CULTURA DEL DATO

Come governare la complessità con l’aiuto della tecnologia (e del giusto mindset)



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Il ruolo del Competence Center MADE4.0 nel connettere strategia, cultura del dato, competenze e progettualità per rendere la trasformazione digitale governabile e sostenibile nel tempo.

Pubblicato il 26 gen 2026


MADE Point of View

cultura del dato

Nei contesti caratterizzati da elevata variabilità, come per esempio il Manifatturiero, la complessità è diventata una condizione ormai strutturale. Catene di fornitura meno stabili, una domanda sempre più volatile e la proliferazione di dati, strumenti digitali e vincoli normativi mostrano con chiarezza che l’adozione di nuove tecnologie, da sola, non è sufficiente. Senza una capacità di governo la trasformazione digitale rischia di tradursi in una proliferazione non coordinata di iniziative e progettualità, anziché in un percorso coerente di evoluzione.

La sfida è quindi rendere l’innovazione governabile e sostenibile nel tempo. Il che richiede una combinazione di strategia, architetture del dato coerenti, competenze diffuse e un mindset in grado di trasformare l’adozione tecnologica in un processo organizzativo condiviso, che coinvolge persone, ruoli e modalità decisionali. È su questa integrazione tra visione, metodo e competenze che si fonda l’approccio del Competence Center MADE4.0, orientato ad accompagnare le imprese in percorsi strutturati in cui consulenza e formazione procedono in modo coordinato.

Consulenza e formazione come sistema integrato

L’approccio di MADE4.0 si distingue per una visione integrata di tecnologia e competenze. In questo quadro, la formazione non è un elemento accessorio, ma una componente strutturale dei percorsi di trasformazione.

“Quando si parla di data strategy, si interviene su tecnologie, processi e competenze. E tra questi fattori, la componente culturale – cioè la data culture – è spesso ciò che determina la tenuta dei progetti nel tempo”, sottolinea Marta Rispoli, Responsabile orientamento e formazione di MADE4.0.

La formazione assume quindi una funzione abilitante, contribuendo a rendere la trasformazione digitale coerente, solida e allineata all’evoluzione del mercato. In un contesto in cui spesso manca coerenza tra scelte digitali, processi e competenze interne, MADE4.0 si configura come interlocutore unico, in grado di garantire continuità e coerenza ai percorsi di trasformazione, rappresentando un fattore competitivo rilevante per le imprese.

Dalla strategia all’erogazione: la logica del percorso formativo

Nei percorsi accompagnati da MADE4.0, la formazione si inserisce in una strategia complessiva, senza assumere la forma di un intervento isolato. È preceduta da una fase di inquadramento che include l’analisi del contesto aziendale, la definizione degli obiettivi e la verifica dei prerequisiti organizzativi e informativi. Un passaggio essenziale, soprattutto in quei contesti in cui la domanda di formazione nasce come risposta immediata a esigenze contingenti, senza una chiara consapevolezza dei fattori che ne determinano l’efficacia.

Rispoli evidenzia come questa fase preliminare sia determinante per costruire percorsi formativi efficaci e sostenibili nel tempo: “Il punto di partenza è l’analisi dei fabbisogni e dei prerequisiti: serve comprendere come l’azienda lavora oggi con i dati, quali strumenti utilizza, dove si generano frizioni tra funzioni e quali abitudini ostacolano l’univocità dell’informazione”. È in questo momento che si delineano le esigenze reali e si definisce un percorso coerente, evitando interventi isolati che rischiano di non produrre effetti duraturi.

La cultura del dato come prerequisito della trasformazione

Tra le attività formative oggi più richieste dalle imprese, la cultura del dato occupa una posizione centrale. In assenza di una data culture diffusa, infatti, non può esistere una data strategy solida; e senza una data strategy, anche l’adozione di tecnologie avanzate – inclusa l’intelligenza artificiale – rischia di rimanere episodica e priva di impatto sistemico.

La cultura del dato, secondo Rispoli, si fonda sul riconoscimento del dato come risorsa organizzativa, piuttosto che come semplice output dei processi operativi. Questo cambio di prospettiva implica una revisione delle abitudini con cui le persone producono, utilizzano e interpretano le informazioni. “Quando l’obiettivo strategico diventa assumere decisioni basate sul dato, emergono resistenze legate a pratiche consolidate e a modalità di lavoro non allineate all’univocità dell’informazione”, osserva. Senza un riferimento comune e condiviso, la lettura del dato rimane frammentata e le decisioni perdono coerenza.

Questa criticità è particolarmente evidente nel mondo delle PMI, dove la cultura del dato è relativamente recente e spesso non pienamente interiorizzata. Alla mancanza di figure dedicate si affianca la pressione dell’operatività quotidiana, che rende difficile investire tempo e risorse in attività fondamentali come la raccolta strutturata, la standardizzazione, la qualità e la governance del dato.

