IL B7 DI PARIGI

Le imprese chiedono al G7 “un rinnovato patto tra governi e business”: le 7 priorità per competitività e sicurezza



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Approvata a Parigi la Dichiarazione finale del B7 (Business 7), che sarà consegnata ai leader in vista del Vertice G7 di Évian del 15-17 giugno: sette priorità per competitività, resilienza e crescita, dal commercio alle materie prime critiche fino all’AI. Le posizioni di Confindustria con Emanuele Orsini e Barbara Cimmino.

Pubblicato il 10 giu 2026



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Le organizzazioni imprenditoriali dei Paesi del G7 riunite nel Business 7 (B7) hanno approvato oggi a Parigi la Dichiarazione finale che sarà consegnata ai leader in vista del Vertice G7 di Évian, in programma dal 15 al 17 giugno. Il documento, intitolato “Business at crossroads: choosing resilience, competitiveness and growth” (lo trovate in calce all’articolo) e frutto del lavoro coordinato dal Medef sotto la presidenza francese di Patrick Martin, chiede ai governi un rinnovato patto con le imprese per rafforzare competitività, resilienza e crescita in una fase segnata da instabilità geopolitica, trasformazione tecnologica e crescente frammentazione economica.

La logica di fondo della Dichiarazione è che le autorità pubbliche, che definiscono il quadro, forniscono la direzione strategica e affrontano i rischi sistemici, e le imprese, che investono, innovano, gestiscono le catene globali del valore, sviluppano tecnologie e creano occupazione, devono operare insieme, soprattutto in un momento storico che vede le finanze pubbliche sotto pressione e una competizione globale che si fa sempre più intensa. Le scelte politiche, spiegano le organizzazioni, devono essere valutate in base al loro impatto su investimenti, crescita e competitività delle imprese.

Il B7 si dichiara contrario a frammentazione, protezionismo e ripiegamento difensivo, invocando invece una “cooperazione assertiva” tra partner affidabili: la resilienza, si legge nel documento, deve rafforzare l’apertura dei mercati, non sostituirla.

Le sette priorità strategiche

Il documento individua sette priorità per sostenere la competitività delle economie avanzate: rafforzare il commercio internazionale fondato sulle regole e la sicurezza delle catene globali del valore; garantire un accesso sicuro e sostenibile alle materie prime critiche; mobilitare capitali per sostenere crescita e investimenti; accelerare la realizzazione di infrastrutture strategiche; favorire la diffusione delle tecnologie digitali e dell’intelligenza artificiale; promuovere sicurezza energetica e resilienza ambientale; investire nelle competenze e nella capacità di adattamento della forza lavoro.

Sul commercio il B7 chiede al G7 di agire come forza stabilizzatrice, coordinando meglio politiche industriali e commerciali e sostenendo una riforma efficace del WTO, a partire dal ripristino di un sistema di risoluzione delle controversie pienamente funzionante. Le raccomandazioni sottolineano la necessità di preservare mercati aperti e prevedibili, ridurre le dipendenze strategiche, rafforzare la cooperazione tra partner affidabili e creare condizioni favorevoli agli investimenti privati.

Un capitolo specifico è dedicato alle distorsioni della concorrenza e all’e-commerce transfrontaliero. I numeri citati nel documento fotografano la dimensione del fenomeno: nel 2024 sono stati importati nell’Unione Europea quasi 4,6 miliardi di pacchi di valore inferiore a 150 euro, contro gli 1,4 miliardi del 2022, e circa il 90% di queste spedizioni proviene dalla Cina. Un modello fondato sulla frammentazione estrema dei flussi che, secondo il B7, aggira in parte gli strumenti tradizionali di difesa commerciale e richiede una revisione delle soglie de minimis, requisiti stringenti di identificazione e tracciabilità dei venditori e un allineamento delle tariffe postali cinesi a quelle dei Paesi G7.

