Smart grid, cosa sono e quali sono i vantaggi delle rete elettriche intelligenti

Di smart grid, o reti elettriche intelligenti, si sta parlando sempre di più sotto la spinta della rivoluzione green e degli impegni internazionali rivolti al contrasto dei cambiamenti climatici. La transizione ecologica richiede infatti di trovare nuovi modi di produrre e distribuire l’energia.

Da un lato, allontanarsi da una società carbon-based richiede di puntare sulle energie rinnovabili. Dall’altro, le previsioni dicono che queste, da sole, non basteranno a rispondere ai bisogni di una società sempre più digitale, dove la domanda di energia continuerà ad aumentare.

Le reti elettriche che alimentano le nostre case sono state costruite per rispondere alle necessità di tecnologie prevalentemente basate sul carbone, secondo un sistema centralizzato e unidirezionale, dove il gestore fornisce l’energia elettrica agli utenti, che la consumano in modo passivo.

Ridurre gli sprechi vuol dire anche poter rispondere, in tempo reale, ai cambiamenti della domanda. Vuol dire avere una rete energetica flessibile, affidabile e, soprattutto, sicura, in grado di integrare l’energia proveniente dalle fonti rinnovabili. A tutti questi bisogni rispondono le smart grid, o reti elettriche intelligenti. 

Che cos’è una smart grid

Il termine smart grid, o rete intelligente, fa riferimento a una rete elettrica dove, grazie alle tecnologie digitali, vi è una comunicazione bidirezionale tra l’utility e i suoi clienti.

La parola “grid” fa infatti riferimento alla rete elettrica, una rete di linee di trasmissione, sottostazioni, trasformatori e altro ancora che trasportano l’elettricità dalla centrale elettrica fino agli utenti.

Il termine smart, ormai entrato nel nostro uso comune – in parole quali smartphone, smart home, smart cities, etc. –  si riferisce alle tecnologie digitali che vengono integrate alla rete. Computer, controllori, tecnologie di automazione e molto altro: nella rete intelligente le tecnologie vengono utilizzate per monitorare il consumo dell’energia e adattare l’elettricità erogata in risposta ai cambiamenti della domanda.

Del tema se ne parla già da tempo e già nella prima decade del XXI secolo diverse associazioni ed enti regolatori hanno delineato le loro strategie per la rete intelligente. Nel 2006, ad esempio, il Congresso degli Stati Uniti approva una legge che pone le basi per sviluppare una rete elettrica intelligente.

L’anno prima, in Europa era stata creata la European Technology Platform (ETP) Smart Grids, che riuniva rappresentanti dell’industria, operatori di sistemi di trasmissione e distribuzione, enti di ricerca e regolatori.

Il compito dell’ETP era proprio quello di delineare la strategia che avrebbe permesso all’Europa di passare da un sistema di reti elettriche tradizionale a uno intelligente.

I documenti forniscono diverse definizioni di cosa costituisce una smart grid, ma si possono individuare due elementi chiave della rete intelligente. Da un lato, il concetto di smart grid poggia su una rivoluzione del ruolo del consumatore, non più puramente passivo, ma attivo. L’utente non è più solamente colui che consuma l’energia che proviene dalla rete elettrica, ma può a sua volta immettere energia nella rete stessa. Da consumatore diventa quindi esso stesso produttore, o prosumer.

Dall’altro, proprio l’integrazione delle tecnologie alla rete abilita una migliore visibilità, in tempo reale, sulla domanda e sui consumi, permettendo di creare una rete più resiliente e integrata, sia a livello nazionale che oltre i confini dei singoli Paesi.

Caratteristiche della smart grid

In un documento del 2009, “Smart Sensor Networks: Technologies and Applications for Green Growth”, l’OCSE definisce le caratteristiche della Smart Grid da due punti di vista: tecnologico e applicativo.

