Otto ore e cinque minuti di lavoro, due soste per ricaricare le batterie e un componente caduto a terra, recuperato grazie all’intervento di un altro robot. È il bilancio della prova mostrata da Xiaomi in un video di circa sei minuti che documenta, a velocità accelerata, il lavoro di due robot umanoidi nello stabilimento automobilistico del gruppo cinese. La società sostiene che l’esperimento abbia consentito di soddisfare il fabbisogno produttivo di un’intera giornata della postazione coinvolta.
Il risultato è interessante soprattutto per la sua natura: Xiaomi ha spostato la verifica dalla capacità di eseguire una singola operazione alla possibilità di mantenerla per la durata di un turno, in un ambiente dove materiali, tempi e altre macchine impongono vincoli precisi. È anche un risultato da leggere con attenzione: otto ore di attività complessiva non significano otto ore senza interruzioni, e per valutare davvero l’efficienza industriale servirebbero numeri che l’azienda non ha ancora reso pubblici.
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Che cosa hanno fatto gli umanoidi nella fabbrica di Xiaomi
Il test si è svolto nel reparto di assemblaggio finale della fabbrica di automobili elettriche Xiaomi, alla postazione di ordinamento delle coperture laterali della console centrale. Sono i pannelli di rivestimento collocati ai lati del tunnel tra i sedili anteriori. Il compito consiste nel prelevarli da contenitori di alimentazione, riconoscerne posizione e orientamento e sistemarli nei vani di apposite rastrelliere, rispettando l’ordine con cui i diversi veicoli arrivano sulla linea di montaggio.
Nella logistica automobilistica questo metodo di alimentazione viene chiamato SPS (Set Parts Supply): alla postazione non basta depositare un certo numero di pezzi; occorre prepararli nella sequenza corretta e al ritmo richiesto dalla produzione. Le coperture utilizzate nel test sono relativamente grandi, irregolari e flessibili. Possono assumere posizioni diverse all’interno dei contenitori e deformarsi durante la presa. Il robot deve quindi riconoscerle, scegliere dove afferrarle, coordinare entrambe le braccia, aggiustarne l’orientamento e inserirle senza danneggiarle. Sono condizioni assai meno prevedibili della movimentazione di un componente rigido sempre presentato nello stesso punto.
Nel filmato compaiono due umanoidi, uno chiaro e uno scuro, che prelevano i pannelli e li sistemano negli scaffali. I contenitori vengono portati da robot mobili autonomi, gli AMR, e gli umanoidi adeguano i propri movimenti al loro arrivo. Xiaomi dichiara inoltre che i sistemi sono in grado di individuare e correggere anomalie, coordinandosi con il sistema informativo della linea.
La scena più istruttiva arriva quando uno dei robot lascia cadere un pannello: interviene un terzo robot, con busto antropomorfo su base a ruote, che recupera il componente. È un esempio concreto di collaborazione tra macchine diverse e, insieme, del fatto che anche una postazione presentata come autonoma deve prevedere la gestione degli imprevisti. Xiaomi non ha comunicato in dettaglio quali anomalie vengano risolte senza aiuto né se durante l’intero test siano stati necessari interventi di operatori umani.
La sfida del turno: otto ore di lavoro, ma con due ricariche
Il dato finale indicato nel video è 8 ore e 5 minuti di funzionamento stabile. Il filmato, della durata di 5 minuti e 59 secondi, riassume la prova con accelerazioni fino a cento volte la velocità normale. Mostra però anche due ricariche: la prima dopo 3 ore e 2 minuti di attività accumulata, la seconda dopo 6 ore e 3 minuti. La durata delle soste non è stata precisata. Non è quindi possibile ricavare dal contatore il tempo totale trascorso dall’inizio alla fine della prova, né stabilire con certezza come il lavoro sia stato ripartito tra i due umanoidi.
La distinzione conta. In fabbrica, coprire un turno significa mantenere disponibile la postazione al ritmo richiesto, non semplicemente accumulare otto ore di movimenti. Se un robot deve fermarsi per ricaricarsi, la produzione deve poter continuare grazie a una sostituzione, all’alternanza delle macchine oppure a una programmazione compatibile con il processo. Il video documenta un sistema di lavoro coordinato, ma non specifica tempi di ricarica, tempi di fermo ed eventuali sovrapposizioni operative.
L’altra difficoltà è la ripetibilità. In un’attività di prelievo e ordinamento, l’errore non coincide necessariamente con un arresto: un pannello può essere afferrato male, finire nella posizione sbagliata o richiedere una seconda manovra. Per giudicare l’efficacia della soluzione servono quindi almeno il numero dei pezzi correttamente trattati per ora, il tasso di successo, le necessità di recupero e gli interventi umani. Nel nuovo annuncio Xiaomi non fornisce questi dati, e il filmato diffuso dall’azienda non costituisce una misurazione indipendente delle prestazioni.