Sulle materie prime critiche la Dichiarazione indica nel processing e nella raffinazione il collo di bottiglia principale, con capacità ancora fortemente concentrate, e chiede strumenti coordinati di de-risking, visibilità regolatoria pluriennale, accelerazione dei permessi per progetti di estrazione, raffinazione e riciclo nei Paesi G7 e un meccanismo permanente di valutazione del rischio e allerta precoce per evitare il “policy whiplash” delle misure restrittive unilaterali improvvise.

Digitale e intelligenza artificiale, la posta in gioco per la produttività

Tra le sette priorità c’è anche il Digitale. Il B7 cita proiezioni che convergono su un impatto economico dell’AI generativa compreso tra 1,5 e 3,4 punti percentuali di crescita annua della produttività nelle economie avanzate, con un potenziale fino a 7 punti percentuali aggiuntivi di PIL globale. L’adozione resta però disomogenea tra Paesi e imprese, con iniziative spesso sperimentali e poco scalate.

Le raccomandazioni chiedono di proseguire il sostegno al processo di Hiroshima sull’AI, evitare regimi nazionali frammentati che aumentano i costi di compliance soprattutto per le PMI, sviluppare roadmap di adozione dell’AI nei servizi pubblici dei governi G7, creare una rete internazionale di “AI mentor” tra imprese avanzate e imprese in trasformazione, definire un quadro comune di competenze AI con moduli formativi brevi, certificabili e interoperabili, e accelerare gli investimenti pubblici e privati in capacità di calcolo e infrastrutture cloud. Il documento chiede inoltre di operazionalizzare il Data Free Flow with Trust per garantire flussi di dati transfrontalieri sicuri, evitando misure di localizzazione dei dati che aumentano i costi e ostacolano l’innovazione, e di rafforzare la cooperazione sulle tecnologie quantistiche, inclusa la transizione verso la crittografia post-quantum sulla base degli standard NIST.

Capitolo a parte per la sostenibilità del digitale: il B7 chiede metodologie condivise per misurare l’impatto ambientale dell’AI, la pianificazione dei data center in funzione delle capacità di rete e delle risorse disponibili e la loro integrazione nella pianificazione energetica anche come potenziali asset di flessibilità per la rete.

La posizione di Confindustria: Orsini e Cimmino ai lavori di Parigi

Per l’Italia il documento porta la firma di Confindustria, presente ai lavori insieme ai rappresentanti delle principali organizzazioni imprenditoriali dei Paesi del G7 e di BusinessEurope. “L’instabilità geopolitica, la rivalità tecnologica, la sovra-capacità produttiva e le crescenti dipendenze strategiche sono sfide che il G7 può affrontare solo attraverso una responsabilità condivisa”, ha dichiarato il presidente di Confindustria Emanuele Orsini. “Collaborare strettamente con la comunità imprenditoriale è il modo più efficace per sostenere la competitività industriale, ridurre la frammentazione e difendere un commercio internazionale aperto fondato sulle regole”, ha proseguito Orsini, sottolineando che affrontare insieme le minacce esterne comuni “contribuirà a garantire un accesso affidabile e a costi competitivi all’energia, alle materie prime critiche e ai beni strategici, elemento essenziale per rafforzare la sicurezza economica e promuovere una crescita condivisa di lungo periodo”.

Ai lavori ha partecipato per Confindustria anche Barbara Cimmino, Vice Presidente per l’Export e l’Attrazione degli Investimenti, che ha ribadito la necessità di “rafforzare la competitività delle imprese attraverso mercati aperti, energia accessibile e una maggiore cooperazione economica tra i partner del G7”.

Il testimone passerà ora agli Stati Uniti: la U.S. Chamber of Commerce, presieduta da Suzanne P. Clark, ospiterà la prossima edizione del B7, con l’obiettivo dichiarato di rimuovere le barriere agli investimenti e costruire le infrastrutture fisiche, digitali e umane richieste dall’economia globale.

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