Dal punto di vista della tecnologia, la smart grid è caratterizzata da:

  • componenti di rete nuovi ed avanzati
  • dispositivi intelligenti e contatori intelligenti
  • tecnologie di comunicazione integrate
  • programmi di supporto decisionale e interfacce umane
  • sistemi di controllo avanzati

Queste tecnologie consentono uno scambio di informazioni bidirezionale tra i fornitori e gli utenti. In questo modo, si passa da un modello di generazione e distribuzione centralizzato – dove dalla centrale l’energia arriva, attraverso una rete di trasmissione a grande distanza e ad alta tensione, agli utenti – a un sistema di generazione distribuita.

Un sistema che permette di integrare alla rete anche le fonti energetiche “non programmabili”, come solare ed eolico, accumulandone l’energia nel momento di bassa richiesta, per poi utilizzarla al bisogno.

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Modello di rete elettrica intelligente. Fonte: European Commission, Directorate-General for Research and Innovation, European Smart Grids Technology Platform,”Vision and strategy for Europe’s electricity networks of the future”, Publications Office, 2006.

A cosa serve una smart grid

L’attenzione alle smart grid non è dovuta unicamente alla possibilità di integrare l’energia derivante dalle fonti energetiche rinnovabili. Le reti intelligenti permettono infatti di aumentare la sicurezza e la resilienza delle reti elettriche nazionali e trasnazionali e abilitano una gestione energetica più efficiente.

Efficienza che, in città dove saranno sempre di più gli oggetti intelligenti che richiederanno energia, sarà cruciale per rispondere alla domanda. Come riporta il documento dell’OCSE sopra citato, dal punto di vista applicativo, la smart grid permette:

  • un instradamento dell’energia più efficiente e quindi un uso ottimizzato dell’energia, una riduzione della necessità di capacità in eccesso e una maggiore qualità e sicurezza dell’alimentazione
  • un migliore monitoraggio e controllo dell’energia e dei componenti della rete 
  • una migliore acquisizione dei dati e quindi una migliore gestione delle interruzioni
  • un flusso bidirezionale di elettricità e informazioni in tempo reale che permettono l’incorporazione di fonti di energia verde, la gestione della domanda e le transazioni di mercato in tempo reale
  • una rete energetica altamente automatizzata, reattiva e auto-riparatrice con interfacce senza soluzione di continuità tra tutte le parti della rete

Differenza tra smart grid e rete elettrica tradizionale

Le reti odierne si basano principalmente su grandi centrali elettriche collegate a sistemi di trasmissione ad alta tensione. Questi, a loro volta, forniscono energia a sistemi di distribuzione locale a media e bassa tensione.

La rete elettrica tradizionale è quindi caratterizzata da un flusso di energia che va dalle centrali, attraverso i sistemi di trasmissione e distribuzione, fino al cliente finale. La distribuzione dell’energia e il controllo della rete sono tipicamente responsabilità di strutture centralizzate. C’è poca o nessuna partecipazione dei consumatori e nessuna comunicazione end-to-end.

Si tratta, inoltre, di reti sviluppate per rispondere a un bisogno regionale o nazionale, mentre le interconnessioni con reti transnazionali sono state originariamente sviluppate per il supporto reciproco tra Paesi e regioni in situazioni di emergenza. Tuttavia, nel corso degli anni sono state sempre più utilizzate per gli scambi commerciali tra Stati, anche se tra i Paesi esistono quadri normativi e commerciali diversi, che non rendono facile questo scambio.

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Caratteristiche della rete elettrica tradizionale. Fonte: European Commission, Directorate-General for Research and Innovation, European Smart Grids Technology Platform, “Vision and strategy for Europe’s electricity networks of the future”, Publications Office, 2006.

Nella smart grid, invece, i singoli nodi utenti non sono più unicamente ricettori di energia, ma possono anche immetterla nella rete. Grazie a queste reti intelligenti, infatti, è possibile integrare forme di energia sostenibile prodotta dai singoli alla rete elettrica. La produzione di energia diventa quindi decentrata e si abilitano in questo modo diversi vantaggi.

