Il governo ha deciso di eliminare le restrizioni geografiche che la legge di bilancio ha posto per l’acquisto dei beni strumentali agevolati con il nuovo iperammortamento.
La conferma è arrivata direttamente da Maurizio Leo, viceministro dell’Economia e delle Finanze, durante l’ultima edizione di Telefisco. L’intenzione espressa da Leo è di superare integralmente il vincolo “Made in EU”, la clausola che subordinava la fruizione dell’agevolazione alla provenienza europea dei macchinari e degli altri componenti tecnologici hardware e sofftware ammessi all’agevolazione.
L’esecutivo riconosce quindi che mantenere queste barriere territoriali rischia di rallentare il processo di ammodernamento delle imprese italiane, spesso dipendenti da forniture tecnologiche provenienti da mercati extra-europei.
Leo ha spiegato che il Ministero sta “lavorando con l’obiettivo di eliminare queste limitazioni territoriali”.
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Le ragioni del superamento dei confini europei
La decisione di rimuovere totalmente il vincolo, a seguito di pressioni provenienti da diversi Paesi e ambiti, non è stata immediata. L’analisi tecnica di MEF e MIMIT ha passato al vaglio diverse soluzioni intermedie. Inizialmente si era ipotizzato di estendere la platea dei beni agevolabili solo a quelli prodotti nei paesi del G7 o, in alternativa, di includere esclusivamente i paesi appartenenti all’unione doganale, ha ricordato Leo. Ma entrambe le opzioni sono state escluse per ragioni di natura pratica, politica o giuridica.
Leo ha infatti sottolineato che sia l’ipotesi di estendere solo ai paesi del G7 sia quella di includere solo i paesi dell’unione doganale hanno controindicazioni che avrebbero reso la norma di difficile applicazione o potenzialmente discriminatoria.
Per questa ragione il governo ha scelto la via della semplificazione massima: il vincolo sarà rimosso del tutto. Questa apertura totale permetterà alle aziende di pianificare i propri investimenti in tecnologia 4.0 o 5.0 guardando al miglior rapporto qualità-prezzo disponibile sul mercato globale, senza il timore di perdere il beneficio fiscale a causa dell’origine geografica del bene.
L’apertura ai mercati internazionali risponde a una necessità concreta del tessuto produttivo. Molte tecnologie d’avanguardia vedono centri di produzione d’eccellenza in Asia o negli Stati Uniti. Vincolare l’incentivo ai soli confini dell’Unione Europea o dello Spazio Economico Europeo, come prevede l’attuale normativa, avrebbe rappresentato un limite alla competitività delle industrie italiane che puntano ai massimi standard tecnologici mondiali. Oltre a essere un problema difficile da gestire anche sul fronte delle relazioni internazionali.
Un prossimo provvedimento per sbloccare gli investimenti
L’eliminazione dei limiti territoriali richiede un intervento normativo specifico. La modifica alla normativa dovrà infatti essere inserita in un provvedimento con forza di legge.
Leo ha chiarito che l’intervento avverrà “nel prossimo provvedimento legislativo”, senza fornire una data precisa ma indicando una tempistica ravvicinata.
Giovine (FdI): “Si va nella direzione auspicata dal Mimit”
Sul tema è poi intervenuto con una nota Silvio Giovine, parlamentare della maggioranza (Fratelli d’Italia, il partito del ministro Urso), che ha sottolineato come sia “passata la linea delle imprese sostenuta dal Ministro Urso per premiare gli investimenti produttivi, senza vincoli che avrebbero compresso il mercato”.
Una “ottima notizia per le imprese italiane”, quindi, perché verrà rimosso “un paletto che rischiava di rappresentare un limite operativo troppo stringente per filiere consolidate e assetti commerciali”.
Le preoccupazioni dei costruttori di macchinari italiani
A fronte di una generale soddisfazione per l’annuncio del Governo, va rilevata anche la nota di segno contrario di Federmacchine. Secondo il presidente Bruno Bettelli “l’eliminazione della clausola del Made in UE, clausola prevista correttamente a tutela e promozione della produzione europea, paventata dal viceministro dell’Economia, Maurizio Leo, ha generato ulteriore sconforto e perplessità tra i costruttori italiani“.
L’associazione infatti aveva spinto e quindi plaudito per la limitazione dell’iperammortamento ai soli beni prodotti in Ue, considerata “segno e strumento di attenzione e salvaguardia per le nostre produzioni“.
Ora i costruttori di beni strumentali chiedono al Governo “di continuare a vigilare, insieme alle autorità europee, affinché i macchinari extra-Ue installati sul nostro territorio rispettino le norme di sicurezza e le certificazioni a cui sono sottoposti i nostri prodotti”.


















