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Gomma-plastica in frenata : l’export verso l’Europa soffre a causa di dazi e crisi energetica



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I dati di Amaplast delineano un 2025 in chiaroscuro per l’industria italiana delle macchine, attrezzature e stampi per plastica e gomma, che archivia l’anno con una produzione di 4,4 miliardi di euro e una flessione del 5%. Il rallentamento dell’export verso i partner storici dell’Unione Europea, condizionato dalla crisi della filiera tedesca e dall’incertezza legata ai dazi e ai costi energetici, è stato solo parzialmente compensato dalla vivacità della domanda interna e dall’espansione verso i mercati asiatici e nordamericani.

Pubblicato il 19 mar 2026



gomma e plastica



L’industria italiana delle macchine, attrezzature e stampi per plastica e gomma ha chiuso il 2025 con un calo della produzione del 5%, attestandosi a un valore di 4,4 miliardi di euro.

A rivelarlo sono i dati del Centro Studi Amaplast (l’associazione nazionale di categoria aderente a Confindustria), che confermano gli scenari già delineati dai preconsuntivi.

I risultati del 2025 rappresentano un’ulteriore frenata rispetto a un anno, il 2024, a sua volta archiviato con un rallentamento contenuto, a differenza, per esempio, dei diretti concorrenti tedeschi, che avevano invece già iniziato a registrare una forte contrazione di ordini, vendite ed export.

La domanda interna spinta dagli incentivi

Le esportazioni italiane di settore, a cui sono destinati tre quarti della produzione, hanno registrato una flessione del 5%, superando appena la soglia dei 3,4 miliardi.

A fronte della debolezza delle vendite all’estero, le importazioni di tecnologia hanno registrato un balzo di quasi ventiquattro punti rispetto al 2024, a conferma di una domanda interna piuttosto vivace, evidentemente riconducibile anche all’effetto degli incentivi messi in campo dai Piani 4.0 e 5.0, nonostante le difficoltà di accesso e i ritardi nell’emanazione dei vari decreti attuativi.

Si tratta peraltro di criticità che si stanno presentando anche in questo inizio 2026, nell’implementazione delle misure relative al nuovo iperammortamento degli investimenti in beni strumentali, il cui orizzonte temporale prosegue fino a settembre 2028.

Geopolitica e crisi energetica frenano il settore

La contrazione registrata nel 2025 è figlia di un quadro internazionale estremamente complesso. A pesare sono state innanzitutto le incertezze legate all’introduzione dei dazi statunitensi che, colpendo i contenuti di acciaio e alluminio, hanno interessato diverse tipologie di macchinari e stampi.

A questo scenario si è aggiunto il progressivo deprezzamento del dollaro sull’euro e, più recentemente, l’aggravarsi del conflitto in Medio Oriente. Conflitto che ha innescato una nuova crisi energetica che sta colpendo duramente l’industria trasformatrice europea, con rincari significativi su gas, petrolio e materie prime plastiche, oltre a una diffusa incertezza sulla disponibilità dei materiali.

L’export tra la crisi tedesca e la spinta asiatica

L’analisi geografica delle vendite all’estero rivela una profonda spaccatura tra il rallentamento europeo e la vivacità dei mercati extra-UE.

L’Europa assorbe ancora il 52,3% dell’export italiano ma risente pesantemente delle difficoltà dei partner storici.

Le vendite verso la Germania sono infatti calate per il secondo anno consecutivo, registrando una flessione del 3,7% e scendendo a circa 381 milioni di euro.

Il dato riflette la crisi della filiera tedesca della gomma-plastica, che ha archiviato il 2025 con indicatori negativi su tutti i fronti, dalla produzione di polimeri al fatturato dei costruttori. Una dinamica simile ha interessato la Francia, dove le forniture sono diminuite dell’11,7%, fermandosi a 181,6 milioni di euro.

Trend negativi che sono stati compensati dalle maggiori consegne realizzate in Spagna, Polonia e Romania, restando nell’ambito dei primi dieci mercati di sbocco.

Altri due Paesi di rilievo, che negli ultimi anni sono anche rientrati nella “top ten” delle destinazioni export, hanno invece riservato risultati deludenti per i costruttori italiani: le forniture alla Turchia sono crollate di un terzo, interrompendo un quinquennio di crescita sostenuta, e quelle al Brasile hanno registrato un ancora più negativo -45%, che però segue un picco “anomalo” registrato nel 2024 e riporta quindi i valori nella media del periodo precedente.

Nel caso del Paese sudamericano, Amaplast auspica l’entrata in vigore del trattato UE-Mercosur, che potrebbe fornire nuovi impulsi ai commerci di settore.

Segnali opposti arrivano invece da altri quadranti strategici, a partire dagli Stati Uniti. Nonostante le incertezze legate ai dazi, le esportazioni verso il mercato americano sono cresciute dell’8,7%, raggiungendo i 380,5 milioni di euro, poiché la produzione locale non riesce a soddisfare autonomamente la domanda di tecnologia avanzata.

Risultati ancora più significativi si registrano in Asia, dove l’India si conferma un mercato dalle enormi potenzialità con un balzo delle vendite del 39,6%, pari a oltre 150 milioni di euro.

Accelerazione sostenuta dal programma “Make in India” e dal recente accordo di libero scambio, che favoriscono l’adozione di impianti di alta qualità.

Prosegue il trend positivo in Cina, che ha visto un incremento delle forniture del 7,6%, superando la soglia dei 200 milioni di euro.

Le sfide tecnologiche e il peso del regolamento imballaggi

Dal punto di vista merceologico, il 2025 è stato un anno opaco per quasi tutte le categorie di punta.

Gli estrusori sono scesi da 400 a 350 milioni di euro, mentre le macchine per soffiaggio e le flessografiche hanno subito flessioni rilevanti.

In controtendenza le macchine a iniezione, che hanno registrato una lieve crescita attestandosi a 199 milioni di euro.

Oltre ai fattori economici, i costruttori devono oggi confrontarsi con il peso normativo del nuovo regolamento europeo sugli imballaggi (PPWR), che sta influenzando profondamente le strategie di investimento dei trasformatori nel quadrante europeo.

Nonostante il calo del fatturato, le aziende associate ad Amaplast hanno cercato di tutelare il capitale umano, mantenendo la forza lavoro pressoché stabile (+0,5%).

La visibilità sui prossimi mesi resta tuttavia limitata a causa delle troppe incognite internazionali.

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