Nella visione della ETP, inoltre, lo sviluppo di questo modello sarebbe stato accompagnato da una revisione del mercato europeo dell’energia, al fine di creare quadri giuridici armonizzati che facilitano lo scambio transfrontaliero di energia e servizi di rete.

smart grid
Modello di smart grid elaborato dall’ETP.

Vantaggi della smart grid

Le reti intelligenti permettono ai nuovi attori del mercato, come gli aggregatori e le società di servizi energetici, di offrire ai consumatori nuovi tipi di servizi. Il mercato diventa così più competitivo, passando da un modello incentrato sull’infrastruttura a uno incentrato sui servizi.

La smart grid abilita infatti una gestione più intelligente dell’energia già a livello di consumo. L’utente, grazie agli smart meter, può monitorare il consumo e il costo dell’energia in tempo reale.

Informazioni che permettono al consumatore, ad esempio, di utilizzare gli apparecchi durante un momento di surplus, quando l’energia è meno cara. Grazie a una maggiore consapevolezza delle tariffe degli operatori, inoltre, il consumatore può valutare le opzioni più convenienti e che rispondono meglio alle sue esigenze.

Integrare le fonti di energia rinnovabile grazie alla rete intelligenti

Il tema delle smart grid ha ricevuto particolare attenzione anche da parte dei regolatori in quanto punto fondamentale delle strategie di transizione ecologica.

La smart grid, infatti, permette di integrare alla rete le fonti rinnovabili non programmabili, come l’energia fotovoltaica ed eolica. Questo perché la rete è in grado di immagazzinare l’energia prodotta nel momento di surplus e ridistribuirla all’occorrenza, non solo tra regioni dello stesso Paese, ma anche tra diversi Paesi.

In un’ottica di gestione integrata dell’energia a livello europeo ciò consentirebbe, ad esempio, di immagazzinare l’energia generata nei vari Stati membri – ad esempio l’energia eolica prodotta in Paesi del Nord Europa o l’energia fotovoltaica prodotta nei Paesi del Sud Europa – e redistribuirla all’occorrenza.

Una rete elettrica più resiliente

Nelle reti elettriche tradizionali, un blackout può avere un effetto domino e portare all’interruzione del servizio per molte utenze. Questo rende la rete vulnerabile davanti eventi improvvisi e può rendere difficoltosi i soccorsi in caso di emergenza.

La rete elettrica intelligente, al contrario, grazie alla sua capacità interattiva bidirezionale, permette il reindirizzamento automatico quando le apparecchiature si guastano o si verificano interruzioni.

Inoltre, in caso di necessità la rete può avvalersi dei generatori di energia degli utenti. In questo modo, anche quando l’energia non è disponibile dalle fonti pubbliche, sarebbe possibile garantire l’elettricità ai servizi di emergenza.

smart grid modello ETP
Modello di smart grid nella visione dell’European Technology Platform (ETP) Smart Grids.

Le normative sulle smart grid

Il quadro normativo sulle smart grid è molto articolato e complesso. Ci sono infatti diversi aspetti inerenti alle reti elettriche intelligenti che devono essere regolamentati e che comprendono:

  • connessione alle reti elettriche
  • accesso e utilizzo della rete
  • misura dell’energia elettrica
  • modalità di cessione dell’energia elettrica prodotta e scambio sul posto
  • promozione dello sviluppo delle infrastrutture di rete
  • flussi informativi e gestione dei database
  • regimi di incentivazione applicabili a certe forme di produzione di energia elettrica

Le smart grid sono cruciali al raggiungimento degli obiettivi di contrasto al cambiamento climatico. Anche per questo, la disciplina italiana si intreccia con le iniziative e le normative europee, creando una ragnatela molto articolata di strategie, piani d’azione, iniziative e normative che si sono moltiplicate ed evolute nel tempo.

La European Strategic Energy Technology Plan (SET Plan)

Come abbiamo già visto, l’attenzione verso le smart grid cresce a livello europeo nel primo decennio degli anni duemila. Tassello fondamentale della strategia comunitaria, e quindi anche dei singoli Paesi, è la European Strategic Energy Technology Plan (SET Plan).

