POLITICA INDUSTRIALE

Confindustria, BDI e Medef preoccupate dal rischio deindustrializzazione: ecco il piano per evitarla


Indirizzo copiato

Le associazioni industriali di Italia, Germania e Francia lanciano da Berlino un appello per fermare la deindustrializzazione europea. Tre le priorità: contrastare la concorrenza sleale, mobilitare nuovi investimenti e ridurre i costi dell’energia. Nel documento anche proposte su Cina, Physical AI, tecnologie quantistiche e revisione dell’ETS

Pubblicato il 5 nov 2026



AI Questions Icon
Chiedi all'AI
Riassumi questo articolo
Approfondisci con altre fonti
Industria europea cina fatto con chatgpt





L’Europa sta perdendo interi comparti industriali, catene di approvvigionamento, investimenti, posti di lavoro e competenze. E, se non interverrà rapidamente, il rischio è che il processo di deindustrializzazione comprometta non soltanto la competitività economica del continente, ma anche la sua autonomia strategica e la capacità di preservare il proprio modello sociale.

È un allarme particolarmente esplicito quello lanciato da Confindustria, BDI e Medef, le organizzazioni che rappresentano le imprese italiane, tedesche e francesi, riunite oggi a Berlino in occasione dell’ottavo Forum trilaterale delle imprese.

Nella dichiarazione congiunta, intitolata “Come salvare l’industria europea: un percorso verso la resilienza e la competitività in un mondo che cambia”, le tre associazioni chiedono all’Unione europea un cambio di passo nella politica industriale, capace di affrontare gli squilibri della concorrenza internazionale, mobilitare capitali pubblici e privati e garantire condizioni energetiche competitive.

La posta in gioco, secondo gli industriali, va ben oltre i risultati economici delle imprese. “Una base industriale solida e competitiva costituisce il fondamento imprescindibile di un’Europa sovrana, capace di salvaguardare il proprio modello sociale, difendere i propri valori democratici e determinare autonomamente il proprio futuro”, si legge nel documento.

Rispetto alla dichiarazione sottoscritta l’anno scorso a Roma, che individuava sei grandi priorità per la competitività europea, il nuovo documento concentra l’attenzione su tre fronti di intervento: la difesa della base industriale dalle distorsioni del commercio internazionale, il finanziamento degli investimenti e la riduzione dei costi energetici.

Concorrenza internazionale: difendere l’industria europea dalle sovracapacità produttive

Il primo fronte riguarda le distorsioni della concorrenza globale, in particolare quelle provocate dalle sovracapacità produttive sostenute dagli interventi pubblici di altri Paesi.

Secondo Confindustria, BDI e Medef l’Europa deve adottare un approccio più assertivo alla politica commerciale, combinando un multilateralismo pragmatico con strumenti di difesa capaci di contrastare le pratiche sleali. Le tre associazioni chiedono in particolare di rafforzare gli strumenti europei di difesa commerciale ed estendere ad altri settori le misure di salvaguardia e gli strumenti analoghi già utilizzati per la siderurgia.

La proposta si accompagna a una richiesta di maggiore selettività nella politica industriale: incentivi e investimenti pubblici dovrebbero essere concentrati nei settori nei quali l’Europa può preservare, consolidare o conquistare una posizione di leadership tecnologica e industriale, attraverso una politica comune più efficace e lungimirante.

Un passaggio particolarmente significativo riguarda la Cina, nei confronti della quale le tre associazioni chiedono una reciprocità sostanziale nell’accesso ai mercati e nel trattamento delle imprese.

Il documento arriva a indicare alcune condizioni specifiche che dovrebbero accompagnare gli investimenti: requisiti relativi a una quota minima di lavoratori europei, all’utilizzo di componentistica prodotta nell’UE e alla conservazione dei dati.

L’obiettivo è evitare che gli investimenti esteri si limitino ad accedere al mercato europeo senza produrre benefici proporzionati per la base produttiva e occupazionale del continente.

