della ricerca nel guidare la crescita organica

IBM quindi punterà a diventare la compagnia di Hybrid Cloud e AI per il business. E i numeri indicano che questa è la strada giusta, come spiega Alessandro Curioni. “Il secondo trimestre del 2021 è il trimestre dove abbiamo registrato una maggiore crescita degli ultimi 3 anni e i segmenti che hanno registrato performance migliori sono proprio quello del Cloud e AI, che sono cresciuti più del 13%”.

Il team di corporate research di IBM, che conta più di 3 mila ricercatori in tutti i 5 continenti, avrà ancora una volta un ruolo chiave nel guidare questa “crescita accelerata”. Una crescita che andrà avanti attraverso open collaboration su larga scala – come gli oltre 50 progetti in ambito europeo a cui il team di ricerca di Zurigo sta attualmente lavorando, insieme a 500 partner – e che punterà qu 4 pillar tecnologici: Hybrid Cloud, AI, Security e Quantum Computing.

Pillar che hanno e avranno un impatto a tutti i livelli del sistema IBM, tecnologico e di valore. “A livello di servizi, IBM ricerca ha sviluppato dei toolkit che aiutano a modernizzare le applicazioni. A livello di applicazioni, abbiamo sviluppato tutte le tecnologie (che poi abbiamo messo in open space per creare collaborazioni) per portare fiducia nell’AI, per correggere i bias e assicurare la sicurezza dei modelli”, aggiunge Curioni.

Nel campo della security il team di ricerca sta lavorando nello sviluppo di tutte le tecnologie necessarie a implementare la Fully Homomorphic Encryption, che permetterà di analizzare i dati criptati con modelli (anch’essi criptati) di AI e Machine Learning.

Anche per quanto riguarda la piattaforma di Cloud e AI, il team di ricerca è al lavoro per migliorare la sicurezza di Openshift. “Non sono mancate innovazioni anche nelle infrastrutture, come il nostro processore tailor-made, che consentirà di rendere l’AI più sostenibile dal punto di vista energetico, e più scalabile.

Anche nel futuro prossimo il team di ricerca si concentrerà su questi pillar, ma con un approccio differente. L’AI diventerà pervasiva in tutti i processi, mentre il focus sull’Hybrid Cloud permetterà di aprire nuove opportunità di mercato, per l’azienda e i suoi clienti.

Un altro focus sarà sul Quantum Computing, che Curioni assicura “non è un sogno, è la realtà e farà sempre più la differenza nelle applicazioni nei prossimi 5-10 anni”.

Accelerated discovery, così l’IT cambierà il metodo scientifico

Tecnologie che accelereranno non soltanto la crescita del settore, ma che rivoluzioneranno il metodo scientifico stesso, permettendo di giungere più rapidamente a soluzioni per i grandi problemi che la società si trova e si troverà ad affrontare.

Non poteva mancare il riferimento al cambiamento climatico e alla necessità di promuovere la sostenibilità ambientale anche a livello aziendale. In questo campo, IBM si è impegnata a diventare carbon neutral entro il 2030 e anche le tecnologie sviluppate si muovono nella direzione di permettere ai clienti di monitorare e ridurre il proprio impatto ambientale.

A cominciare dall’Hybrid Cloud stesso, che il corporate research team sta cercando di rendere più sostenibile. A questo scopo è dedicata la Environmental Suite di IBM che integra dati provenienti da fonti eterogenee (dati del meteo, geo-spaziali e anche dal mondo dell’industria), che vengono analizzati con modelli di AI per creare mappa di rischio per ognuno dei processi aziendali e consigliare rimedi da mettere in pratica per salvaguardare Supply Chain.

Grazie a nuovi tool e all’Intelligenza Artificiale, i clienti IBM potranno presto valutare l’impatto sulla creazione di Co2 della propria azienda e ricevere raccomandazioni e indicazioni per ridurlo. Inoltre, IBM è impegnata, attraverso la collaborazione con l’ecosistema di partner, nella ricerca per la creazione di nuovi materiali più sostenibili.

Un’esepio concreto a cui IBM sta lavorando è quello dei Photoacid Generators, polimeri che vengono utilizzati dall’industria dei semiconduttori per creare circuiti sul cip. Ricevono la luce, creano degli acidi che disegna il circuito sul cip.