Un’iniziativa nata nel 2007, con l’obiettivo di accelerare lo sviluppo e la diffusione di tecnologie a basse emissioni di carbonio, attraverso la cooperazione tra i Paesi dell’UE, le aziende, gli istituti di ricerca e l’UE stessa.

Nel 2015, la Commissione ha pubblicato una comunicazione che definiva la nuova strategia europea di ricerca e innovazione per gli anni a venire, al fine di intensificare gli sforzi di cooperazione tra i Paesi e accelerare sull’introduzione delle tecnologie innovative al fine di efficientare il mercato dell’energia e dei suoi servizi.

Il SET Plan è un tassello fondamentale per la costruzione di un mercato europeo dell’energia. Alla strategia contribuiscono diversi stakeholder europei, dei Paesi membri e dei Paesi vicini all’Europa. Nello specifico, la strategia fa forza su:

  • un gruppo direttivo (Set Plan SteeringGgroup), composto da rappresentanti di alto livello dei Paesi dell’UE, dell’Islanda, della Norvegia, della Svizzera e della Turchia. Garantisce un migliore allineamento tra i diversi programmi di ricerca e innovazione a livello europeo e nazionale e le priorità del piano SET. Inoltre, aumenta la cooperazione tra i programmi nazionali per  aumentare l’impatto degli investimenti pubblici
  • piattaforme tecnologiche e di innovazione europee (European Technology and Innovation Platforms), create per sostenere l’attuazione del Piano SET, riunendo i Paesi dell’UE, l’industria e i ricercatori in settori chiave. Promuovono l’adozione sul mercato di tecnologie energetiche chiave mettendo in comune finanziamenti, competenze e strutture di ricerca
  • l’Alleanza europea per la ricerca sull’energia (EERA), che mira ad accelerare lo sviluppo di nuove tecnologie energetiche attraverso la cooperazione su programmi paneuropei. Riunisce più di 175 organizzazioni di ricerca di 27 Paesi, coinvolte in 17 programmi congiunti. Svolge un ruolo importante nel promuovere il coordinamento tra i ricercatori del settore energetico secondo gli obiettivi del SET Plan e nel trasferimento tecnologico all’industria
  • il SET Plan Information System (SETIS), che fornisce informazioni sullo stato delle tecnologie a basse emissioni di carbonio. Inoltre, valuta l’impatto delle politiche in materia di tecnologie energetiche, esamina i costi e i benefici delle varie opzioni tecnologiche e stima i costi di attuazione

Il quadro normativo europeo: il regolamento sulle Reti Transeuropee per l’Energia (TEN-E)

A livello europeo, altro tassello molto importante di questo quadro giuridico è costituito dal Regolamento sulle Reti Transeuropee per l’Energia (TEN-E). Si tratta di una politica incentrata sul collegamento delle infrastrutture energetiche dei Paesi dell’UE, attraverso 9 corridoi prioritari e 3 aree tematiche prioritarie.

I 9 corridoi fanno riferimento ad a diverse regioni geografiche nel campo delle infrastrutture per l’elettricità, il gas e il petrolio. Il sostegno dell’UE allo sviluppo di questi corridoi collegherà le regioni attualmente isolate dai mercati energetici europei, rafforzerà le interconnessioni transfrontaliere esistenti e contribuirà all’integrazione delle energie rinnovabili.

Le 3 aree tematiche includono:

  • lo sviluppo delle smart grid per favorire l’integrazione delle energie rinnovabili e consentire ai consumatori di regolare meglio il proprio consumo energetico
  • autostrade dell’elettricità: costruzione di autostrade dell’elettricità, grandi reti che consentono di trasportare l’elettricità su lunghe distanze attraverso l’Europa (ad esempio, dai parchi eolici nel Mare del Nord e nel Mar Baltico agli impianti di stoccaggio in Scandinavia e nelle Alpi)
  • rete transfrontaliera di anidride carbonica: sviluppo di infrastrutture di trasporto per la CO2 catturata attraverso gruppi tematici dedicati.

