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Decreto Energia: ecco tutte le novità in arrivo per tagliare le bollette di imprese e famiglie



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Nel Decreto Energia saranno previste misure concrete per ridurre i costi energetici delle imprese e le bollette delle famiglie: contratti a lungo termine per l’energia rinnovabile, rimborsi sul gas delle centrali elettriche, riduzione diretta delle tariffe gas per aziende con consumi superiori a 80.000 smc/anno, sblocco delle reti elettriche sature e procedure semplificate per il gas nazionale. Previsto anche un contributo di 90 euro per le famiglie con bonus sociale e l’allungamento degli incentivi del Conto Energia.

Pubblicato il 13 feb 2026



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Il governo si appresta a varare un nuovo Decreto Energia con misure urgenti per contenere i costi energetici di famiglie e imprese. La bozza del provvedimento introduce strumenti concreti per la competitività del settore produttivo: dalla possibilità di stipulare contratti di lungo termine per l’energia rinnovabile ai rimborsi sui costi del gas utilizzato nelle centrali elettriche, fino alla risoluzione del problema della saturazione delle reti che oggi blocca migliaia di progetti. Il testo prevede anche un contributo straordinario di 90 euro per le famiglie con bonus sociale e definisce un iter semplificato per l’autorizzazione dei centri di elaborazione dati.

Le misure per le imprese nel Decreto Energia

La bozza del decreto introduce diverse misure concrete rivolte al mondo produttivo. L’intervento più rilevante riguarda i costi del gas naturale che le centrali termoelettriche devono sostenere per produrre energia elettrica. Oggi quando una centrale compra gas per produrre elettricità deve pagare non solo il gas in sé ma anche una serie di voci tariffarie per il trasporto nella rete del gas. Dal 1° gennaio 2027 queste voci di costo verranno rimborsate ai produttori. Il meccanismo funziona così: i costi vengono prima rimborsati a chi produce energia elettrica con il gas, poi vengono recuperati attraverso un piccolo aumento distribuito su tutte le bollette elettriche. L’effetto atteso è una riduzione del costo dell’energia elettrica all’ingrosso, che complessivamente dovrebbe più che compensare il nuovo contributo in bolletta garantendo benefici per tutti i consumatori.

L’ARERA (l’Autorità che regola il settore energetico) definirà inoltre un rimborso aggiuntivo ai produttori termoelettrici calcolato su periodi di tempo prestabiliti. L’obiettivo dichiarato è massimizzare i benefici per i consumatori italiani tenendo conto degli effetti sugli scambi di energia con i paesi confinanti. Il provvedimento prevede anche controlli per verificare che questi rimborsi si traducano effettivamente in prezzi più bassi nelle offerte di vendita dell’energia elettrica.

Le misure per gli energivori

Ma non è solo l’elettricità a beneficiare di riduzioni di costo. Il decreto interviene direttamente anche sulle bollette del gas delle imprese con consumi superiori a 80.000 metri cubi all’anno. Per queste aziende vengono ridotte le tariffe di trasporto e distribuzione del gas naturale. La misura viene finanziata con le risorse ottenute dalla vendita del gas nazionale che il GSE (Gestore dei Servizi Energetici) ha in stoccaggio. Si tratta di una riduzione che impatta direttamente sul costo finale del gas per le imprese medio-grandi che lo utilizzano nei processi produttivi.

Il decreto introduce anche una riduzione degli oneri generali di sistema (la componente ASOS) per le utenze industriali e commerciali in bassa e media tensione che non sono già classificate come energivore. Questi oneri rappresentano una quota significativa della bolletta elettrica e servono a finanziare incentivi alle rinnovabili e altri costi di sistema. La riduzione riguarda quindi le piccole e medie imprese che hanno consumi elettrici rilevanti ma non così alti da rientrare nella categoria delle aziende energivore che già beneficiano di agevolazioni specifiche.

Per aumentare la concorrenza nel mercato del gas il provvedimento istituisce un servizio di liquidità nel mercato all’ingrosso. In pratica l’ARERA selezionerà degli operatori che avranno l’obbligo di mettere in vendita gas sui mercati a pronti con prezzi trasparenti e legati al mercato di riferimento europeo (il TTF olandese). Questo serve a evitare che il mercato italiano del gas possa subire distorsioni di prezzo rispetto al resto d’Europa, garantendo condizioni più eque per le imprese che comprano gas all’ingrosso.