“Non sono sostenibili a livello ecologico e quindi verranno bannati molto presto. Con il team di ricerca, dovevamo trovarne uno in meno di un anno. Abbiamo preso la nostra Hybrid Cloud Platform, i nostri motori di AI e abbiamo costruito 4 motori, integrando e arricchendo la conoscenza esistente e creando così modelli virtuali per cercare nuovi materiali. Utilizzando questo abbiamo raggiunto il nostro obiettivo di scoprire un nuovo materiale non in 10 anni, ma in un anno”, spiega Curioni.

Le linee guida che hanno guidato la riorganizzazione del portafoglio di IBM

Essendo tornata a specializzarsi sul suo core business, la componente tecnologia, i prodotti saranno al centro del futuro di IBM. Un futuro che si concentrerà sulle infrastrutture (con novità che verranno presentate nei prossimi giorni), sul Public Cloud, con un’offerta che si arricchirà e specializzerà per industria, e ovviamente la parte software.

“Abbiamo organizzato il nostro portfolio in 6 Cloud Pak: automation, integration application, data, security e management”, spiega Francesco Casa, Vice Presidente IBM Technology. 

Un portafoglio che risponde alle esigenze dei clienti, che Casa definisce in 3 imperativi:

  • Il bisogno di avere una infrastruttura IT decentralizzata con una serie di molteplici attori, sia a partire dalle infrastrutture, sia per la parte Public Cloud. “È uno scenario dove non c’è una semplificazione, ma anzi vi è una complessità e questo impedisce al business di rispondere con agilità e in modo aperto e sicuro alle sue esigenze. Questo si può raggiungere con la nostra piattaforma Red Hat OpenShift”, spiega
  • automatizzare i processi che richiedono una mano d’opera a basso profilo e spostare quelle risorse a svolgere compiti più importanti per l’azienda
  • ridurre il gap tra i dati utilizzati e i dati raccolti, grazie all’AI

Imperativi che hanno guidato l’azienda nella riorganizzazione dell’offerta software e che guideranno anche gli investimenti e le acquisizioni future. Un portafoglio che raccoglie i prodotti già acquisiti nel tempo, come Istana e Turbonomic. Partendo da questi prodotti, Casa spiega come IBM riesce a modernizzare e automatizzare i processi.

Istana realizza una fotografia connessione infrastrutturali e applicative, Turbonomic vede le performance che le applicazioni erogano per la risorse assegnate. A causa di questa complessità, dovuta ai numerosi interlocutori, alcuni business goal vengono mancati. Per dare corretta allocazione risorse alle applicazioni e agli obiettivi, c’è bisogno di sfruttare l’AI. Ed è questo che IBM permette di fare, combinando le soluzioni con Watson AI Ops, che permette di predire cosa succederà con una diversa allocazione di risorse”.

Le altre dotazioni dell’IBM Ecosystem

Un portafoglio che è soltanto una componente dell’ecosistema su cui IBM fa forza per guardare al futuro. Un ecosistema di cui fa parte il Garage, un luogo dove lavorare con i clienti in attività di co-pensiero e co-azioni per individuare le criticità del business e giungere in tempi brevi a una risoluzione.

Al Garage si aggiunge l’Accademia, con percorsi personalizzati per capire meglio i trend tecnologici sul mercato e del percorso di trasformazione digitale. Sono circa 15 le accademie sviluppate nel corso della prima parte dell’anno, con 5 già a piano per il periodo di settembre-ottobre.

La terza dotazione è la Tech Gym, una palestra per coltivare competenze, accessibile a chiunque. “Attraverso il nostro sito web chiunque voglia si può iscrivere a queste giornate di training che vogliamo realizzare un giorno alla settimana ed avere a loro disposizione dei personal tutor per imparare a sviluppare sulla nostra piattaforma. Nei prossimi mesi ci concentreremo sulla cyber security”, spiega Luca Altieri, CMO di IBM Italia.

Infine, gli IBM studios, con sede a Milano, dove nei prossimi mesi l’azienda vuole tornare a presentare le sue innovazioni, di nuovo e ancora una volta in presenza.

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Michelle Crisantemi

Giornalista bilingue laureata presso la Kingston University di Londra. Da sempre appassionata di politica internazionale, ho vissuto, lavorato e studiato in Spagna, Regno Unito e Belgio, dove ho avuto diverse esperienze nella gestione di redazioni multimediali e nella correzione di contenuti per il Web. Nel 2018 ho lavorato come addetta stampa presso il Parlamento europeo, occupandomi di diritti umani e affari esteri. Rientrata in Italia nel 2019, ora scrivo prevalentemente di tecnologia e innovazione.

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