Formazione sulla cultura del dato: dall’analisi al dato reale

Per rispondere in modo concreto a queste esigenze, MADE4.0 propone percorsi formativi su commessa dedicati alla cultura del dato, progettati come parte integrante di un percorso più ampio. Il punto di partenza è l’analisi dei fabbisogni, che include uno strumento centrale: il data catalog.

“Chiediamo all’azienda di mappare strumenti e fonti dati utilizzati nelle diverse funzioni – dalla produzione al marketing, dal sales alla finanza – perché già questo esercizio genera un primo livello di consapevolezza: spesso emergono frammentazioni significative e una mancanza di univocità del dato”, spiega Rispoli.

A partire da questa fotografia iniziale, il percorso integra momenti di formazione teorica e attività operative direttamente basate sui dati aziendali. “L’obiettivo è rendere tangibile il valore di una gestione corretta del dato, mostrando come processi strutturati producano benefici operativi immediati”. Il percorso si conclude con raccomandazioni e indirizzi di sviluppo, che possono essere collegati a progettualità specifiche e presi in carico dai servizi di consulenza, garantendo continuità tra formazione e azione.

Qualità, governance e mindset: il dato come responsabilità organizzativa

Uno dei nodi principali nel percorso verso una reale data-driven organization riguarda la qualità del dato. Molte aziende presidiano con attenzione KPI di produttività, costi e tempi, ma dedicano minore sistematicità alla correttezza, completezza e affidabilità delle informazioni. Ne deriva un patrimonio informativo frammentato, non aggiornato e difficilmente confrontabile tra funzioni.

“La qualità del dato è strettamente legata ad aspetti organizzativi e richiede metodo, continuità e una chiara assunzione di responsabilità”, osserva Marta Rispoli. La cultura del dato diventa quindi una questione di priorità organizzative e di mindset, inteso come atteggiamento condiviso verso il dato come leva decisionale e non come semplice adempimento operativo.

A questo aspetto si lega direttamente il tema della data governance, intesa come strumento di allineamento e di governo della complessità interna. “In assenza di regole condivise su accesso, utilizzo e responsabilità dell’informazione, lo stesso indicatore può essere interpretato in modo diverso dalle varie funzioni, generando disallineamenti decisionali”, spiega Rispoli. “La governance del dato serve proprio a garantire un riferimento univoco e stabile nel tempo, chiarendo chi può leggere, modificare e presidiare l’informazione”. È in questo contesto che, nei percorsi di trasformazione, emerge spesso la necessità di figure trasversali – come il data manager – in grado di assicurare una regia comune e di trattare il dato come un vero asset strategico a supporto della data strategy.

AI e dato? Una relazione strutturale

Nel confronto con l’intelligenza artificiale, la cultura del dato assume un ruolo ancora più centrale. “L’efficacia dell’AI – afferma Rispoli – dipende direttamente dalla qualità dei dati su cui opera. In presenza di informazioni incomplete o incoerenti, gli algoritmi tendono ad amplificare le criticità esistenti anziché correggerle”.

Per questo, l’adozione di soluzioni di AI – tanto in ambito industriale quanto nelle applicazioni generative – richiede una base informativa solida, governata e condivisa. La qualità del dato rappresenta quindi un prerequisito strutturale, non un obiettivo secondario, se si vuole evitare che l’innovazione tecnologica produca risultati fragili o poco affidabili.

Dalla formazione alla progettualità

Un ulteriore elemento distintivo dell’approccio di MADE4.0 è la continuità tra formazione e progettualità. I percorsi formativi non si esauriscono nella trasmissione di contenuti, ma fanno emergere esigenze operative e iniziative concrete che possono essere sviluppate in modo strutturato. “Il lavoro non si conclude con il corso: spesso dalla formazione emergono progetti già in fase embrionale, che possono essere accompagnati attraverso i servizi di consulenza sul dato”, osserva Marta Rispoli.

Questa sinergia riduce il rischio di una formazione fine a sé stessa, priva di ricadute operative perché non sostenuta da processi, ruoli e investimenti coerenti. Le aziende possono accedere al percorso da punti diversi – analisi preliminare, idea progettuale o formazione – ma, come sottolinea Rispoli, “nessuno di questi elementi è efficace se isolato: è l’integrazione tra strategia, competenze e progettualità a rendere il percorso sostenibile nel tempo”. Governare la complessità significa quindi attivare un insieme coordinato di leve, piuttosto che affidarsi a interventi puntuali. “È su questo terreno che si colloca il ruolo di MADE Competence Center Industria 4.0: affiancare le aziende lungo percorsi integrati che tengono insieme strategia, competenze e progettualità, trasformando la tecnologia in una leva concreta di governo dell’organizzazione e del cambiamento”, conclude Rispoli.

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