Da tre ore a otto: come è cambiata la sperimentazione nel 2026
Il traguardo di novembre arriva dopo diversi mesi di prove. A marzo 2026 Xiaomi aveva inserito gli umanoidi come “stagisti” nella fabbrica di automobili per installare inserti filettati autofilettanti su un componente della scocca. I robot avevano lavorato autonomamente per tre ore, con un tasso di successo del 90,2% nell’installazione su entrambi i lati e con tempi compatibili, secondo l’azienda, con il ciclo di linea di 76 secondi. Quel tempo si riferisce alla prima postazione, non allo smistamento dei pannelli mostrato adesso.
A luglio, dopo circa quattro mesi di sperimentazione, la percentuale di successo nell’inserimento degli elementi filettati era salita al 98%. Xiaomi aveva nel frattempo esteso i test a due attività più complesse nell’assemblaggio finale: l’ordinamento delle coperture laterali della console e il ripiegamento dei contenitori riutilizzabili. Per entrambe riferiva un tasso di successo del 90%. Le informazioni sono riportate nell’aggiornamento di luglio pubblicato da Gasgoo e trovano riscontro nella conference call sui risultati semestrali di Xiaomi.
Le tappe della sperimentazione Xiaomi nel 2026
| Periodo | Operazione | Risultato comunicato da Xiaomi |
|---|---|---|
| Marzo 2026 | Inserimento di elementi filettati su entrambi i lati | 3 ore di attività; successo del 90,2%; ciclo di linea di 76 secondi |
| Luglio 2026 | Miglioramento della prima attività e apertura di nuove postazioni | Successo del 98% sugli inserti; 90% su smistamento pannelli e ripiegamento contenitori |
| Novembre 2026 | Ordinamento delle coperture laterali della console | 8 ore e 5 minuti di lavoro dichiarato, due ricariche; nessun nuovo dato sul tasso di successo |
Fonti: comunicazioni Xiaomi di marzo, luglio e novembre 2026; Gasgoo e 科创板日报.
L’evoluzione è significativa: aumentano la durata del test, la varietà delle operazioni e l’integrazione con la logistica della fabbrica. Rimane però una domanda molto concreta. A luglio il tasso di successo nello smistamento dei pannelli era del 90%; l’azienda non dice se a novembre, durante la prova più lunga sulla stessa famiglia di componenti, sia migliorato. Il 98% annunciato per l’inserimento degli elementi filettati riguarda un’altra lavorazione e non può essere trasferito al nuovo test.
Quale robot è stato utilizzato: la nuova generazione di CyberOne
Nel post pubblicato su X Xiaomi parla genericamente di un “robot umanoide a grandezza naturale”, senza indicarne la sigla. La testata cinese 科创板日报 identifica i protagonisti del video come CyberOne 02, una versione evoluta del primo umanoide della società. La denominazione va dunque attribuita alla ricostruzione giornalistica: non è esplicitata nell’annuncio in inglese.
Per capire la differenza bisogna risalire all’originale CyberOne, presentato da Xiaomi nell’agosto 2022. Quello era un prototipo alto 177 centimetri, pesante 52 chilogrammi, dotato di 21 gradi di libertà e di sistemi di percezione visiva e riconoscimento di suoni ed emozioni. Serviva soprattutto a dimostrare le competenze sviluppate dal laboratorio di robotica di Xiaomi nella locomozione bipede, negli attuatori e nel controllo del corpo.
Nel 2026 Xiaomi ha mostrato una nuova generazione di umanoidi, presentata al pubblico in agosto alla World Robot Conference di Pechino. Secondo le caratteristiche comunicate in quell’occasione, è alta circa 170 centimetri, pesa 66 chilogrammi e dispone di 66 gradi di libertà, dei quali 33 concentrati nelle mani. L’incremento della mobilità delle dita e del numero di articolazioni controllabili risponde proprio alla necessità di affrontare prese, orientamenti e manipolazioni più variabili. Il nuovo modello rimane una piattaforma sperimentale, senza un’offerta commerciale pubblica. Xiaomi non ha annunciato un prezzo né una data di disponibilità per aziende esterne.