Le tre organizzazioni chiedono inoltre un Mercato unico più profondo e integrato e il rafforzamento delle alleanze strategiche, in una fase nella quale le relazioni economiche internazionali sono sempre più condizionate dalle esigenze di sicurezza e il sistema multilaterale appare indebolito.

Investimenti, servono fino a 1.200 miliardi aggiuntivi all’anno

Il secondo grande capitolo riguarda il finanziamento della competitività europea. Secondo la dichiarazione, per sostenere competitività, decarbonizzazione e resilienza l’Europa ha bisogno di investimenti aggiuntivi fino a 1.200 miliardi di euro all’anno.

Un fabbisogno che l’attuale ritmo degli investimenti non è in grado di soddisfare e che richiede, secondo le tre associazioni, una maggiore capacità di mobilitare capitali privati insieme a risorse pubbliche destinate ai progetti strategici.

In questa prospettiva assume particolare importanza il prossimo Quadro finanziario pluriennale dell’Unione europea, il bilancio comunitario che dovrà definire le priorità di spesa dei prossimi anni.

Confindustria, BDI e Medef chiedono di salvaguardare una dotazione ambiziosa per le politiche di competitività, garantendo risorse solide e stabili al Fondo europeo per la Competitività e a Horizon Europe, il principale programma europeo per la ricerca e l’innovazione.

Le tre organizzazioni sottolineano inoltre l’importanza della Politica di Coesione, per la quale chiedono finanziamenti dedicati, prevedibili e adeguati, riconoscendone il contributo agli investimenti e alla crescita di lungo periodo.

I programmi europei dovrebbero essere gestiti con procedure semplici, garantire alle imprese un accesso rapido alle risorse e privilegiare l’assegnazione dei finanziamenti sulla base del merito.

Ma il documento contiene anche un’altra indicazione politica: il rafforzamento della capacità di investimento europea non deve tradursi in nuove imposte sulle imprese.

Le tre associazioni richiamano infatti la necessità di preservare la disciplina fiscale e la sostenibilità dei conti pubblici, messi sotto pressione dall’aumento delle spese per la difesa, dall’invecchiamento demografico e dalla debole crescita economica.

La richiesta è quindi di orientare maggiormente la spesa pubblica verso gli investimenti strategici e le politiche favorevoli alla crescita, contenendo le altre uscite e creando condizioni più favorevoli alla mobilitazione dei capitali privati.

Sovranità tecnologica: la scommessa europea su Physical AI e quantistica

Nel capitolo dedicato agli investimenti trova spazio anche una riflessione sul futuro tecnologico dell’industria europea.

Per Confindustria, BDI e Medef, la sovranità digitale dipende dalla capacità dell’Europa di sviluppare tecnologie competitive, sostenendole con risorse finanziarie pubbliche e private, infrastrutture adeguate e un quadro regolatorio intelligente e proporzionato.

L’obiettivo indicato dalle tre associazioni è duplice: favorire lo sviluppo di soluzioni tecnologiche europee capaci di competere a livello internazionale e consentire alle imprese di qualsiasi dimensione di accedere alle migliori tecnologie disponibili, anche per le applicazioni industriali.

Il documento richiama espressamente due ambiti nei quali l’Europa dovrebbe valorizzare i propri punti di forza scientifici e tecnologici: le tecnologie quantistiche e la Physical AI, l’intelligenza artificiale applicata ai sistemi fisici, che rappresenta una delle frontiere più promettenti per l’evoluzione della robotica e dell’automazione industriale.

È un riferimento particolarmente interessante perché inserisce la Physical AI tra le tecnologie strategiche sulle quali costruire una possibile leadership industriale europea.

La richiesta degli industriali è che l’Europa riesca a trasformare l’eccellenza nella ricerca in capacità produttiva e leadership industriale, evitando che conoscenze e tecnologie sviluppate nel continente finiscano per essere valorizzate soprattutto da imprese e sistemi industriali di altre aree del mondo.