Il Regolamento, adottato nel 2013, è attualmente in fase di revisione. Il processo è iniziato il  15 dicembre 2020, quando la Commissione europea ha adottato una proposta di revisione del regolamento TEN-E. Questa proposta è attualmente oggetto di negoziati interistituzionali “a tre”, iniziati dopo che sia il Parlamento europeo (ottobre 2021) che il Consiglio dell’UE (giugno 2021) hanno adottato posizioni negoziali formali.

Il regolamento è particolarmente importante per lo sviluppo delle smart grid perché delinea il processo di selezione dei progetti di interesse comune (PIC), progetti infrastrutturali considerati essenziali per il raggiungimento degli obiettivi dell’UE nel settore dell’energia (e quindi eleggibili per finanziamenti europei), tra cui rientrano anche le reti elettriche intelligenti.

Il regolamento TEN-E ha istituito i gruppi tematici prioritari sulle smart grid, gruppi che sono incaricati di selezionare i progetti europei che diventeranno PIC. I membri provengono dai Paesi dell’UE e dalla Commissione europea, ma comprendono anche rappresentanti delle autorità nazionali di regolamentazione, dei gestori dei sistemi di trasmissione (TSO) e dei gestori dei sistemi di distribuzione (DSO).

La revisione del TEN-E si è resa necessaria per allineare il regolamento con gli obiettivi di neutralità climatica del Green Deal europeo: sostenere le infrastrutture energetiche che consolidano le tecnologie energetiche pulite nuove ed esistenti e porre fine al sostegno politico e finanziario per i progetti relativi ai combustibili fossili. Questi ultimi non sarebbero più inclusi nelle liste PIC e quindi non potrebbero ricevere i finanziamenti CEF (Connecting Europe Facility).

Nel 2019, inoltre, la Commissione ha istituito una task force sulle Smart Grid formata da 5 gruppi di esperti in diverse aree. Tra i documenti prodotti ad oggi dalla task force si contano rapporti su standard, cybersecurity e sul mercato flessibile dell’energia.

L’ambizione italiana: diventare leader mondiale nelle smart grid

Anche il quadro normativo italiano inerente allo sviluppo delle smart grid e dei servizi di mercato che esse abilitano è molto complesso ed articolato.

L’Italia ha puntato ad assumere un ruolo di co-leadership, congiuntamente a India e Cina, sullo sviluppo delle smart grid, già dalla riunione del G8 dell’Aquila del 2009, che ha portato alla costituzione dell’iniziativa ISGAN (Implementing Agreement for a Co-operative Programme on smart grids) in ambito dell’Agenzia Internazionale dell’Energia.

Particolare interesse è stato dato, fin da subito, al SET Plan e le iniziative italiane nel corso del tempo sono state rivolte ad allinearsi a questi obiettivi. A conferma di questo impegno l’Italia presidia tutte le Azioni-chiave del SET Plan con propri esperti che hanno costituito gruppi di consultazione permanenti con imprese e organismi di ricerca nazionali, intrattenendo rapporti di collaborazione con altri Stati membri che spesso si sono tradotti in partecipazioni congiunte a progetti Horizon.

Negli anni, il sistema nazionale della ricerca, oltre che sulle smart grid, ha in particolare mostrato interesse sui carburanti alternativi, sui materiali avanzati per l’energia, sul riscaldamento e raffrescamento zero emission e sull’idrogeno.

Nel 2015 l’Italia ha aderito alla Mission Innovation, iniziativa di cooperazione multilaterale globale nata a Parigi nel 2015 il cui scopo primario è quello di accelerare i processi di innovazione delle tecnologie clean, sia in ambito pubblico che privato, attraverso l’impegno dei Paesi aderenti a raddoppiare la quota pubblica degli investimenti dedicati alle attività di ricerca, sviluppo e innovazione delle clean tech al fine di rendere l’energia pulita accessibile ai consumatori e di creare posti di lavoro verdi e opportunità commerciali.