Dai robot quadrupedi all’AI per il movimento: che cosa c’entra Xiaomi con la robotica
La robotica non è una deviazione improvvisa dall’attività di Xiaomi. Il gruppo ha avviato il proprio Robotics Lab nel 2021, quando ha presentato CyberDog, un robot quadrupede destinato soprattutto agli sviluppatori e alla sperimentazione. Nel 2023 è arrivato CyberDog 2, più compatto, equipaggiato con gli attuatori CyberGear e un sistema di percezione basato su diversi sensori. Fra i due quadrupedi, nell’agosto 2022, Xiaomi aveva svelato il primo CyberOne. Sono piattaforme differenti: CyberDog e CyberDog 2 si muovono su quattro zampe, mentre CyberOne è la famiglia dei robot antropomorfi a due gambe.
Con l’ingresso nella produzione di veicoli elettrici, Xiaomi ha ottenuto anche un ambiente industriale nel quale sperimentare direttamente le proprie macchine: un impianto che fornisce compiti reali, vincoli sui tempi, dati sugli errori e un’infrastruttura di automazione con cui gli umanoidi devono integrarsi. La descrizione ufficiale della Xiaomi Auto Factory parla già di oltre 700 robot utilizzati nell’impianto, fra processi produttivi, sistemi di movimentazione e automazione. È in questa fabbrica altamente robotizzata che gli umanoidi vengono testati per aggiungere flessibilità a operazioni ancora difficili da automatizzare con macchine specializzate. La sperimentazione si collega così al progetto più ampio dell’azienda, costruito intorno all’ecosistema di persone, automobili e abitazioni connesse.
La ricerca non riguarda soltanto l’hardware. Nel febbraio 2026 Xiaomi ha pubblicato Xiaomi-Robotics-0, un modello vision-language-action (VLA) da 4,7 miliardi di parametri che collega immagini, istruzioni e azioni fisiche, con un’attenzione particolare ai tempi di inferenza. A luglio è arrivato Xiaomi-Robotics-1, addestrato su oltre 100.000 ore di traiettorie di manipolazione reali. Nello studio, il gruppo descrive prestazioni ottenute su benchmark e prove di manipolazione, che vanno tenute distinte dai risultati della postazione industriale. Xiaomi ha sviluppato anche Xiaomi-Robotics-U0, un modello per generare scenari e dati utili all’apprendimento dei robot.
Lo stesso 3 novembre 2026 Xiaomi ha comunicato un’altra sperimentazione, questa volta in ambienti domestici: un sistema basato su Robotics-1 ha svolto, secondo l’azienda, una sequenza di oltre 50 compiti distribuiti in tre stanze nell’arco di più di 30 minuti, all’interno di un complesso residenziale del gruppo. È ancora una prova, ma spiega perché Xiaomi consideri la robotica parte integrante della propria strategia tecnologica, al di là dell’automazione della fabbrica. Il programma è stato descritto dal portale cinese IT之家 sulla base della comunicazione di Xiaomi.
Perché un umanoide, se in fabbrica ci sono già i robot industriali?
L’annuncio ha alimentato anche una discussione: ha senso usare un robot bipede per ordinare componenti quando esistono già manipolatori industriali, sistemi di visione e automazione su ruote in grado di adempiere a quel compito? Un impianto dedicato a una sola operazione può risultare più semplice, veloce e meno costoso. Sviluppare un umanoide ha senso economico se la stessa piattaforma riesce a passare da una mansione all’altra e a lavorare in postazioni progettate per le persone senza richiedere ogni volta un impianto completamente nuovo.
A un utente che poneva sostanzialmente questa obiezione, il fondatore e amministratore delegato Lei Jun ha risposto che un umanoide generalista può adattarsi a più posti di lavoro e contesti senza modificare l’hardware, come riferisce 科创板日报. È la scommessa industriale di Xiaomi: far sì che l’investimento nello stesso corpo robotico sia ripartito su una pluralità di applicazioni, attraverso l’apprendimento, il software e l’integrazione con la fabbrica.
È anche la ragione per cui la prova di novembre va valutata come prestazione di un sistema, formato da umanoidi, robot mobili, mezzi di recupero, alimentazione elettrica e software di linea. Per giudicare se quel sistema convenga rispetto alle soluzioni di automazione già disponibili servono dati sui pezzi lavorati senza errori, sulla reale disponibilità durante il turno, sui tempi di riavvio e sui costi complessivi. Dopo il passaggio dalle tre alle otto ore, sarà questo il confronto decisivo.
Come abbiamo ricostruito nella nostra guida aggiornata ai 12 umanoidi già acquistabili e ai 16 modelli da tenere d’occhio, CyberOne appartiene ancora alla categoria delle piattaforme in sperimentazione. Il test di Xiaomi racconta un progresso tecnico concreto, ma la disponibilità commerciale e la convenienza dell’impiego quotidiano in fabbrica restano questioni aperte.