Energia, l’obiettivo è tornare ai prezzi precedenti alle crisi

Il terzo pilastro della dichiarazione affronta uno dei principali fattori che penalizzano la competitività della manifattura europea: il costo dell’energia.

Secondo le tre organizzazioni, le decisioni di investimento industriale dipendono in misura determinante dalla possibilità di accedere a prezzi energetici stabili, prevedibili e competitivi rispetto a quelli praticati nei principali Paesi concorrenti.

Per questa ragione Confindustria, BDI e Medef chiedono che l’Europa si ponga esplicitamente l’obiettivo di riportare i prezzi dell’energia per l’industria ai livelli precedenti alle crisi.

Tra gli interventi indicati figurano la riduzione della tassazione sull’elettricità, la compensazione dei costi indiretti dell’ETS, gli sgravi sulle tariffe di rete e una maggiore valorizzazione dei servizi di sistema, con particolare attenzione alle imprese energivore caratterizzate da consumi elettrici continui.

Le tre associazioni chiedono inoltre di accelerare gli investimenti nelle infrastrutture elettriche nazionali e transfrontaliere, indispensabili per garantire la sicurezza degli approvvigionamenti, sostenere la decarbonizzazione e favorire l’integrazione dei mercati energetici europei.

Per finanziare questi interventi viene proposto anche un maggiore ricorso al Connecting Europe Facility (CEF), lo strumento europeo che sostiene gli investimenti nelle infrastrutture strategiche.

Il documento riconosce tuttavia che le differenze tra le strutture industriali e i sistemi energetici degli Stati membri richiedono una pianificazione coordinata, ma anche soluzioni di finanziamento adeguate alle specificità nazionali.

ETS, chiesta una revisione che tenga conto della competitività industriale

Particolarmente forte è la posizione sulla revisione dell’Emissions Trading System (ETS), il sistema europeo di scambio delle quote di emissione che impone un costo alle emissioni di CO₂.

Confindustria, BDI e Medef chiedono che la revisione del meccanismo sia parte di una strategia industriale più ampia e tenga conto della concorrenza internazionale e dell’assenza di condizioni omogenee tra le imprese europee e quelle dei Paesi concorrenti.

Secondo le tre organizzazioni, i costi dell’ETS devono rimanere sostenibili per l’industria e avere un impatto prevedibile sui prezzi dell’energia.

È una posizione coerente con l’appello congiunto già rivolto alla Commissione europea nel luglio 2026, quando le tre associazioni avevano chiesto una revisione del sistema europeo delle emissioni più aderente alla realtà produttiva.

Nella dichiarazione di Berlino viene inoltre accolto favorevolmente l’invito del Consiglio europeo di ottobre alla Commissione a valutare ulteriori misure per contenere i costi energetici, insieme all’annuncio della presidente della Commissione relativo alla proroga del METSAF, il quadro temporaneo europeo per gli aiuti di Stato introdotto nell’aprile 2026 per fronteggiare gli effetti della crisi in Medio Oriente, compresi gli aumenti dei costi energetici.

Il passaggio conclusivo del documento sull’energia contiene infine una richiesta destinata ad alimentare il confronto sulle politiche climatiche europee: le decisioni sulla decarbonizzazione dovrebbero essere guidate dalla maturità delle tecnologie e dalla sostenibilità economica dei modelli di business, anziché dall’imposizione di ulteriori condizionalità agli investimenti.

La posizione delle tre organizzazioni industriali è dunque quella di perseguire gli obiettivi climatici attraverso un percorso che preservi la capacità delle imprese di competere sui mercati internazionali.

Per Confindustria, BDI e Medef, infatti, la competitività industriale è una condizione necessaria per sbloccare gli investimenti nella decarbonizzazione, rafforzare la resilienza e riportare capacità manifatturiera in Europa. È su questa relazione tra politica climatica, costi energetici e investimenti produttivi che le tre organizzazioni chiedono alle istituzioni europee di riorientare le proprie scelte.

Armance Le Sache, Peter Leibinger e Emanuele Orsini

Articoli correlati