Per coordinare le attività italiane all’interno di questa iniziative, il Mise, incaricato dalla Presidenza del Consiglio del coordinamento di Mission Innovation, ha creato due livelli di governance: il primo con una task force dei Ministeri coinvolti (Affari esteri e cooperazione, Transizione ecologica, Ministero dell’Istruzione e il Ministero dell’economia e delle finanze) e competente principalmente per la parte sul raddoppio dei fondi pubblici; la seconda con una task force “operativa”, rappresentata dai principali organismi di ricerca pubblici vigilati dai Ministeri, ENEA, CNR, RSE S.p.A., ai quali si sono successivamente aggiunti OGS e IIT.

Sia nella prima fase che nella seconda (iniziata nel maggio 2021), il nostro Paese ha partecipato a challenge inerenti le smart grid. Nello specifico, L’Italia è co-leader insieme a Cina e UK della “Mission Power”, in cui sono confluite le attività delle Smart Grids (IC#1) e l’intero settore delle rinnovabili e degli accumuli ed è alla guida per i prossimi tre anni del programma delle attività che riguardano questo importante progetto, che prevede il coinvolgimento di alcuni Centri di Ricerca Italiani.

Il piano nazionale integrato per l’energia e il clima

Il 21 gennaio 2020 è stato pubblicato il nuovo piano nazionale integrato per l’energia e il clima. Un documento che delinea la strategia energetica e ambientale del nostro Paese per i prossimi anni, con l’obiettivo di rispettare e superare gli impegni comunitari in materia di emissioni e transizione energetica per il 2030.

Il piano si articola in 5 linee di intervento: decarbonizzazione; efficienza; sicurezza energetica; sviluppo del mercato interno dell’energia; ricerca, innovazione e competitività.

Al centro della strategia c’è il cittadino in quanto destinatario, ma anche parte attiva della transizione. Proprio per questo, nel documento si fa riferimento alla necessità di continuare e intensificare lo sforzo di implementazione delle reti elettriche intelligenti e vengono indicati tutti i punti connessi allo sviluppo delle smart grid su cui è ancora necessario lavorare (vincoli giuridici, infrastruttura, smart meter, cybersecurity e molto altro).

Nello specifico, si sottolinea la necessità di velocizzare le procedure di autorizzazione per l’esecuzione delle opere connesse, provvedendo ove necessario ad aggiornare la normativa di riferimento, per rimuovere gli ostacoli giuridici che, ancora, limitano lo sviluppo del mercato.

Smart Grid in Italia, i progetti transnazionali sul nostro territorio

Il 31 ottobre 2019, la Commissione europea ha pubblicato la lista aggiornata dei PIC inerenti alle infrastrutture transeuropee in materia di energia.

Del totale (149 progetti), ben 100 riguardano la trasmissione elettrica e stoccaggio di elettricità, mentre sono 6 quelli con un focus specifico sulle smart grid. L’Italia è coinvolta in 5 di questi progetti, che riguardano:

  • interconnessione fra Wurmlach (Austria) e Somplago (in provincia di Udine), che permetterà di raddoppiare l’attuale capacità elettrica tra Italia e Austria
  • un nuovo collegamento tri-terminale ad altissima tensione in corrente continua (HVDC) Suvereto-Lucciana-Codrongianos tra l’Italia, la Corsica e la Sardegna. Il progetto consentirà di rafforzare la capacità di scambio tra i Paesi coinvolti, garantirà la continuità del servizio e inoltre permetterà di contribuire allo sviluppo della rete elettrica europea e quindi alla transizione energetica verso un più ampio uso di fonti rinnovabili
  • un nuovo collegamento elettrico tra Italia e Tunisia,  che metterà in comunicazione la stazione elettrica di Partanna (in provincia di Trapani) con una stazione corrispondente, nella penisola tunisina di Capo Bon. Con una potenza di 600 MW, sarà realizzato in corrente continua e inserito nella rete elettrica nazionale attraverso una stazione di conversione da corrente continua in alternata
  • il progetto di Interconnessione fra Salgareda (IT) e la regione di Divaccia – Bericevo (SI), che comprende il collegamento in cavo HVDC tra le due stazioni convertitrici di Salgareda (lato IT) e Divaccia/Bericevo (lato SI), con una tensione di ± (300 ÷ 500 kV) e una potenza stimata di 1000 MW (2 moduli da 500 MW ciascuno)
  • interconnessione fra Thusis/Sils (Svizzera) e Verderio Inferiore (in provincia di Lecco), che sfrutterà cavi di interconnessione HVDC di 150 km (di cui 47 km sotto il lago di Como) e con una capacità di 1000 MW (1200 MW in sovraccarico continuo). La maggior parte dei cavi sfrutterà una “rotta” già esistente, ma non più in utilizzo dal 1997.