I Power Purchase Agreement

Un elemento centrale per chi vuole investire nella propria competitività riguarda i Power Purchase Agreement (PPA), ovvero i contratti di lungo termine per acquistare energia da fonti rinnovabili. Il decreto prevede che l’ARERA definisca regole chiare su come le imprese possano stipulare questi contratti direttamente con i produttori di energia pulita. Si tratta di accordi che consentono di bloccare il prezzo dell’energia per periodi lunghi (tipicamente 10-15 anni), proteggendosi dalle oscillazioni del mercato e garantendosi al contempo energia da fonti rinnovabili con vantaggi sia economici sia in termini di sostenibilità aziendale.

Per favorire la diffusione di questi strumenti nelle aree industriali il decreto introduce una novità importante. I Consorzi per le Aree di Sviluppo Industriale (ASI) potranno individuare superfici dove realizzare impianti fotovoltaici o altre tecnologie rinnovabili che producano energia destinata alle imprese consorziate attraverso contratti di lungo termine. I Consorzi potranno chiedere supporto tecnico al GSE (Gestore dei Servizi Energetici) per tre attività specifiche: censire quali coperture industriali o aree dismesse sono disponibili per installare pannelli fotovoltaici, stimare quanta energia potrebbero autoprodurre e consumare direttamente le imprese del consorzio, e analizzare come aggregare i consumi delle diverse aziende per partecipare ai meccanismi di autoconsumo collettivo previsti dalla normativa.

Misure per la ‘coltivazione’ del gas

Il decreto affronta anche il nodo dell’approvvigionamento di gas nazionale. Per ridurre la dipendenza dalle importazioni e contenere i costi nel lungo periodo il provvedimento introduce un procedimento unico semplificato per le nuove concessioni di coltivazione di gas naturale in Italia e per il rifacimento di quelle esistenti. L’obiettivo è accelerare lo sviluppo della produzione interna di gas rendendo più rapido e certo l’iter autorizzativo per chi vuole investire in questo settore. Una maggiore produzione nazionale contribuirebbe a stabilizzare i prezzi e a ridurre l’esposizione delle imprese italiane alle oscillazioni dei mercati internazionali del gas.

Il biometano e le bioenergie

Sul fronte del biometano il decreto introduce nuove disposizioni per favorirne l’utilizzo nei settori industriali più difficili da decarbonizzare (i cosiddetti “hard-to-abate” come ceramica, vetro, siderurgia). Il GSE avrà il compito di promuovere e offrire servizi di aggregazione della domanda e dell’offerta di biometano. In pratica il GSE potrà mettere in contatto le imprese che cercano biometano con i produttori, facilitando la stipula di contratti di fornitura. Il decreto prevede regole precise per questi accordi: devono dare evidenza chiara delle singole voci di costo e non possono nascondere il valore delle garanzie d’origine (i certificati che attestano l’origine rinnovabile del gas) dentro altre voci di prezzo. Per le imprese che consumano biometano direttamente in un sito diverso da quello di produzione il decreto consente contratti per una quota fino al 35% dei consumi totali.

Sul fronte delle bioenergie il decreto modifica i meccanismi che garantiscono prezzi minimi agli impianti a biogas, biomasse e bioliquidi. La novità principale è la distinzione tra impianti che servono direttamente un processo produttivo industriale e altri impianti. Per i primi (ad esempio un impianto a biogas collegato a uno stabilimento che utilizza il calore prodotto o che non potrebbe funzionare senza quell’energia) le regole saranno più favorevoli perché riconoscono il legame diretto con la continuità produttiva. Il decreto definisce criteri precisi: un impianto è considerato “asservito a un processo produttivo” se è collegato elettricamente o termicamente a uno stabilimento e se la sua assenza impedirebbe il ciclo produttivo o ne aumenterebbe significativamente i costi.

