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Macchine utensili, ordini in calo nel II trimestre, Rosa: “Attesa per gli effetti dell’iperammortamento”



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Nel secondo trimestre 2026 gli ordini di macchine utensili sono diminuiti del 25,8%. In calo sia gli ordini dall’estero sia quelli interni. A pesare sia l’incertezza geopolitica sia, sul fronte domestico, l’attesa per l’avvio dell’iperammortamento, partito solo a inizio giugno.

Pubblicato il 14 lug 2026



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L’indice degli ordini di macchine utensili elaborato dal Centro Studi & Cultura di Impresa di Ucimu – Sistemi per Produrre fa segnare un calo del 25,8% nel secondo trimestre 2026 rispetto allo stesso periodo del 2025, attestandosi a un valore assoluto di 47,8 su base 100 nel 2021.

Il dato fotografa le difficoltà che i costruttori italiani di macchine utensili incontrano tanto sul mercato interno quanto su quello estero, in una fase che il presidente Riccardo Rosa lega alle tensioni geopolitiche e alla crisi dell’automotive, mentre sul fronte interno le attese sono di una ripresa legata all’avvio dell’iperammortamento.

Il calo riguarda sia l’estero sia il mercato interno

Gli ordini raccolti dai costruttori italiani oltre confine segnano un decremento del 15,3% rispetto al secondo trimestre 2025, per un valore assoluto dell’indice pari a 63,2.

La contrazione è ancora più marcata sul mercato interno, dove la raccolta ordini cala del 38,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, con l’indice che scende a 33,1.

Per Riccardo Rosa, presidente di Ucimu – Sistemi per Produrre, l’associazione dei costruttori italiani di macchine utensili, robot e automazione, il risultato riflette un quadro internazionale instabile.

“L’incertezza del contesto geopolitico – agitato dalle guerre, dalla crisi di Hormuz e dall’atteggiamento decisamente preoccupante del presidente degli Stati Uniti rispetto alla politica internazionale – ha minato profondamente l’equilibrio già precario in cui l’industria di settore si trovava a operare”, ha affermato Rosa.

Le cause: geopolitica e crisi dell’automotive

Secondo il presidente di Ucimu, il calo delle consegne all’estero era in parte atteso. “Il calo delle consegne all’estero, visto il momento, è comprensibile e ce lo aspettavamo. L’attività ha rallentato ma, come è nelle nostre corde, abbiamo cercato di orientare l’offerta verso quelle aree che sono interessate meno direttamente da conflitti e criticità, differenziando ove possibile i settori di sbocco della nostra offerta”.

Rosa ha poi richiamato il peso della crisi dell’automotive, che nessun altro settore è in grado di compensare integralmente. “Certo è che i numeri e i valori di investimento assicurati un tempo dall’automotive non possono essere rimpiazzati dalla domanda espressa da altri settori seppur dinamici, come difesa, aerospace ed energia. Per tale ragione, ancora una volta, chiediamo a chi ci rappresenta in Europa di tornare sui propri passi adottando, nella definizione dei piani di sviluppo per l’auto, il principio di neutralità tecnologica. Questo approccio permetterebbe infatti alla filiera, e a tutto il suo ampio indotto, di gestire correttamente il passaggio in atto non solo nel rispetto dell’ambiente ma anche salvaguardando, ove possibile, l’occupazione”.

L’iperammortamento comincia a muovere il mercato interno

Come raccontato su queste pagine, l’iperammortamento 2026-2028 è diventato operativo lo scorso 12 giugno. Secondo Rosa, le imprese italiane hanno atteso proprio quella scadenza prima di confermare le decisioni di acquisto. “Sul fronte interno le imprese hanno atteso i chiarimenti dell’iperammortamento per confermare le loro intenzioni di acquisto. Dal 12 giugno, giorno in cui tutti i passaggi operativi sono stati completati, l’iperammortamento sta dando i suoi frutti. Da subito abbiamo rilevato un cambio di atteggiamento degli utilizzatori italiani: gli ordini cominciano ad arrivare”.

L’effetto della misura sui dati di raccolta ordini richiederà ancora qualche mese per manifestarsi appieno nelle rilevazioni di Ucimu, ma un primo segnale arriva dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, che al 9 luglio contava 7.000 comunicazioni caricate sulla piattaforma GSE per un valore complessivo di 2,5 miliardi di euro.

“Dovremo però attendere ancora qualche mese affinché l’effetto sia ben espresso nelle nostre rilevazioni ma siamo decisamente fiduciosi”, ha aggiunto Rosa, sottolineando il merito del Mimit nell’aver previsto per l’incentivo una durata pluriennale. “La sua operatività fino a settembre 2028 dovrebbe garantire una programmazione ragionata degli investimenti in nuove macchine utensili e tecnologie di produzione da parte dei clienti italiani, permettendo anche a noi costruttori di pianificare l’attività di produzione sul medio periodo”.

Rosa ha chiuso con un auspicio legato al recupero dei livelli pre-crisi: “Veder tornare presto il mercato italiano sui livelli del 2021-2022 quando valeva oltre 6 miliardi di euro”, ha detto. Anche perché la nostra industria manifatturiera “ha necessità di innovare per mantenersi competitiva a livello internazionale, dove digitale e AI stanno ridisegnando completamente le regole del gioco”.

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