Smart Grid, i bandi del Mise

Altri progetti da sviluppare sul suolo italiano sono invece stati finanziati dal Ministero dello Sviluppo economico attraverso dei bandi rivolti alle imprese e ai gestori pubblici. Il bando del 2017, ad esempio, ha permesso di finanziare 36 interventi per un totale di circa 140,3 milioni di euro impegnati.

Ne gennaio 2020, il Mise ha pubblicato un nuovo bando connesso allo sviluppo delle reti intelligenti – nell’ambito del Programma Operativo Nazionale (PON) Imprese e Competitività (IC) –, che ha messo a disposizione oltre 23 milioni di euro per progetti di costruzione, adeguamento, potenziamento ed efficientamento di reti intelligenti in Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia. Il 31 marzo 2021 è stata pubblicata la graduatoria dei progetti ammessi al finanziamento, 32 in tutto.

Le risorse del PNRR per lo sviluppo delle reti intelligenti

Ulteriori progetti saranno finanziati nell’ambito del PNRR che stanzia per lo sviluppo delle smart grid circa 3,61 miliardi di euro (M2C2- Missione 2, Componente 2).

Il testo prevede l’adozione di soluzioni di smart grid in un centinaio di sottostazioni per migliorare l’affidabilità, la sicurezza e la flessibilità del sistema energetico nazionale. A questo fine, gli investimenti previsti dal PNRR puntano a:

  • portare ad almeno 4.000 MW la quantità di energia proveniente da impianti di fonti rinnovabili (FER)
  • convertire all’elettrificazione dei consumi almeno 1,5 milioni di utenti
  • aprire nuovi scenari in cui potranno avere un ruolo anche i prosumer, i consumatori-produttori di energia

Lo scorso aprile, il Ministro della transizione ecologica, Roberto Cingolani, ha firmato un decreto che indica le modalità con cui saranno erogati i fondi del PNRR dedicati al sostegno dei progetti di smart grid sul territorio nazionale.

Il decreto in particolare ripartisce le risorse disponibili su ciascuna delle linee di intervento previste dall’investimento,  finalizzato all’incremento della hosting capacity e della  elettrificazione dei consumi, e disciplina in via generale le  modalità per la concessione dei benefici.

Il decreto destina il 45% delle risorse complessive ad interventi da effettuarsi nelle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia.
È previsto un target intermedio al 31 dicembre 2024, data entro la quale la capacità di distribuzione per l’energia rinnovabile deve esser aumentata di almeno 1.000 megawatt, mentre tutti i restanti interventi ammessi al finanziamento dovranno essere completati entro il 30 giugno 2026 con un incremento della capacità complessiva ad almeno 4.000 MW, e l’elettrificazione dei consumi energetici dovrà avere raggiunto almeno 1,5 milioni di abitanti.

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Michelle Crisantemi

Giornalista bilingue laureata presso la Kingston University di Londra. Da sempre appassionata di politica internazionale, ho vissuto, lavorato e studiato in Spagna, Regno Unito e Belgio, dove ho avuto diverse esperienze nella gestione di redazioni multimediali e nella correzione di contenuti per il Web. Nel 2018 ho lavorato come addetta stampa presso il Parlamento europeo, occupandomi di diritti umani e affari esteri. Rientrata in Italia nel 2019, ora scrivo prevalentemente di tecnologia e innovazione.

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