Prevenire la saturazione delle reti

La bozza affronta anche un problema concreto che oggi blocca migliaia di progetti: la saturazione virtuale delle reti elettriche. Quando un’impresa vuole collegare un nuovo impianto fotovoltaico o una batteria di accumulo alla rete elettrica, deve chiedere al gestore della rete una “soluzione di connessione”. Oggi i gestori spesso rispondono che la rete è satura, anche quando fisicamente ci sarebbe spazio, perché hanno già rilasciato troppe autorizzazioni preventive a progetti che poi non si realizzano. Il decreto autorizza Terna (il gestore della rete nazionale) e i gestori delle reti di distribuzione a rilasciare soluzioni di connessione anche oltre la capacità teorica massima, organizzando procedure competitive trasparenti per assegnare definitivamente la capacità solo a chi ha già ottenuto le autorizzazioni per costruire. Questo dovrebbe sbloccare migliaia di impianti oggi in attesa e consentire alle imprese che vogliono autoprodurre energia o installare sistemi di accumulo di ottenere finalmente il collegamento alla rete.

I data center

Il decreto introduce inoltre un procedimento unico per autorizzare i centri di elaborazione dati (data center). Con la crescita esponenziale della domanda di servizi cloud, intelligenza artificiale e computing, questi impianti consumano sempre più energia elettrica. Il provvedimento stabilisce un iter autorizzativo chiaro che passa attraverso valutazioni ambientali proporzionate alla potenza richiesta, con l’obiettivo di velocizzare i tempi senza abbassare i controlli ambientali.

Le interconnessioni transfrontaliere

Un’altra misura importante per la competitività del sistema industriale italiano riguarda il potenziamento delle interconnessioni elettriche con i paesi confinanti. Il decreto contiene norme specifiche per rafforzare i collegamenti con la Germania e altri paesi europei. Questi “cavi” permettono di importare ed esportare energia elettrica a seconda delle condizioni di mercato. Più sono potenti le interconnessioni, più il prezzo dell’energia in Italia tende ad allinearsi a quello europeo evitando picchi anomali. Per le imprese questo significa maggiore stabilità dei prezzi e la possibilità di beneficiare dell’energia a basso costo prodotta in altri paesi europei nei momenti di surplus (ad esempio quando in Germania c’è molto vento e molta produzione eolica).

Gli interventi per le famiglie

La bozza del decreto prevede interventi diretti a supporto delle famiglie. Il provvedimento introduce un contributo straordinario di 90 euro che verrà applicato direttamente sulla voce “materia prima energia” della bolletta elettrica del 2026 per chi già riceve il bonus sociale. Si tratta di circa 4 milioni di famiglie con ISEE basso o in condizioni di disagio fisico. Il contributo comporta una spesa di 315 milioni di euro.

Il decreto introduce anche una misura su base volontaria rivolta alle famiglie con ISEE fino a 25.000 euro che non hanno il bonus sociale. I venditori di energia elettrica potranno scegliere di riconoscere a questi clienti uno sconto pari al costo di acquisto dell’energia (la componente PE della bolletta) calcolato sui consumi del primo bimestre dell’anno. Lo sconto si applica se i consumi del bimestre non superano 0,5 MWh (500 kWh, equivalenti a una famiglia tipo) e se nell’anno precedente i consumi sono stati inferiori a 3 MWh. Il contributo viene applicato come sconto nella bolletta del quinto mese successivo al bimestre di riferimento. I venditori che aderiscono riceveranno un’attestazione utilizzabile anche per scopi commerciali. L’ARERA definirà le regole precise e monitorerà l’applicazione della misura nel biennio 2026-2027.

Sul fronte delle energie rinnovabili già incentivate il decreto introduce una novità. Chi ha installato un impianto fotovoltaico con potenza superiore a 20 kW e riceve gli incentivi del Conto Energia (i decreti ministeriali dal 2005 al 2011) che scadranno dal 2029 in poi può scegliere volontariamente di ridurre l’incentivo dal secondo semestre 2026 al 31 dicembre 2027 in cambio di un’estensione del periodo di incentivazione. Le opzioni sono due: riduzione all’85% dell’incentivo in cambio di 3 mesi in più oppure riduzione al 70% in cambio di 6 mesi in più. Durante i mesi aggiuntivi si riceve una tariffa pari alla media di quella ridotta nei due anni precedenti. La scelta va comunicata al GSE entro il 31 maggio 2026.

L’approvazione definitiva del provvedimento è attesa nei prossimi giorni.

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