Con l’apertura della piattaforma GSE per le comunicazioni preventive, l’iperammortamento 2026 smette di essere un incentivo sulla carta e diventa uno strumento che le imprese possono finalmente attivare. Abbiamo raccolto il commento di Giuditta Villa, Country Manager di Ayming Italia – società specializzata nell’ottimizzazione della performance finanziaria e fiscale delle imprese, con una practice dedicata agli incentivi agli investimenti industriali.
“Siamo arrivati alla fase che conta”, dice Villa. “Dalla legge di bilancio all’apertura della piattaforma sono passati quasi sei mesi, un tempo non brevissimo, ma comprensibile data l’importanza della misura e la complessità dell’impianto normativo. Adesso l’incentivo esiste davvero, nel senso che le imprese possono iniziare a costruire il percorso per accedervi”.
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Una misura strutturalmente diversa dai piani precedenti
Per Villa la novità più significativa dell’iperammortamento 2026 non sta tanto nelle aliquote – pur rilevanti: 180% per investimenti fino a 2,5 milioni, 100% fino a 10 milioni, 50% fino a 20 milioni – ma nell’impostazione complessiva della misura, che segna una discontinuità rispetto ai piani Transizione 4.0 e 5.0.
“in particolare, con Transizione 4.0 ci eravamo abituati a un credito d’imposta immediato, quasi automatico. Qui si torna alla logica della maggiorazione degli ammortamenti, che ha un effetto sull’IRES spalmato negli anni. Non è necessariamente peggio, ma è diverso: richiede una pianificazione più attenta e un orizzonte temporale più lungo. Le imprese che si aspettano un beneficio immediato in cassa rischiano di essere deluse se non capiscono esattamente come funziona il meccanismo”.
Un altro elemento che distingue questa misura è la procedura in tre fasi obbligatorie e sequenziali – comunicazione preventiva, conferma del 20%, completamento – più articolata di quanto sembri a prima vista. “Non si tratta di compilare un modulo: ogni fase ha tempi precisi, documenti specifici, e il mancato rispetto di uno qualunque dei passaggi fa decadere il beneficio. La perizia tecnica asseverata e la certificazione contabile, in particolare, sono documenti che richiedono tempo e competenze specialistiche. Chi li sottovaluta rischia di arrivare impreparato alla fase di completamento”, osserva Villa.
Il valore della consulenza nell’accesso agli incentivi
Villa non lo dice per difendere il ruolo dei consulenti – “sarebbe ovvio”, ammette – ma l’esperienza dei piani precedenti ha prodotto evidenza concreta in entrambe le direzioni.
“Abbiamo visto imprese che hanno perso incentivi a cui avevano diritto perché la documentazione era lacunosa o perché non avevano previsto i tempi corretti per l’interconnessione. E abbiamo visto imprese che hanno fruito di incentivi a cui non avevano diritto, con conseguenze pesanti in fase di controllo. Entrambi gli errori si evitano con un lavoro preparatorio serio, che inizia molto prima di aprire la piattaforma”.
Il punto di partenza, secondo Villa, è una mappatura puntuale del piano di investimenti: quali beni rientrano negli Allegati IV o V, quali caratteristiche tecniche devono essere documentate, qual è la durata dell’ammortamento di ciascun bene, quando si prevede concretamente il completamento e l’interconnessione…
“La comunicazione preventiva fotografa un piano di investimenti che non è ancora stato realizzato. Deve essere credibile, coerente e già orientata alla documentazione che servirà nelle fasi successive. Chi la tratta come un adempimento burocratico da sbrigare in fretta avrà problemi”.
C’è poi un elemento della versione definitiva del decreto che molte imprese stanno sottovalutando: le due comunicazioni periodiche obbligatorie a fini di monitoraggio della spesa pubblica. Entro il 20 gennaio di ciascun anno le imprese beneficiarie devono trasmettere al GSE le informazioni sugli investimenti effettuati e la previsione di utilizzo del beneficio; entro il successivo 30 giugno una comunicazione integrativa con il piano di ammortamento e le quote dell’incentivo imputate in ciascun esercizio. “Sono adempimenti che si aggiungono al percorso principale e che richiedono una gestione continua nel tempo, non solo nella fase di accesso. Chi si organizza per gestire solo la comunicazione preventiva si trova poi impreparato a regime”.
Un capitolo a parte merita, secondo Villa, la questione degli investimenti in impianti per l’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili, che l’iperammortamento 2026 include per la prima volta esplicitamente nel perimetro agevolabile. “È una novità importante, ma anche una delle aree di maggiore complessità. Il calcolo del fabbisogno energetico della struttura produttiva, il dimensionamento degli impianti entro il 105% di quel fabbisogno, i parametri di costo massimo ammissibile: sono tutti elementi che richiedono competenze tecniche specifiche. La tentazione di semplificare può costare cara”.
L’attesa per la circolare operativa
Villa guarda con interesse all’annuncio della circolare operativa che il MIMIT sta predisponendo per luglio, che dovrebbe consolidare la prassi interpretativa applicabile alla nuova misura. “Sarà un documento importante, forse il più atteso dagli operatori. Le FAQ e le circolari dei piani precedenti hanno risolto nel tempo una quantità enorme di ambiguità interpretative. Per una misura nuova come questa, dove alcune questioni – a partire dal trattamento dei software in modalità as-a-service – restano ancora aperte, avere un riferimento ufficiale prima dell’estate sarebbe un passo avanti significativo”.
Sul punto del SaaS, Villa è cauta ma non pessimista. “Le dichiarazioni della Presidente Meloni all’assemblea di Confindustria e quelle della sottosegretaria Bizzotto indicano che c’è una consapevolezza politica del problema. Trovare la copertura finanziaria è la vera sfida. Nel frattempo le imprese che hanno pianificato investimenti cloud farebbero bene a non aspettare passivamente: un’analisi di quali componenti dell’investimento rientrano comunque nell’agevolazione, anche nella formulazione attuale, è un esercizio che ha senso fare subito”.
L’iperammortamento 2026-2028 è una misura importante, con aliquote che possono fare una differenza reale sulla convenienza degli investimenti. “Non è il momento di aspettare: è il momento di lavorarci bene“, conclude Villa.












